,,gabriele ,d',,annunzio ,,contemplazione ,,della ,,morte ,,fratelli ,,treves ,,editori ,,milano ,,mcmxii ,seconda ,edizione 7#d4 a #g4 migliaio74 ,propriet letteraria4 ,riservati tutti i diritti4 ,copyright by ,fratelli ,treves1 #aiab4 ,tip4 ,treves4 ,,messaggio4 ,a ,,mario ,,pelosini ,,di ,,pisa4 ,mio giovine amico1 per quella foglia di lauro che mi coglieste su la fresca tomba di ,barga pensando al mio lontano dolore1 io vi mando questo libello dalla ,landa oceanica dove tante volte a sera il mio ricordo e il mio desiderio cercarono una simiglianza del paese di sabbia e di ragia disteso lungo il mar pisano4 ,ben so come profondamente nel vostro petto fedele voi custodiate la luce dell'ora in cui per la prima volta1 sconosciuto e atteso1 varcaste la soglia della casa ch'io m'ebbi un tempo alla foce dell',arno tra i ginepri arsicci e le baglie marine4 ,eravate quasi fanciullo1 generosus puer1 ebro di poesia1 tremante di riconoscenza e d'amore2 e la divina virt dell'entusiasmo ardeva in voi cos candidamente ch'io mi credetti riveder me stesso giovinetto nell'atto di accostarmi a un puro spirito1 ora esulato dalla terra1 che molto amai e molto ascoltai4 ,la casa era tanto prossima al frangente che dalla finestra non si vedeva se non il flutto1 come da un'alta prora4 ,e mi piacque che intorno a quel nostro primo dialogo non paresse stagnare la quiete domestica ma spirare quasi la libert d'una navigazione avventurosa4 ,anchoras praecide4 ,credo che tal fosse il mio primo insegnamento4 ,e ci accomiatammo1 secondo il costume di coloro che non si riposano su alcuna certezza o promessa1 come se non dovessimo rivederci pi mai4 ,di lontano1 non ebbi da voi se non sobrie testimonianze d'un amore sempre pi forte e d'una fede sempre pi tenace4 ,cosicch1 pensando al prato sublime che sta tra il ,camposanto e il ,battistero o alla funebre spiaggia tra il ,serchio e l',arno1 posso senza discordanza pensare a voi prediletto tra i pochissimi che sanno amarmi come solo voglio essere amato4 ,ecco che riprendo in queste pagine una contemplazione gi iniziata nella solitudine di quel ,gombo ove vidi in una sera di luglio approdare il corpo naufrago del ,poeta che s'elesse ,antigone e vegliai la salma colcata a fianco della vergine regia1 tra l'uno e l'altra sorgendo il fiore inespugnabile nomato pancrazio4 ,poi che non val la possa della ,vita a comprendere tanta bellezza1 ecco la ,morte che braccia pi vaste possiede e silenzii pi intenti e rapidit pi sicura2 ecco la ,morte1 e l',arte che la sua sorella eternale444 ,ma1 di qua d',arno1 nella selva spessa che va sino al ,calambrone1 in un meriggio dello stesso luglio1 portai il pensiero della fine su i miei piedi nudi come una fiera porta la sua fame o la sua vigilanza4 ,il demone del rischio mi aveva detto3 ,va e gioisci4 ,beviti le musiche degli uccelli e dei vnti1 abbgliati delle luci1 inbriati degli odori4 ,una vipera ti uccider4 ,andai1 e cercai la mia vipera4 ,portavo leggeri sandali di sparto legati ai malleoli con corregge sottili4 ,tanto era l'attesa che1 quando mi sentii mordere la prima volta1 non potei trattenere il grido4 ,e farmi pallido in quell'aria affocata mi pareva una sorta di volutt eroica4 ,guardai4 ,non era se non la puntura d'una spina3 il sangue gocciolava1 e tutte le vene del piede erano gonfie per lo sforzo del camminare nella sabbia ardente come la brace o su gli aghi arroventati come gli schisti del ,deserto4 ,non ancra1 ,e seguitai1 senza guardare a terra1 entrando sempre nel pi folto4 ,e a ogni puntura dicevo3 ,ecco4 ,e non era se non un aculeo pi acerbo4 ,e ogni goccia di sangue mi pareva pi preziosa4 ,e tutti i miei sensi divenivano soprannaturali1 perch creavano una natura pi potente e pi bella4 ,vedevo fumare dai cespugli l'aroma1 la vita del pino brillare di sotto la scaglia come la porpora nel murice1 l'esiguo triangolo chiaro nella coccola del ginepro significare il mistero d'un dio verde il cui baleno era la lucertola guizzante4 ,e seguitai1 seguitai1 sanguinando1 ma senza trovare la mia vipera4 ,se i miei piedi erano gonfii e dolenti1 il mio capo era perspicuo e lieve come nel santo digiuno4 ,un'allegoria nascosta in ogni figura del mondo2 e giova1 secondo la sentenza di san ,gregorio1 lo intendimento delle allegorie ridurre ad esercizio di moralitade4 ,sotto il pi alto fervore1 sotto la pi profonda conturbazione del mio spirito la mia ferinit persiste1 o giovine amico4 ,e voi comprenderete perch1 tornando dall'aver contemplato in ginocchio la beatitudine del ,cristiano sul letto candido1 io abbia palpato in ginocchio le mammelle numerose della ,diana ,efesia sotto la specie brutale4 ,or qual bellezza doveva essere in quel ,santo1 se pareva che la morte le convenisse6 ,bisogna credere che sempre e in ogni luogo lo spirito dell'uomo sia l'iddio verace dell'uomo e che le imagini mitiche o incarnate della divinit non sieno se non i modi che conducono a riconoscere sol quello3 sol quello che non si pu nominare e a cui non si pu disobbedire4 ,gran tempo io diffidai del ,galileo come d'un nemico1 per una provvidenza che nel nemico pone la salute del forte4 ,pur non temendo il dio senza muscoli1 non m'avvenne di guardarlo negli occhi4 ,nella prima giornata di questo ,quatriduo si narra come il sbito pianto del vecchio me lo facesse presente4 ,ora a volte ,egli se ne va davanti me1 cammina sopra queste acque come sopra il mar di ,tiberiade4 ,ieri si present su la riva e mi disse3 ,getta la rete4 ,e quel giovine dalla sindone che ora il mio compagno1 del quale si parla nella terza giornata di questo ,quatriduo1 si precipit nel mare perciocch egli era nudo1 erat enim nudus4 ,questi sar il mio mediatore affinch il ,figlio dell',uomo mi conduca a riconoscere compiutamente il mio intimo ,signore4 ,cos1 dopo aver cantato tutti gli iddii1 canter il mio dio verace4 ,e vi mander il libro di ,taigete come lo spirital fratello del libro di ,alcione composto l dove non era altra croce se non quella degli staggi sospesa su la fiumana in un miracol d'oro4 ,ed grazia della sorte che questo novo canto s'alzi dall'estremo ,occidente ove per cento milia perigli era giunto l'ardore dell',ulisse dantesco4 ,e il dio voglia che1 di continuo tendendo l'orecchio1 riesca io a cogliere il ritmo della grande onda occidentale per mescolare con esso la mia anima italica4 ,ma qual il ,redentore che voi aspettate1 che aspettano i vostri eguali8 ,forse un nuovo sentimento sacro riempie freschi occhi che non conosco1 che non vedr mai4 ,talvolta1 se ascolto1 mi par d'udire pensieri ascendere come l'argento e il cristallo di quel vasto coro infantile che saliva dallo ,stadio nella ,citt subalpina4 ,qualcuno scrolla e sfonda porte lontane2 e par mi giunga lo strepito indistinto4 ,qualcuno reca in s tutta una stirpe occulta e bramosa1 che chiede di nascere4 ,e chi sale contro a me1 dall'altro declivio del secolo1 in silenzio8 ,colui che io ho annunziato8 ,ieri1 su l',atlantico1 una imaginazione mi venne dal ripensare che in ,tespia il simulacro di ,amore era un sasso greggio4 ,anche ripensavo a quegli zani primitivi che aveano le gambe congiunte l'una all'altra e congiunte le braccia lungo i fianchi sino alle cosce4 ,e consideravo la potenza commossa dell'artefice che primo disgiunse le gambe del dio rude e primo atteggi al gesto le braccia4 ,per ci guardo e interrogo le mani dei giovani pensosi1 se sien capaci di tagliare il sasso greggio di ,tespia4 ,taluno ha l'aria di aver dormito in un tempio e di non voler parlare4 ,e la sua faccia par piena di segni e di segreti come la palma della mano4 ,ma non sempre indarno io ho masticata la foglia del lauro1 come gli indovini1 pur temendo gli indovinamenti del mio cuore4 ,e vengono verso me fantasmi che non si generano dai miei sogni4 ,e che pu mai essere per me il rinascere1 se io nacqui ogni mattina8 ,ora la cosa non pi tra me e l'alba4 ,e ora so che il dio verace quello a cui non si pu disobbedire1 quello contro cui non si pu commettere peccato4 ,e quello io debbo trovare e conoscere4 ,e la qualit della mia fede tale che1 quando apro il volume della ,comedia1 io credo aver ,dante visitato in carne e in ispirito i tre regni4 ,e io1 il quale volli un tempo essere un ,maestro1 ora so come nulla di ci che veramente vivo e divino possa essere insegnato4 ,e io1 che pi d'una volta respinsi l'ingiuria1 ora comprendo la parola del ,crisostomo3 che niuno non pu essere offeso1 se non da s medesimo4 ,e io ricevo ora la forza di tutti i miei errori vinti e di tutti i miei mali superati1 come quel cavaliere del romanzo carolingio1 il quale ereditava il potere di quanti uomini e mostri abbattesse la sua lancia4 ,e so che gli occhi lontani di quelli che piansero e piangono su i miei errori e su i miei mali non possono essere n puri n profondi4 ,e chi prende e soppesa taluna delle mie opere1 consideri una delle tante mie parole che il tumulto imped d'intendere3 ,i figli miei concetti nell'ebrezza -- come delitti sacri alla dimane4444 ,e chi mi ama sappia che di ogni mia dimora distrutta io ho sempre potuto serbare la pietra che porta inciso l'enigma della mia libert3 ,chi 'l tener legato8 ,e chi mi segue sappia che perfino nella mia nave piena di sozii l'istinto implacabile della liberazione mi spinse pi d'una volta a gittarmi solo in mare come il poeta di ,metimna ma senza ricorrere al delfino salvatore4 ,e non vorr mai esser prigioniero1 neppure della gloria4 ,e non vorr mai riconoscere i miei limiti4 ,e non vaciller mai dinanzi alla necessit del mio spirito e alla cicuta4 ,e non far mai sosta alle incrociate delle mie vie4 ,e serber fresca la vena inestinguibile del mio riso pur nella peggiore tristezza4 ,e dico che l'elemento del mio dio il futuro4 ,e dico che ci ch'io non sono1 domani altri sar per mia virt4 ,o giovine amico1 ciascuno di questi pensieri non se non il tema d'un inno e non pu esser condotto a compimento se non dal ritmo eroico4 ,e credo avere accresciuto il numero delle mie corde dopo questi funerali1 come il costruttore di citt1 avendo imparato la melodia dei ,lidii nelle esequie fatte a ,tantalo da essi ,lidii1 aggiunse tre corde alle quattro della lira4 ,ma pur saprei soffiare su ciascuno come il fanciullo su la lanugine del cardo argentino1 per astringermi di considerare nella mia memoria quel poco di sole che impallidiva su quel poco di paglia davanti alla porta del mio malato e quel poco di vetro rotto che vi luceva come lacrime o rugiada4 ,il silenzio era un inno senza voce4 ,tale potrebbe essere allora il mio silenzio4 ,ma quegli che sale contro a me1 dall'altro declivio1 quando m'incontrer e gitter il suo grido8 ,o mio giovine amico1 talvolta la giovinezza mi chiama dalle viscere della ,citt come la sirena dall'abisso2 e accorro1 ansioso1 alla mia maraviglia e alla mia perdizione4 ,amo cercare nel traffico e nell'ignominia della via gli occhi dell',ignoto1 gli occhi fissi che mi sfidano1 gli occhi obliqui che mi sfuggono1 sotto il rombo senza pensiero4 ,ho su la lingua la cenere dei miei sogni1 e la mastico per non esserne strozzato4 ,la penultima sera d'aprile ebbi nella via un compagno ventenne3 un volto imberbe modellato dal pollice ferreo del ,destino come quello del ,beethoven2 un cuore chiuso in cui forse sonavano le quattro note spaventose della ,sinfonia ,quinta4 ,andavamo a paro1 oppressi da uno di quei cieli d'uragano bassi e rossastri1 sotto i quali ,parigi sembra schiumare e fumigare come un bulicame enorme4 ,la carta dei giornali1 ond'era invasa tutta la citt1 pareva elettrica come quando esce tesa dai cilindri della cartiera nei giorni secchi scoppiettando di scintille4 ,il bandito famoso era morto laggi1 nella casa diroccata e arsa1 dopo l'assedio feroce e ridevole1 gittando l'ingiuria suprema fuor del suo capo forato da dodici palle4 ,e1 mentre era celebrato nei fogli l'eroismo degli assediatori coperto di materassi1 l'atroce parola plebea pareva fosse per rimaner sospesa su l'immensa adunazione dei tetti sicuri1 fino al crollo totale4 ,tutto lo spazio era pieno di violenta morte1 di bellezza torbida1 e di non so che travagli1 e di non so che presagi1 come se il ,futuro si chinasse dalla nuvola ferrugigna a soffiarci sul viso il suo polline ben pi potente che il vivo solfo della ,landa pinosa4 ,e ci pareva d'entrare in ogni via come il soldato entra nella trincea1 ed ogni via ci pareva chiusa come i vicoli ciechi1 e ci pareva di sfondarla con la volont senza gesto4 ,e un branco di bagasce1 contro un muro infetto dalla lebbrosa degli affissi1 ci guat di sotto ai grandi cappelli piumati1 con qualcosa di selvaggio negli occhi pesti e nelle labbra dipinte1 simili a menadi sfatte di un ,dioniso tavernaio4 ,e pi in l1 dietro una vetrina piena di dolciumi stantii e di sciroppi inaciditi1 scorgemmo la ,parca ,atropo4 ,e pi in l1 dentro una meschina bottega d'oriolaio1 intravedemmo un ,saturno barbato e scerpellato che mangiava un lungo rocchio di salsiccia figliale1 tra orologi morti e decomposti4 ,come il mio compagno povero abitava nel sobborgo1 per aspettare l'ora del treno entrammo in un piccolo ,caff2 e ci sedemmo l'uno accanto all'altro davanti a una lastra di marmo su cui la traccia lasciata da una sottocoppa sporca disegnava il circolo dell'eternit4 ,e il luogo ignobile s'emp del nostro tumulto inespresso1 come una conca piena di rombo oceanico che solo un orecchio aderente ode4 ,e1 quando il tavoleggiante accese sul nostro capo il becco del gas1 vidi la bocca del mio compagno simile alla bocca dei mutoli che vogliono parlare2 e forse era piena della parola nuova1 o forse soltanto di saliva angosciosa4 ,e guardai anche quel chiarore su le sue mani pallide1 pensando al sasso di ,tespia4 ,e non mai ebbi cos grande il sentimento d'un dio ignoto che divorasse un'anima gonfia4 ,bisogna che ci separiamo e che poi ci ritroviamo4 ,tornai indietro solo1 verso la febbre notturna2 e alzavo di tratto in tratto gli occhi al volto indistinto che dalla nuvola si chinava verso me come quelle strigi gotiche dalle gronde delle cattedrali4 ,e1 passando per una via angusta1 di colpo la bertuccia d'un merciaiuolo ambulante mi salt su le spalle4 ,e tutto il lastrico son di risa e di motti plebei4 ,e l'ingiuria lugubre dell'uomo dal capo forato era sospesa nel crepuscolo pregno d'una forza senza nome4 ,ma il mio compagno ventenne1 traballando laggi nel treno tardo1 udiva forse ,amfione preludiare sopra un mucchio di calcinacci4 ,ora bisogna che anche noi ci separiamo e poi ci ritroviamo1 mio giovine amico4 ,addio4 ,dalle ,lande1 maggio #aiab4 ,g4 d',a4 ,,alla ,,memoria ,,di ,,giovanni ,,pascoli ,e ,,di ,,adolphe ,,bermond4 ,,vii ,,aprile ,,mcmxii ,anche una volta il mondo par diminuito di valore4 ,quando un grande poeta volge la fronte verso l',eternit1 la mano pia che gli chiude gli occhi sembra suggellare sotto le esangui palpebre la pi luminosa parte della bellezza terrena4 ,penso che ,maria dolce sorella1 la tessitrice dalle mani d'oro1 a cui ,giovanni chiamato dai suoi morti chiedeva un giorno in una tenue ode divina il funebre panno1 abbia compiuto pur quell'officio1 ella che virile in piet come ,caterina da ,siena4 ,e chi allora fu di lei pi certo che nel cari occhi abbuiati dalla pressura scompariva anche l'allegrezza dell'aprile presente8 ,fantasma tu giungi1 tu parti mistero4 ,venisti1 o di lungi8 ch lega gi il pero1 fiorisce il cotogno l gi4 ,se imagino i suoi occhi nell'ultima ora e se imagino le rondini all',osservanza quelle dal petto rosso e quelle dal petto bianco traversanti pel vano della finestra nel cielo di ,pasqua1 mi torna alla memoria una sua parola d'or quindici anni1 in cui -- non so perch -- parvemi veder riflesso il baleno del balestruccio come in un marmo nero levigato4 ,parlava egli alle volatrici nella favella francescana1 e diceva3 ,vorrei avere tutto il d1 mentre sto curvo sui libri1 negli occhi intenti ad altro1 la vertigine d'ombra del vostro volo6 ,oggi riodo gli stridi delle sue compagne sotto le grondaie lontane1 e vedo in que' suoi occhi intenti ad altro la vertigine d'ombra4 ,quella parola ch'egli credeva dire per la sua vita1 egli la diceva per la sua morte2 e io non sapevo che1 fra tante di cui sono immemore1 mi fosse penetrata cos a dentro e si fosse accresciuta di questa funebre bellezza4 ,ieri un caso volgare e ammirabile mi diede il modo di assistere continuamente col pensiero il mio amico nella sua agonia4 ,e pi tardi1 per una rispondenza misteriosa1 potetti ascoltare la musica infinita che la sera faceva intorno al suo silenzio4 ,lo credevo quasi guarito1 o almeno fuor d'ogni pericolo4 ,notizie recenti mi assicuravano ch'egli fosse per tornare alle sue consuetudini cotidiane e per riprendere il lavoro disegnato4 ,venerd notte1 cedendo alla svogliatezza primaverile1 lasciai a mezzo la mia pagina2 e mi misi a sfogliare qualche libro di figure4 ,mi venne fatto di scorrere la raccolta delle acqueforti pascoliane di ,vico ,vigan4 ,per confrontare il ritratto inciso del poeta con una imagine d'esattezza fotografica1 cercai il volume illustrato dell',inno a ,roma credendo che ci fosse4 ,la memoria m'ingannava3 non c'era4 ,ma mi soffermai su l'impronta dell'ascia sepolcrale romana2 e rilessi i bellissimi esametri4 ,ascia1 teque eadem magnae devovit in oris omnibus ,italiae1 dein toto condidit orbe444 ,anche una volta l'evocatore delle auguste forze scomparse aboliva nel mio spirito l'errore del tempo4 ,riconoscevo a quel dilatato respiro del mio sogno uno dei pi alti suoi doni2 perch certe sue evocazioni dell'antico si avvicinano ai limiti della magia4 ,qualcosa di magico nella potenza repentina onde un grande poeta s'impadronisce dell'anima nostra4 ,a un tratto l'immensa notte oceanica s'empiva de' suoi fantasmi4 ,il numero del suo verso si prolungava in una lontananza solenne1 fin l dove la parola dell'inno vedico pareva la sua stessa eco ripercossa dall'invisibile confino4 ,ci ch'io ti prendo1 o ,terra1 racquisterai presto4 ,possa io1 o pura1 non ferire alcuna tua parte vitale1 non il cuor tuo4 ,roma sed exsistens e sulco pura cruento sacravit ,terrae ,matri1 qua laeserat et qua esset per gentes omnes laesura1 bipennem4 ,la notte era tranquilla ma non serena1 con istelle forse infauste1 prese in avvolgimenti di veli e di crini4 ,l'acqua dell'insenata non aveva quasi respiro1 ma di l dalle dune e dalle selve l',oceano senza sonno faceva il suo rombo4 ,nondimeno questa quiete comunicava con quel tumulto1 e la sabbia di quella riva tormentosa era simile alla sabbia di questa che si taceva4 ,cos talvolta1 nella pi agitata angoscia1 un meandro profondo della nostra coscienza rimane in pace4 ,e dove dunque era per approdare l',ulisse dell',ultimo viaggio8 su questa o su quella riva8 ,ora mi chiedo con turbamento perch di tratto in tratto il mio spirito interrompesse il suo fantasiare per cercar di rinvenire in s l'aspetto mortale del poeta4 ,non mi pareva di ritrovarlo nell'acquaforte dell'artista lombardo1 n sapevo dove cercarne un'imagine precisa4 ,e1 se chiudevo gli occhi e mi sforzavo di ricomporne le linee sul fondo buio1 il volto indistinto si dissolveva in bagliori4 ,allora mi ricordai d'avergli detto un giorno3 ,se tu avessi il viso tutto raso e se tu non sorridessi1 somiglieresti a ,piero de' ,medici com' scolpito da ,mino4 ,ma in verit egli non s'era mai lasciato guardare da me fisamente4 ,la nostra amicizia soffriva d'una strana timidezza che non potemmo mai vincere perch i nostri incontri furono sempre troppo brevi4 ,era un'amicizia di terra lontana come l'amore di ,gianfr ,rudel1 e per ci forse la pi delicata e la pi gentile che sia stata mai tra emuli4 ,si alimentava di messaggi e di piccoli doni4 ,da prima egli temeva che la sua rusticit e la sua parsimonia mi dispiacessero1 come io temevo che gli increscesse la mia diretta discendenza dalla brigata spendereccia4 ,egli forse pensava che qualcosa di vero ci dovesse pur essere in fondo alle dicerie della cialtronaglia4 ,un giorno lo colp la schiettezza del mio riso dinanzi a certe sue esitazioni2 e allora gli parve di potermi offrire l'ospitalit nella sua casa di ,castelvecchio1 poich l'acqua il pane e le frutta erano il mio regime consueto di operaio della parola4 ,ma la sorte volle ch'io non conoscessi il sapore del pane intriso rimenato e foggiato a crocette1 secondo l'usanza di ,romagna1 dalle mani di ,giovanni e di ,maria4 ,spesso1 alla buona stagione1 eravamo vicini2 e vedevamo entrambi1 al levarci1 la ,pania e il ,monte forato4 ,ma non avemmo agio n forse voglia di visitarci1 perch ci sembrava pur sempre che qualcosa delle nostre persone facesse ingombro alla familiarit dei nostri spiriti4 ,di ,boccadarno io gli mandai un di que' coltelli ingegnosi che hanno nel manico tutti gli arnesi del giardiniere1 dalle cesoie al potaiolo4 ,di ,versilia gli mandai un'ode curvata in ghirlanda con l'arte mia pi leggera4 ,ma come c'incontrammo la prima volta8 ,a ,roma1 per insidia4 ,gi ci amavamo da tempo2 e avevamo scambiato molti messaggi affettuosi e quelle lodi acute1 d'artiere ad artiere1 che s'inseriscono alla cima dello spirito e fanno dimenticare la grossezza dei solenni tangheri i quali oggi in ,italia giudicano di poesia4 ,trovandosi in ,roma1 egli certo desiderava di vedermi2 ma1 nel momento di porre ad effetto il suo proposito1 la timidezza lo arrestava2 n i nostri amici riescivano a persuaderlo1 n io riescivo a scovarlo in alcun luogo4 ,allora ,adolfo de ,bosis1 il principe del silenzio1 il nobilissimo signore di quel ,convito che fu presame d'amistade fra i pochi deliberati d'opporsi alla nuova barbarie ond'era minacciata la terra latina1 ricorse a un grazioso stratagemma4 ,me lo condusse di buon'ora1 all'improvviso1 nella mia casa1 dandogli ad intendere che lo conducesse a veder una statua di ,calliope ritrovata nel limo del ,tevere la sera innanzi1 divinamente levigata da secoli d'acqua4 ,io era in giorni di splendida miseria1 abitando nell'antica selleria dei ,borghese1 tra ,ripetta e il ,palazzo1 tra il fiume torbo e quel gran clavicembalo d'argento celebrato in un sonetto dell'adolescenza4 ,la vuota selleria principesca era di cos smisurata grandezza che rammentava la sala padovana del ,palazzo della ,ragione1 se bene mancasse non giustamente in su l'ingresso la pietra del vitupro lapis vituperii et cessionis bonorum4 ,in tanta vastit io non avevo se non un letto senza fusto1 un pianoforte a coda1 una panca da tenebre1 il gesso del ,torso di ,belvedere1 e la gioia del respirar grandemente4 ,come ,adolfo spinse alla soglia il poeta delle ,myricae e mi chiam al soccorso1 balzai mezzo vestito4 ,e due confusioni si abbracciarono senza guardarsi4 ,l'ingannatore rideva nel vederci cos vergognosi mentre tuttavia ci tenevamo per mano4 ,poi ci sedemmo su la panca1 felici1 senza far molte parole1 nessuno di noi temendo il silenzio che s soave quando il cuore si colma4 ,eravamo sani e resistenti entrambi1 sentivamo la nostra purit nel divino amore della poesia1 preparati alla disciplina e alla solitudine4 ,l'uno promettendo di superar l'altro1 eravamo certi di non iscoprir mai su i nostri volti il livido color della petraia4 ,una potenza oscura si accumulava nelle nostre profondit3 egli doveva ancra comporre i ,poemi conviviali e io dovevo ancra cantare le ,laudi4 ,o bel mattino in sul principio della state1 quando ,roma ha gli occhi chiari di ,minerva che nutre a sua simiglianza i pensieri degli uomini6 ,entrava il sole pe' cancelli delle finestre1 e il romore del ponte frequente1 che pareva l'antico assiduo murmure del ,tevere4 ,ma il fiume sacro non aveva parlato ancra a traverso il bronzo dell'inno1 non aveva ancor chiamato l'anima dei forti gridando3 ,heus1 rostro navis qui terram scinditis unco1 quam detraxistis navi iam reddite proram atque in me longos infindite vomere sulcos usque ad coeruleum1 iuvenes1 maris aequor1 et ultra4 ,est operae6 ,la grandiosit del ,torso erculeo bastava a riempiere le mie mura2 perch era quel terribile frammento titanico presso cui ,michelangelo decrepito e quasi cieco si faceva condurre per palparlo4 7,or potevan dunque le sue mani toccare un marmo senza riscolpirlo intero87 ,avevamo dinanzi ai nostri occhi un esemplare sovrano e quasi direi il cnone eroico2 ma ignoravo quale di noi due ne fosse tcco pi a dentro4 ,se avessimo potuto saperlo1 forse avremmo conosciuto la nostra misura4 ,come gli guardai le mani1 delle quali sono sempre curioso1 egli le ritrasse con un atto quasi fanciullesco4 ,io volevo osservare le dita che avevano foggiato l'odicina per le due sorelle e i madrigali dell',ultima passeggiata4 ,allora sorridendo gli ripetei i primi versi del ,contrasto3 ,io prendo un po' di silice e di quarzo3 lo fondo2 aspiro2 e soffio poi di lena3 ve' la fiala1 come un d di marzo1 azzurra e grigia1 torbida e serena6 ,con quelle stesse mani che aveva nascoste1 egli fece un gesto di disdegno potente4 ,sentii quanto vi fosse di virile in colui che passava tra le umili mirici per salire verso la rupe scabra4 ,e poi parlammo d',odisseo e della predizione di ,tiresia4 ,questo fu il nostro primo incontro4 ,e l'ultimo fu nella sua casa bolognese dell',osservanza1 qualche settimana prima della mia partenza per l'ultima avventura3 triste commiato di chi era per farsi fuoruscito a chi restava legato dalla catena scolastica4 ,tutto il giorno m'ero lasciato condurre dalla mia malinconia nei luoghi ove ella pi potesse gravarmi4 ,m'ero indugiato su la piazza solitaria che la tomba di ,rolandino fa pensosa1 e quella dei ,foscherari1 degna d'un cantore1 sotto i suoi archetti verdi1 alzata sopra le sue colonne simili al coro delle ,muse nel numero4 ,ed ero entrato nel tempio domenicano di rosso mattone3 tra il sepolcro bianconero di ,taddeo ,pepoli e il monumento di ,re ,enzio avevo sentito soffiare su me l'ambascia dell',olifante senza pi suono4 ,va1 ma non giunge4 un bruso d'ombre vane ch'ode ,re ,enzio1 quale in foglie secche notturna fa la pioggia e il vento4 ,e m'ero poi smarrito nel sacro laberinto di ,san ,stefano1 nella ,basilica delle sette chiese4 ,misteri ed imagini per ogni dove1 e il colore del fumo e il colore del grumo4 ,sanguigno e fumoso il chiostro1 e sopravi l'ombra della torre quadrata1 e nell'ombra il pozzo tra le due colonne1 la carrucola di legno consunta1 che non stride pi2 e fra gli interstizii dell'ammattonato l'erba umile1 e intorno intorno1 ai davanzali delle finestre alte1 i vasi di basilico4 ,e poi nell'altro cortile1 fra il cotto1 la grande tazza di pietra1 il fonte senz'acqua ove nessuno si battezza pi2 e il tabernacolo d'oro luccicante a traverso i vetri appannati2 e nel vano della finestra1 su una colonnetta1 il ,gallo che canta2 e1 da presso1 il ,vescovo colcato nel marmo sepolcrale1 che il canto non risveglia pi2 e1 dietro l'altare irto di candelabri ferrei1 le rudi arche di granito che l'ascia mistica tagli nel sangue pietrificato dei ,martiri2 e la luce che passa nell'abside per gli alabastri fulvi come quel miele amaro di cui si nutriva il ,battezzatore4 ,perch oggi1 della ,citt ove per fato si spengono i nostri grandi poeti1 non vedo se non quella piazza mortuaria e quel laberinto cristiano8 ,in quella piazza vuol ripassare il mio dolore seguendo il feretro del mio fratello1 e nel pi profondo dei sette luoghi1 nel settimo1 nella ,confessione sotterranea1 vuole accompagnarlo e deporlo4 ,bologna non ha oggi per me se non quella faccia misteriosa1 se non quella bocca piena di freddo alito e di sublime silenzio4 ,chi potr dire quando e dove sien nate le figure che a un tratto sorgono dalla parte spessa e opaca di noi e ci appariscono turbandoci8 ,gli eventi pi ricchi accadono in noi assai prima che l'anima se n'accorga4 ,e1 quando noi cominciamo ad aprire gli occhi sul visibile1 gi eravamo da tempo aderenti all'invisibile4 ,oggi mi sembra che quel pellegrinaggio meditativo non fosse veramente una preparazione spirituale alla visita ch'io era per fare ma fosse gi la visita1 e che nessuna delle parole ch'io dissi poi valesse quelle che andando io diceva al mio compagno senza carne4 ,ma1 quando mi ritrovai nella strada1 pensai a quella creatura divina che sempre m'era parso dovesse stargli nella casa a conforto1 sola quella1 con la sua lampada e co' suoi libri4 ,qualora le ,citt nobili usassero far doni ai poeti1 che mai avrebbe potuto donare ,bologna all'estremo ,omeride se non la testa dell',athena ,lemnia8 ,sembra escita da certe visioni tumultuose dei ,poemi conviviali1 sembra una duratura bellezza provata dalla strage e dall'incendio1 un frammento dissepolto di sotto alle rovine d'un antico assedio4 ,ha il viso e il collo chiazzati di ferrugigno1 come ingrommati di sangue vetustissimo2 e sotto il collo1 nello sterno e nella clavicola1 come infoscata dal fuoco che appiccarono al tempio i saccheggiatori corazzati di bronzo4 ,e troppo tardi mi ricordai d'avergliene promessa l'impronta4 ,sapevo che n'era stato tratto il gesso1 ma per notizia vaga2 e i custodi del ,museo civico non seppero darmi alcun ragguaglio4 ,tuttavia1 non potendo per allora portargli l'imagine1 quanto di me gli diedi con la meditazione ch'io feci dinanzi al cippo1 nella grande sala deserta1 ove come la sua poesia quella forma sovrana era sola tra ruderi e cocci mediocri4 ,salii dunque all',osservanza con qualche fiore4 ,ero cos pieno di pensieri che non ritrovo nella memoria l'aspetto delle cose1 perch le guardai con occhio disattento4 ,non entravo in una casa ma in un'anima che pareva volersi fare per me ancor pi bella4 ,se la vita non mi avesse dato altro che quell'alta ora di amicizia1 pur la stimerei generosa e mi direi contento d'aver vissuto in mezzo agli uomini4 ,della nostra timidezza non si mostr se non un'ombra1 sul principio1 quando1 guardandolo io1 egli mosse il capo in non so qual modo sfuggente e batt le palpebre come per cancellare la lesione crudele degli anni e spandere sul suo volto appesito gli spiriti alacri dell'amore4 ,volevo dirgli3 ,non ti peritare1 fratello4 ,vedi quanto anch'io sono leso4 ,ma oggi la carne miserabile non c'ingombra2 e io qui respiro la pi pura essenza della tua poesia4 ,tu hai l'aspetto della tua forza immortale2 e non fatto dalle tue labbra il sorriso della tua tristezza4 ,siediti ancra accanto a me1 come quella volta su la panca da tenebre4 ,siamo due pazienti artieri4 ,quanto abbiamo travagliato e quanto sopportato1 da quel mattino di ,roma6 ,non tent taluno di far verghe de' miei allori per batterti1 flagelli de' tuoi lauri per flagellarmi8 ,ma chi prevarr contro la nostra pazienza e contro la nostra fede8 ,bastava che di tratto in tratto1 di sopra allo schiamazzo1 ci dessimo la voce4 ,ora siediti4 ,non t'ho mai amato come oggi4 ,faccio una breve sosta2 e poi riprendo il mio cammino1 lasciando dietro di me tutti i miei beni vani4 ,mi sedetti su la sua sedia1 dinanzi alla sua tavola4 ,le sue carte1 le sue penne1 i suoi inchiostri erano l4 ,tutto era semplice ed usuale1 come in una qualunque stanza di chi abbia un cmpito modesto4 ,ma un sentore di sapienza pareva impregnare ogni oggetto1 e le mura e il soffitto e il pavimento1 come se la qualit stessa di quel cervello maschio si fosse appresa al luogo del lavoro4 ,non so in che modo significar tal mistero4 ,un'aria singolare nella fucina1 anche quando non rugge il fuoco2 perch gli arnesi1 gli ordegni1 tutti gli strumenti fabrili1 anche non maneggiati1 quivi esprimono con la loro forma la lor destinazione e quasi direi suggeriscono la potenza a cui serviranno4 ,nello studio d'uno scultore fecondo la quantit della creta1 le armature1 i modelli1 le forme cave1 gli abbozzi coperti dai teli molli1 le cere da sbavare1 i bronzi da rinettare1 gli scarpelli1 le lime1 i bossoli1 gli odori stessi delle materie plastiche rappresentano lo sforzo del creatore4 ,ebbene1 qualcosa di simile mi pareva fosse presente in quella piccola stanza tranquilla e ordinata1 ove certo le mani di ,maria avevan dato pace alle pagine scorse3 qualcosa che oserei chiamare la presenza del dmone tecnico4 ,in nessun laboratorio d'uomo di lettere m'era avvenuto di sentire la maestria quasi come un potere senza limiti4 ,penso che nessun artefice moderno abbia posseduto l'arte sua come ,giovanni ,pascoli la possedeva4 ,la sua esperienza era infinita1 la sua destrezza era infallibile1 ogni sua invenzione era un profondo ritrovamento4 ,nessuno meglio di lui sapeva e dimostrava come l'arte non sia se non una maga pratica4 ,insegnami qualche segreto gli dissi a voce bassa4 ,e volevo soltanto farlo sorridere2 ma1 in verit1 un'ombra di superstizione era sul mio sentimento4 ,egli prese un'altra sedia e venne a sedermisi accanto1 dinanzi alla tavola4 ,parlammo di qualche recente opera4 ,le sue mani1 quando soppesavano i volumi1 erano una tremenda bilancia4 ,dal vigore di certi suoi giudizii ebbi la riprova che il suo spirito era tuttora immune da qualunque debolezza4 ,la sua stima era severa come la sua arte4 ,mescolando egli un che d'amaro al suo discorso1 io gli dissi3 ,se hai tempo1 va alla ,pinacoteca e cerca d'una tela del ,francia1 dove un ,santo ,stefano porta sopra un suo libro tre pietre1 in segno della lapidazione4 ,metti tre pietre sopra ogni tuo nuovo libro e datti pace4 ,egli rispose col suo riso arguto3 ,ma quello stolto dello struzzolo m'ingolla il libro e le pietre4 ,non pi sembrava timido2 anzi indovinavo in lui non so che tenerezza protettrice e il desiderio contenuto di chiedermi ch'io gli parlassi de' miei guai4 ,io era bene il suo fratello minore1 ed egli pareva cercasse il modo di sopportare il mio carico4 ,mi ricordo d'una bella parola antica ch'egli mi ripetette con una maravigliosa nobilt3 ,acciocch tu pi cose possa1 pi ne sostieni4 ,questa parola oggi la scrivo sul muro della casa straniera1 e considero d'averla ricevuta da lui per testamento4 ,poi fece l'atto d'alzarsi1 mi prese per mano e mi disse3 ,vieni ora a vedere la cameretta che ho per te1 quando tu la voglia4 ,un candore infantile ardeva in lui2 e il primo verso del sonetto di ,francesco ,petrarca mi sonava nella memoria4 ,era una piccola stanza chiara1 quasi una cella di minorita1 con un di que' letticciuoli che persuadono a serbare una sola attitudine per tutta la durata del sonno4 ,come rispondendo alla domanda sommessa che gli avevo fatta dinanzi alla sua tavola prodigiosa1 mi mormor in un orecchio3 ,quando sarai qui1 allora s che t'insegner un segreto4 ,lietamente gli dissi3 ,non potr venire se prima non abbia uccisi tutti quei mostri che sai4 ,mi bisogna ancora andare alla guerra4 ,ahim1 era egli in pace8 ,non lo travagliava di continuo la stessa abondanza del suo amore8 ,si volse per passare nello stretto andito1 mostrandomi le spalle4 ,si cre nell'aria uno di quegli attimi di silenzio che serrano il capo di un uomo come in un masso di ghiaccio diafano4 ,e guardai la persona del mio amico con occhi divenuti straordinariamente lucidi2 e la piet mi strinse1 che ha talvolta il pugno s crudele4 ,pareva egli portasse alle spalle tutto il peso della sua tristezza1 tutta l'oppressione delle sue miserie4 ,la fronte augusta s'era celata1 e non si vedeva contro il muro biancastro se non l'ingombro corporale vestito di panni che il lungo uso aveva fatto quasi dolenti1 non rimaneva l se non la soma greve ove s'intossica la vita che non se non il levame della morte4 ,volle accompagnarmi fin su la strada1 se bene io m'opponessi4 ,la sua salute era gi minacciata1 gi dubbioso era il suo passo4 ,cadeva su noi una di quelle sere emiliane1 umide e cinericce1 che sembrano generarsi laggi1 tra la foce del ,reno e la bocca del ,po di ,goro1 nella grande palude salmastra4 ,soffiava su noi un vento ambiguo1 che pareva dolce e poi a un tratto ci dava il brivido con una folata fredda4 ,la vettura m'attendeva poco discosto1 coperta e nera1 con i due cavalli che mal reggevano la lor fatica su le gambe arcate4 ,non parlavamo pi4 ,c'era intorno a noi una specie di silenzio soffice4 ,e c'era appena1 qua e l1 lo strano voco di gridi piccoli e selvaggi444 ,ma udivamo anche le nostre pste n vicine n lontane4 ,l'uno chiam il nome dell'altro nell'addio4 ,ci abbracciammo4 ,come sul viale il vento rinforzava ed egli pareva infreddolito dentro il bavero1 gli dissi3 ,va1 va1 rientra4 ,non restar qui4 ,si volt per andare2 e i cavalli avevan messo le radici1 tanto stentarono a muoversi4 ,sicch ebbi tempo di seguirlo con lo sguardo e con l'angoscia fino alla porta4 ,ed ecco1 lo stesso silenzio repentino della umile stanza mi serr il capo nello stesso ghiaccio trasparente4 ,e1 come egli fu alla soglia1 si volt ancra e lev il braccio verso me a risalutarmi4 ,da quel fagotto di panni stracchi s'alz il braccio possente che su per l'erta aveva brandito la piccozza d'acciar ceruleo4 ,una voce d'eroe1 quella voce omerica ch'egli aveva tradotto con s rude efficacia1 mi scoppi dentro e franse il gelo4 ,datosi un colpo nel petto1 al suo cuore drizz la parola3 -- ,cuore1 sopporta6 ben altro tu hai sopportato pi cane6 ,e non per me1 ma per lui4 ,vedevo1 come quel braccio levato1 sorgere dall'intimo di quell'uomo casalingo e cauteloso la costanza d'una virt virile1 la durezza d'una vita fatta di disciplina1 di coraggio e di dominato dolore4 ,il suo orgoglio s'era formato a poco a poco nel fondo della sua solitudine come il diamante nell'oscurit della terra4 ,da me1 da solo1 solo con l'anima444 ,egli s'era fatto degno d'incontrarsi con ,achille e con ,elena1 e di parlare su la tomba terribile di ,dante4 ,ancra non so come sia trapassato2 ma voglio esser certo che1 s'egli talvolta nella vita pianse in disparte1 non si vel di lacrime nel fisare la morte4 ,forse esc dalla sua bocca qualche bella e semplice parola1 prima che la lingua gli si annodasse dietro i denti e che lo spirito gli si sciogliesse nel gran ritmo4 ,aveva gi dato tutto il meglio di s1 o serbava nel cavo della mano ancra qualche ferace semenza8 ,che importa8 ,certo1 mille e mille ancra speravano in lui4 ,agguagliandosi alla linea dell'orizzonte1 egli avrebbe potuto dire verso i suoi fedeli3 ,io vi mostro la morte compitrice1 la morte che per i vivi diviene incitazione e promissione4 ,e costoro nell'acciaio della sua ascia sepolcrale potrebbero veder riflesse le stelle dell',orsa4 ,,xi ,,aprile ,,mcmxii ,non so se nella vertigine d'ombra1 quando tutto ritorna per poi dileguarsi1 io gli sia apparito4 ,sembra che le cose obliate e gli esseri pi lontani e gli eventi pi remoti e perfino i frantumi dei non interpretati sogni abbiano grazia nell'agonia dell'uomo4 ,se questo vero1 forse il fiore della mia amicizia ondeggi nel suo crepuscolo come quel tenue ramo ch'io colsi e curvai per lui tra l',alpe e il ,mare1 o forse come quel salso giglio della solitudine che pensando ad ,antigone io mandai alla sua sorella immacolata4 ,un'accelerazione della sorte volle ch'io l'assistessi con lo spirito nelle sue ultime ore fino al suo transito4 ,la notte del venerd1 m'ero beato della sua poesia e l'avevo imaginato convalescente4 ,la mattina ch' innanzi al ,resurresso1 mentre mi disponevo all'opera1 ebbi d'improvviso l'annunzio funebre4 ,qualcuno1 dalla patria1 mi chiedeva una parola per la morte del poeta6 ,e il poeta non era spirato ancra1 anzi aveva ancra da superare un lungo patimento4 ,ma l'inopportuno1 pur violando la gentilezza umana1 secondava una congiuntura misteriosa a cui debbo una delle pi profonde ore di mia vita4 ,credetti il transito avvenuto la sera del ,venerd ,santo e gi deposta la salma sul letto mortuario4 ,e dove poteva ,maria aver alzato quel letto se non nella stanza delle vigilie1 nell'angusta fucina del grande artiere1 tra le mura riarse dalla vampa del cervello maschio8 ,ero certo di questo2 e per tutta la mattina il mio pensiero non cess un attimo dall'insistere nel luogo lontano che cercavo di ricostruire con lo sforzo della memoria4 ,e a poco a poco la mia coscienza entr in quello stato che precede il canto4 ,ora avevo nella ,landa un altro amico sospeso da pi settimane tra la vita e la morte1 condannato irremissibilmente4 ,era il mio ospite1 lo straniero affabile da cui ebbi la casa tranquilla su la duna1 dove abito da due anni4 ,non ricordo se ,gioviano ,pontano nel suo capitolo ,de tolerando exilio e ,pietro ,alcionio nella sua giudiziosa dissertazione impressa dal ,mencken in ,analecta de calamitate litteratorum pongano tra le delizie del fuoruscito volontario o involontario il delicato sapore dell'amist contratta oltremonte ed oltremare4 ,ma certo l'aroma della rsina verso sera e la fragranza delle ginestre sotto vento a levata di sole non mi ricrearono mai quanto certi brevi colloquii con quel mirabile vecchio che sarebbe stato carissimo al cantore di ,paolo ,uccello1 s'ei l'avesse conosciuto4 ,si chiamava ,adolphe ,bermond1 nato su la ,garonna1 nella citt vinosa ch'ebbe per sindaco il gran savio ,michel de ,montaigne reduce da ,roma e per consigliere quel candido e invitto ,etienne de la ,botie imitatore del ,petrarca e traduttore dell',ariosto4 ,aveva quasi ottant'anni2 e1 quando lo conobbi la prima volta1 mi parve d'averlo gi veduto tra le diecimila creature scolpite o dipinte nella cattedrale di ,chartres4 ,aveva nel volto la tenuit la spiritualit e non so qual trasparenza luminosa1 che lo assimigliavano alle imagini delle vetriere e delle porte sante4 ,venne in un pomeriggio di gennaio1 a marea bassa1 quando la spiaggia liscia e sparsa d'incerte figure e scritture nericce al modo di quelle lapidi terragne cancellate dai piedi e dalle ginocchia dei fedeli4 ,scendeva dalla ,cappella di ,nostra ,donna dell',imbocco e aveva seco il libro del cristiano1 legato di cuoio bruno1 che anch'esso era liscio e lustro d'assiduit come il dosso d'un messale4 ,entr nella stanza con un passo alacre e lieve1 ch la grande et non l'aveva punto aggravato2 e sbito sentii ch'egli entrava anche nel mio gradimento4 ,tutto il suo viso era illuminato d'una fresca ingenuit che pareva mutasse le grinze da tristi solchi senili in vivaci segni espressivi1 immuni dalla vecchiezza come le rughe delle arene1 delle conchiglie1 delle selci4 ,i suoi occhi erano pi chiari di quel cielo invernale1 pi pallidi dell'acqua intorno al banco di sabbia scoperto2 e il sorriso vi pullulava di continuo dall'intimo4 ,la sua voce era ancor bella1 misurata da giuste cadenze2 e la consuetudine delle preghiere senza suono faceva s che le parole sembrassero disegnate dalle labbra prima d'esser proferite4 ,come s'accost alla mia tavola1 scorse spiegata su le carte l'imagine intiera della ,santa ,sindone4 ,come volse gli occhi in giro1 vide le pareti interamente coperte delle pi diverse imagini di ,san ,sebastiano1 sul leggo d'un armnio la ,matthus-,passion del ,bach1 sul marmo del camino i gessi delle quindici statuette di piagnoni appartenenti al sepolcro del duca ,jean de ,berry1 su l'assito alcuni frammenti della grande ,rosa di ,reims1 in un angolo una delle ,virt che ,michel ,colombe scolp per la tomba di ,francesco ,,ii duca di ,bretagna4 ,non dimenticher mai il leggero tremito del suo mento e quel misto di stupefazione e di gratulazione1 che dava alla sua vecchiaia non so che fervore di giovinezza4 ,una fiammata allegra di pino e di pigne favellava su gli alari1 con lo scroscio e il friggo della rsina4 ,componevo nella lingua cara a ,ser ,brunetto il ,mistero di ,san ,sebastiano1 ed avevo gi compiuta la scena tra il ,santo e gli ,schiavi sotto la volta magica ove brillano i sette fuochi planetari1 quando gli infelici e gli infermi domandano che il novo dio si manifesti per segni nel ,confessore4 ,esclaves1 esclaves1 oui1 coeurs paissis6 ,il vecchio si chin esitante su le pagine tormentate4 ,v'eran quasi1 in verit1 le tracce d'una lotta sanguinosa1 tanto l'inchiostro rosso delle didascalie e le cancellature violente e gli emistichii pi volte riscritti e i margini tempestati di richiami facevano ardua ed aspra la carta4 ,anche l'arte1 come la vita1 una milizia egli disse e chi d pi di sangue riceve pi di grazia4 ,quella parola sbito mi tocc1 tanto la rendeva religiosa l'accento4 ,allora gli parlai della mia opera1 con un ardore che lo sbigottiva e lo rapiva4 ,in quel servitore di ,dio1 a cui la carne pesava cos poco1 ritrovavo non so che affinit con la disciplina ascetica a cui m'ero costretto per giorni e per notti4 ,anch'egli era una sostanza infinitamente vibrante1 un amore attivo e indefesso4 ,la sua comprensione era pronta come il gesto della mano che riceve e serra quel che le offerto4 ,talvolta1 nella pausa1 mi pareva di veder discendere il mio pensiero in lui come un anello gettato in un'acqua limpida1 sino al fondo1 e quetarsi4 ,sincero e puro1 non dubit della mia sincerit e della mia purit4 ,cattolico ferventissimo1 dedito a tutte le pratiche della divozione1 non fu turbato da alcuna inquietudine1 non fu punto da alcuno scrupolo4 ,mi sentiva ardere1 e questo gli bastava4 ,non sapeva imaginare un poeta senza dio1 n un dio diverso dal suo4 ,chi mai restava solo con me nelle mie notti8 ,certo egli credeva che fosse in me lo spirito medesimo ond'era nata quella figurina della ,rosa di ,reims1 che chinandosi aveva raccolta e teneva ora fra le sue dita magre4 ,mi preg di leggergli una scena del ,mistero4 ,volli leggergli quella ch'era ancor calda del travaglio e non ancor distaccata dalle mie viscere4 ,a toi1 nous venons tous toi1 ,seigneur6 ,gli schiavi accorrevano verso il guaritore4 ,la lamentazione si prolungava per gli anditi tortuosi4 ,gli infermi apparivano1 portati a braccia dai parenti1 agitati1 illuminati di speranza4 ,gridavano i loro mali1 le loro piaghe1 le loro angosce4 ,chiedevano d'essere sanati1 d'essere liberati4 ,chiamavano a testimonianza quelli di loro che nascondevano nelle pieghe del saio i rotoli delle ,scritture1 perch quelli conoscevano i miracoli operati dal dio novello4 ,ed ecco1 tutte le guarigioni erano noverate1 l'una dopo l'altra3 il lebbroso era mondo1 il paralitico camminava1 il cieco vedeva1 il lunatico e l'ossesso avevano pace1 l'idropico era alleviato delle sue acque1 il figlio della vedova di ,naim sorgeva dalla sua bara4 ,ma un dei leggitori di rotoli ripensava il miracolo pi profondo1 ripensava il cadavere quatriduano1 e gridava3 ,ti sovvenga di ,lazaro6 ,e l'incredulit di ,didimo era addotta4 ,didimo voleva vedere le ossa disgiunte ricongiungersi e favellare4 ,il ,cristo gli aveva risposto3 ,le ossa disgiunte io te le mostrer ricongiunte4 ,vieni a ,betania1 ,didimo1 vieni con me4 ,gli occhi di ,lazaro vuotati della putredine1 io te li mostrer pieni di visione4 ,vieni con me1 ,didimo4 ,le labbra imputridite su i denti di ,lazaro1 le vedrai muovere1 le udirai favellare4 ,vieni a ,betania1 ,didimo1 se vuoi vedere e udire1 vieni con me4 ,queste testimonianze adducevano gli schiavi1 per volere il segno4 ,e allora ,sebastiano balzava a ghermire con mano terribile l'anima dei miseri4 ,egli medesimo evocava il ,risuscitato1 sembrava con la sua voce far presente il miracolo nell'ombra calda di aneliti4 ,come il pargolo nelle fasce1 il cadavere era avvolto nelle bende4 ,lazaro vieni fuori6 ,primo1 fuor della pietra1 sorgeva il ginocchio444 ,le genou surgit le premier4 ,m'interruppi1 perch avevo sentito il vecchio sussultare e levarsi4 ,egli era in piedi davanti a me1 sconvolto1 senza colore1 affannoso4 ,era l'uomo di fede1 il servo di ,dio1 lo spettatore ideale a cui si manifestava il mio poema con le virt della musica e dell'apparizione4 ,ebro1 imaginai dietro di lui una moltitudine che gli somigliasse4 ,e non volli dargli tregua4 ,anche la mia parola fu come il tizzo che incendia la stoppia quando rinforza il vento4 ,ora gli schiavi chiedevano di vedere almeno l'effigie4 ,poich tu hai abbattuto tutti gli iddii di sangue e di fango1 alza dinanzi a noi l'effigie del dio novo1 che possiamo conoscerlo1 che possiamo adorarlo6 ,sapevano essi ch',egli soleva apparire ai discepoli4 ,non era ,egli apparso al ,confessore8 ,il suo volto celato1 il suo corpo velato4 ,un'angoscia mortale serrava il petto di ,sebastiano1 illividiva le sue labbra1 fiaccava le sue giunture4 ,implacabili erano i spplici1 inappagate le pupille della carne loro4 ,eglino volevano la presenza del dio novo4 ,non ha pi corpo2 sangue pi non ha4 ,ha dato il suo corpo e il suo sangue per le creature4 ,ma i segreti leggitori dei rotoli sapevano che col suo corpo e col suo sangue era apparso ai discepoli1 sapevano ch',egli aveva lor mostro le mani e il costato1 e ch'essi avevan veduto le lividure1 e che ,didimo aveva posto il dito entro la piaga1 e che dopo ,egli aveva rotto il pane e mangiatolo1 aveva anche mangiato un pezzo di pesce abbrustolito4 ,come potresti amarlo di tanto amore8 ,come potresti chiudere gli occhi1 essere cos smorto e in tutte le vene tremare di tanto amore1 se tu non avessi mai conosciuta la sua faccia8 ,tu tremi4 ,flutto vermiglio non mai sgorg da gola recisa n onda di lacrime da dolor colmo1 come allora dal petto santo scoppiava l'angoscia4 ,tremo perch su l'anima mia porto peso d'obbrobrio4 ,l'han percosso coi pugni1 l'hanno schiaffeggiato1 gli hanno sputato addosso4 ,la sua faccia contraffatta4 ,gli sputi e il sangue gli colano per le gote4 ,tutti i denti gli tentennano nella bocca enfia4 ,e le sue palpebre1 e i suoi occhi1 ahim6 ,credo che in quel punto la voce mi si spegnesse1 perch mi si serrava la gola4 ,e allora un sentimento mai provato mi scroll le radici dell'essere1 perch a un tratto udii il suono d'un pianto umano che non avevo udito mai1 tra quelle quattro mura deserte e lontanissime da ogni rumor del secolo udii il profondo singhiozzo del consumato ,amore che cant ,jacopone1 scorsi le medesime lacrime che avevano rigato il viso di ,francesco in ginocchio dinanzi al ,crocifisso di ,san ,damiano o errante intorno alle mura della ,porziuncola4 ,o secca anima mia1 che non puoi lacrimare6 ,non mi mossi4 ,poteva quel pianto essere consolato o interrotto8 ,e quale parola poteva esser detta1 che valesse in dolcezza una sola di quelle lacrime8 ,e1 in verit1 qual cosa avrei potuto trovare dentro di me pi bella di quella nuditate d'amore che mi si mostrava all'improvviso in un vecchio gi inchinato verso la tomba8 ,e come potrei ora significare la qualit di quel pianto pieno di consolanza8 ,il ,beato ha espressa la legge dell'ineffabile4 ,quello ch' non si pu dire1 puossi dir quel che non 4 ,e un rammarico simile al rimorso m'assale1 mentre ne scrivo4 ,e avrei serbato il dono nel mio segreto1 se il mio amico elevato dalla sua santa morte alla condizione di mistero glorioso non mi sorridesse oggi a traverso quella visiera di cristallo4 ,ma potr comprendere soltanto colui che fra mille canti sa distinguere la melodia nata dal cuore della ,terra e tra le parole dei ,vangeli la parola che per vero esci dalle labbra di ,ges e resta in eterno piena del suo soffio vivente4 ,fino a quell'ora io aveva udito gli uomini piangere in un altro modo1 e li avevo veduti confinati e fissi nel luogo delle loro lacrime come il ferito giace nella pozza del suo sangue1 e me medesimo dalla piet ristretto e quasi prigione di miseria4 ,il pianto di quel cristiano pareva sonare su la malinconia del mondo2 e il ,volto illividito dalle gotate1 lordo di sputi e di sangue1 pareva impresso nel pallido cielo come nel pannolino della ,veronica ma per me in non so che maniera indefinita e futura4 ,e1 quando uscimmo1 il silenzio dell'immensa ,landa1 con le sue miriadi di tronchi dissanguati dal ferro del resiniere1 con le innumerevoli sue piaghe di continuo rinfrescate e allargate1 con il perpetuo suo gemito aulente1 era come il silenzio d'una moltitudine dolorosa che non si lagna perch accetta il suo cmpito e la sua pena4 ,e io compresi quella parola d'avvenire1 che dice come la natura sia per trasformarsi a poco a poco in cerchio spirituale e il tutto sia per sublimarsi in anima4 ,chi anche ha parlato di membra mistiche dell'uomo8 ,in qualche ora sembra che noi non riconosciamo taluno degli atti pi consueti della nostra vita corporale4 ,come camminavamo1 l'uno a fianco dell'altro1 sul sordo sentiero coperto dagli aghi dei pini8 ,non v'era divario tra il passo del vecchio e il mio1 perch il nostro passo non era delle nostre ossa1 dei nostri muscoli1 dei nostri tendini4 ,se bene andassimo davanti a noi1 io aveva in me il sentimento di volgere indietro quel che pi di me ferveva1 come la face trasportata rovescia la cima della sua fiamma4 ,gli occhi del mio amico erano appena rasciutti2 e il luogo1 ove il consumato ,amore aveva pianto1 e l'evento avverato erano gi come avvolti in un velo di memoria1 i cui lembi ondeggiavano verso la mia pi fresca infanzia4 ,la commozione ancor mi teneva tutto1 la realt non soltanto era recente ma presente ancra2 e pure una parte di me faceva uno sforzo ansioso per ricordarsi di non so che altro1 per raffigurarsi non so che cosa di pi profondo e di pi dolce4 ,ma pu l'attesa avere la figura della rimembranza8 ,non parlavamo4 ,di tratto in tratto io lo guardavo con l'angolo dell'occhio2 e mi stupivo che un viso di tanta vecchiaia1 lavato dalle lacrime1 mi rammentasse per la sua espressione certi episodii patetici della fanciullezza3 uno tra gli altri4 ,un giorno avevo fatto piangere la mia cara sorella ,anna1 per un capriccio crudele2 e poi l'avevo racconsolata1 sbigottito1 perch ella era tanto sensibile che quando le accadeva di piangere1 anche per una cosa lieve1 pareva l'avesse colpita una sciagura irreparabile ed ella fosse per stemprarsi nel suo dolore4 ,vedendomi cos pentito e afflitto1 ella si sforzava di raffrenare il singulto e di rasciugarsi le guance4 ,e mi ricordo che io la presi per mano e la condussi per una rdola1 tra due campi di lino2 e avevamo con noi il nostro cane paziente ch'era stato la causa del litigio4 ,e di tratto in tratto io la sogguardavo2 ed ella1 per non farmi pi pena1 cercava di vincere il singulto ostinato che le scrollava il piccolo petto1 o1 come per togliergli l'acredine1 lo preveniva con un sorriso che si rompeva sbito4 ,e allora mostrava d'esser contenta di tutto quel cilestro del lino1 come s'io gliel'avessi donato2 e pareva che non io volessi rientrare nella sua grazia ma s volesse ella farsi perdonare4 ,e v'era nella sua attitudine tanta tenerezza e gentilezza che non potei pi sostenerla1 e mi feci tutto lacrimoso anch'io1 con suo sgomento4 ,non so perch1 questo ricordo mi rifior dal cuore mentre camminavo a fianco del vecchio4 ,e mi pareva di andare errando senza mta per un paese che io non conoscessi2 ma egli sapeva la sua via4 ,ci ritrovammo a pi della duna ove sorge la ,cappella1 e salimmo1 tra i giovani pini1 sino al limitare4 ,egli non disse alcuna parola per invitarmi a entrare nel suo rifugio4 ,mi tese la mano1 e mi diede la sua amicizia come nella ,domenica delle ,palme si d il rametto d'ulivo su la porta della chiesa azzurra d'incenso4 ,portando meco la cosa preziosa1 discesi la china1 mi dilungai per la ,landa4 ,era prossima l'ora del vespro1 ma l'aria pareva non rattenere della luce se non le particelle d'argento4 ,di l dalla selva non scorgevo i lidi1 ma ricevevo la quiete della bassa marea2 che come quando la febbre decade nel polso cui vien sottratta qualche oncia di sangue4 ,non avevo mai sentito vivere gli alberi di tanta doglia4 ,taluno aveva un sol taglio nel piede2 altri l'aveva sino a mezzo il tronco scaglioso2 altri portava una ferita viva accanto a una rammarginata2 altri era svenato a morte1 con solchi che incavavano l'intero fusto simili alle scanalature nella colonna dorica4 ,e il succo vitale stillava e colava per tutto3 i vaselli d'argilla n'erano colmi4 ,qualche resiniere ancra s'attardava a rinfrescare una piaga2 e s'udiva risonare il ferro nel vivo1 senza lagno4 ,ciascun albero aveva il suo martirio1 quasi che in ciascuno abitasse uno spirito avido di soffrire e di sanguinare come l'eroe divino da me eletto4 ,e in quella sera feci l'invenzione del ,lauro ferito4 ,il corpo di ,sebastiano si distaccava lasciando tutte le frecce nel tronco del lauro d',apollo4 ,le asticciuole scomparivano nella carne miracolosa come un vanire di raggi4 ,rivivrai1 rivivrai6 ,ritornerai6 gridavano gli ,adoniasti4 ,d'allora innanzi il mio novello amico mi visit sovente4 ,come io faceva di notte giorno1 egli soleva venire su la fine del pomeriggio1 quando ero per accendere il mio fuoco4 ,mi ricordava il principio dell'inno di ,sant',ambrogio ,ad completorium3 ,te lucis ante terminum444 ,entrava in punta di piedi1 parlando a voce bassa1 come nell'oratorio4 ,temeva di turbare il silenzio e di smuovere le cose invisibili che si nutrivano d'esso4 ,restava seduto per breve tempo dinanzi al camino2 e io vedevo dalla mia tavola la sua testa d'antico ,donatore inginocchiato nell'angolo d'una pala d'altare inclinarsi di sotto alle statuette dei ,piagnoni funerarii4 ,egli pareva essere per me il messaggero e l'interprete di quell'et da cui avevo raccolta una forma d'arte caduta in dissuetudine per rinnovellarla4 ,ma forse egli era assai pi antico1 e aveva partecipato a quel pellegrinaggio che si part da ,bordeaux nell'anno #ccc seguendo l',itinerarium ,hierosolymitanum1 come io gli dicevo per motteggio4 ,per nelle sue stationes e mutationes a traverso i secoli egli doveva essersi attardato pi lungamente in quella immobile serenit che splende nella ,passione di ,bourges come nelle metope arcaiche d'un tempio greco4 ,egli ne portava tuttavia l'illuminazione su la sua fronte4 ,e1 se vero che tutte le cose certe sono vive e tutte le incerte sono morte1 la sua meravigliosa certezza lo poneva di l dalla vita come una creatura compiuta e immutabile4 ,m'appariva dal suo discorso ch'egli considerava la storia del mondo come la rappresentano le cattedrali della terra di ,francia4 ,a simiglianza dei maestri marmorai e vetrai1 egli credeva che1 dopo l'avvento di ,ges1 non avesse il mondo avuto altri grandi uomini1 se non i confessori i dottori e i martiri4 ,nel suo spirito come nel santuario1 i conquistatori e i vincitori avevano il luogo pi basso4 ,cos nelle vetriere essi sono genuflessi ai piedi dei ,santi1 piccoli come fantolini1 gracili come i fili d'erba nelle commessure dei gradini sacri4 ,persisteva in lui la coscienza di quegli che compose lo ,speculum historicum facendo la minor parte agli imperatori e ai re1 la massima agli abati1 ai monaci1 ai pastori1 ai mendicanti4 ,per lui1 come per il domenicano protetto da ,san ,luigi1 i pi alti fatti non erano i trattati le incoronazioni e le battaglie ma la translazione d'una reliquia1 la fondazione d'un monastero1 la guarigione d'un ossesso1 la beatificazione d'un eremita4 ,la tremenda lotta moderna1 combattuta con i congegni pi perigliosi e con le volont pi crudeli1 aveva per lui la medesima importanza ch'ebbe per ,vincent de ,beauvais la grande giornata di ,bouvines1 posta modestamente tra l'istoria di ,santa ,maria d',oignies e l'istoria di ,san ,francesco poverello4 ,simile a quei pellegrini che traversavano gli eserciti nemici avendo per solo salvacondotto in sul cappello il piombo effigiato di ,san ,michele del ,periglio o di ,sant',egidio di ,linguadoca1 egli passava immune a traverso il secolo d'acciaio4 ,anche dinanzi ai traffici della sua citt operosa e danaiosa egli doveva aver di continuo negli occhi quella parete del ,camposanto di ,pisa ove un nostro pittore -- che fu1 quanto lui1 divoto di ,san ,domenico -- dipinse la ,tebaide degli anacoreti come un mondo verace in un mondo fallace4 ,e la ,via lattea certo era pur sempre per lui il cammino di ,san ,iacopo1 e i bagliori in cima agli alberi delle navi erano i fuochi di ,sant',elmo2 e ,san ,medardo era ancra il signore dell'utile pioggia4 ,e nulla d'angusto1 nulla di meschino s'accompagnava in lui a questa ingenua fede4 ,la sua indulgenza era grande come la sua disciplina4 ,egli era venuto verso me con abondanza di cuore non certo attratto da odor di santit ma solo dal pregio di un'anima sempre vigile2 perch una povera serva gli aveva detto che io consumavo nelle mie notti pi olio d'oliva che non ne bisognasse alla lampada perpetua della ,cappella4 ,e la finezza della sua mente corrispondeva alla delicatezza del suo cuore4 ,un nobile ritegno governava ogni suo atto e ogni sua parola1 quando egli era per appressarsi all'intima vita dell'amico4 ,non prodigava i consigli1 anzi non ne dava quasi mai2 ma la sua semplice presenza era un soccorso coperto4 ,vidi un giorno su la collina di ,francavilla1 in un sentiero selvaggio che conduceva al ,convento ove col mio grande e puro ,francesco ,paolo ,michetti mi credo aver vissuto i miei giorni migliori1 vidi un giorno a maraviglia per una proda il tronco tagliato d'un vecchio alloro rimettere un gran numero di germogli che al lor nascere avevan l'aria di sprizzare dal legno come faville verdi4 ,ogni volta che passavo1 il tronco pareva cangiare tutte quelle cimette vive in lingue loquaci per dirmi3 ,non disperare1 non disperare4 ,non altrimenti risfavillava di sempre fresca speranza il mio amico4 ,egli conosceva la sentenza e la vignetta dell',ars moriendi4 ,havvi un sol fallo grave al mondo3 il fallo di chi dispera4 ,ben pi colpevole fu ,giuda in disperare che il ,giudeo in crocifiggere ,ges4 ,e1 quando andava a visitare i poveri1 gli infermi1 i prigionieri e ogni sorta di peccatori in angustia1 soleva dire che quattro ,santi l'accompagnavano3 ,san ,pietro il qual rinneg tre volte il suo ,maestro2 ,maria ,maddalena a cui tanto pes la sua carne impura2 il persecutore ,san ,paolo che ,iddio convert con la folgore2 il buon ladrone che non si pent se non nelle braccia della croce infame4 ,come taluno dei nostri ,beati italiani1 egli conciliava in s quei doni che appartengono alla vita contemplativa con quei doni che appartengono alla vita attiva poich tutti procedono da uno spirito stesso4 ,per lunghi anni nella sua citt natale egli govern le corporazioni cattoliche pi operose1 ed esercit la carit con tal larghezza da meritare il soprannome d',elemosinario4 ,dispersit1 dedit pauperibus4 ,don grandemente1 e senza contare1 e sempre di nascosto4 ,non so s'egli abbia mai ricoverato nel suo letto un mendicante1 come quel ,blaise ,pascal del quale ignor sempre i tormenti le vertigini e le febbri2 ma pi volte1 come un servo umile e pronto1 rigovern la casa de' suoi poveri e de' suoi malati4 ,quegli che aveva tanta luce su la sua fronte1 amava aver tanta ombra su le sue mani6 ,per lui non era detto gi3 ,nesciat sinistra tua quid faciat dextera tua1 ma era detto3 ,non sappia la tua destra quel che la tua destra d4 ,quando la segreta elemosina ebbe di molto assottigliato il suo patrimonio1 lo punse carit dei figli1 ch'ebbe numerosi e ben nati4 ,divise tra loro il rimanente1 avendo altrove conquistato una indivisibile signoria2 e si ritrasse nella ,landa ad abitare seco4 ,che cosa debba fare colui che seco abita1 egli lo sapeva dall',antico ma meglio dalla sua stessa aspirazione4 ,secum purgatur1 orat1 legit1 et meditatur4 ,divotissimo era di ,san ,domenico2 e sotto il vocabolo del sublime amico di ,san ,francesco posto il tetto ch'egli mi concesse4 ,per umilt egli volle andare ad abitare nell'antica infermeria dei ,padri ,domenicani1 che aveva ricomperata a causa d'amore4 una bruna casipola di legno1 tra l'ombra della ,cappella e l'ombra della pineta4 ,in quella scelse la stanza pi modesta1 sapendo che la cella di continuo abitata diventa dolce4 ,quando la ,landa rombava come l',oceano1 allo sforzo del vento1 egli credeva essere sopra un vascelletto in punto di salpare per l'ultimo viaggio4 ,ma quando l'oro primaverile colava sul balcone gi dal minuto crivello dei pini e gli uccelli facevano il lor concerto1 quella era la casa lieve ch'io m'avevo sognata pi d'una volta1 era la casa in sul ramo1 lieve1 sonora1 pronta4 ,aveva quivi trasportato un piccolo organo da mantici1 perch amava la musica sacra e sonava con grazia qualche mottetto4 ,come quel soave domenicano ,enrico ,suso1 egli si piaceva di chiamarsi il servitore2 e1 come lui1 doveva certo ogni mattina1 svegliandosi all'ora della ,salutazione angelica1 udire entro di s una voce cantare nel modo minore le parole3 ,maria1 la ,stella del ,mare1 ecco1 si leva4 ,un giorno1 entrando1 lo trovai assopito davanti alle due tastiere2 e trattenni il piede e il respiro per non isvegliarlo1 tanta beatitudine mi appar nel suo volto4 ,ripensai a quel ch'egli m'aveva narrato del giovine ,suso4 ,forse anch'egli sognava d'essere nel mezzo del concerto celeste a cantare il ,magnificat2 e la ,vergine gli veniva incontro e1 per segno d'aver gradito un'offerta di rose1 gli comandava di cantare il versetto3 ,o vernalis rosula6 ,fin dalla sua prima visita1 fin dall'ora di quel pianto repentino che rimase in fondo alla nostra amicizia come non so che misteriosa freschezza1 credo ch'egli sperasse di volgermi all'esercizio della preghiera secondo il suo rito4 ,ma non mai1 neppure per un attimo1 assunse aspetto e tono di convertitore4 ,aveva un suo modo gentilissimo di farmi sentire che v'era fra noi un bel segreto1 del quale non conveniva ragionare4 ,talvolta1 se qualche mia parola giusta lo toccasse1 mi guardava intento1 sospeso1 con uno sguardo singolare in cui pareva quasi direi trasposta l'attenzione d'un'orecchia inclinata1 fattosi somigliante a tale che abbia udito un suono rivelatore e ne segua le onde per ansia di riconoscerlo4 ,talvolta anche1 in certe pause1 mi dava imagine di un uomo che1 stando in una contrada al principio della primavera quando i succhi cominciano a muovere1 si ponga in ascolto per desiderio di cogliere la melodia indistinta della linfa che in breve trasfigurer ogni creatura abbarbicata alla terra4 ,cos la sua illusione spiava in me l'opera interiore della ,grazia4 ,lo raggio della grazia in che s'accende verace amore1 e che poi cresce amando444 ,gli parlavo di ,dante2 e mi commoveva la sete ch'egli aveva di quella gran fonte4 ,un giorno gli raccontai come io avessi contemplata nella cattedrale di ,amiens la ,speranza scolpita in quel modo che il ,poeta la canta nel ,paradiso quando ,beatrice nell'ottavo cielo gli mostra il barone per cui laggi si visita ,galizia1 e ,san ,iacopo lo esorta3 ,di' quel che ell'4 ,dante e l'ignoto marmorario avevano fedelmente tradotto1 l'uno nella terza rima1 l'altro nella materia dura1 la diffinizione che della ,speranza d nel ,libro delle sentenze un teologo di ,francia1 ,pierre ,lombard vescovo di ,parigi4 ,spes est certa expectatio futurae beatitudinis4444 ,spene diss'io uno attender certo della gloria futura444 ,il mio amico rest lungamente pensoso di quella rispondenza fra la cattedrale di pietra e la cattedrale di parole1 l'una sorta nella sua terra e l'altra nella mia4 ,pareva che io gli avessi pi avvicinato ,dante e gli avessi scoperto nell'ardua mole gotica un punto misteriosamente sensibile in cui potessero i nostri spiriti convergere e comunicare4 ,alla fine del nostro colloquio 7il vento occidentale squassava tutta la ,landa e l'immenso fragore dell',oceano faceva sembrar fragili tutte le cose7 egli mi pos le mani su l'uno e su l'altro mero1 mi guard con la sua anima nuda emersa a fiore del suo viso diafano1 e mi chiese3 ,quando8 ,quando8 ,era in me quella malinconia potente in cui il cuore batte pi robusto e pi celere4 ,gli dissi1 con dolcezza figliale3 ,io sono nato per vedere1 per ricordarmi e per presentire4 ,poi soggiunsi3 ,e forse attender me stesso fino alla morte4 ,rimanemmo qualche tempo senza visitarci1 perch io ricominciai a vegliare la notte e a dormire il giorno4 ,egli sapeva che la mia lampada era accesa e che avevo in serbo molto olio nel mio orcio4 ,lo sposo dell'anima suole a mezza notte venire4 ,guarda che a dormire non ti truovi4 ,una sera dello scorso febbraio1 dopo compiuto l'anno dall'ora del pianto e del legame1 uno de' suoi figli mi giunse1 inatteso2 e mi disse3 ,mio padre vuole vedervi4 ,non ha che qualche settimana o qualche giorno di vita4 ,esauditelo4 ,,xv ,,aprile ,,mcmxii ,quando entrai nella piccola infermeria domenicana1 al primo sguardo conobbi che l'uomo da bene aveva gi abbracciata la nostra suora morte corporale e se la teneva ben sensata contro il suo petto4 ,primamente1 non veduto1 lo vidi in uno specchio4 ,una donna1 dolce e severa1 che poteva essere ,sant',anna col suo mazzo di chiavi appeso al fianco1 m'aveva condotto sul verone di legno ove s'affacciava la camera dell'infermo2 e s'era ritratta1 per lasciarmi solo con lui1 per non farsi testimone inopportuna del nostro turbamento4 ,nell'appressarmi alla soglia1 scorsi su la parete lo specchio e dentrovi1 dentro quella specie d'orrore inaccessibile e rischiarato1 il vecchio che stava seduto1 intentissimo1 tenendo ambe le mani premute su l'atroce ospite carnale che gli rodeva la bocca dello stomaco4 ,mi soffermai1 con uno spaventoso tremito nel cuore1 perch veramente dentro quel vano la morte era visibile come nelle ,danze macabre1 e tutta l'imagine veramente era di l dal velo4 ,egli alz le ciglia e sussult abbandonando le mani su le ginocchia1 perch mi scoperse anch'egli nella spera e mi vide venire a lui non dalla vita diurna1 non dall'aria e dalla luce1 ma dal fondo di quel pallido sepolcro4 ,e1 com'entrai1 mi parve non di varcare una soglia comune ma di superare un limite tremendo4 ,non conosco1 nella storia della santit1 una preparazione al transito pi bella di questa4 ,san ,francesco1 pur conversando con la sua suora infermitade1 lasci che i medici tentassero di combatterla4 ,riconobbe d'aver sempre trattato troppo duramente il suo corpo e mostr di pentirsene4 ,giubila1 frate corpo1 e dammi perdonanza2 che or mi conviene satisfare a' tuoi disii4 ,i dottori pontificii1 a ,fonte ,colombo1 gli cavarono sangue1 lo vessicarono e cauterizzarono4 ,col ferro rovente gli affocarono le tempie1 mentr'egli pregava frate focu che soffrire non lo facesse oltre sopportazione4 ,ad ,assisi1 nella casa del ,vescovo1 di continuo lo curava il medico aretino4 ,di tratto in tratto era preso da qualche strana voglia e mandava in cerca i suoi frati che talvolta1 come nella notte del prezzemolo1 s'impazientivano4 ,alla ,porziuncola ,giacomina ,settesoli gli apprest quella vivanduzza romana prediletta1 quel camangiare di mandorle1 che durante la malattia aveva spesso desiderato4 ,dopo1 sentendo prossima la fine1 si fece spogliare d'ogni vestimento e colcare su la terra ignudo4 ,il mio amico dedusse quest'ultimo esempio fin dal principio1 non pel suo corpo ma per l'anima sua4 ,spogliato di tutto egli era come mi pareva non potesse mai uomo spogliarsi4 ,e non gli restava se non quella nuditate d',amore oltre la quale1 in paragone di purezza1 v' soltanto la prima luce del mattino4 ,vidi presso di lui il volume della ,imitazione chiuso4 certo quello il trattato del totale spogliamento3 riduce in un pugno di polvere la sostanza in cui l'uomo pi si compiace1 e senza piet separa l'uomo da ogni diletta cosa che non sia il compiuto amore4 ,egli non aveva pi nulla da apprendere in quel libro3 perci era desso quivi chiuso1 e senza segnali4 ,ed egli l'aveva tanto praticato e meditato non soltanto come il libro dell'eternit1 ma come quello ch'era nato dalla disciplina della sua stirpe sotto l'ogiva di ,francia1 vera conoscenza e virtute d',occidente4 ,n gli restava alcun dubbio intorno a tale origine2 talch una volta ch'egli vide il mio esemplare col nome di ,tommaso ,kempis1 scosse il capo4 ,soleva dire1 non senza finezza1 che l',imitazione franceseggia in latino4 ,vi riconosceva trasposti i modi e le cadenze della prosa ,francesca1 e talvolta la levit d'un orecchio che aveva ascoltato la voce dell'allodola paesana4 ,nelle lunghe settimane di patimento1 dal giorno in cui l'insonne cancro incominci a morderlo per finirlo1 sino all'ora in cui perse la parola terrena per un altro linguaggio1 non dimand d'essere medicato n alleviato1 non volle intercessore tra l'infermit e la carne1 non chiese che le sofferenze gli fossero attutite ma soltanto che con esse gli fosse accresciuta la forza di sostenerle4 ,courage1 courage1 mon me6 diceva nello spasimo4 ,encore un peu1 mon ,dieu6 ,faites-moi souffrir encore un peu1 mais donnez-moi la force de supporter la souffrance4 ,quando il morso diveniva meno atroce1 egli si faceva gaio e arguto2 non soltanto sorrideva ma anche rideva d'un riso schietto4 ,come dalla citt i suoi molti figliuoli e i suoi nipoti numerosissimi e i famigliari suoi devoti venivano a visitarlo1 ciascuno adduceva1 per giustificare la visita insolita1 un pretesto pi o men verisimile1 credendosi di illuderlo4 ,egli ben sapeva che quelle erano visite di funebre commiato2 e un giorno ch'io ero l1 tra quegli affettuosi dissimulatori1 l'udii motteggiare con s vivace grazia che veramente le pi celebri delle parole stoiche mi sembrarono cosa ruvida e grossa4 ,una notte di marzo la figliuola maggiore1 ch'era venuta a trattenersi nella casa per assisterlo1 dal suo letto ud nella camera del padre un gran ridere4 ,attonita e un poco sbigottita1 si lev e and a origliare4 ,l'ottimo abate ,eugne de ,vivi1 rettore della parrocchia1 consolatore intrepido1 aveva voluto vegliar l'infermo nel martirio notturno4 ,aiutandolo egli a sollevarsi dal guanciale per l'orribile rigurgito che lo travagliava1 una inattesa facezia del sofferente aveva suscitata quella ilarit concorde4 ,ripensai quel rimbrotto di ,frate ,elia1 quando ,san ,francesco giaceva al ,vescovado in custodia e voleva che ,frate ,agnolo e ,frate ,leone gli cantassero ogni ora le laudi di nostra suora morte per rallegrarsi nel ,signore4 ,hacci la scolta alla porta2 e niuno vorr credere esser tu un santo uomo1 udendo del continovo cantare e sonare nella tua cella4 ,finch la volont pot comandare le membra affievolite1 si trascin ogni mattina alla ,cappella per ricevere il pane eucaristico2 del quale solo sembrava nutrirsi1 non prendendo nella giornata se non qualche sorso di latte o il succo di qualche frutto4 ,sbito dopo la comunione1 si ritraeva1 non avendo pi la forza di assistere alla messa4 ,l'ultima volta ch'egli varc la soglia santa1 non ebbe neppure la lena per appressarsi alla mensa di ,cristo4 ,sfinito1 fu costretto di sedersi2 e il prete scese dall'altare e and a portargli l'ostia vivente4 ,come da quel punto nessuno sforzo di volont pi valse1 si comunic per viatico1 sino al ,venerd ,santo4 ,comprendemmo qual fosse la sua segreta e inebriante speranza quando ripeteva3 ,encore un peu1 mon ,dieu6 ,faites-moi souffrir encore un peu6 ,egli sperava di poter vivere sino alla ,settimana di ,passione1 sperava di poter congiungere la sua agonia e la sua morte all'agonia e alla morte del ,salvatore4 ,fu esaudito4 ,il giorno che ricevette il sacramento della ,estrema ,unzione1 mand per me4 ,egli aveva preso ad amarmi pi che s'io gli fossi stato figliuolo unico4 ,i suoi prossimi si stupivano nel vederlo tanto illuminarsi quando gli apparivo4 ,i suoi occhi si volgevano a me interrogandomi1 cos pallidi che parevano aver perduto quel poco di cilestro a forza di fisare chi sa qual bianchezza abbagliante4 ,sempre i famigliari1 se erano presenti1 escivano l'un dopo l'altro perch rimanessimo soli4 ,per non affaticarlo1 non lo lasciavo parlare n gli parlavo con le labbra4 ,stando al suo fianco1 seduto1 in silenzio1 non mi peritavo di guardarlo intentamente1 tanto m'attraeva la bellezza del suo mistero4 ,lo sentivo morire e vivere4 ,il suo viso nella macie era come un teschio palese1 ricoperto d'un tenue velo di fuoco bianco4 ,non so dov'egli fosse per trapassare e per ricominciare2 ma certo che1 tacendo1 simile a un tessitore in sogno1 tesseva con la sua morte una vita che non era come la mia vita4 ,la mia vita1 che la mia passione e il mio orrore1 la mia vita1 che mi rapisce e mi ripugna1 si moltiplicava con un'abondanza vorticosa come quando ascolto tra la folla le sinfonie dei grandi maestri4 ,l'amore il dolore e la morte rimescolavano l'oceano della mia musica con braccia titaniche indistinguibili4 ,talvolta il morituro prendeva il mio polso e lo teneva nella sua mano sul sostegno della seggiola4 ,allora soffrivo d'avere tuttavia tanto sangue1 e cos rapido4 ,mi ritornava il senso del mio corpo1 accompagnato da un'angoscia che doveva essere simile allo sforzo vano del generare1 quando ne stilla un sudore quasi di tramortimento4 ,e non m'ero mai sentito tanto potente e tanto miserabile4 ,amico1 gli parlavo in silenzio ho avuto molte primavere travagliate1 ma non una come questa4 ,so quel che mi significa la dimanda dei vostri occhi buoni1 ma non so che rispondere4 ,le parole che talvolta mi salgono alle labbra1 non oso proferirle2 anzi oppongo al loro impeto i denti serrati1 perch temo di perdermi e di non potermi pi ritrovare4 ,nondimeno mai1 da che vivo1 non ebbi un istinto e un bisogno di mutazione tanto profondi e agitati4 ,un giorno1 ahim1 molto lontano1 nel ,camposanto di ,pisa1 che sembra illuminato dal crepuscolo di quella luce verso cui siete vlto1 meditai su me medesimo tra i due neri cipressi nati dal seno della morte2 e mi parve che1 se avessi dovuto cominciare la mia vita nuova1 avrei scelto per luogo del cominciamento quel divino chiostro alzato dall'arte della mia razza non tanto per serbare la terra del ,calvario quanto per contenere tra i quattro portici una larva dell'albore immobile ch'era intorno alla ,croce4 ,forse avverr che quivi un giorno io rechi il mio spirito1 fuor della tempesta1 a mutar d'ale4 ,e da quel giorno un'alta creatura eletta da me1 per me perduta1 a lunghi intervalli1 a traverso le vicende e le lontananze1 mi manda il messaggio di quelle tre parole3 ,mutar d'ale4 ,il mio presentimento dunque divenuto un comandamento di ferro e di diamante8 divenuto alfine la raggiante e lacerante necessit8 ,e la sorte mi mand fuor della mia terra1 verso questo paese occidentale di sabbia e di sete1 che non se non un deserto imboschito1 perch la vecchia spoglia mi fosse tratta dalla mano d'un vecchio morente in verit di santit8 ,come la spogliazione dei beni vani fu agevole e quasi senza ombra di rammarico6 ,si vide che la magnificenza del mio vivere non era nei miei velluti e nei miei cavalli4 ,un branco di scimmie calpest e distrusse non senza tardit quel che forse1 o prima o poi1 avrei distrutto io medesimo in un'ora1 per far largo intorno al mio pensiero impaziente4 ,mi parve che il modo mi offendesse1 e m'accorsi che non ero offeso in alcun modo4 ,avendo perduto qualche bel legno tarlato1 qualche bel vetro incrinato1 qualche bel ferro arrugginito1 entrai nel possesso di questa pi bella verit3 esser necessario bruciare o smantellare i vecchi tetti1 sotto i quali abitammo in carne o in ispirito4 ,soltanto mi furono tolti il giubilo e l'orgoglio della volontaria arsione4 ,or1 quando c'incontrammo1 io non aveva se non gli strumenti del mio lavoro1 la mia lampada fornita1 e una vecchia serva che nel servire era pi nobile dell'antica regina dal pi d'oca4 ,ahi1 non questo era l'essenziale4 ,dopo aver tutto ottenuto per ingegno1 per amore o per violenza1 bisogna che tu ceda tutto1 che tu ti annienti4 ,ma che cosa tutto per me8 e quale la condizione dell'annientamento8 ,so che1 per farmi nuovo1 io non debbo obbedire a una parola gi detta ma a una parola non ancor detta4 ,so che la povert e l'amore della povert non hanno alcuna efficacia spirituale nella conquista ch'io son per intraprendere4 ,ma il ,cristo ha veramente detto tutte le sue parole8 ,mai ,ges mi fu pi vicino1 e mai n'ebbi un senso tanto tragico4 ,in un libro disegnato or quindici anni1 sacro e sacrilego1 io imaginavo che il bellissimo nemico discendendo dal ,golgota dopo il supplizio entrasse nella casa della ,veronica e quivi s'intrattenesse con la pia donna a parlare misteriosamente del ,re crocifisso mentre nell'ombra la ,faccia divina e dolorosa splendeva di sudore e di sangue nel sudario spiegato4 ,dal giorno del vostro pianto1 agli interni miei colloquii col mio nascosto nemico assiste nell'ombra il sudario della ,veronica4 ,ora sento continua sopra il mondo la presenza del sacrifizio di ,cristo2 e sento per ci in confuso la mia voce e le mie azioni diversamente ripercuotersi1 come quando taluno con gli occhi bendati entra sotto una ignota cupola sonora4 ,ma chi trover il luogo dell'eco perfetta e l'accento giusto per la grande ripercussione8 ,da ,ferrara1 in un giorno di novembre1 mi mossi per cercare un'eco famosa4 ,camminai per un viale di platani1 lungo un argine verde e molle tutto sparso di foglie lionate4 ,avevo in me l'inquietudine della divinazione2 e di tratto in tratto1 credendomi di riconoscere il punto1 gettavo un richiamo2 e ogni richiamo rimaneva senza risposta2 e ogni volta pi mi cresceva una sorta di tristezza fastidiosa e inutile1 perch cercavo un che di divino e il grido era meccanico1 la parola di prova era quasi risibile4 ,allora giunsi a un piccolo poggio verde che ha il nome di ,montagnola2 e quivi era a diporto una compagnia di giovani cappuccini1 condotta da un frate barbuto1 e le tonache dei novizii avevano lo stesso colore delle foglie sparse per l'erba4 ,mi rivolsi al frate per dimandargli novelle dell'eco2 ed egli n'aveva una memoria vaga1 come di cosa scomparsa4 ,solo sapeva di certo che laggi un muro era crollato in una casa visitata dall'incendio4 ,i novizii tonduti rimasero pensosi4 ,la luce su la campagna infinita era come quella che passa a traverso gli alabastri4 ,vagai ancra intorno al poggio e per gli argini chiamando1 provando2 e il tono della mia voce mi faceva soffrire1 tanto era lontano da quello della mia anima ed estraneo al mistero che perseguivo4 ,nondimeno la qualit del mio scontento era nuova e mirabile4 ,tornai su le mie orme1 pei viali molli d'acqua piovana4 ,la pianura era senza fine come il cielo4 ,una campana sonava alla ,certosa4 ,rividi sotto il poggio le foglie e le tonache fulve4 ,m'appressai4 ,i novizii erano assorti e taciturni2 e qualcuno aveva in bocca qualche filo d'erba e1 tenendo gli occhi bassi1 mi pareva che sentisse con le palpebre la freschezza della sua anima4 ,io dissi3 ,non c' pi6 ,forse morta4 ,era la pi bella del mondo4 ,i novizii erano pieni d'ansia1 e forse di miracolo2 e mi pareva che inclinassero verso la terra un orecchio musicale4 ,ma il frate mi disse1 placido3 ,a ,san ,francesco ve n' una sotto la cupola1 che ripete ,ave tre volte4 ,certi ricordi chiedono di essere interpretati come le visioni2 ma dov' il mio interprete8 ,e1 se voi ora per me sollevaste il velo1 che scoprireste se non la vostra certezza8 ,certo1 da una limitazione pu nascere la pi vasta vita2 e una mutilazione pu moltiplicare la potenza1 come sa il potatore4 ,certo1 qualche parte di me dorme ancora un profondissimo sonno2 e me la rivelano in certi mattini i sogni non interpretati4 necessario che io faccia luogo in me a ci che sorger da quel risveglio4 ,ho talvolta il sentimento delle interne mie lontananze come l'ha di queste ,lande lo svenatore di pini4 ,preparo l'arme acconcia perch anch'io1 entrato nel folto1 possa aprire nuove ferite onde sgorghi l'aroma e possa mantenerle sempre aperte4 ,tale l'insegnamento della ,landa4 ,ora a ciascun mio pensiero aderente un altro pensiero1 oscuro4 ,cos nella cattedrale notturna le colonne sono illuminate da una sola banda1 perch la lampada arde in una sola navata4 ,bisogna che io accenda all'altra banda un'altra lampada1 ma senza spegnere la prima4 ,ho paura di spegnerla4 ,debbo vincere questa paura8 ,e chi m'afferma che diverr pi forte8 ,se mi ritrovassi ottenebrato o diminuito8 ,lo so4 ,gli uomini non edificheranno nuovi templi per nuovi culti4 ,il prodigio unanime della cattedrale non si rinnover4 ,ma il dio medesimo1 che l'ha rempiuta1 pu un giorno apparirvi con un aspetto per la seconda volta trasfigurato1 affacciandosi alla grande ,rosa nell'ora in cui dietro lei suole coricarsi l'astro come al confino d'una foresta4 ,simile alla foresta1 la cattedrale d',occidente pu essere penetrata in tutte le sue fibre secolari dalla forza d'una primavera inaudita4 ,quale avvenire osservano i ,profeti protesi d e notte come vedette e scolte dai contrafforti del ,duomo picardo ove riconoscemmo scolpita la ,spene di ,dante8 ,la pietra commessa e alzata1 come quella1 al suono degli inni1 ha in s l'infinito del canto3 non pu contenere una fatalit compiuta e immota ma s l'aspirazione a una bellezza di continuo perfettibile4 ,non vi fu1 di l dal torrente di ,chedron1 nell',orto degli ,ulivi1 un apostolo ignoto che si un agli ,undici per ricompire il numero1 e non dorm n la prima n la seconda n la terza volta8 ,tra tutte le persone della tragedia di ,cristo due m'attrassero sempre pi d'ogni altra1 le pi misteriose3 ,lazaro di ,betania tornato del buio e il giovine dalla sindone4 ,non avete mai pensato chi potesse mai essere quel giovine amictus sindone super nudo1 del quale parla il ,vangelo di ,marco8 ,e tutti1 lasciatolo1 se ne fuggirono4 ,e un certo giovine lo seguitava1 involto d'un panno lino sopra la carne ignuda1 e i fanti lo presero4 ,ma egli1 lasciato il panno1 se ne fugg da loro1 ignudo4 ,chi era quel tredicesimo apostolo1 che aveva preso il luogo di ,giuda nell'ora dello spavento e della grande angoscia8 ,solo egli vide il sudore cadere a terra simile a grumoli di sangue4 ,era minore di ,giovanni figlio di ,salome4 ,era vestito d'un vestimento leggero4 ,si fugg ignudo reiecta sindone1 nudus profugit ab eis4 ,nulla pi si seppe di lui nel mondo4 ,forse un giorno dir una imaginazione che di lui mi giunse4 ,in tali erramenti divagava il mio spirito1 per una specie di dormiveglia intimo ove le imagini pi rilevate si avvicendavano con ombre fluttuanti e il ritmo precedeva i pensieri1 come quando il sonatore cieco improvvisa su l'organo4 ,e la perplessit si avvicendava con la paura4 ,e smisurate masse d'anima erano smosse da taluna interrogazione appena distinta1 come quando la forza d'un tema entra nella sinfonia4 ,che avverr di me se io mi rendo interamente al vostro ,salvatore8 ,e poi tutto si abbandonava a una fuga dirotta1 come quando s'ode rintronare il lastrico sotto la carica dei cavalieri4 ,e gli uomini cadevano intorno a me guardandomi negli occhi1 come in sogno quando uno solo come moltitudine e un viso come mille e il cor supino pieno di memoria vertiginosa4 ,ciascun percosso parca gridarmi3 ,per chi m'uccidi8 ,ah1 ben io so6 ,era la materia della mia arte1 che si mescolava a quella della mia vita4 ,una voce della mia tragedia d'amore e di morte1 dell'opera che componevo nelle mie notti1 diveniva oscuramente la voce d'uno di quegli esseri incogniti da me contenuti4 ,l'andito nero per ove ci viene tastando con le mani1 come il cieco mendico2 ma posta ho in terra la lampada perch sotto la porta segni il segnale di luce4 ,or qualcuno tra la lampada e la notte4 ,con l'anima mia foggiavo due corpi pieni di nero sangue1 e vivevo tutto in loro1 per comprendere il peccato2 poich detto che non si possa veramente comprendere la bellezza del ,cristo senza comprendere il peccato4 ,ugo da ,este e ,parisina ,malatesta m'erano due esploratori di tenebre4 ,col peso della carne del mio cuore pesava il mio peccato4 ,e disse3 ,io so4 ,ma che paventi8 ,camminavamo verso il barlume di levante con la medesima ambascia4 ,anche per la nipote di ,francesca l'attesa aveva il volto della rimembranza4 ,questa pena di sudore ,ei sostenne1 perch da noi si spiccasse la febbre del peccato444 ,dici che sogno8 ,non so quando io chiusi gli occhi1 non so da qual mai lungo sonno io mi svegli2 non so1 non so di quale vita io viva1 in verit4 ,tutto ritorna dal profondo4 ,commessa fu la mia colpa1 patito il mio dolore1 sofferto il mio spavento2 sospesa fu la mia sciagura1 inflitta la mia morte4 ,non sogno1 o meschina1 non sogno3 mi rimemoro4 ,non vivo3 di mia vita mi sovviene1 mi sovviene di me come discesa nel mondo io sia pe' rami d'un nero sangue444 ,d'un tratto1 se bene la mano del morente avvolgesse il mio polso1 se bene io ne sentissi il gelo nella mia midolla1 un turbine mi separava da lui1 un turbine sorto dall'assito di quella camera quieta4 ,e bisognava che io mi levassi a seguitare una virt che s'era partita da me e aveva superata la soglia4 ,erano ancra su la tavola i fiori che avevo recati1 e i frutti d',italia4 ,erano le spesse arance siciliane1 del cui solo succo omai si nutriva il mio amico1 a stilla a stilla4 ,non pi ho bisogno dei vostri fiori e dei vostri frutti ma delle vostre preghiere4 ,allora discendevo nella ,landa carica di polline sulfureo1 lasciando dietro di me l'interlocutore silenzioso dei miei dialoghi affrontato col muro ove s'apriva il vano dello specchio inesorabile4 ,e1 come tutto in me era disposto al canto1 facevo le mie preghiere4 ,adunque il giorno che ricevette il sacramento dell',estrema ,unzione1 mi mand a chiamare4 ,come indugiai un'ora1 mand di nuovo4 ,pareva ch'egli fosse in grande ansiet4 ,salendo su per la duna1 mi soffermavo per contenere il battito e per guadagnare qualche istante4 ,intorno alla ,cappella era l'odore di quelle lacrime di ragia che sovente sostituiscono l'incenso e il belzuino nei turiboli delle ,lande4 ,quando fui sul verone di legno1 incontrai nello specchio il suo sguardo d'attesa4 ,mi spiava nel fondo del cristallo lugubre ove egli voleva essere testimone continuo del suo perire4 ,non stava gi nel suo letto ma tuttora seduto su la sua seggiola4 ,la sua santit era cresciuta di lume4 ,non soltanto egli era stato unto del crisma ma aveva anche ricevuto per messaggio la benedizione del ,pontefice di ,roma4 ,e una reliquia preziosissima era su la tavola1 presso di lui4 ,soltanto allora seppi ch'egli possedeva nel suo oratorio una scheggia della vera ,croce1 e che da anni le aveva consacrato una lampada perpetua4 ,non osai di sedermi1 se bene invitato4 ,qualcosa di lontano e d'inviolabile era in lui1 quasi che il vetro d'un tabernacolo lo proteggesse4 ,ma1 quando mi fis1 il pi umano tremito scompose le linee del suo viso spiritale1 cos ch'io tutto mi contrassi come a ricevere una percossa4 ,egli ritrov in s il soffio bastante a formare la parola e il discorso1 perch credeva di obbedire a un comandamento4 ,non poteva pi tacere1 non poteva pi attenersi alla muta interrogazione dello sguardo e all'allusione timorosa4 ,gi unto dell'olio santificato1 stava per entrare con ,dio in quel colloquio che non pi consente di volgersi verso l'uomo4 ,egli non aveva se non quell'ora1 sul limite del sepolcro1 per indirizzare in via di salute l'anima confidatagli dalla divina providenza4 ,questo diceva il suo tremito4 ,rare volte le mie radici ebbero uno scrollo tanto doloroso4 ,egli parl4 ,io volgevo le spalle alla luce1 e l'ascoltavo inclinato4 ,dietro di me la ,landa stormiva al vento di ponente1 e io era come ciascun albero e come la moltitudine4 ,potrei ottenere dalla mia anima la confessione di ci che per l'uomo inconfessabile1 ma non otterr mai ch'ella mi ridica quel che udimmo quivi4 ,allora il pianto fu pi forte della favella4 ,una creatura che pareva non aver pi sangue1 aveva ancor tante lacrime6 ,le mie mani erano tutte molli2 e il rombo di una catastrofe terrestre non m'avrebbe dato lo sgomento che mi dava quel singhiozzo senile1 lacerante come l'implorazione d'un fanciullo4 ,quel che v' di pi profondo in me pareva toccato1 e pure conobbi una nuova oltranza2 perch mi sentii baciar le mani6 ,cos l'umilt chiedeva l'umilt1 l'amore chiamava l'amore4 ,non so quale atto altrui1 nella mia vita1 abbia potuto pesare su me come pes quello4 ,per lunghe ore fui oppresso da una sofferenza quasi corporale1 come quando l'equilibrio della vita sconvolto dal germe d'una malattia ignota1 che somiglia al presentimento d'una sciagura senza nome4 ,e talvolta era come un rimorso confuso2 e talvolta era come un'atroce durezza che si formasse di tutta la mia sostanza fluida1 a quel modo che una corrente si congela2 e talvolta mi pareva che tutto me medesimo non fosse se non un impedimento enorme a me medesimo1 insuperabile1 contro cui non avessi potenza ma soltanto ira4 ,la sera1 sedato in parte il tumulto1 accesi la lampada con l'animo di sottopormi alla disciplina consueta4 ,avevo bisogno delle mie mani per continuare la mia opera4 ,le posai su le carte1 nel cerchio del chiarore1 per considerarle4 ,un gran sussulto mi scosse1 al ricordo recente4 ,e mi parve1 assai pi che altre volte1 vivessero d'una lor vita propria e quasi non mi appartenessero4 ,le sollevai e le guardai contro il lume3 un poco tremavano1 e tra le dita chiuse ardeva una linea rossa4 ,n'ebbi piet2 poi n'ebbi orgoglio4 ,nel pollice1 nell'indice e nel medio l'ultima fatica aveva approfondito il segno della penna4 ,pensai ai giovani pallidi e smarriti che me le avevano baciate d'improvviso1 me repugnante1 nell'ombra4 ,ma che cosa le mie mani dovevano a quell'atto del morente immacolato8 ,forse riposarsi1 e attendere il novel tempo4 ,non si riposarono4 ,lavorarono fino all'alba4 ,e in quella notte ,ugo disse3 ,non v'era in me pi forza n coraggio n soffio4 ,avviluppato in una nube d'angoscia1 profondato ero in un'onda amara e calda1 con l'orrore della sorte premuto su tutto me4 ,parole udivo escite da non so qual potenza1 nella notte senza vie4 ,la salvezza e il perdimento eran senz'occhi entrambi4 ,e tutto inevitabile era4 ,e non combattevo se non per te anche una volta1 se non pel mio vto1 non pi nel sangue ma nelle lacrime4 ,e disse ,parisina3 ,o mia vita1 o mia morte1 dove sei8 dove siamo8 ,siamo nel luogo profondo1 e la lampada dell'attesa arde in terra2 e suggellata la pietra su noi1 cementata1 afforzata con ispranghe di ferro444 ,ma di nuovo l'usignuolo cant1 con una melodia ancor pi alta dopo la pausa4 ,e l'amato implorava3 ,o voce forte e pura nella notte senza vie1 nel tremore spaventoso degli astri1 oh dimmi la parola ch' in me1 dimmi la muta parola che si sforza di separarsi dal mio cuore1 in vano1 con s crudel travaglio6 ,vivere1 vivere1 o morire8 ,dimmi6 ,morire o vivere8 ,e ,parisina allora disse3 ,la notte ha la sua via4 ,,xxiv ,,aprile ,,mcmxii mezzogiorno4 ,un'oscurazione di catastrofe si stende su la terra4 ,ogni cosa ha un aspetto notturno1 e sembra rivelar di s quel che non fu mai veduto per innanzi4 una notte non illuminata dalla luna1 n dalle stelle1 n dal primo fiato dell'alba1 ma da una lampada soprannaturale che spande un egual chiarore e non segna le ombre4 ,non so perch1 penso a quel che provai una volta entrando nella camera buia di un dormente1 con una lanterna cieca1 per osservare il segreto del suo viso nel sonno4 ,vedo nelle cose quella stessa impronta di verit interiore1 quello stesso segreto palesato4 ,non 1 pel mio spirito1 un giorno interrotto ma una notte scrutata a fondo4 ,l'anima della terra notturna1 ma la luce del sole la nasconde pi che non la nasconda la tenebra4 ,soltanto pu rivelarla la divinazione dei poeti1 che portano nel loro cuore un sole velato come quello d'oggi4 l'ora del meriggio1 e non v' luce e non v' tenebra2 ma le cose1 a questo lume di miracolo1 mostrano l'aspetto che debbono avere quando nessuno pu guardarle n riconoscerle4 ,milioni d'uomini in quest'ora volgono gli occhi verso il cielo e per passatempo1 a traverso il vetro affumato che simula ,io smeraldo neroniano1 spiano il contrasto del sole e della luna1 il disco violetto che sormonta la raggiera d'oro1 l'estrema falce solare che imita il novilunio4 ,ma il vero miracolo in terra4 ,se io guardo gli uomini1 li vedo smorti come i trapassati2 e i loro corpi non gettano su la sabbia pi ombra che non ne facciano i peccatori nella landa sabbiosa del ,terzo ,girone1 laddove scorrono le lacrime che il ,veglio goccia da tutte le fessure ond' vulnerato4 ,cos per questo silenzio1 lungo la sorda riva1 vedo venire la larva del ,poeta che sa l'asfdelo prato e i freschi mai4 ,e vorrei1 come il suo ,odisseo nella dimora del ,buio1 scavare nella sabbia una fossa ed empirla di sangue1 sicch egli potesse come ,tiresia abbeverarsi dello squallido sangue e dirmi infallibili cose4 ,sol dopo ci mi parlava il profeta incolpabile1 e disse3 -- ,tu mi ricerchi il ritorno di miele4444 ,ma il meriggio dell'anima si trasmuta1 a poco a poco perde di mistero e d'orrore1 vanisce come un sogno divino che al risveglio s'impigli e si stempri nel torbidume dei nostri sensi4 ,il disco violetto trascorre1 e l'astro diurno sembra riardere fumigando dall'uno all'altro corno4 ,la tenzone del sole e della luna ha termine4 ,ancra una volta la luce nasconde la vera faccia della terra1 e la cieca vita fa ingombro alla morte perspicace4 ,da questa vicenda celeste apprendo come l'eclisse1 nel mondo interiore1 possa essere rivelazione piuttosto che oscurazione4 ,la luce della nostra coscienza abituale non ci copre la nostra verit pi profonda8 ,se alcuna forza fin allora estranea s'interponga1 ecco che dentro a noi tutto si trasfigura e si manifesta4 ,il massimo degli eclissi la folla4 ,e che grandi e inopinate mutazioni e visioni da lei nacquero6 ,ma vi sono anche meravigliosi eclissi prodotti da una certa specie di pensieri dominanti che offuscano la coscienza fallace4 ,il comune linguaggio per non ha modi per significarli4 ,forse1 laggi1 un pescatore perduto su l',atlantico ha visto nel prodigio meridiano splendere ,espero4 ,un sentimento di lontananza rimasto in me2 che mi seconda mentre rivivo il giorno funebre4 ,mi sembra che l'istessa lampada soprannaturale illuminasse quel ,sabato ,santo1 quasi ritornato fantasma di quell'eclisse che in ciel fue quando pat la suprema ,possanza4 ,era uno di quei mattini oceanici in cui l'aria e l'acqua1 luna nell'altra convertendosi a vicenda1 sembrano formare un solo elemento inane4 ,grandi velarii pallidi sorgevano1 si dilatavano1 si laceravano1 cadevano a brandelli1 si rammendavano1 si ritessevano senza fine4 ,la ,landa pareva sollevarli e respingerli col suo fiato affannoso1 perch era travagliata dalla doglia della fecondit4 ,a quando a quando1 se spirava il ponente1 i lembi e le volute s'imbiutavano di fovilla1 s'ingiallivano del solfo arboreo4 ,talora una nuvola di polvere ferace rimaneva sospesa su le chiome dei pini4 ondeggiava1 dileguava per ispandersi altrove in piogge nuziali4 ,aerei entrambi1 il plline e la cenere si mescolavano1 come se il vento rapinasse i fiori e gli avelli4 ,e colui che aveva contuso il plline e la cenere nell'mpito dei suoi pi alti canti e divinamente comunicato all'una la virt dell'altro1 il poeta annunciatore e intercessore non anche era spirato in quel mattino1 se bene io lo credessi e vedessi gi composto nella sua finale santit4 ,ma1 mentre erravo di duna in duna seguendo il mio dolore che pareva sopravvanzarmi1 mi punse il cuore un'improvvisa sollecitudine dell'amico che ancora viveva l presso2 ed ebbi un desiderio ansiosissimo di rivederlo perfetto4 ,or il suo vto non era adempiuto8 ,non aveva egli omai accompagnato il ,redentore sino all'ultima stazione della ,via ,crucis8 ,passata era l'ora di nona1 l'ora del grande grido2 passato era l'antisabato2 ,giuseppe e4 ,nicodemo avevano tolto dal legno il corpo1 pstolo nel monumento e rotolata all'apritura la pietra4 ,come poteva ancor durare l'agonia del seguace8 fino al ,resurresso8 e oltre1 forse8 ,dal giorno dell',estrema ,unzione non ero pi stato a visitarlo4 ,perseverava in me il turbamento1 e non so che terrore indefinito4 ,la nostra amicizia terrena era chiusa tra quei due pianti1 quasi terra compresa da due riviere nate d'una sola sorgente come il ,let e l',euno4 ,da questa parte1 con virt discende che toglie altrui memoria del peccato2 dall'altra1 d'ogni ben fatto la rende4 ,ma1 pur trovandomi in paese di sete e sitibondo1 non m'attentavo di bere4 ,tuttavia rimanevo tra quei due confini senza trascendere n l'uno n l'altro 7non per rientrare nella mia patria antica1 non per avanzarmi verso la mia patria futura7 quasi in una sosta di contemplazione e d'indagine4 ,e quivi pensieri viventi1 sin allora a me estranei o da me ignorati1 mi divenivano familiari come i colombi che beccano il frumento nel cavo della mano4 ,e talvolta il giovine dalla sindone era meco2 il qual serbava in fondo agli occhi notturni una imagine del ,maestro non veduta da alcuno4 ,e mi lasciava egli scrutare il fondo de' suoi occhi1 talvolta4 ,ricomparire dinanzi all',unto di ,dio1 mentre gli stava ancra in bocca il respiro carnale1 mi pareva intempestivo2 n avrei voluto di nuovo toccare la sua mano1 assistere agli ultimi istanti1 udire i suoi rantoli1 farmi testimone della sua fine4 ,piuttosto che commettere un tal fallo1 sopportavo il dubbio di sembrargli duro o richiuso4 ,ben so come ornai1 di quel ch'egli soleva chiamare il nostro bel segreto nel tempo della reticenza1 io non possa pi parlare se non con me medesimo1 e sotto la specie del canto misurato4 ,gli mandavo ogni sera i frutti italiani2 ch qualche stilla di quel succo fu sino all'estremo l'unico suo ristoro4 ,ma pregavo la sua figliuola che non glie li mostrasse1 non potendo ella recargli anche la preghiera sconosciuta che l'accompagnava4 ,seguivo col pensiero la fresca offerta che giungeva alla casa di legno verso l'ora della salutazione angelica4 ,credevo udire la campanella della porta1 il passo di quella che andava ad aprire1 le parole susurrate1 e poi nell'ombra lo scroscio dell'arancia sugosa premuta nel bicchiere che riluceva4 ,e quella imaginazione mi diveniva presenza quasi reale4 ,sentivo l'odore spandersi2 vedevo biancheggiare il morente sul guanciale1 e il chiarore della sera adunarsi nello specchio come negli stagni della ,landa4 ,e si generava in me non so che dolcezza accorata e melodiosa1 da cui sgorg una sera il canto alterno di ,ugo e di ,parisina presso il ceppo del supplizio1 in fondo alla ,torre del ,leone4 ,diceva ,parisina3 ,udito hai tu1 udito hai tu sul muro della torre crosciare la piova8 ,tutto fresco1 tutto mondato4 ,or mi ricreo come il fil d'erba4 ,e so che nel ciel ride gi la stella diana4 ,e ,ugo3 ,passato un tempo1 passato un tempo1 ch'io non posso pi dire2 e quel che innanzi avvenne e quel che dopo ancra1 io noi viddi1 noi seppi4 ,forse or ti nasco2 e la morte1 ch' sopra1 par s lontana4 ,e l'amata3 ,ah tu non sai1 non sai qual sia nella tua bocca la voce nova6 ,la volta cupa ove risuona sembra il segreto antro d'un fonte4 ,e l'amato3 ,vedi che occhi s'apron ne' miei8 ,in me tu sali1 cresci qual mare senza amarezza4 ,il flutto in sommo4 ,non ho il tuo sguardo sotto la fronte8 ,e la melodia sviluppandosi assumeva un che di vitreo e di verde1 un che d'acqua e d'erba1 a imagine di quel giovinetto che un mattino vidi in un sandalo falciare1 con la falce mortuaria dal lungo manico1 le piante acquatiche nel fossato fosco intorno al ,castello di ,ferrara4 ,o mio fastello d'erbe1 dove t'ho da posare8 ,la nepote di ,francesca rispondeva3 ,pesami accanto al ceppo4 ,c'inginocchiammo due volte4 ,anco due volte bisogna1 o bello e dolce amico1 bisogna a noi due volte i ginocchi piegare4 ,la prima nel peccato1 la seconda nell'onta1 la terza nella morte1 la quarta nell'eternit444 ,quando1 molto a notte1 salivo alla mia stanza per coricarmi1 strani brividi attraversavano la mia stanchezza inquieta1 e i miei occhi sbarrati guardavano da per tutto2 che m'attendevo una di quelle apparizioni che annunziano il transito delle persone care4 ,e lo specchio era pieno d'orrore4 ,certo1 non cessavo dall'aver paura della morte1 se bene per giorni e giorni l'avessi veduta abitare un uomo e scavarlo di dentro4 ,ma sentivo che alfine ero per vincere pur quella paura1 e per ottenere dal morente una tal vittoria4 ,declinava il meriggio1 nei ,sabato ,santo1 quando l'angelo neutro per i sentieri sordi della foresta mi condusse nei pressi della collina arenosa ove sorgeva la ,cappella di ,nostra ,donna4 ,scopersi in alto1 di tra i rami dei pini carichi di fiori nuovi e di pigne secche1 l'infermeria domenicana col suo verone di legno e sul verone la finestra che dava adito alla camera del morente4 ,cos1 non veduto1 rimasi all'agguato della morte4 ,la casa era tacita2 l'adito era vacuo come quelle aperture senza vetri e senza imposte1 che sfondano all'infinito nelle case abbandonate di ,assisi4 ,una donna pass cautamente1 s'inclin su la soglia1 si fece il segno della croce1 disparve nell'ombra4 ,un uomo ne usc1 s'incontr con una fanciulla dai capelli sciolti1 si mise l'indice su le labbra per ammutolirla1 poi la trasse pel braccio nudo4 ,nessuno piangeva4 ,i lineamenti umani erano come raffermati dalla necessit4 ,l'aspetto della casa stessa era come ,indurito4 ,l'aria intorno vi pareva senza mutamento4 ,qualcosa come un cristallo spesso la separava dalla respirazione del borgo sparso per le sabbie1 ov'era sonata l'ora del pasto comune4 ,stavo accosciato su le radici d'un pino4 ,giovanni era meco1 o la parte migliore di me era divenuta simile a lui2 perch tutte le cose fisse intorno1 tutte le cose radicate1 erano in me riunite da movimenti d'amore come nel ritmo della sua poesia4 ,le formiche salivano e discendevano per le vecchie cicatrici del fusto come per le lor vie maestre1 in traffico1 mentre taluna di loro galleggiava morta nel vasetto d'argilla colmo di rsina e d'acqua piovana4 ,pei nuovi intagli la ragia colava bianchiccia come la cera che si strugge e goccia intorno ai torchietti dell'altare2 ma qua e l vi brillavano lacrime limpide come acini di cristallo4 ,e dove erano infissi i pezzi di bandone obliqui per condurre lo scolo1 quivi la piaga pareva pi dolente4 ,e1 se volgevo gli occhi alla cima1 sentivo ch'essa non era toccata dal dolore ma era assorta in un pensiero d'altezza4 ,redolet non dolet4 ,tutto si santificava in una luce di grazia1 in una bont senza figura4 ,il pi tenero fiore di cinque petali era schiuso entro una povera scarpa accartocciata come una scorza4 ,un germoglio lanoso spuntava dal fro di una latta arrugginita2 e tra gli spigoli della lamiera storta brulicavano su per i fili della tela minuscoli ragni1 gialli come granelli di plline4 ,e il minuto pigolo dei pulcini nascosti nel cespuglio era come se quel brulicame divenisse vocale4 ,e da ogni pi piccola voce si partiva un'onda senza fine confusa nell'immensa dissonanza del vento4 ,e il vento era come il rammarico di ci che non pi1 era come l'ansia delle geniture non formate ancra1 carico di ricordi1 gonfio di presagi1 fatto d'anime lacere e d'ali vane4 ,e forse andava1 laggi1 a sfogliare il libro aperto sopra il leggo di quercia1 quel libro ch'era antico quando la quercia ancor viveva nella sua selva sonora4 ,e forse l'ascoltava1 laggi1 il cieco che non sa donde venne1 non sa dov'ei vada1 n pu cansar l'abisso che si sente ai piedi444 di fronte8 a tergo8 ,tanto era viva la presenza fraterna che mi volsi come se avessi udito il mio nome4 ,e ,giovanni di ,san ,mauro era l1 sotto un gran rovo intricato che soffocava una ginestra in fiore4 ,aveva la sua veste dei campi1 la sua veste di contadino3 il capo scoperto1 il collo nudo4 ,sedeva sopra un ceppo tagliato4 ,col mento nella palma1 mi guardava dentro il cuore2 e1 nella fissit1 la sua guardatura aveva a destra una lieve loschezza come se quella fosse la pupilla sempre intenta ad altro4 ,era tutto bianco1 incanutito2 e la fronte era veramente un luogo di luce per moltitudini1 ma le ritrose dei capelli le davano un che di selvaggio in sommo1 un che d'indocile su tanta umilt4 ,le sue mani scarnendosi erano divenute belle4 ,e il silenzio delle sue labbra era fatto di quelle profonde pause che ne' suoi poemi contengono il suo pi umano amore o il suo pi divino orrore4 ,in quel punto scocc1 dalla torre della ,cappella1 l'ora seconda dopo mezzod4 ,sul verone il vano dell'adito era come un gorgo d'ombra4 ,n'esc una donna che non piangeva1 ed entr nella porta accanto1 levando le braccia4 ,e vennero alcune altre donne1 alcuni uomini1 una fanciulla1 tre giovinetti2 e nessuno piangeva4 ,ma tutta quella famiglia adunata sembrava assumere una forma atta a ricevere l'ignoto1 a ritenere in s il peso dell'esanime4 ,il morto entrava nei vivi2 e1 prima di trasformarsi in memoria1 riviveva in loro con la sua canizie1 con le sue rughe1 con le sue spalle curve1 con i suoi occhi pallidi1 con la sua voce fievole1 con le sue viscere ulcerate4 ,entrarono l'un dopo l'altro nel gorgo d'ombra2 s'inginocchiarono1 s'accalcarono intorno al letto1 divennero una cosa compatta su cui il morto pes come su una bara di carne e d'ossa4 ,tutte le voci della ,landa non valevano contro il silenzio che serrava la carcassa di legname in quella guisa che i ghiacci polari serrano la chiglia della nave prigioniera4 ,la casipola rossastra1 dentro la sua siepe di biancospino e di giunco marino1 covava il pi chiuso mistero del mondo3 il corpo dell'uomo santo1 la spoglia inerte di colui che ha offerto l'anima a ,dio e votato s stesso alla vita eterna4 ,passai davanti alla porta1 su pel sentiero di sabbia1 senza arrestarmi4 ,a ogni passo1 mi pareva di perdere qualcosa di me1 di lasciarmi sfuggire qualcosa di pi fervido che il sangue1 come se fossi premuto dal rigore di due ombre4 ,a ciascun fianco avevo la morte1 come chi cammina fra due compagni per favellare con l'uno e con l'altro alternativamente4 ,vedevo il cadavere nell'aspetto pi spaventoso1 quando non ancra immobile1 quando non ancra in pace1 quando il rito funebre lo manomette1 lo costringe a simulare il gesto1 movendolo1 sollevandolo1 nel purificarlo1 nel vestirlo4 ,come giunsi al principio della mia viottola1 a poca distanza dal cancello1 mi riscoppi nello spirito un lampo dell'allucinazione che mi aveva tormentato per tutto l'autunno4 ,l'uomo era l1 ma senza rilievo4 ,quando salii su la mia duna1 la bassa marea aveva scoperto nell'insenata il lungo banco mediano1 simile nella forma sottile a un ramo secco di palmizio4 ,era grande bonaccia1 nell'aria e nell'acqua4 ,i velarii continuavano a svolgersi e a dissolversi4 ,a tratti il sole appariva tra lembo e lembo2 e tutte le sabbie si schiarivano1 con un che di molle come il colore interno della banana4 ,si velava3 e tutte scurivano1 si facevano brune come gli aghi aridi accumulati1 come le fascine delle palafitte4 ,il corpo dell'annegato si riform sul banco1 intiero come quando l'avvistai la prima volta4 ,fu una mattina di settembre3 un cielo candido1 un mare quasi di latte4 ,la marea discendeva4 ,ero seduto su la loggia4 ,guardando1 scorsi sul banco non so che cosa solitaria e immobile1 la cui tristezza mi grav il cuore prima che la vista la riconoscesse4 ,era un cadavere deposto dalla corrente1 era l'annegato del giorno innanzi3 una povera cosa nuda1 pi misera d'un rottame1 pi squallida d'un mucchio d'alghe2 ma ora pareva che tutti i lineamenti del paese e della marina1 da levante a ponente1 da borea a mezzod1 convergessero in quel punto di miseria4 ,scesi alla spiaggia1 chiamai due rematori2 e andammo con la barca fino alla secca1 per ricondurre l'uomo4 ,stava bocconi1 con la testa pendente in un cavo della sabbia1 con le ginocchia profondate1 con le calcagna in alto1 con le mani conserte presso l'ombelico4 ,il sangue versato dalle orecchie e dalla bocca tingeva la poltiglia acquidosa1 e la rena scorreva lenta nel cavo e si mescolava al sangue4 ,un'orecchia e i capelli intorno erano ingrommati2 il braccio era scarnissimo1 bianchiccio1 debole come un braccio di femmina2 le unghie e le falangi erano paonazze come quelle del tintore a zffara2 le gambe erano pallide sotto i peli bestiali1 i piedi erano chiazzati d'azzurro4 ,lo guardavo con l'attenzione terribile dell'arte1 come non l'avrebbe guardato neppure la sua madre2 me lo stampavo dietro le pupille4 ,tenevo curvato su lui il mio ribrezzo angoscioso con le due branche della mia volont4 ,una vespa ci ronzava intorno insistente1 e la sabbia era lavorata come i bugni4 ,i rematori gli presero i malleoli in un nodo scorsoio1 e lo trassero in acqua con la gomenetta legata a poppa4 ,il sangue nero rimase nella poltiglia1 e lo lav la marea pi tardi4 ,ricevetti per sempre nel cervello anche l'orrenda sca4 ,poi i due1 aiutati da un terzo1 lo sollevarono all'approdo4 ,ciascuno lo teneva sotto l'ascella1 e il terzo per i piedi cerulei4 ,s'inarcava appena1 essendo rigido2 e la testa pendeva gi come nel cavo1 col naso pieno di coagulo rossiccio4 ,la sera me lo rividi ritto su la loggia1 nell'ombra4 ,per gli occhi sbarrati dallo spavento m'entr anche pi a dentro4 ,m'era sconosciuto2 non sapevo nulla di lui1 fuorch qualche notizia vaga del suo stato modesto1 della sua vita volgare4 ,e l'avevo compagno implacabile4 ,calando il sole1 cominciavo a temerlo4 ,m'aspettava presso il cancello1 quando rientravo4 ,nelle notti di lavoro1 quando nella stanza attigua la candela s'era strutta1 appariva nel rettangolo buio dell'uscio4 ,gli vedevo l'orecchia piena di grumi1 la bocca e il naso carichi1 il braccio scarno4 ,e non m'era pi possibile dormire dalla parte del mare4 ,poi fu meno assiduo1 si mostr a intervalli sempre pi lunghi1 si scolor1 divenne una larva fievole1 si disperse4 ,ma il pensiero della morte rest in me gravato da quell'orrore4 ,ed ecco che riappariva1 ecco che si rimetteva bocconi su la sabbia ad aspettare1 come se io dovessi di nuovo imbarcarmi e andare a cercarlo6 ,s1 la paura corporale della morte era in me1 come se l'uno e l'altro amico dipartendosi m'avessero curvato verso il sepolcro1 verso la putredine l'ossame e la cenere4 ,le dita invisibili della malattia mi sfioravano la nuca1 le reni1 la gola1 i precordii4 ,camminavo imaginando le gambe appesantite da un piombo subitaneo o invase da una sorda mollezza di bambagia4 ,vedevo chino su me il medico che ascolta e che palpa4 ,un soffio1 un fremito1 un qualche romore di condanna m'esciva del cuore2 o da una molecola del cervello un offuscamento repentino si spandeva su tutto1 come il nero che schizza dalla borsa della seppia e intorbida l'acqua4 ,dominai l'angoscia4 ,tuttavia le cose mi si manifestavano come se io le guardassi da non so che chiusa profondit4 ,i suoni parevano impigliarsi nel silenzio come in una sostanza tenace3 il gemito fioco d'una sirena all'imbocco1 il rombo d'un'elica1 il tonfo d'un remo1 il richiamo d'un pescatore1 il grido d'un uccello4 ,e le attitudini disperate dei pini1 davanti la mia loggia1 in tanta inerzia dell'aria1 mi toccavano per un sentimento simile a quello ch'esprimono i gruppi scolpiti della ,deposizione1 ove le ,marie si piegano sul divino corpo investite da una rffica di dolore4 ,lo sforzo iroso del vento aveva torto per anni i tronchi e i rami2 e l'aspetto della tortura durava1 mentre l'aria era immobile4 ,un fanciullo mi port l'annunzio dall'infermeria domenicana4 ,uno dei figli mi scriveva come il padre gli avesse raccomandato di annunziare la sua fine a me prima che ad ogni altro e di comunicarmi che nel ,venerd ,santo all'ora di nona m'aveva benedetto e poi non aveva pi parlato in terra4 ,mi disposi di visitare il beato1 declinando il sole4 ,non so che umida dolcezza s'era diffusa nel cielo3 qualcosa di racconsolato e di fidente1 che mi ricordava il volto del vecchio quando uscimmo insieme sul sentiero di paglia1 la prima volta1 dopo il pianto4 ,i gradini della mia scala esterna erano polverosi di plline1 ove il piede lasci la traccia4 ,il medesimo solfo vivace ingialliva i margini del viale4 ,i miei cuccioli di otto mesi1 che l'uomo del canile conduceva su la spiaggia per l'esercizio del pomeriggio1 mi corsero incontro facendomi festa a gara4 ,alzati su le zampe nervute1 mi coprivano della loro vita pieghevole e trepidante4 ,i loro denti erano pi puri del gelsomino1 e i loro occhi vai o grigi o lionati parevano scintillare alla cima della loro inquietudine4 ,una pena mi si svegli nel cuore3 pensai ai miei cuccioli di cinque giorni1 dagli occhi ancra suggellati4 ,erano nove2 e1 per non spossare la madre1 bisognava risolversi alla scelta crudele1 al sacrifizio dei meno belli e dei meno forti6 ,avevo fatto cercare da per tutto una nutrice1 senza riuscire a trovarla4 ,entrai nel canile1 col cuore ammollito da una piet quasi feminea4 ,la levriera1 coricata sul fianco1 teneva il muso nascosto tra le zampe incrociate1 con la grazia del cigno che caccia il becco sotto l'ala4 ,i suoi belli occhi d'un colore di dattero avevano una lucentezza quasi febrile1 e un lieve affanno sollevava le sue costole disegnate come i madieri d'una carena4 ,cinque de' suoi piccoli poppavano1 con un vigore gi pugnace1 pontando contro il seno materno le due zampette per ispremere la mammella1 scotendo a tratti il capo per meglio trarre2 e un'ondulazione di godimento correva dalla grinzolina della collottola alla punta della coda di sorcio1 parendo quasi render palese il getto irrigante2 e un fievole fiotto accompagnava il poppare1 un fiotto lontano che faceva pensare a quello mattutino dei gabbiani sospeso su la bonaccia4 ,gli altri quattro1 sazii1 dormivano sul dorso come bimbi1 mostrando il ventre roseo dove l'ombelico era appena chiuso1 mostrando la pianta dei peducci lucida e tenera come certe fogliette appena nate1 che sembrano di cera e di lanugine4 ,a quando a quando sussultavano e gemevano come se gi sognassero4 ,uno seguitava a poppare in aria1 con la bocca molle modellata su la forma del capezzolo2 e la lingua era concava come un petalo carnicino2 e la gola palpitava come se tuttora la irrigasse il latte4 ,mai il primo fiore della vita animale m'era parso pi miracoloso4 ,la cagna aveva alzato il muso verso la mia carezza1 poi s'era volta a leccare il poppante che succhiava l'ultima mammella gi esausta premendola con un'insistenza irosa4 ,ella gli dava leggeri colpi per rivoltarlo sul ventre1 ma il catellino tenace non lasciava la presa e metteva un suono di dispetto simile a un garrito spento4 ,era bianco pezzato di grigio2 aveva una stella in fronte1 un orecchio bruno e uno roseo1 ancor nudo1 suggellato come gli occhi1 occluso da due o tre vescichette lustre4 ,lo conoscevo bene in tutti i suoi segni1 come gli altri4 ,e ora tutto mi pareva straordinario1 divino come la diversit dei fiori1 con quegli screzii del pelame1 con quelle mischianze misteriose dei caratteri materni e paterni4 ,li avevo veduti escire a uno a uno1 come piccole nuvole opaline1 come sfere azzurrognole1 come mondi informi3 spettacolo nauseabondo e sublime4 ,avevo veduta la infaticabile tenerezza della madre nettarli a uno a uno dall'orrenda schiuma1 troncare il cordone sanguinante1 sospingerli ciechi e sordi verso la fonte tiepida della sua vita4 ,tutto m'era parso grande e augusto1 portento d'amore e di sapienza2 tutto ora mi pareva sacro4 ,come avrei potuto scegliere e condannare8 ,mi sentivo pronto a qualunque ufficio pi umile e greve per salvare pur la men bella di quelle creature viventi4 ,l'uomo del canile indovin la mia pena e mi disse3 ,aspettiamo ancra qualche giorno4 ,la nutrice si trover4 ,me n'hanno promessa una1 nella ,landa4 ,mi mossi verso la ,cappella di ,nostra ,donna4 ,il cuore mi oscillava tra la vita e la morte4 ,avevo preso meco un mazzo di rose che somigliavano quelle ch'io non vedo pi1 quelle di ,toscana alternate coi giaggiuoli lungh'essi i muri graffiti dei poderi1 a ,castel ,gherardo1 o verso il ,palagio del ,sere1 o lass al ,crocifisso ,alto4 ,riudivo il versetto intonato da ,enrico ,suso3 ,o giovinetta rosa di primavera6 ,o vernalis rosula6 ,nessuno piangeva1 nella casa domenicana4 ,un dolore composto e taciturno annobiliva tutta quella genitura discesa dall'uomo santo4 ,passai pel verone di legno1 non scorsi rilucere lo specchio1 misi il piede sul limitare1 vidi qualcosa di bianco nascere1 presso e lontano4 ,prima che le pupille scoprissero l'immobile forma1 nel mio amore e nella mia reverenza due bare si congiunsero4 ,l'umile uomo da bene e il poeta indimenticabile erano una sola morte4 ,ed erano un solo sorriso1 una sola pace1 una sola beatitudine4 ,non avevo mai veduto la morte vestita di quel divino pudore1 se non in certe stele funerarie ad ,atene1 se non in certe pietre sepolcrali di questa terra di ,francia1 nelle quali il marmorario sembra precorrere il lavoro dell',artefice eterno che al novissimo d riscolpir tutti i volti secondo la bellezza perfetta4 ,ogni lesione della vita pareva cancellata4 ,non l'anima soltanto1 non soltanto l'anima di sacrificio e di preghiera1 ma la carne di dolore e di colpa aveva ottenuto l'indulto4 ,tanto dunque una carne miserabile1 vaso di dissolvimento1 pu divenir bella nelle prime ore della morte8 ,ero certo che anche nel volto del mio fratello1 laggi1 su la collina d',italia1 risplendeva quella bellezza4 ,posai le rose su' suoi piedi congiunti sotto la coltre bianca4 ,mi chinai a baciarlo in fronte1 e non ebbi terrore4 ,una voce sommessa mi chiese3 ,non volete pregare per lui8 ,mi fu offerto un inginocchiatoio leggero1 che aveva la predella di paglia4 ,m'inginocchiai4 ,altre creature erano in ginocchio e pregavano1 senza susurro4 ,volgevo le spalle alla luce4 ,la mia ombra cadeva sul letto funebre1 stava su le ginocchia sparenti del cadavere1 incrociata con quel corpo tanto sottile che non s'alzava dal piano pi d'un bassissimo rilievo n sembrava pesare pi della mia ombra4 ,quanti difficili nodi ho conosciuto1 dai pi robusti che fanno con i canapi i marinai a quelli che si piacque di disegnare l'ermetico ,leonardo6 ,ma nessuno mai arcano come il groppo di quelle due mani esangui intorno al crocifisso d'ebano4 ,nessuno mi parve mai tanto durevole e indissolubile4 ,l'osservavo di continuo1 gli occhi miei affascinati fisandosi di continuo in quel punto2 e non riescivo a comprendere come le dita fossero tra loro intessute1 come quella cosa pallida e solinga fosse connessa4 ,il chiarore che tante volte avevo veduto nello specchio spaventoso1 quel medesimo ora occupava la stanza4 ,mi volsi un poco a sinistra1 e scorsi lo specchio coperto d'un lenzuolo bianco4 ,quali visioni insostenibili aveva serbato nel profondo8 ,da prima in me fu silenzio4 ,l'umile uomo da bene e il sovrano cantore del bene erano una sola morte e una sola santit4 ,volgevo le spalle alla luce del giorno occidente1 all'immensa ,landa deserta4 ,era in me col silenzio un'attesa senz'angoscia4 ,e a poco a poco uno spirito musicale entrava in me4 ,mi sovveniva della sera d'ottobre1 della sera d'un altro sabato1 d'un abituro presso un'altra ,cappella1 in mezzo a un'altra foresta4 ,mi sovveniva di ,francesco alla ,porziuncola e dell'ultimo cantico cantato nell'ombra1 con la faccia rivolta al cielo1 mentre i fratelli ascoltavano rattenendo il respiro4 ,voce mea ad ,dominum clamavi4 ,tutto il cielo1 quando il ,serafico si tacque alla soglia d'eternit1 tutto il cielo della sera fu pieno d'un coro miracoloso di allodole4 ,ed ecco1 dall'immensa ,landa1 una melodia sorse e si sparse1 una melodia che forse gi riempiva tutta l'ombra degli alberi piagati ma che non fu da me udita se non in quel punto4 ,di duna in duna1 di selva in selva1 di macchia in macchia1 la ,landa si fece tutta melodiosa1 fino all',oceano4 ,era un cantico d'ali1 un inno di piume e di penne1 quale non s'ebbe pi vasto il ,serafico1 quale non si sogn cos pieno ,paulo di ,dono4 ,era la sinfonia vesperale di tutta la primavera alata1 per ,giovanni di ,san ,mauro1 per l'interprete di ogni aerea voce4 ,saliva1 saliva senza pause4 ,e a poco a poco1 di sotto al salmo silvano1 si moveva una musica fatta di gridi e di strepiti conversi in note armoniose da non so qual virt della lontananza e della poesia4 ,erano i suoi famigliari che avevano cullato i sogni agresti di ,castelvecchio3 risa di bimbi1 favello di massaie1 uggiolo di cani1 pste di cavalli1 mugghi di mandre1 stridore di carretti4 ,e i galli chiamavano e rispondevano1 dai chiusi di giunco marino e di bianco spino1 come se il vespro si mutasse in alba1 la quiete in risveglio4 ,e le campane sonavano come nei cilestri monti4 ,e la sera varcava la soglia1 simile a un grande arcangelo velato4 ,giova ci solo che non muore444 ,la cella era divenuta cupa come una cripta1 ma il salmo della ,landa la riempiva come il rombo dell',oceano riempie la conca4 ,il letto bianco era divenuto simile a quelle arche d'argento che splendevano nella vecchia contea di ,sciampagna2 e sopra vi giaceva una statua supina4 ,e non era l'effigie d'un morto ma d'un immortale3 come le figure del secolo di fede1 aveva gli occhi aperti perch non credeva se non nella ,vita4 ,come nell'antifonario di ,santa ,barbara1 era per levarsi e per dire con un'allegrezza imperiosa3 ,aperite mihi portas justici4 ,ingredior in locum tabernaculi admirabilis usque ad domum ,dei4 ,non mostrava le tracce degli anni1 i solchi senili2 ma era ferma nella giovinezza del ,risorto1 nell'et che tutti gli uomini avranno quando saranno per risorgere come ,lui4 ,e non le stava sul capo la guglia trilobata che sovrasta ai ,santi nei pilastri e nelle vetriere della cattedrale8 ,e il duomo di ,dio1 la cattedrale unanime e innumerabile1 non s'alzava di sopra a quella cripta nuda1 con la sua selva di simboli e di misteri8 ,e il sole gotico non s'era colcato dietro la grande ,rosa8 ,il salmo non aveva fine4 ,tutto pareva salire1 ancra salire1 sempre salire1 nel rapimento di quel canto4 ,il ritmo della ,resurrezione sollevava la terra4 ,io non sentivo pi i miei ginocchi1 n occupavo il mio luogo angusto con la mia persona2 ma ero una forza ascendente e molteplice1 una sostanza rinnovellata per alimentare la divinit futura4 ,cose ignote1 esseri ignoti erano per nascere al suono della mia prossima voce4 ,non v'era pi ombra n paura di morte in me2 n pur v'era desiderio o speranza di pace4 ,non voglio la pace4 ,voglio morire nella passione e nel combattimento4 ,e voglio che la mia morte sia la mia pi bella vittoria4 ,avevo accesa una nuova lampada ma anche rifuso un pi ricco olio nell'antica perch riardesse4 ,mi sentivo figlio di me1 e le mie labbra non avevano appreso a proferire il nome del ,padre nell'orazione4 ,amici1 sempre sera e presto sar notte4 ,vedendo guizzare su la parete un lume improvviso1 mi levai4 ,qualcuno stava per accendere un cero a pie dell'arca imaginaria4 ,mi levai1 mi volsi1 uscii4 ,l'atto fu cos rapido che nessuno mi segu1 tranne un giovinetto4 ,gli aditi erano bui4 ,non lo distinguevo4 ,quando mi sfior il braccio per passarmi innanzi1 vidi brillare il bianco de' suoi occhi4 ,quando fummo sotto la tettoia1 vidi la sua faccia dorata1 le ciocche folte e nere de' suoi capelli4 ,lo sentii tremare mentre m'apriva la porta sul sentiero di sabbia4 ,allontanandomi1 non udii il rumore del cardine dietro di me2 e pensai ch'egli fosse rimasto sul limitare a guardarmi4 ,ma non mi voltai4 ,mi pareva che un viso nuovo mi fosse nato dal mio spirito4 ,l'imagine rivelatrice del giovine dalla sindone mi tocc la cima del cuore4 ,discesi la duna4 ,il calcagno s'affondava senza sonare4 ,la ,landa ora taceva1 in una nuvola di plline1 piena di connubio4 ,il salmo vesperale era cessato4 ,una costellazione misteriosa si accendeva nel cielo violetto4 ,il tuono remoto dell',oceano era come il vigore del silenzio4 ,giova ci solo che non muore1 e solo per noi non muore1 ci che muor con noi4 ,ero in quello stato di potenza che talvolta ci fa sentire come il vivere non sia se non un continuo creare4 ,passai presso un cespuglio fragrante nell'ombra1 che mi divenne un sentimento meraviglioso4 ,d'un tratto uno scoppio di passione canora trasmut il silenzio in un'ansia intenta4 ,le stelle s'appressarono alle chiome dei pini feriti4 ,cantava l'usignuolo4 ,vidi brillare il ,faro laggi1 su l'estrema lingua di sabbia4 ,m'accorsi d'esser vicino alla mia duna4 ,camminai verso la casa1 con l'anima rovesciata indietro a ricevere il canto4 ,un'ombra stava diritta presso il cancello1 nel luogo medesimo ove soleva aspettarmi l'uomo livido4 ,m'appressai con un passo pi rapido1 con gli occhi aguzzati4 ,era uno sconosciuto della ,landa che mi conduceva la nutrice4 ,teneva a guinzaglio una cagna da caccia1 che a quando a quando mandava fuori un lamento sommesso4 ,e la voce della madre era cos straziante che non udii pi quella dell'usignuolo4 ,dove ha lasciato i suoi piccoli8 chiesi allo sconosciuto4 ,il carnefice li aveva annegati in una tinozza d'acqua fredda1 tutti3 erano dodici6 ,mi curvai verso la disperata1 posi un ginocchio a terra4 ,lo sprazzo rosso del ,faro illumin la sua bella testa falba dalle larghe orecchie di velluto1 la sua faccia possente e pacata ove brillavano due occhi folli4 ,e vedevo galleggiare nella tinozza i dodici piccoli cadaveri4 ,allora1 inginocchiato su la sabbia1 le palpai le mammelle ch'erano gonfie e calde tra i lunghi peli bianchi e bai4 ,il forte lezzo della maternit mal curata e della cuccia negletta mi rendeva pi pesante il cuore4 ,e lo sprazzo candido del ,faro mi pass sul capo chino4 ,nota del ,trascrittore ,ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute1 correggendo senza annotazione minimi errori tipografici4