the ,biblioteca ,italiana at http3_/_/www4bibliotecaitaliana4it_/,scr ittori,italia7 ,,scrittori ,d',,italia ,g4 ,,boccaccio ,,opere ,,volgari ,,xii ,,giovanni ,,boccaccio ,,il ,,comento ,,alla ,,divina ,,commedia ,e ,,gli ,,altri ,,scritti ,,intorno ,a ,,dante ,a ,,cura ,,di ,,domenico ,,guerri ,,volume ,,primo ,,bari ,,gius4 ,,laterza ,,figli ,,tipografi-,,editori-,,librai #aiah ,,propriet ,,letteraria ,,giugno ,,mcmxviii--#dicbf ,a ,,pio ,,rajna ,e ,,girolamo ,,vitelli ,i ,,vita ,,di ,,dante ,i ,,proposizione ,solone1 il cui petto un umano tempio di divina sapienzia fu reputato1 e le cui sacratissime leggi sono ancora alli presenti uomini chiara testimonianza dell'antica giustizia1 era1 secondo che dicono alcuni1 spesse volte usato di dire ogni republica1 s come noi1 andare e stare sopra due piedi2 de' quali1 con matura gravit1 affermava essere il destro il non lasciare alcun difetto commesso impunito1 e il sinistro ogni ben fatto remunerare2 aggiugnendo che1 qualunque delle due cose gi dette per vizio o per nigligenzia si sottraeva1 o meno che bene si servava1 senza niun dubbio quella republica1 che 'l faceva1 convenire andare sciancata3 e se per isciagura si peccasse in amendue1 quasi certissimo avea1 quella non potere stare in alcun modo4 ,mossi adunque pi cos egregi come antichi popoli da questa laudevole sentenzia e apertissimamente vera1 alcuna volta di deit1 altra di marmorea statua1 e sovente di celebre sepultura1 e tal fiata di triunfale arco1 e quando di laurea corona secondo i meriti precedenti onoravano i valorosi3 le pene1 per opposito1 a' colpevoli date non curo di raccontare4 ,per li quali onori e purgazioni la assiria1 la macedonica1 la greca e ultimamente la romana republica aumentate1 con l'opere le fini della terra1 e con la fama toccaron le stelle4 ,le vestigie de' quali in cos alti esempli1 non solamente da' successori presenti1 e massimamente da' miei fiorentini1 sono male seguite1 ma in tanto s' disviato da esse1 che ogni premio di virt possiede l'ambizione2 per che1 s come e io e ciascun altro che a ci con occhio ragionevole vuole guardare1 non senza grandissima afflizione d'animo possiamo vedere li malvagi e perversi uomini a' luoghi eccelsi e a' sommi ofici e guiderdoni elevare1 e li buoni scacciare1 deprimere e abbassare4 ,alle quali cose qual fine serbi il giudicio di ,dio1 coloro il veggiano che il timone governano di questa nave3 percioch noi1 pi bassa turba1 siamo trasportati dal fiotto1 della fortuna1 ma non della colpa partecipi4 ,e1 comech con infinite ingratitudini e dissolute perdonanze apparenti si potessero le predette cose verificare1 per meno scoprire li nostri difetti e per pervenire al mio principale intento1 una sola mi fia assai avere raccontata 7n questa fia poco o picciola71 ricordando l'esilio del chiarissimo uomo ,dante ,alighieri4 ,il quale1 antico cittadino n d'oscuri parenti nato1 quanto per vert e per scienzia e per buone operazioni meritasse1 assai il mostrano e mostreranno le cose che da lui fatte appaiono3 le quali1 se in una republica giusta fossero state operate1 niuno dubbio ci che esse non gli avessero altissimi meriti apparecchiati4 ,oh scellerato pensiero1 oh disonesta opera1 oh miserabile esempio e di futura ruina manifesto argomento6 ,in luogo di quegli1 ingiusta e furiosa dannazione1 perpetuo sbandimento1 alienazione de' paterni beni1 e1 se fare si fosse potuto1 maculazione della gloriosissima fama1 con false colpe gli fr donate4 ,delle quali cose le recenti orme della sua fuga e l'ossa nelle altrui terre sepulte e la sparta prole per l'altrui case1 alquante ancora ne fanno chiare4 ,se a tutte l'altre iniquit fiorentine fosse possibile il nascondersi agli occhi di ,dio1 che veggono tutto1 non dovrebbe quest'una bastare a provocare sopra s la sua ira8 ,certo s4 ,chi in contrario sia esaltato1 giudico che sia onesto il tacere4 ,s che1 bene ragguardando1 non solamente il presente mondo del sentiero uscito del primo1 del quale di sopra toccai1 ma ha del tutto nel contrario vlti i piedi4 ,per che assai manifesto appare che1 se noi e gli altri che in simile modo vivono1 contro la sopra toccata sentenzia di ,solone1 sanza cadere stiamo in piede1 niuna altra cosa essere di ci cagione1 se non che o per lunga usanza la natura delle cose mutata1 come sovente veggiamo avvenire1 o speziale miracolo1 nel quale1 per li meriti d'alcuno nostro passato1 ,dio1 contra ogni umano avvedimento ne sostiene1 o la sua pazienzia1 la quale forse il nostro riconoscimento attende2 il quale se a lungo andare non seguir1 niuno dubiti che la sua ira1 la quale con lento passo procede alla vendetta1 non ci serbi tanto pi grave tormento1 che appieno supplisca la sua tardit4 ,ma1 percioch1 come che impunite ci paiono le mal fatte cose1 quelle non solamente dobbiamo fuggire1 ma ancora1 bene operando1 d'amendarle ingegnarci2 conoscendo io me essere di quella medesima citt1 avvegnach picciola parte1 della quale1 considerati li meriti1 la nobilt e la vert1 ,dante ,alighieri fu grandissima1 e per questo1 s come ciascun altro cittadino1 a' suoi onori sia in solido obbligato2 comech io a tanta cosa non sia sofficiente1 nondimeno secondo la mia picciola facult1 quello ch'essa dovea verso lui magnificamente fare1 non avendolo fatto1 m'ingegner di far io2 non con istatua o con egregia sepoltura1 delle quali oggi appo noi spenta l'usanza1 n basterebbono a ci le mie forze1 ma con lettere povere a tanta impresa4 ,di queste ho1 e di queste dar1 accioch igualmente1 e in tutto e in parte1 non si possa dire fra le nazioni strane1 verso cotanto poeta la sua patria essere stata ingrata4 ,e scriver in istilo assai umile e leggiero1 peroch pi alto nol mi presta lo 'ngegno1 e nel nostro fiorentino idioma1 accioch da quello1 ch'egli us nella maggior parte delle sue opere1 non discordi1 quelle cose le quali esso di s onestamente tacette3 cio la nobilt della sua origine1 la vita1 gli studi1 i costumi2 raccogliendo appresso in uno l'opere da lui fatte1 nelle quali esso s s chiaro ha renduto a' futuri1 che forse non meno tenebre che splendore gli daranno le lettere mie1 come che ci non sia di mio intendimento n di volere2 contento sempre1 e in questo e in ciascun'altra cosa1 da ciascun pi savio1 l dove io difettuosamente parlassi1 essere corretto4 ,il che accioch non avvenga1 umilemente priego ,colui che lui trasse per s alta scala a vedersi1 come sappiamo1 che al presente aiuti e guidi lo 'ngegno mio e la debole mano4 ,,ii ,,patria ,e ,,maggiori ,,di ,,dante ,fiorenza1 intra l'altre citt italiane pi nobile1 secondo che l'antiche istorie e la comune opinione de' presenti pare che vogliano1 ebbe inizio da' romani2 la quale in processo di tempo aumentata1 e di popolo e di chiari uomini piena1 non solamente citt1 ma potente cominci a ciascun circunstante ad apparere4 ,ma qual si fosse1 o contraria fortuna o avverso cielo o li loro meriti1 agli alti inizi di mutamento cagione1 ci incerto2 ma certissimo abbiamo1 essa non dopo molti secoli da ,attila1 crudelissimo re de' vandali e generale guastatore quasi di tutta ,italia1 uccisi prima e dispersi tutti o la maggior parte di quegli cittadini1 che 'n quella erano o per nobilt di sangue o per qualunque altro stato d'alcuna fama1 in cenere la ridusse e in ruine3 e in cotale maniera oltre al trecentesimo anno si crede che dimorasse4 ,dopo il qual termine1 essendo non senza cagione di ,grecia il romano imperio in ,gallia translatato1 e alla imperiale altezza elevato ,carlo magno1 allora clementissimo re de' franceschi2 pi fatiche passate1 credo da divino spirito mosso1 alla reedificazione della desolata citt lo 'mperiale animo dirizz2 e da quegli medesimi che prima conditori n'erano stati1 come che in picciol cerchio di mura la riducesse1 in quanto pot1 simile a ,roma la fe' reedificare e abitare2 raccogliendovi nondimeno dentro quelle poche reliquie1 che si trovarono de' discendenti degli antichi scacciati4 ,ma intra gli altri novelli abitatori1 forse ordinatore della reedificazione1 partitore delle abitazioni e delle strade1 e datore al nuovo popolo delle leggi opportune1 secondo che testimonia la fama1 vi venne da ,roma un nobilissimo giovane per ischiatta de' ,frangiapani1 e nominato da tutti ,eliseo2 il quale per avventura1 poi ch'ebbe la principale cosa1 per la quale venuto v'era1 fornita1 o dall'amore della citt nuovamente da lui ordinata1 o dal piacere del sito1 al quale forse vide nel futuro dovere essere il cielo favorevole1 o da altra cagione che si fosse1 tratto1 in quella divenne perpetuo cittadino1 e dietro a s di figliuoli e di discendenti lasci non picciola n poco laudevole schiatta3 li quali1 l'antico sopranome de' loro maggiori abbandonato1 per sopranome presero il nome di colui che quivi loro aveva dato cominciamento1 e tutti insieme si chiamr gli ,elisei4 ,de' quali di tempo in tempo1 e d'uno in altro discendendo1 tra gli altri nacque e visse uno cavaliere per arme e per senno ragguardevole e valoroso1 il cui nome fu ,cacciaguida2 al quale nella sua giovanezza fu data da' suo' maggior per isposa una donzella nata degli ,aldighieri di ,ferrara1 cos per bellezza e per costumi1 come per nobilt di sangue pregiata1 con la quale pi anni visse1 e di lei gener pi figliuoli4 ,e comech gli altri nominati si fossero1 in uno1 s come le donne sogliono esser vaghe di fare1 le piacque di rinnovare il nome de' suoi passati1 e nominollo ,aldighieri2 comech il vocabolo poi1 per sottrazione di questa lettera d corrotto1 rimanesse ,alighieri4 ,il valore di costui fu cagione a quegli che discesero di lui1 di lasciare il titolo degli ,elisei1 e di cognominarsi degli ,alighieri2 il che ancora dura infino a questo giorno4 ,del quale1 comech alquanti figliuoli e nepoti e de' nepoti figliuoli discendessero1 regnante ,federico secondo imperadore1 uno ne nacque1 il cui nome fu ,alighieri1 il quale pi per la futura prole che per s doveva esser chiaro2 la cui donna gravida1 non guari lontana al tempo del partorire1 per sogno vide quale doveva essere il frutto del ventre suo2 comech ci non fosse allora da lei conosciuto n da altrui1 ed oggi1 per lo effetto seguto1 sia manifestissimo a tutti4 ,pareva alla gentil donna nel suo sonno essere sotto uno altissimo alloro1 sopra uno verde prato1 allato ad una chiarissima fonte1 e quivi si sentia partorire un figliuolo1 il quale in brevissimo tempo1 nutricandosi solo dell'orbache1 le quali dell'alloro cadevano1 e dell'onde della chiara fonte1 le parea che divenisse un pastore1 e s'ingegnasse a suo potere d'avere delle fronde dell'albero1 il cui frutto l'avea nudrito2 e1 a ci sforzandosi1 le parea vederlo cadere1 e nel rilevarsi non uomo pi1 ma uno paone il vedea divenuto4 ,della qual cosa tanta ammirazione le giunse1 che ruppe il sonno2 n guari di tempo pass che il termine debito al suo parto venne1 e partor uno figliuolo1 il quale di comune consentimento col padre di lui per nome chiamaron ,dante3 e meritamente1 percioch ottimamente1 s come si vedr procedendo1 segu al nome l'effetto4 ,questi fu quel ,dante1 del quale il presente sermone2 questi fu quel ,dante1 che a' nostri seculi fu conceduto di speziale grazia da ,dio2 questi fu quel ,dante1 il qual primo doveva al ritorno delle muse1 sbandite d',italia1 aprir la via4 ,per costui la chiarezza del fiorentino idioma dimostrata2 per costui ogni bellezza di volgar parlare sotto debiti numeri regolata2 per costui la morta poes meritamente si pu dir suscitata3 le quali cose1 debitamente guardate1 lui niuno altro nome che ,dante poter degnamente avere avuto dimostreranno4 ,,iii ,,suoi ,,studi ,nacque questo singulare splendore italico nella nostra citt1 vacante il romano imperio per la morte di ,federigo gi detto1 negli anni della salutifera incarnazione del ,re dell'universo ,,mcclxv1 sedente ,urbano papa quarto nella cattedra di san ,piero1 ricevuto nella paterna casa da assai lieta fortuna3 lieta1 dico1 secondo la qualit del mondo che allora correa4 ,ma1 quale che ella si fosse1 lasciando stare il ragionare della sua infanzia1 nella quale assai segni apparirono della futura gloria del suo ingegno1 dico che dal principio della sua puerizia1 avendo gi li primi elementi delle lettere impresi1 non1 secondo il costume de' nobili odierni1 si diede alle fanciullesche lascivie e agli ozi1 nel grembo della madre impigrendo1 ma nella propia patria tutta la sua puerizia con istudio continuo diede alle liberali arti1 e in quelle mirabilmente divenne esperto4 ,e crescendo insieme con gli anni l'animo e lo 'ngegno1 non a' lucrativi studi1 alli quali generalmente oggi corre ciascuno1 si dispose1 ma da una laudevole vaghezza di perpetua fama tratto1 sprezzando le transitorie ricchezze1 liberamente si diede a volere aver piena notizia delle fizioni poetiche e dell'artificioso dimostramento di quelle4 ,nel quale esercizio familiarissimo divenne di ,virgilio1 d',orazio1 d',ovidio1 di ,stazio e di ciascun altro poeta famoso2 non solamente avendo caro il conoscergli1 ma ancora1 altamente cantando1 s'ingegn d'imitarli1 come le sue opere mostrano1 delle quali appresso a suo tempo favelleremo4 ,e1 avvedendosi le poetiche opere non essere vane o semplici favole o maraviglie1 come molti stolti estimano1 ma sotto s dolcissimi frutti di verit istoriografe o filosofiche avere nascosti2 per la quale cosa pienamente1 sanza le istorie e la morale e naturale filosofia1 le poetiche intenzioni avere non si potevano intere2 partendo i tempi debitamente1 le istorie da s1 e la filosofia sotto diversi dottori s'argoment1 non sanza lungo studio e affanno1 d'intendere4 ,e1 preso dalla dolcezza del conoscere il vero delle cose racchiuse dal cielo1 niuna altra pi cara che questa trovandone in questa vita1 lasciando del tutto ogni altra temporale sollecitudine1 tutto a questa sola si diede4 ,e1 accioch niuna parte di filosofia non veduta da lui rimanesse1 nelle profondit altissime della teologia con acuto ingegno si mise4 ,n fu dalla intenzione l'effetto lontano1 percioch1 non curando n caldi n freddi1 vigilie n digiuni1 n alcun altro corporale disagio1 con assiduo studio pervenne a conoscere della divina essenzia e dell'altre separate intelligenzie quello che per umano ingegno qui se ne pu comprendere4 ,e cos come in varie etadi varie scienze furono da lui conosciute studiando1 cos in vari studi sotto vari dottori le comprese4 ,egli li primi inizi1 s come di sopra dichiarato1 prese nella propia patria1 e di quella1 s come a luogo pi fertile di tal cibo1 n'and a ,bologna2 e gi vicino alla sua vecchiezza n'and a ,parigi1 dove1 con tanta gloria di s1 disputando1 pi volte mostr l'altezza del suo ingegno1 che ancora1 narrandosi1 se ne maravigliano gli uditori4 ,e di tanti e s fatti studi non ingiustamente merit altissimi titoli3 percioch alcuni il chiamarono sempre poeta1 altri filosofo e molti teologo1 mentre visse4 ,ma1 percioch tanto la vittoria pi gloriosa al vincitore1 quanto le forze del vinto sono state maggiori1 giudico esser convenevole dimostrare1 di come fluttuoso e tempestoso mare costui1 gittato ora in qua ora in l1 vincendo l'onde parimente e' venti contrari1 pervenisse al salutevole porto de' chiarissimi titoli gi narrati4 ,,iv ,,impedimenti ,,avuti ,,da ,,dante ,,agli ,,studi ,gli studi generalmente sogliono solitudine e rimozione di sollecitudine e tranquillit d'animo disiderare1 e massimamente gli speculativi1 a' quali il nostro ,dante1 s come mostrato 1 si diede tutto4 ,in luogo della quale rimozione e quiete1 quasi dallo inizio della sua vita infino all'ultimo della morte1 ,dante ebbe fierissima e importabile passione d'amore1 moglie1 cura familiare e publica1 esilio e povert2 l'altre lasciando pi particulari1 le quali di necessit queste si traggon dietro3 le quali1 accioch pi appaia della loro gravezza1 partitamente convenevole giudico di spiegarle4 ,v ,,amore ,,per ,,beatrice ,nel tempo nel quale la dolcezza del cielo riveste de' suoi ornamenti la terra1 e tutta per la variet de' fiori mescolati fra le verdi frondi la fa ridente1 era usanza della nostra citt1 e degli uomini e delle donne1 nelle loro contrade ciascuno in distinte compagnie festeggiare2 per la qual cosa1 infra gli altri per avventura1 ,folco ,portinari1 uomo assai orrevole in que' tempi tra' cittadini1 il primo d di maggio aveva i circustanti vicini raccolti nella propia casa a festeggiare1 infra li quali era il gi nominato ,alighieri4 ,al quale1 s come i fanciulli piccoli1 e spezialmente a' luoghi festevoli1 sogliono li padri seguire1 ,dante1 il cui nono anno non era ancora finito1 seguito avea2 e quivi mescolato tra gli altri della sua et1 de' quali cos maschi come femmine erano molti nella casa del festeggiante1 servite le prime mense1 di ci che la sua picciola et poteva operare1 puerilmente si diede con gli altri a trastullare4 ,era intra la turba de' giovinetti una figliuola del sopradetto ,folco1 il cui nome era ,bice1 comech egli sempre dal suo primitivo1 cio ,beatrice1 la nominasse1 la cui et era forse d'otto anni1 leggiadretta assai secondo la sua fanciullezza1 e ne' suoi atti gentilesca e piacevole molto1 con costumi e con parole assai pi gravi e modeste che il suo picciolo tempo non richiedea2 e1 oltre a questo1 aveva le fattezze del viso dilicate molto e ottimamente disposte1 e piene1 oltre alla bellezza1 di tanta onesta vaghezza1 che quasi una angioletta era reputata da molti4 ,costei adunque1 tale quale io la disegno1 o forse assai pi bella1 apparve in questa festa1 non credo primamente1 ma prima possente ad innamorare1 agli occhi del nostro ,dante3 il quale1 ancorach fanciul fosse1 con tanta affezione la bella imagine di lei ricevette nel cuore1 che da quel giorno innanzi1 mai1 mentre visse1 non se ne dipart4 ,quale ora questa si fosse1 niuno il sa2 ma1 o conformit di complessioni o di costumi o speziale influenzia del cielo che in ci operasse1 o1 s come noi per esperienza veggiamo nelle feste1 per la dolcezza de' suoni1 per la generale allegrezza1 per la dilicatezza de' cibi e de' vini1 gli animi eziandio degli uomini maturi1 non che de' giovinetti1 ampliarsi e divenire atti a poter essere leggiermente presi da qualunque cosa che piace2 certo questo esserne divenuto1 cio ,dante nella sua pargoletta et fatto d'amore ferventissimo servidore4 ,ma1 lasciando stare il ragionare de' puerili accidenti1 dico che con l'et multiplicarono l'amorose fiamme1 in tanto che niun'altra cosa gli era piacere o riposo o conforto1 se non il vedere costei4 ,per la qual cosa1 ogni altro affare lasciandone1 sollecitissimo andava l dovunque credeva potere vederla1 quasi del viso o degli occhi di lei dovesse attignere ogni suo bene e intera consolazione4 ,oh insensato giudicio degli amanti6 chi altri che essi estimerebbe per aggiugnimento di stipa fare le fiamme minori8 ,quanti e quali fossero li pensieri1 li sospiri1 le lagrime e l'altre passioni gravissime poi in pi provetta et da lui sostenute per questo amore1 egli medesimo in parte il dimostra nella sua ,vita nova1 e per pi distesamente non curo di raccontarle4 ,tanto solamente non voglio che non detto trapassi1 cio che1 secondo che egli scrive e che per altrui1 a cui fu noto il suo disio1 si ragiona1 onestissimo fu questo amore1 n mai apparve1 o per isguardo o per parola o per cenno1 alcuno libidinoso appetito n nello amante n nella cosa amata3 non picciola maraviglia al mondo presente1 del quale s fuggito ogni onesto piacere1 e abituatosi l'avere prima la cosa che piace conformata alla sua lascivia che diliberato d'amarla1 che in miracolo divenuto1 s come cosa rarissima1 chi amasse altramente4 ,se tanto amore e s lungo pot il cibo1 i sonni e ciascun'altra quiete impedire1 quanto si dee potere estimare lui essere stato avversario agli sacri studi e allo 'ngegno8 ,certo1 non poco2 comech molti vogliano lui essere stato incitatore di quello1 argomento a ci prendendo dalle cose leggiadramente nel fiorentino idioma e in rima1 in laude della donna amata1 e accioch li suoi ardori e amorosi concetti esprimesse1 gi fatte da lui2 ma certo io nol consento1 se io non volessi gi affermare l'ornato parlare essere sommissima parte d'ogni scienza2 che non vero4 ,,vi ,,dolore ,,di ,,dante ,,per ,,la ,,morte ,,di ,,beatrice ,come ciascuno puote evidentemente conoscere1 niuna cosa stabile in questo mondo2 e1 se niuna leggermente ha mutamento1 la nostra vita quella4 ,un poco di soperchio freddo o di caldo che noi abbiamo1 lasciando stare gli altri infiniti accidenti e possibili1 da essere a non essere sanza difficult ci conduce2 n da questo gentilezza1 ricchezza1 giovanezza1 n altra mondana dignit privilegiata2 della quale comune legge la gravit convenne a ,dante prima per l'altrui morte provare che per la sua4 ,era quasi nel fine del suo vigesimoquarto anno la bellissima ,beatrice1 quando1 s come piacque a ,colui che tutto puote1 essa1 lasciando di questo mondo l'angosce1 n'and a quella gloria che li suoi meriti l'avevano apparecchiata4 ,della qual partenza ,dante in tanto dolore1 in tanta afflizione1 in tante lagrime rimase1 che molti de' suoi pi congiunti e parenti ed amici niuna fine a quelle credettero altra che solamente la morte2 e questa estimarono dover essere in brieve1 vedendo lui a niun conforto1 a niuna consolazione prtagli dare orecchie4 ,gli giorni erano alle notte iguali e agli giorni le notti2 delle quali niuna ora si trapassava senza guai1 senza sospiri e senza copiosa quantit di lagrime2 e parevano li suoi occhi due abbondantissime fontane d'acqua surgente1 in tanto che pi si maravigliarono donde tanto umore egli avesse che al suo pianto bastasse4 ,ma1 s come noi veggiamo1 per lunga usanza le passioni divenire agevoli a comportare1 e similmente nel tempo ogni cosa diminuire e perire2 avvenne che ,dante infra alquanti mesi appar a ricordarsi1 senza lagrime1 ,beatrice esser morta1 e con pi dritto giudicio1 dando alquanto il dolore luogo alla ragione1 a conoscere li pianti e li sospiri non potergli1 n ancora alcuna altra cosa1 rendere la perduta donna4 ,per la qual cosa con pi pazienza s'acconci a sostenere l'avere perduta la sua presenzia2 n guari di spazio pass che1 dopo le lasciate lagrime1 li sospiri1 li quali gi erano alla loro fine vicini1 cominciarono in gran parte a partirsi sanza tornare4 ,egli era s per lo lagrimare1 s per l'afflizione che il cuore sentiva dentro1 e s per lo non avere di s alcuna cura1 di fuori divenuto quasi una cosa salvatica a riguardare3 magro1 barbuto e quasi tutto trasformato da quello che avanti esser solea2 intanto che 'l suo aspetto1 nonch negli amici1 ma eziandio in ciascun altro che il vedea1 a forza di s metteva compassione2 comech egli poco1 mentre questa vita cos lagrimosa dur1 altrui che ad amici veder si lasciasse4 ,questa compassione e dubitanza di peggio facevano li suoi parenti stare attenti a' suoi conforti2 li quali1 come alquanto videro le lagrime cessate e conobbero li cocenti sospiri alquanto dare sosta al faticato petto1 con le consolazioni lungamente perdute rincominciarono a sollecitare lo sconsolato2 il quale1 come che infino a quella ora avesse a tutte ostinatamente tenute le orecchie chiuse1 alquanto le cominci non solamente ad aprire1 ma ad ascoltare volentieri ci che intorno al suo conforto gli fosse detto4 ,la qual cosa veggendo i suoi parenti1 accioch del tutto non solamente de' dolori il traessero1 ma il recassero in allegrezza1 ragionarono insieme di volergli dar moglie2 accioch1 come la perduta donna gli era stata di tristizia cagione1 cos di letizia gli fosse la nuovamente acquistata4 ,e1 trovata una giovane1 quale alla sua condizione era decevole1 con quelle ragioni che pi loro parvero induttive1 la loro intenzion gli scoprirono4 ,e1 accioch io particularmente non tocchi ciascuna cosa1 dopo lunga tenzone1 senza mettere guari di tempo in mezzo1 al ragionamento segu l'effetto3 e fu sposato4 ,,vii ,,digressione ,,sul ,,matrimonio ,oh menti cieche1 oh tenebrosi intelletti1 oh argomenti vani di molti mortali1 quanto sono le riuscite in assai cose contrarie a' vostri avvisi1 e non sanza ragion le pi volte6 ,chi sarebbe colui che del dolce aere d',italia1 per soperchio caldo1 menasse alcuno nelle cocenti arene di ,libia a rinfrescarsi1 o dell'isola di ,cipri1 per riscaldarsi1 nelle eterne ombre de' monti ,rodopei8 qual medico s'ingegner di cacciare l'aguta febbre col fuoco1 o il freddo delle medolla dell'ossa col ghiaccio o con la neve8 ,certo1 niuno altro1 se non colui che con nuova moglie creder l'amorose tribulazion mitigare4 ,non conoscono quegli1 che ci credono fare1 la natura d'amore1 n quanto ogni altra passione aggiunga alla sua4 ,invano si porgono aiuti o consigli alle sue forze1 se egli ha ferma radice presa nel cuore di colui che ha lungamente amato4 ,cos come ne' princpi ogni picciola resistenza giovevole1 cos nel processo le grandi sogliono essere spesse volte dannose4 ,ma da ritornare al proposito1 e da concedere al presente che cose sieno1 le quali per s possano l'amorose fatiche fare obliare4 ,che avr fatto per chi1 per trarmi d'un pensiero noioso1 mi metter in mille molto maggiori e di pi noia8 ,certo niuna altra cosa1 se non che per giunta del male che m'avr fatto1 mi far disiderare di tornare in quello1 onde m'ha tratto2 il che assai spesso veggiamo addivenire a' pi1 li quali o per uscire o per essere tratti d'alcune fatiche1 ciecamente o s'ammogliano o sono da altrui ammogliati2 n prima s'avveggiono1 d'uno viluppo usciti1 essere intrati in mille1 che la pruova1 sanza potere1 pentendosi1 indietro tornare1 n'ha data esperienza4 ,dierono gli parenti e gli amici moglie a ,dante1 perch le lagrime cessassero di ,beatrice4 ,non so se per questo1 comech le lagrime passassero1 anzi forse eran passate1 s pass l'amorosa fiamma2 ch nol credo2 ma1 conceduto che si spegnesse1 nuove cose e assai poterono pi faticose sopravvenire4 ,egli1 usato di vegghiare ne' santi studi1 quante volte a grado gli era1 cogl'imperadori1 co' re e con qualunque altri altissimi prencipi ragionava1 disputava co' filosofi1 e co' piacevolissimi poeti si dilettava1 e l'altrui angosce ascoltando1 mitigava le sue4 ,ora1 quanto alla nuova donna piace1 con costoro1 e quel tempo1 ch'ella vuole tolto da cos celebre compagnia1 gli conviene ascoltare i femminili ragionamenti1 e quegli1 se non vuol crescer la noia1 contra il suo piacere non solamente acconsentir1 ma lodare4 ,egli1 costumato1 quante volte la volgar turba gli rincresceva1 di ritrarsi in alcuna solitaria parte e1 quivi speculando1 vedere quale spirito muove il cielo1 onde venga la vita agli animali che sono in terra1 quali sieno le cagioni delle cose1 o premeditare alcune invenzioni peregrine o alcune cose comporre1 le quali appo li futuri facessero lui morto viver per fama2 ora non solamente dalle contemplazioni dolci tolto quante volte voglia ne viene alla nuova donna1 ma gli conviene essere accompagnato di compagnia male a cos fatte cose disposta4 ,egli1 usato liberamente di ridere1 di piagnere1 di cantare o di sospirare1 secondo che le passioni dolci e amare il pungevano1 ora o non osa1 o gli conviene non che delle maggiori cose1 ma d'ogni picciol sospiro rendere alla donna ragione1 mostrando che 'l mosse1 donde venne e dove and2 la letizia cagione dell'altrui amore1 la tristizia esser del suo odio estimando4 ,oh fatica inestimabile1 avere con cos sospettoso animale a vivere1 a conversare1 e ultimamente a invecchiare o a morire6 ,io voglio lasciare stare la sollecitudine nuova e gravissima1 la quale si conviene avere a' non usati 7e massimamente nella nostra citt71 cio onde vengano i vestimenti1 gli ornamenti e le camere piene di superflue dilicatezze1 le quali le donne si fanno a credere essere al ben vivere opportune2 onde vengano li servi1 le serve1 le nutrici1 le cameriere2 onde vengano i conviti1 i doni1 i presenti che fare si convengono a' parenti delle novelle spose1 a quegli che vogliono che esse credano da loro essere amate2 e appresso queste1 altre cose assai prima non conosciute da' liberi uomini2 e venire a cose che fuggir non si possono4 ,chi dubita che della sua donna1 che ella sia bella o non bella1 non caggia il giudicio nel vulgo8 ,se bella fia reputata1 chi dubita che essa subitamente non abbia molti amadori1 de' quali alcuno con la sua bellezza1 altri con la sua nobilt1 e tale con maravigliose lusinghe1 e chi con doni1 e quale con piacevolezza infestissimamente combatter il non stabile animo8 ,e quel1 che molti disiderano1 malagevolmente da alcuno si difende4 ,e alla pudicizia delle donne non bisogna d'essere presa pi che una volta1 a fare s infame e i mariti dolorosi in perpetuo4 ,se per isciagura di chi a casa la si mena1 fia sozza1 assai aperto veggiamo le bellissime spesse volte e tosto rincrescere2 che dunque dell'altre possiamo pensare1 se non che1 non che esse1 ma ancora ogni luogo nel quale esse sieno credute trovare da coloro1 a' quali sempre le conviene aver per loro1 avuto in odio8 ,onde le loro ire nascono1 n alcuna fiera pi n tanto crudele quanto la femmina adirata1 n pu viver sicuro di s1 chi s commette ad alcuna1 alla quale paia con ragione esser crucciata2 che pare a tutte4 ,che dir de' loro costumi8 ,se io vorr mostrare come e quanto essi sieno tutti contrari alla pace e al riposo degli uomini1 io tirer in troppo lungo sermone il mio ragionare2 e per uno solo1 quasi a tutte generale1 basti averne detto4 ,esse immaginano il bene operare ogni menomo servo ritener nella casa1 e il contrario fargli cacciare2 per che estimano1 se ben fanno1 non altra sorte esser la lor che d'un servo3 per che allora par solamente loro esser donne1 quando1 male adoperando1 non vengono al fine che' fanti fanno4 ,perch voglio io andare dimostrando particularmente quello che gli pi sanno8 ,io giudico che sia meglio il tacersi che dispiacere1 parlando1 alle vaghe donne4 ,chi non sa che tutte l'altre cose si pruovano1 prima che colui1 di cui debbono esser1 comperate1 le prenda1 se non la moglie1 accioch prima non dispiaccia che sia menata8 ,a ciascuno che la prende1 la conviene avere non tale quale egli la vorrebbe1 ma quale la fortuna gliele concede4 ,e se le cose che di sopra son dette son vere 7che il sa chi provate l'ha71 possiamo pensare quanti dolori nascondano le camere1 li quali di fuori1 da chi non ha occhi la cui perspicacit trapassi le mura sono reputati diletti4 ,certo io non affermo queste cose a ,dante essere avvenute1 ch nol so2 comech vero sia che1 o simili cose a queste1 o altre che ne fosser cagione1 egli1 una volta da lei partitosi1 che per consolazione de' suoi affanni gli era stata data1 mai n dove ella fosse volle venire1 n sofferse che l dove egli fosse ella venisse giammai2 con tutto che di pi figliuoli egli insieme con lei fosse parente4 ,n creda alcuno che io per le su dette cose voglia conchiudere gli uomini non dover trre moglie2 anzi il lodo molto1 ma non a ciascuno4 ,lascino i filosofanti lo sposarsi a' ricchi stolti1 a' signori e a' lavoratori1 e essi con la filosofia si dilettino1 molto migliore sposa che alcuna altra4 ,,viii ,,opposte ,,vicende ,,della ,,vita ,,pubblica ,,di ,,dante ,natura generale delle cose temporali1 l'una l'altra tirarsi di dietro4 ,la familiar cura trasse ,dante alla publica1 nella quale tanto l'avvilupparono li vani onori che alli publici ofici congiunti sono1 che1 senza guardare donde s'era partito e dove andava con abbandonate redine1 quasi tutto al governo di quella si diede2 e fugli tanto in ci la fortuna seconda1 che niuna legazion s'ascoltava1 a niuna si rispondea1 niuna legge si fermava1 niuna se ne abrogava1 niuna pace si faceva1 niuna guerra publica s'imprendeva1 e brievemente niuna diliberazione1 la quale alcuno pondo portasse1 si pigliava1 s'egli in ci non dicesse prima la sua sentenzia4 ,in lui tutta la publica fede1 in lui ogni speranza1 in lui sommariamente le divine cose e l'umane parevano esser fermate4 ,ma la ,fortuna1 volgitrice de' nostri consigli e inimica d'ogni umano stato1 comech per alquanti anni nel colmo della sua rota gloriosamente reggendo il tenesse1 assai diverso fine al principio rec a lui1 in lei fidantesi di soperchio4 ,,ix ,,come ,,la ,,lotta ,,delle ,,parti ,,lo ,,coinvolse ,era al tempo di costui la fiorentina cittadinanza in due parti perversissimamente divisa1 e1 con l'operazioni di sagacissimi e avveduti prencipi di quelle1 era ciascuna assai possente2 intanto che alcuna volta l'una e alcuna l'altra reggeva oltre al piacere della sottoposta4 ,a volere riducere a unit il partito corpo della sua republica1 pose ,dante ogni suo ingegno1 ogni arte1 ogni studio1 mostrando a' cittadini pi savi come le gran cose per la discordia in brieve tempo tornano al niente1 e le picciole per la concordia crescere in infinito4 ,ma1 poi che vide essere vana la sua fatica1 e conobbe gli animi degli uditori ostinati2 credendolo giudicio di ,dio1 prima propose di lasciar del tutto ogni publico oficio e vivere seco privatamente2 poi dalla dolcezza della gloria tirato e dal vano favor popolesco e ancora dalle persuasioni de' maggiori2 credendosi1 oltre a questo1 se tempo gli occorresse1 molto pi di bene potere operare per la sua citt1 se nelle cose publiche fosse grande1 che a s privato e da quelle del tutto rimosso 7oh stolta vaghezza degli umani splendori1 quanto sono le tue forze maggiori1 che creder non pu chi provati non gli ha673 il maturo uomo e nel santo seno della filosofia allevato1 nutricato e ammaestrato1 al quale erano davanti dagli occhi i cadimenti de' re antichi e de' moderni1 le desolazioni de' regni1 delle province e delle citt e li furiosi impeti della ,fortuna1 niun altro cercanti che l'alte cose1 non si seppe o non si pot dalla tua dolcezza guardare4 ,fermossi adunque ,dante a volere seguire gli onori caduchi e la vana pompa dei publici ofici2 e1 veggendo che per se medesimo non potea una terza parte tenere1 la quale1 giustissima1 l'ingiustizia dell'altre due abbattesse1 tornandole ad unit2 con quella s'accost1 nella quale1 secondo il suo giudicio1 era pi di ragione e di giustizia2 operando continuamente ci che salutevole alla sua patria e a' cittadini conoscea4 ,ma gli umani consigli le pi delle volte rimangon vinti dalle forze del cielo4 ,gli odii e l'animosit prese1 ancora che sanza giusta cagione nati fossoro1 di giorno in giorno divenivan maggiori1 in tanto che non senza grandissima confusione de' cittadini1 pi volte si venne all'arme con intendimento di por fine alla lor lite col fuoco e col ferro3 s accecati dall'ira1 che non vedevano s con quella miseramente perire4 ,ma1 poi che ciascuna delle parti ebbe pi volte fatta pruova delle sue forze con vicendevoli danni dell'una e dell'altra2 venuto il tempo che gli occulti consigli della minacciante fortuna si doveano scoprire1 la fama1 parimente del vero e del falso rapportatrice1 nunziando gli avversari della parte presa da ,dante1 di maravigliosi e d'astuti consigli esser forte e di grandissima moltitudine d'armati1 s gli prencipi de' collegati di ,dante spavent1 che ogni consilio1 ogni avvedimento e ogni argomento cacci da loro1 se non il cercare con fuga la loro salute2 co' quali insieme ,dante1 in un momento prostrato della sommit del reggimento della sua citt1 non solamente gittato in terra si vide1 ma cacciato di quella4 ,dopo questa cacciata non molti d1 essendo gi stato dal popolazzo corso alle case de' cacciati1 e furiosamente votate e rubate1 poi che i vittoriosi ebbero la citt riformata secondo il loro giudicio1 furono tutti i prencipi de' loro avversari1 e con loro1 non come de' minori ma quasi principale1 ,dante1 s come capitali nemici della republica dannati a perpetuo esilio1 e li loro stabili beni o in publico furon ridotti1 o alienati a' vincitori4 ,x ,,si ,,maledice ,,all',,ingiusta ,,condanna ,d',,esilio ,questo merito riport ,dante del tenero amore avuto alla sua patria6 questo merito riport ,dante dell'affanno avuto in voler trre via le discordie cittadine6 questo merito riport ,dante dell'avere con ogni sollecitudine cercato il bene1 la pace e la tranquillit de' suoi cittadini6 ,per che assai manifestamente appare quanto sieno vti di verit i favori de' popoli1 e quanta fidanza si possa in essi avere4 ,colui1 nel quale poco avanti pareva ogni publica speranza esser posta1 ogni affezione cittadina1 ogni rifugio populare2 subitamente1 senza cagione legittima1 senza offesa1 senza peccato1 da quel romore1 il quale per addrieto s'era molte volte udito le sue laude portare infino alle stelle1 furiosamente mandato in inrevocabile esilio4 ,questa fu la marmorea statua fattagli ad eterna memoria della sua virt6 con queste lettere fu il suo nome tra quegli de' padri della patria scritto in tavole d'oro6 con cos favorevole romore gli furono rendute grazie de' suoi benefici6 ,chi sar dunque colui che1 a queste cose guardando1 dica la nostra republica da questo pi non andare sciancata8 ,oh vana fidanza de' mortali1 da quanti esempli altissimi se' tu continuamente ripresa1 ammonita e gastigata6 ,deh6 se ,cammillo1 ,rutilio1 ,coriolano1 e l'uno e l'altro ,scipione1 e gli altri antichi valenti uomini per la lunghezza del tempo interposto ti sono della memoria caduti1 questo ricente caso ti faccia con pi temperate redine correr ne' tuoi piaceri4 ,niuna cosa ci ha meno stabilita che la popolesca grazia2 niuna pi pazza speranza1 niuno pi folle consiglio che quello che a crederle conforta nessuno4 ,levinsi adunque gli animi al cielo1 nella cui perpetua legge1 nelli cui eterni splendori1 nella cui vera bellezza si potr senza alcuna oscurit conoscere la stabilit di ,colui che lui e le altre cose con ragione muove2 accioch1 s come in termine fisso1 lasciando le transitorie cose1 in lui si fermi ogni nostra speranza1 se trovare non ci vogliamo ingannati4 ,,xi ,,la ,,vita ,,del ,,poeta ,,esule ,,sino ,,alla ,,venuta ,,in ,,italia ,,di ,,arrigo ,,settimo ,uscito adunque in cotal maniera ,dante di quella citt1 della quale egli non solamente era cittadino1 ma n'erano li suoi maggiori stati reedificatori1 e lasciatavi la sua donna1 insieme con l'altra famiglia1 male per picciola et alla fuga disposta2 di lei sicuro1 percioch di consanguinit la sapeva ad alcuno de' prencipi della parte avversa congiunta1 di se medesimo or qua or l incerto1 andava vagando per ,toscana4 ,era alcuna particella delle sue possessioni dalla donna col titolo della sua dote dalla cittadina rabbia stata con fatica difesa1 de' frutti della quale essa s e i piccioli figliuoli di lui assai sottilmente reggeva2 per la qual cosa povero1 con industria disusata gli convenia il sostentamento di se medesimo procacciare4 ,oh quanti onesti sdegni gli convenne posporre1 pi duri a lui che morte a trapassare1 promettendogli la speranza questi dover esser brievi1 e prossima la tornata6 ,egli1 oltre al suo stimare1 parecchi anni1 tornato da ,verona 7dove nel primo fuggire a messer ,alberto della ,scala n'era ito1 dal quale benignamente era stato ricevuto71 quando col conte ,salvatico in ,casentino1 quando col marchese ,morruello ,malespina in ,lunigiana1 quando con quegli della ,faggiuola ne' monti vicini ad ,orbino1 assai convenevolmente1 secondo il tempo e secondo la loro possibilit1 onorato si stette4 ,quindi poi se n'and a ,bologna1 dove poco stato n'and a ,padova1 e quindi da capo si ritorn a ,verona4 ,ma poi ch'egli vide da ogni parte chiudersi la via alla tornata1 e di d in d pi divenire vana la sua speranza2 non solamente ,toscana1 ma tutta ,italia abbandonata1 passati i monti che quella dividono dalla provincia di ,gallia1 come pot1 se n'and a ,parigi2 e quivi tutto si diede allo studio e della filosofia e della teologia1 ritornando ancora in s dell'altre scienzie ci che forse per gli altri impedimenti avuti se ne era partito4 ,e in ci il tempo studiosamente spendendo1 avvenne che oltre al suo avviso1 ,arrigo1 conte di ,luzimborgo1 con volont e mandato di ,clemente papa ,v1 il quale allora sedea1 fu eletto in re de' romani1 e appresso coronato imperadore4 ,il quale sentendo ,dante della ,magna partirsi per soggiogarsi ,italia1 alla sua maest in parte rebelle1 e gi con potentissimo braccio tenere ,brescia assediata1 avvisando lui per molte ragioni dover essere vincitore2 prese speranza con la sua forza e dalla sua giustizia di potere in ,fiorenza tornare1 comech a lui la sentisse contraria4 ,perch ripassate l'alpi1 con molti nemici di fiorentini e di lor parte congiuntosi1 e con ambascerie e con lettere s'ingegnarono di tirare lo 'mperadore da l'assedio di ,brescia1 accioch a ,fiorenza il ponesse1 s come a principale membro de' suoi nemici2 mostrandogli che1 superata quella1 niuna fatica gli restava1 o piccola1 ad avere libera ed espedita la possessione e il dominio di tutta ,italia4 ,e comech a lui e agli altri a ci tenenti venisse fatto il trarloci1 non ebbe perci la sua venuta il fine da loro avvisato3 le resistenze furon grandissime1 e assai maggiori che da loro avvisate non erano2 per che1 senza avere niuna notevole cosa operata1 lo 'mperadore1 partitosi quasi disperato1 verso ,roma drizz il suo cammino4 ,e come che in una parte e in altra pi cose facesse1 assai ne ordinasse e molte di farne proponesse1 ogni cosa ruppe la troppo avacciata morte di lui3 per la qual morte generalmente ciascuno che a lui attendea disperatosi1 e massimamente ,dante1 sanza andare di suo ritorno pi avanti cercando1 passate l'alpi d',appennino1 se ne and in ,romagna1 l dove l'ultimo suo d1 e che alle sue fatiche doveva por fine1 l'aspettava4 ,,xii ,,dante ,,ospite ,,di ,,guido ,,novel ,,da ,,polenta ,era in que' tempi signore di ,ravenna1 famosa e antica citt di ,romagna1 uno nobile cavaliere1 il cui nome era ,guido ,novel da ,polenta2 il quale1 ne' liberali studi ammaestrato1 sommamente i valorosi uomini onorava1 e massimamente quegli che per iscienza gli altri avanzavano4 ,alle cui orecchie venuto ,dante1 fuori d'ogni speranza1 essere in ,romagna 7avendo egli lungo tempo avanti per fama conosciuto il suo valore7 in tanta disperazione1 s dispose di riceverlo e d'onorarlo4 ,n aspett di ci da lui essere richiesto1 ma con liberale animo1 considerata qual sia a' valorosi la vergogna del domandare1 e con proferte1 gli si fece davanti1 richiedendo di spezial grazia a ,dante quello ch'egli sapeva che ,dante a lui dovea dimandare3 cio che seco li piacesse di dover essere4 ,concorrendo adunque i due voleri a un medesimo fine1 e del domandato e del domandatore1 e piacendo sommamente a ,dante la liberalit del nobile cavaliere1 e d'altra parte il bisogno strignendolo1 senza aspettare pi inviti che 'l primo1 se n'and a ,ravenna1 dove onorevolemente dal signore di quella ricevuto1 e con piacevoli conforti risuscitata la caduta speranza1 copiosamente le cose opportune donandogli1 in quella seco per pi anni il tenne1 anzi infino a l'ultimo della vita di lui4 ,,xiii ,,sua ,,perseveranza ,,al ,,lavoro ,non poterono gli amorosi disiri1 n le dolenti lagrime1 n la sollecitudine casalinga1 n la lusinghevole gloria de' publici ofici1 n il miserabile esilio1 n la intollerabile povert giammai con le lor forze rimuovere il nostro ,dante dal principale intento1 cio da' sacri studi2 percioch1 s come si veder dove appresso partitamente dell'opere da lui fatte si far menzione1 egli1 nel mezzo di qualunque fu pi fiera delle passioni sopradette1 si trover componendo essersi esercitato4 ,e se1 obstanti cotanti e cos fatti avversari1 quanti e quali di sopra sono stati mostrati1 egli per forza d'ingegno e di perseveranza riusc chiaro qual noi veggiamo2 che si pu sperare ch'esso fosse divenuto1 avendo avuti altrettanti aiutatori1 o almeno niuno contrario1 o pochissimi1 come hanno molti8 ,certo1 io non so2 ma se licito fosse a dire1 io direi ch'egli fosse in terra divenuto uno iddio4 ,,xiv ,,grandezza ,,del ,,poeta ,,volgare-,,sua ,,morte ,abit adunque ,dante in ,ravenna1 tolta via ogni speranza di ritornare mai in ,firenze 7comech tolto non fosse il disio7 pi anni sotto la protezione del grazioso signore2 e quivi con le sue dimostrazioni fece pi scolari in poesia e massimamente nella volgare2 la quale1 secondo il mio giudicio1 egli primo non altramenti fra noi italici esalt e rec in pregio1 che la sua ,omero tra' greci o ,virgilio tra' latini4 ,davanti a costui1 come che per poco spazio d'anni si creda che innanzi trovata fosse1 niuno fu che ardire o sentimento avesse1 dal numero delle sillabe e dalla consonanza delle parti estreme in fuori1 di farla essere strumento d'alcuna artificiosa materia2 anzi solamente in leggerissime cose d'amore con essa s'esercitavano4 ,costui mostr con effetto con essa ogni alta materia potersi trattare1 e glorioso sopra ogni altro fece il volgar nostro4 ,ma1 poich la sua ora venne segnata a ciascheduno1 essendo egli gi nel mezzo o presso del cinquantesimo sesto suo anno infermato1 e secondo la cristiana religione ogni ecclesiastico sacramento umilmente e con divozione ricevuto1 e a ,dio per contrizione d'ogni cosa commessa da lui contra al suo piacere1 s come da uomo1 riconciliatosi2 del mese di settembre negli anni di ,cristo ,,mcccxxi1 nel d che la esaltazione della santa ,croce si celebra dalla ,chiesa1 non sanza grandissimo dolore del sopradetto ,guido1 e generalmente di tutti gli altri cittadini ravignani1 al suo ,creatore rend il faticato spirito2 il quale non dubito che ricevuto non fosse nelle braccia della sua nobilissima ,beatrice1 con la quale nel cospetto di ,colui ch' sommo bene1 lasciate le miserie della presente vita1 ora lietissimamente vive in quella1 alla cui felicit fine giammai non s'aspetta4 ,,xv ,,sepoltura ,e ,,onori ,,funebri ,fece il magnanimo cavaliere il morto corpo di ,dante d'ornamenti poetici sopra uno funebre letto adornare2 e quello fatto portare sopra gli omeri de' suoi cittadini pi solenni1 infino al luogo de' frati minori in ,ravenna1 con quello onore che a s fatto corpo degno estimava1 infino quivi quasi con publico pianto seguitolo1 in una arca lapidea1 nella quale ancora giace1 il fece porre4 ,e1 tornato alla casa nella quale ,dante era prima abitato1 secondo il ravignano costume1 esso medesimo1 s a commendazione dell'alta scienzia e della vert del defunto1 e s a consolazione de' suoi amici1 li quali egli avea in amarissima vita lasciati1 fece un ornato e lungo sermone2 disposto1 se lo stato e la vita fossero durati1 di s egregia sepoltura onorarlo1 che1 se mai alcuno altro suo merito non l'avesse memorevole renduto a' futuri1 quella l'avrebbe fatto4 ,,xvi ,,gara ,,di ,,poeti ,,per ,l',,epitafio ,,di ,,dante ,questo laudevole proponimento infra brieve spazio di tempo fu manifesto ad alquanti1 li quali in quel tempo erano in poes solennissimi in ,romagna2 per che ciascuno s per mostrare la sua sofficienzia1 s per rendere testimonianza della portata benivolenzia da loro al morto poeta1 s per captare la grazia e l'amore del signore1 il quale ci sapevano disiderare1 ciascuno per s fece versi1 li quali1 posti per epitafio alla futura sepultura4 con debite lode facessero la posterit certa chi dentro da essa giacesse2 e al magnifico signore gli mandarono4 ,il quale con gran peccato della fortuna non dopo molto tempo1 toltogli lo ,stato1 si mor a ,bologna2 per la qual cosa e il fare il sepolcro e il porvi li mandati versi si rimase4 ,li quali versi stati a me mostrati poi pi tempo appresso1 e veggendo loro avere avuto luogo per lo caso gi dimostrato1 pensando le presenti cose per me scritte1 comech sepoltura non sieno corporale1 ma sieno1 s come quella sarebbe stata1 perpetue conservatrici della colui memoria2 imaginai non essere sconvenevole quegli aggiugnere a queste cose4 ,ma1 percioch pi che quegli che l'uno di coloro avesse fatti 7che furon pi7 non si sarebbero ne' marmi intagliati1 cos solamente quegli d'uno qui estimai che fosser da scrivere2 per che1 tutti meco esaminatigli1 per arte e per intendimento pi degni estimai che fossero quattordici fattine da maestro ,giovanni del ,virgilio bolognese1 allora famosissimo e gran poeta1 e di ,dante stato singularissimo amico2 li quali sono questi appresso scritti3 ,,xvii ,,epitafio ,theologus ,dantes1 nullius dogmatis expers1 quod foveat claro philosophia sinu3 gloria musarum1 vulgo gratissimus auctor1 hic iacet1 et fama pulsat utrumque polum3 qui loca defunctis gladiis regnumque gemellis distribuit1 laicis rhetoricisque modis4 ,pascua ,pieriis demum resonabat avenis2 ,atropos heu laetum livida rupit opus4 ,huic ingrata tulit tristem ,florentia fructum1 exilium1 vati patria cruda suo4 ,quem pia ,guidonis gremio ,ravenna ,novelli gaudet honorati continuisse ducis1 mille trecentenis ter septem ,numinis annis1 ad sua septembris idibus astra redit4 ,,xviii ,,rimprovero ,,ai ,,fiorentini ,oh ingrata patria1 quale demenzia1 qual trascutaggine ti teneva1 quando tu il tuo carissimo cittadino1 il tuo benefattore precipuo1 il tuo unico poeta con crudelt disusata mettesti in fuga2 o poscia tenuta t'ha8 ,se forse per la comune furia di quel tempo mal consigliata ti scusi2 ch1 tornata1 cessate l'ire1 la tranquillit dell'animo1 ripenttati del fatto1 nol rivocasti8 ,deh6 non ti rincresca lo stare con meco1 che tuo figliuol sono1 alquanto a ragione1 e quello che giusta indegnazion mi fa dire1 come da uomo che ti ramendi disidera e non che tu sii punita1 piglierai4 ,prti egli essere gloriosa di tanti titoli e di tali che tu quello uno del quale non hai vicina citt che di simile si possa esaltare1 tu abbi voluto da te cacciare8 ,deh6 dimmi3 di qua' vittorie1 di qua' triunfi1 di quali eccellenzie1 di quali valorosi cittadini se' tu splendente8 ,le tue ricchezze1 cosa mobile e incerta2 le tue bellezze1 cosa fragile e caduca2 le tue dilicatezze1 cosa vituperevole e femminile1 ti fanno nota nel falso giudicio de' popoli1 il quale pi ad apparenza che ad esistenza sempre riguarda4 ,deh6 gloriera'ti tu de' tuoi mercatanti e de' molti artisti1 donde tu se' piena8 ,scioccamente farai3 l'uno fu1 continuamente l'avarizia operandolo1 mestiere servile2 l'arte1 la quale un tempo nobilitata fu dagl'ingegni1 intanto che una seconda natura la fecero1 dall'avarizia medesima oggi corrotta1 e niente vale4 ,gloriera'ti tu della vilt e ignavia di coloro li quali1 percioch di molti loro avoli si ricordano1 vogliono dentro da te della nobilt ottenere il principato1 sempre con ruberie e con tradimenti e con falsit contra quella operanti8 ,vana gloria sar la tua1 e da coloro1 le cui sentenzie hanno fondamento debito e stabile fermezza1 schernita4 ,ahi6 misera madre1 apri gli occhi e guarda con alcuno rimordimento quello che tu facesti2 e verggnati almeno1 essendo reputata savia come tu se'1 d'avere avuta ne' falli tuoi falsa elezione6 ,deh6 se tu da te non avevi tanto consiglio1 perch non imitavi tu gli atti di quelle citt1 le quali ancora per le loro laudevoli opere son famose8 ,atene1 la quale fu l'uno degli occhi di ,grecia1 allora che in quella era la monarchia del mondo1 per iscienzia1 per eloquenzia e per milizia splendida parimente2 ,argos1 ancora pomposa per li titoli de' suoi re2 ,smirna1 a noi reverenda in perpetuo per ,niccolaio suo pastore2 ,pilos1 notissima per lo vecchio ,nestore2 ,chimi1 ,chios e ,colofon1 citt splendidissime per adietro1 tutte insieme1 qualora pi gloriose furono1 non si vergognarono n dubitarono d'avere agra quistione della origine del divino poeta ,omero1 affermando ciascuna lui di s averla tratta2 e si ciascuna fece con argomenti forte la sua intenzione1 che ancora la quistion vive2 n certo donde si fosse1 perch parimente di cotal cittadino cos l'una come l'altra ancor si gloria4 ,e ,mantova1 nostra vicina1 di quale altra cosa l' pi alcuna fama rimasa1 che l'essere stato ,virgilio mantovano8 il cui nome hanno ancora in tanta reverenzia1 e s appo tutti accettevole1 che non solamente ne' publici luoghi1 ma ancora in molti privati si vede la sua imagine effigiata2 mostrando in ci che1 non ostante che il padre di lui fosse lutifigolo1 esso di tutti loro sia stato nobilitatore4 ,sulmona d',ovidio1 ,venosa d',orazio1 ,aquino di ,giovenale1 e altre molte1 ciascuna si gloria del suo1 e della loro sufficienzia fanno quistione4 ,l'esemplo di queste non t'era vergogna di seguitare2 le quali non verisimile sanza cagione essere state e vaghe e tnere di cittadini cos fatti4 ,esse conobbero quello che tu medesima potevi conoscere e puoi2 cio che le costoro perpetue operazioni sarebbero ancora dopo la lor ruina ritenitrici eterne del nome loro2 cos come al presente divulgate per tutto il mondo le fanno conoscere a coloro che non le vider giammai4 ,tu sola1 non so da qual cechit adombrata1 hai voluto tenere altro cammino1 e quasi molto da te lucente1 di questo splendore non hai curato3 tu sola1 quasi i ,camilli1 i ,publicoli1 i ,torquati1 i ,fabrizi1 i ,catoni1 i ,fabi e gli ,scipioni con le loro magnifiche opere ti facessero famosa e in te fossero2 non solamente1 avendoti lasciato l'antico tuo cittadino ,claudiano cader delle mani1 non hai avuto del presente poeta cura2 ma l'hai da te cacciato1 sbandito e privatolo1 se tu avessi potuto1 del tuo sopranome4 ,io non posso fuggire di vergognarmene in tuo servigio4 ,ma ecco3 non la fortuna1 ma il corso della natura delle cose stato al tuo disonesto appetito favorevole in tanto1 in quanto quello che tu volentieri1 bestialmente bramosa1 avresti fatto se nelle mani ti fosse venuto1 cio uccisolo1 egli con la sua eterna legge l'ha operato4 ,morto il tuo ,dante ,alighieri in quello esilio che tu ingiustamente1 del suo valore invidiosa1 gli dsti4 ,oh peccato da non ricordare1 che la madre alle virt d'alcuno suo figliuolo porti livore6 ,ora adunque se' di sollicitudine libera1 ora per la morte di lui vivi ne' tuoi difetti sicura1 e puoi alle tue lunghe e ingiuste persecuzioni porre fine4 ,egli non ti pu far1 morto1 quello che mai1 vivendo1 non t'avria fatto2 egli giace sotto altro cielo che sotto il tuo1 n pi di aspettar di vederlo giammai1 se non quel d1 nel quale tutti li tuoi cittadini veder potrai1 e le lor colpe da giusto giudice esaminate e punite4 ,adunque se gli odii1 l'ire e le inimicizie cessano per la morte di qualunque che muoia1 come si crede1 comincia a tornare in te medesima e nel tuo diritto conoscimento2 comincia a vergognarti d'avere fatto contra la tua antica umanit2 comincia a volere apparir madre e non pi inimica2 concedi le debite lagrime al tuo figliuolo2 concedigli la materna piet2 e colui1 il quale tu rifiutasti1 anzi cacciasti vivo s come sospetto1 disidera almeno di riaverlo morto2 rendi la tua cittadinanza1 il tuo seno1 la tua grazia alla sua memoria4 ,in verit1 quantunque tu a lui ingrata e proterva fossi1 egli sempre come figliuolo ebbe te in reverenza1 n mai di quello onore che per le sue opere seguire ti dovea1 volle privarti1 come tu lui della tua cittadinanza privasti4 ,sempre fiorentino1 quantunque l'esilio fosse lungo1 si nomin e volle essere nominato1 sempre a ogni altra ti prepose1 sempre t'am4 ,che dunque farai8 starai sempre nella tua iniquit ostinata8 sar in te meno d'umanit che ne' barbari1 li quali troviamo non solamente aver li corpi delli lor morti raddomandati1 ma per riavergli essersi virilmente disposti a morire8 ,tu vuogli che 'l mondo creda te essere nepote della famosa ,troia e figliuola di ,roma3 certo1 i figliuoli deono essere a' padri e agli avoli simiglianti4 ,priamo nella sua miseria non solamente raddomand il corpo del morto ,ettore1 ma quello con altrettanto oro ricomper4 ,li romani1 secondo che alcuni pare che credano1 feciono da ,linterno venire l'ossa del primo ,scipione1 da lui a loro con ragione nella sua morte vietate4 ,e come che ,ettore fosse con la sua prodezza lunga difesa de' troiani1 e ,scipione liberatore non solamente di ,roma1 ma di tutta ,italia 7delle quali due cose forse cos propiamente niuna si pu dire di ,dante71 egli non perci da posporre2 niuna volta fu mai che l'armi non dessero luogo alla scienzia4 ,se tu primieramente1 e dove pi si saria convenuto1 l'esemplo e l'opere delle savie citt non imitasti1 amenda al presente1 seguendole4 ,niuna delle sette predette fu che o vera o fittizia sepultura non facesse ad ,omero4 ,e chi dubita che i mantovani1 li quali ancora in ,piettola onorano la povera casetta e i campi che fr di ,virgilio1 non avessero a lui fatta onorevole sepoltura1 se ,ottaviano ,augusto1 il quale da ,brandizio a ,napoli le sue ossa avea trasportate1 non avesse comandato quello luogo dove poste l'avea1 volere loro essere perpetua requie8 ,sermona niun'altra cosa pianse lungamente1 se non che l'isola di ,ponto tenga in certo luogo il suo ,ovidio2 e cos di ,cassio ,parma si rallegra tenendolo4 ,cerca tu adunque di volere essere del tuo ,dante guardiana2 raddomandalo2 mostra questa umanit1 presupposto che tu non abbi voglia di riaverlo2 togli a te medesima con questa fizione parte del biasimo per adietro acquistato4 ,raddomandalo4 ,io son certo ch'egli non ti fia renduto2 e a una ora ti sarai mostrata pietosa1 e goderai1 non riavendolo1 della tua innata crudelt4 ,ma a che ti conforto io8 ,appena che io creda1 se i corpi morti possono alcuna cosa sentire1 che quello di ,dante si potesse partire di l dove 1 per dovere a te tornare4 ,egli giace con compagnia troppo pi laudevole che quella che tu gli potessi dare4 ,egli giace in ,ravenna1 molto pi per et veneranda di te2 e comech la sua vecchiezza alquanto la renda deforme1 ella fu nella sua giovanezza troppo pi florida che tu non se'4 ,ella quasi un generale sepolcro di santissimi corpi1 n niuna parte in essa si calca1 dove su per reverendissime ceneri non si vada4 ,chi dunque disidererebbe di tornare a te per dovere giacere fra le tue1 le quali si pu credere che ancora servino la rabbia e l'iniquit nella vita avute1 e male concorde insieme si fuggano l'una da l'altra1 non altramenti che facessero le fiamme de' due tebani8 ,e comech ,ravenna gi quasi tutta del prezioso sangue di molti martiri si bagnasse1 e oggi con reverenzia servi le loro reliquie1 e similemente i corpi di molti magnifici imperadori e d'altri uomini chiarissimi e per antichi avoli e per opere virtuose1 ella non si rallegra poco d'esserle stato da ,dio1 oltre a l'altre sue dote1 conceduto d'essere perpetua guardiana di cos fatto tesoro1 come il corpo di colui1 le cui opere tengono in ammirazione tutto il mondo1 e del quale tu non ti se' saputa far degna4 ,ma certo egli non tanta l'allegrezza d'averlo1 quanta la invidia ch'ella ti porta che tu t'intitoli della sua origine1 quasi sdegnando che dove ella sia per l'ultimo d di lui ricordata1 tu allato a lei sii nominata per lo primo4 ,e perci con la tua ingratitudine ti rimani1 e ,ravenna de' tuoi onori lieta si glori tra' futuri4 ,,xix ,,breve ,,ricapitolazione ,cotale1 quale di sopra dimostrata1 fu a ,dante la fine della vita faticata da' vari studi2 e1 percioch assai convenevolemente le sue fiamme1 la familiare e la publica sollecitudine e il miserabile esilio e la fine di lui mi pare avere secondo la mia promessa mostrate1 giudico sia da pervenire a mostrare della statura del corpo1 dell'abito1 e generalmente de' pi notabili modi servati nella sua vita da lui2 da quegli poi immediatamente vegnendo all'opere degne di nota1 compilate da esso nel tempo suo1 infestato da tanta turbine quanta di sopra brievemente dichiarata4 ,,xx ,,fattezze ,e ,,costumi ,,di ,,dante ,fu adunque questo nostro poeta di mediocre statura1 e1 poi che alla matura et fu pervenuto1 and alquanto curvetto1 ed era il suo andare grave e mansueto1 d'onestissimi panni sempre vestito in quell'abito che era alla sua maturit convenevole4 ,il suo volto fu lungo1 e il naso aquilino1 e gli occhi anzi grossi che piccioli1 le mascelle grandi1 e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato2 e il colore era bruno1 e i capelli e la barba spessi1 neri e crespi1 e sempre nella faccia malinconico e pensoso4 ,per la qual cosa avvenne un giorno in ,verona1 essendo gi divulgata pertutto la fama delle sue opere1 e massimamente quella parte della sua ,comedia1 la quale egli intitola ,inferno1 ed esso conosciuto da molti e uomini e donne1 che1 passando egli davanti a una porta dove pi donne sedevano1 una di quelle pianamente1 non per tanto che bene da lui e da chi con lui era non fosse udita1 disse all'altre donne3--,vedete colui che va nell'inferno1 e torna quando gli piace1 e qua su reca novelle di coloro che l gi sono8--,alla quale una dell'altre rispose semplicemente3--,in verit tu di dir vero3 non vedi tu com'egli ha la barba crespa e il color bruno per lo caldo e per lo fummo che l gi8--,le quali parole udendo egli dir dietro a s1 e conoscendo che da pura credenza delle donne venivano1 piacendogli1 e quasi contento ch'esse in cotale opinione fossero1 sorridendo alquanto1 pass avanti4 ,ne' costumi domestici e publici mirabilmente fu ordinato e composto1 e in tutti pi che alcun altro cortese e civile4 ,nel cibo e nel poto fu modestissimo1 s in prenderlo all'ore ordinate e s in non trapassare il segno della necessit1 quel prendendo2 n alcuna curiosit ebbe mai pi in uno che in uno altro3 li dilicati lodava1 e il pi si pasceva di grossi1 oltremodo biasimando coloro1 li quali gran parte del loro studio pongono e in avere le cose elette e quelle fare con somma diligenzia apparare2 affermando questi cotali non mangiare per vivere1 ma pi tosto vivere per mangiare4 ,niuno altro fu pi vigilante di lui e negli studi e in qualunque altra sollecitudine il pugnesse2 intanto che pi volte e la sua famiglia e la donna se ne dolfono1 prima che1 a' suoi costumi adusate1 ci mettessero in non calere4 ,rade volte1 se non domandato1 parlava1 e quelle pesatamente e con voce conveniente alla materia di che diceva2 non pertanto1 l dove si richiedeva1 eloquentissimo fu e facundo1 e con ottima e pronta prolazione4 ,sommamente si dilett in suoni e in canti nella sua giovanezza1 e a ciascuno che a que' tempi era ottimo cantatore o sonatore fu amico e ebbe sua usanza2 e assai cose1 da questo diletto tirato compose1 le quali di piacevole e maestrevole nota a questi cotali facea rivestire4 ,quanto ferventemente esso fosse ad amor sottoposto1 assai chiaro gi mostrato4 ,questo amore ferma credenza di tutti che fosse movitore del suo ingegno a dovere1 prima imitando1 divenir dicitore in volgare2 poi1 per vaghezza di pi solennemente mostrare le sue passioni1 e di gloria1 sollecitamente esercitandosi in quella1 non solamente pass ciascuno suo contemporaneo1 ma in tanto la dilucid e fece bella1 che molti allora e poi di dietro a s n'ha fatti e far vaghi d'essere esperti4 ,dilettossi similemente d'essere solitario e rimoto dalle genti1 accioch le sue contemplazioni non gli fossero interrotte2 e se pure alcuna che molto piaciuta gli fosse ne gli veniva1 essendo esso tra gente1 quantunque d'alcuna cosa fosse stato addomandato1 giammai infino a tanto che egli o fermata o dannata la sua imaginazione avesse1 non avrebbe risposto al dimandante3 il che molte volte1 essendo egli alla mensa1 ed essendo in cammino con compagni1 e in altre parti1 domandato1 gli avvenne4 ,ne' suoi studi fu assiduissimo1 quanto quel tempo che ad essi si disponea1 in tanto che niuna novit che s'udisse1 da quegli il poteva rimuovere4 ,e1 secondo che alcuni degni di fede raccontano di questo darsi tutto a cosa che gli piacesse1 egli1 essendo una volta tra l'altre in ,siena1 e avvenutosi per accidente alla stazzone d'uno speziale1 e quivi statogli recato uno libretto davanti promessogli1 e tra' valenti uomini molto famoso1 n da lui stato giammai veduto1 non avendo per avventura spazio di portarlo in altra parte1 sopra la panca che davanti allo speziale era1 si pose col petto1 e1 messosi il libretto davanti1 quello cupidissimamente cominci a vedere4 ,e comech poco appresso in quella contrada stessa1 e dinanzi da lui1 per alcuna general festa de' sanesi si cominciasse da gentili giovani e facesse una grande armeggiata1 e con quella grandissimi romori da' circustanti 7s come in cotal casi con istrumenti vari e con voci applaudenti suol farsi71 e altre cose assai v'avvenissero da dover tirare altrui a vedersi1 s come balli di vaghe donne e giuochi molti di giovani2 mai non fu alcuno che muovere quindi il vedesse1 n alcuna volta levare gli occhi dal libro3 anzi1 postovisi quasi a ora di nona1 prima fu passato vespro1 e tutto l'ebbe veduto e quasi sommariamente compreso1 che egli da ci si levasse2 affermando poi ad alcuni1 che il domandavano come s'era potuto tenere di riguardare a cos bella festa come davanti a lui s'era fatta1 s niente averne sentito2 per che alla prima maraviglia non indebitamente la seconda s'aggiunse a' dimandanti4 ,fu ancora questo poeta di maravigliosa capacit e di memoria fermissima e di perspicace intelletto1 intanto che1 essendo egli a ,parigi1 e quivi sostenendo in una disputazione de quolibet che nelle scuole della teologia si facea1 quattordici quistioni da diversi valenti uomini e di diverse materie1 con gli loro argomenti pro e contra fatti dagli opponenti1 senza mettere in mezzo raccolse1 e ordinatamente1 come poste erano state1 recit2 quelle poi1 seguendo quello medesimo ordine1 sottilmente solvendo e rispondendo agli argomenti contrari4 ,la qual cosa quasi miracolo da tutti i circustanti fu reputata4 ,d'altissimo ingegno e di sottile invenzione fu similmente1 s come le sue opere troppo pi manifestano agl'intendenti che non potrebbono fare le mie lettere4 ,vaghissimo fu e d'onore e di pompa per avventura pi che alla sua inclita virt non si sarebbe richiesto4 ,ma che8 qual vita tanto umile1 che dalla dolcezza della gloria non sia tcca8 ,e per questa vaghezza credo che oltre a ogni altro studio amasse la poesia1 veggendo1 comech la filosofia ogni altra trapassi di nobilt1 la eccellenzia di quella con pochi potersi comunicare1 e esserne per lo mondo molti famosi3 e la poesia pi essere apparente e dilettevole a ciascuno1 e li poeti rarissimi4 ,e perci1 sperando per la poes allo inusitato e pomposo onore della coronazione dell'alloro poter pervenire1 tutto a lei si diede e istudiando e componendo4 ,e certo il suo disiderio veniva intero1 se tanto gli fosse stata la fortuna graziosa1 che egli fosse giammai potuto tornare in ,firenze1 nella quale sola sopra le fonti di ,san ,giovanni s'era disposto di coronare2 accioch quivi1 dove per lo battesimo aveva preso il primo nome1 quivi medesimo per la coronazione prendesse il secondo4 ,ma cos and che1 quantunque la sua sufficienzia fosse molta1 e per quella in ogni parte1 ove piaciuto gli fosse1 avesse potuto l'onore della laurea pigliare 7la quale non iscienzia accresce1 ma dell'acquistata certissimo testimonio e ornamento72 pur1 quella tornata1 che mai non doveva essere1 aspettando1 altrove pigliar non la volle2 e cos1 senza il molto disiderato onore avere1 si mor4 ,ma1 percioch spessa quistione si fa tra le genti1 e che cosa sia la poes e che il poeta1 e donde sia questo nome venuto e perch di lauro sieno coronati i poeti1 e da pochi pare essere stato mostrato2 mi piace qui di fare alcuna transgressione1 nella quale io questo alquanto dichiari1 tornando1 come pi tosto potr1 al proposito4 ,,xxi ,,digressione ,,sull',,origine ,,della ,,poesia ,la prima gente ne' primi secoli1 comech rozzissima e inculta fosse1 ardentissima fu di conoscere il vero con istudio1 s come noi veggiamo ancora naturalmente disiderare a ciascuno4 ,la quale veggendo il cielo muoversi con ordinata legge continuo1 e le cose terrene avere certo ordine e diverse operazioni in diversi tempi1 pensarono di necessit dovere essere alcuna cosa1 dalla quale tutte queste cose procedessero1 e che tutte l'altre ordinasse1 s come superiore potenzia da niun'altra potenziata4 ,e1 questa investigazione seco diligentemente avuta1 s'immaginarono quella1 la quale divinit ovvero deit nominarono1 con ogni cultivazione1 con ogni onore e con pi che umano servigio esser da venerare4 ,e perci ordinarono1 a reverenza del nome di questa suprema potenzia1 ampissime ed egregie case1 le quali ancora estimarono fossero da separare cos di nome1 come di forma separate erano1 da quelle che generalmente per gli uomini si abitavano2 e nominaronle templi4 ,e similmente avvisarono doversi ordinar ministri1 li quali fossero sacri e1 da ogni altra mondana sollecitudine rimoti1 solamente a' divini servigi vacassero1 per maturit1 per et e per abito1 pi che gli altri uomini1 reverendi2 gli quali appellarono sacerdoti4 ,e oltre a questo1 in rappresentamento della immaginata essenzia divina1 fecero in varie forme magnifiche statue1 e a' servigi di quella vasellamenti d'oro e mense marmoree e purpurei vestimenti e altri apparati assai pertinenti a' sacrifici per loro istabiliti4 ,e1 accioch a questa cotale potenzia tacito onore o quasi mutolo non si facesse1 parve loro che con parole d'alto suono essa fosse da umiliare e alle loro necessit rendere propizia4 ,e cos come essi estimavano questa eccedere ciascuna altra cosa di nobilit1 cos vollono che1 di lungi da ogni plebeio o publico stilo di parlare1 si trovassero parole degne di ragionare dinanzi alla divinit1 nelle quali le si porgessero sacrate lusinghe4 ,e oltre a questo1 accioch queste parole paressero aver pi d'efficacia1 vollero che fossero sotto legge di certi numeri composte1 per li quali alcuna dolcezza si sentisse1 e cacciassesi il rincrescimento e la noia4 ,e certo1 questo non in volgar forma o usitata1 ma con artificiosa ed esquisita e nuova convenne che si facesse4 ,la qual forma li greci appellano poetes2 laonde nacque1 che quello che in cotale forma fatto fosse s'appellasse poesis2 e quegli1 che ci facessero o cotale modo di parlare usassono1 si chiamassero poeti4 ,questa adunque fu la prima origine del nome della poesia1 e per consequente de' poeti1 comech altri n'assegnino altre ragioni1 forse buone3 ma questa mi piace pi4 ,questa buona e laudevole intenzione della rozza et mosse molti a diverse invenzioni nel mondo multiplicante per apparere2 e dove i primi una sola deit onoravano1 mostrarono i seguenti molte esserne1 comech quella una dicessono oltre ad ogni altra ottenere il principato2 le quali molte vollero che fossero il ,sole1 la ,luna1 ,saturno1 ,giove e ciascuno degli altri de' sette pianeti1 dagli loro effetti dando argomento alla loro deit2 e da questi vennero a mostrare ogni cosa utile agli uomini1 quantunque terrena fosse1 deit essere1 s come il fuoco1 l'acqua1 la terra e simiglianti4 ,alle quali tutte e versi e onori e sacrifici s'ordinarono4 ,e poi susseguentemente cominciarono diversi in diversi luoghi1 chi con uno ingegno1 chi con un altro1 a farsi sopra la moltitudine indtta della sua contrada maggiori2 diffinendo le rozze quistioni1 non secondo scritta legge1 ch non l'aveano ancora1 ma secondo alcuna naturale equit1 della quale pi uno che un altro era dotato2 dando alla loro vita e alli loro costumi ordine1 dalla natura medesima pi illuminati2 resistendo con le loro corporali forze alle cose avverse possibili ad avvenire2 e a chiamarsi re2 e mostrarsi alla plebe e con servi e con ornamenti non usati infino a que' tempi dagli uomini a farsi ubbidire2 e ultimamente a farsi adorare4 ,il che1 solo che fosse chi 'l presumesse1 sanza troppa difficult avvenia2 percioch a' rozzi popoli parevano1 cos vedendogli1 non uomini ma iddii4 ,questi cotali1 non fidandosi tanto delle lor forze1 cominciarono ad aumentare le religioni1 e con la fede di quelle a impaurire i suggetti e a strignere con sacramenti alla loro obbedienza quegli li quali non vi si sarebbono potuti con forza costrignere4 ,e oltre a questo diedono opera a deificare li lor padri1 li loro avoli e li loro maggiori1 accioch pi fossero e temuti e avuti in reverenzia dal vulgo4 ,le quali cose non si poterono comodamente fare senza l'oficio de' poeti1 li quali1 s per ampliare la loro fama1 s per compiacere a' prencipi1 s per dilettare i sudditi1 e s per persuadere il virtuosamente operare a ciascuno2 quello che con aperto parlare saria suto della loro intenzione contrario1 con fizioni varie e maestrevoli1 male da' grossi oggi non che a quel tempo intese1 facevano credere quello che li prencipi volevan che si credesse2 servando negli nuovi iddii e negli uomini1 gli quali degl'iddii nati fingevano1 quello medesimo stile che nel vero ,iddio solamente e nel suo lusingarlo avevan gli primi usato4 ,da questo si venne allo adequare i fatti de' forti uomini a quegli degl'iddii2 donde nacque il cantare con eccelso verso le battaglie e gli altri notabili fatti degli uomini mescolatamente con quegli degl'iddii2 il quale e fu ed oggi1 insieme con l'altre cose di sopra dette1 uficio ed esercizio di ciascuno poeta4 ,e percioch molti non intendenti credono la poesia niuna altra cosa essere che solamente un fabuloso parlare1 oltre al promesso mi piace brievemente quella essere teologia dimostrare1 prima ch'io vegna a dire perch di lauro si coronino i poeti4 ,,xxii ,,difesa ,,della ,,poesia ,se noi vorremo por gi gli animi e con ragion riguardare1 io mi credo che assai leggiermente potremo vedere gli antichi poeti avere imitate1 tanto quanto a lo 'ngegno umano possibile1 le vestigie dello ,spirito santo2 il quale1 s come noi nella divina ,scrittura veggiamo1 per la bocca di molti1 i suoi altissimi secreti revel a' futuri1 facendo loro sotto velame parlare ci che a debito tempo per opera1 senza alcuno velo1 intendeva di dimostrare4 ,impercioch essi1 se noi ragguarderemo ben le loro opere1 accioch lo imitatore non paresse diverso dallo imitato1 sotto coperta d'alcune fizioni1 quello che stato era1 o che fosse al loro tempo presente1 o che disideravano o che presumevano che nel futuro dovesse avvenire1 discrissono2 per che1 come che ad uno fine l'una scrittura e l'altra non riguardasse1 ma solo al modo del trattare1 al che pi guarda al presente l'animo mio1 ad amendune si potrebbe dare una medesima laude1 usando di ,gregorio le parole4 ,il quale della sacra ,scrittura dice ci che ancora della poetica dir si puote1 cio che essa in un medesimo sermone1 narrando1 apre il testo e il misterio a quel sottoposto2 e cos ad un'ora coll'uno gli savi esercita e con l'altro gli semplici riconforta1 e ha in publico donde li pargoletti nutrichi1 e in occulto serva quello onde essa le menti de' sublimi intenditori con ammirazione tenga sospese4 ,percioch pare essere un fiume1 accioch io cos dica1 piano e profondo1 nel quale il piccioletto agnello con gli pi vada1 e il grande elefante ampissimamente nuoti4 ,ma da procedere al verificare delle cose proposte4 ,intende la divina ,scrittura1 la qual noi teologia appelliamo1 quando con figura d'alcuna istoria1 quando col senso d'alcuna visione1 quando con lo 'ntendimento d'alcun lamento1 e in altre maniere assai1 mostrarci l'alto misterio della incarnazione del ,verbo divino1 la vita di quello1 le cose occorse nella sua morte1 e la resurrezione vittoriosa1 e la mirabile ascensione1 e ogni altro suo atto1 per lo quale noi ammaestrati1 possiamo a quella gloria pervenire1 la quale ,egli e morendo e resurgendo ci aperse1 lungamente stata serrata a noi per la colpa del primiero uomo4 ,cos li poeti nelle loro opere1 le quali noi chiamiamo poesia1 quando con fizioni di vari iddii1 quando con trasmutazioni d'uomini in varie forme1 e quando con leggiadre persuasioni1 ne mostrano le cagioni delle cose1 gli effetti delle virt e de' vizi1 e che fuggire dobbiamo e che seguire1 accioch pervenire possiamo1 virtuosamente operando1 a quel fine1 il quale essi1 che il vero ,iddio debitamente non conosceano1 somma salute credevano4 ,volle lo ,spirito santo mostrare nel rubo verdissimo1 nel quale ,mois vide1 quas come una fiamma ardente1 ,iddio1 la verginit di ,colei che pi che altra creatura fu pura1 e che dovea essere abitazione e ricetto del ,signore della natura1 non doversi1 per la concezione n per lo parto del ,verbo del ,padre1 contaminare4 ,volle per la visione veduta da ,nabucodonosor1 nella statua di pi metalli abbattuta da una pietra convertita in monte1 mostrare tutte le preterite et dalla dottrina di ,cristo1 il quale fu ed viva pietra1 dovere summergersi2 e la cristiana religione1 nata di questa pietra1 divenire una cosa immobile e perpetua1 s come gli monti veggiamo4 ,volle nelle lamentazioni di ,ieremia1 l'eccidio futuro di ,ierusalem dichiarare4 ,similemente li nostri poeti1 fingendo ,saturno avere molti figliuoli1 e quegli1 fuori che quattro1 divorar tutti1 niuna altra cosa vollono per tale fizione farci sentire1 se non per ,saturno il tempo1 nel quale ogni cosa si produce1 e come ella in esso prodotta1 cos esso di tutte corrompitore1 e tutte le riduce a niente4 ,i quattro suoi figliuoli non divorati da lui1 l'uno ,giove1 cio l'elemento del fuoco2 il secondo ,giunone1 sposa e sorella di ,giove1 cio l'aere1 mediante la quale il fuoco quaggi opera li suoi effetti3 il terzo ,nettuno1 iddio del mare1 cio l'elemento dell'acqua2 e il quarto e ultimo ,plutone1 iddio del ninferno1 cio la terra1 pi bassa che alcuno altro elemento4 ,similemente fingono li nostri poeti ,ercule d'uomo essere in dio trasformato1 e ,licaone in lupo3 moralmente volendo mostrarci che1 virtuosamente operando1 come fece ,ercule1 l'uomo diventa iddio per participazione in cielo2 e1 viziosamente operando1 come ,licaone fece1 quantunque egli paia uomo1 nel vero si pu dire quella bestia1 la quale da ciascuno si conosce per effetto pi simile al suo difetto3 s come ,licaone per rapacit e per avarizia1 le quali a lupo sono molto conformi1 si finge in lupo esser mutato4 ,similemente fingono li nostri poeti la bellezza de' campi elisi1 per la quale intendo la dolcezza del paradiso2 e la oscurit di ,dite1 per la quale prendo l'amaritudine dello 'nferno2 accioch noi1 tratti dal piacere dell'uno1 e dalla noia dell'altro spaventati1 seguitiamo le virt che in ,eliso ci meneranno1 e i vizi fuggiamo che in ,dite ci farieno trarupare4 ,io lascio il tritare con pi particulari esposizioni queste cose1 percioch1 se quanto si converrebbe e potrebbe le volessi chiarire1 comech elle pi piacevoli ne divenissero e pi facessero forte il mio argomento1 dubito non mi tirassero pi oltre molto che la principale materia non richiede e che io non voglio andare4 ,e certo1 se pi non se ne dicesse che quello ch' detto1 assai si dovrebbe comprendere la teologia e la poesia convenirsi quanto nella forma dell'operare1 ma nel suggetto dico quelle non solamente molto essere diverse1 ma ancora avverse in alcuna parte3 percioch il suggetto della sacra teologia la divina verit1 quello dell'antica poes sono gl'iddii de' gentili e gli uomini4 ,avverse sono1 in quanto la teologia niuna cosa presuppone se non vera2 la poesia ne suppone alcune per vere1 le quali sono falsissime ed erronee e contra la cristiana religione4 ,ma1 percioch alcuni disensati si levano contra li poeti1 dicendo loro sconce favole e male a niuna verit consonanti avere composte1 e che in altra forma che con favole dovevano la loro sofficienzia mostrare e a' mondani dare la loro dottrina2 voglio ancora alquanto pi oltre procedere col presente ragionamento4 ,guardino adunque questi cotali le visioni di ,daniello1 quelle d',isaia1 quelle d',ezechiel e degli altri del ,vecchio ,testamento con divina penna discritte1 e da ,colui mostrate al quale non fu principio n sar fine4 ,guardinsi ancora nel ,nuovo le visioni dell'evangelista1 piene agl'intendenti di mirabile verit2 e1 se niuna poetica favola si truova tanto di lungi dal vero o dal verisimile1 quanto nella corteccia appaiono queste in molte parti1 concedasi che solamente i poeti abbiano dette favole da non potere dare diletto n frutto4 ,senza dire alcuna cosa alla riprensione che fanno de' poeti1 in quanto la loro dottrina in favole ovvero sotto favole hanno mostrata1 mi potrei passare2 conoscendo che1 mentre che essi mattamente gli poeti riprendono di ci1 incautamente caggiono in biasimare quello ,spirito1 il quale nulla altra cosa che via1 vita e verit3 ma pure alquanto intendo di soddisfargli4 ,manifesta cosa che ogni cosa1 che con fatica s'acquista1 avere alquanto pi di dolcezza che quella che vien senz'affanno4 ,la verit piana1 percioch' tosto compresa con piccole forze1 diletta e passa nella memoria4 ,adunque1 accioch con fatica acquistata fosse pi grata1 e perci meglio si conservasse1 li poeti sotto cose molto ad essa contrarie apparenti1 la nascosero2 e perci favole fecero1 pi che altra coperta1 perch la bellezza di quelle attraesse coloro1 li quali n le dimostrazion filosofiche1 n le persuasioni avevano potuto a s tirare4 ,che dunque direm de' poeti8 terremo ch'essi sieno stati uomini insensati1 come li presenti dissensati1 parlando e non sappiendo che1 gli giudicano8 ,certo1 no2 anzi furono nelle loro operazioni di profondissimo sentimento1 quanto nel frutto nascoso1 e d'eccellentissima e d'ornata eloquenzia nelle cortecce e nelle frondi apparenti4 ,ma torniamo dove lasciammo4 ,dico che la teologia e la poesia quasi una cosa si possono dire1 dove uno medesimo sia il suggetto2 anzi dico pi1 che la teologia niun'altra cosa che una poesia di ,dio4 ,e ch'altra cosa che poetica fizione nella ,scrittura dire ,cristo essere ora leone e ora agnello e ora vermine1 e quando drago e quando pietra1 e in altre maniere molte1 le quali voler tutte raccontare sarebbe lunghissimo8 che altro suonano le parole del ,salvatore nello evangelio1 se non uno sermone da' sensi alieno8 il quale parlare noi con pi usato vocabolo chiamiamo allegoria4 ,dunque bene appare1 non solamente la poes essere teologia1 ma ancora la teologia essere poesia4 ,e certo1 se le mie parole meritano poca fede in s gran cosa1 io non me ne turber2 ma credasi ad ,aristotile1 degnissimo testimonio a ogni gran cosa1 il quale afferma s aver trovato li poeti essere stati li primi teologizzanti4 ,e questo basti quanto a questa parte2 e torniamo a mostrare perch a' poeti solamente1 tra gli scienziati1 l'onore della corona dell'alloro conceduto fosse4 ,,xxiii ,,dell',,alloro ,,conceduto ,,ai ,,poeti ,tra l'altre nazioni1 le quali sopra il circuito della terra son molte1 li greci si crede che sieno quegli alli quali primieramente la filosofia s e li suoi segreti aprisse2 de' tesori della quale essi trassero la dottrina militare1 la vita politica e altre care cose assai1 per le quali essi oltre a ogni altra nazione divennero famosi e reverendi4 ,ma intra l'altre1 tratte del costei tesoro da loro1 fu la santissima sentenzia di ,solone nel principio posta di questa operetta2 e accioch la loro republica1 la quale pi che altra allora fioriva1 diritta e andasse e stesse sopra due piedi1 e le pene a' nocenti e i meriti ai valorosi magnificamente ordinarono e osservarono4 ,ma1 intra gli altri meriti stabiliti da loro a chi bene adoperasse1 fu questo il precipuo3 di coronare in publico1 e con publico consentimento1 di frondi d'alloro li poeti dopo la vittoria delle loro fatiche1 e gl'imperadori1 li quali vittoriosamente avessero la republica aumentata2 giudicando che igual gloria si convenisse a colui per la cui virt le cose umane erano e servate e aumentate1 che a colui da cui le divine eran trattate4 ,e comech di questo onore li greci fossero inventori1 esso poi trapass a' latini1 quando la gloria e l'arme parimente di tutto il mondo diedero luogo al romano nome2 e ancora1 almeno nelle coronazioni de' poeti1 comech rarissimamente avvenga1 vi dura4 ,ma1 perch a tale coronazione pi il lauro che altra fronda eletto sia1 non dovr essere a veder rincrescevole4 ,,xxiv ,,origine ,,di ,,questa ,,usanza ,sono alcuni li quali credono1 percioch sanno ,danne amata da ,febo e in lauro convertita1 essendo ,febo e il primo autore e fautore de' poeti stato e similmente triunfatore1 per amore a quelle frondi portato1 di quelle le sue cetere e i triunfi aver coronati2 e quinci essere stato preso esempio dagli uomini1 e per conseguente essere quello1 che da ,febo fu prima fatto1 cagione di tale coronazione e di tai frondi infino a questo giorno a' poeti e agl'imperadori4 ,e certo tale opinione non mi spiace1 n nego cos poter essere stato2 ma tuttavia me muove altra ragione1 la quale questa4 ,secondo che vogliono coloro1 li quali le virt delle piante ovvero la loro natura investigarono1 il lauro tra l'altre pi sue propriet n'ha tre laudevoli e notevoli molto3 la prima si 1 come noi veggiamo1 che mai egli non perde n verdezza1 n fronda2 la seconda si 1 che non si truova questo albore mai essere stato fulminato1 il che di niuno altro leggiamo essere avvenuto2 la terza1 che egli odorifero molto1 s come noi sentiamo3 le quali tre propriet estimarono gli antichi inventori di questo onore convenirsi con le virtuose opere de' poeti e de' vittoriosi imperadori4 ,e primieramente la perpetua viridit di queste frondi dissono dimostrare la fama delle costoro opere1 cio di coloro che d'esse si coronavano o coronerebbono nel futuro1 sempre dovere stare in vita4 ,appresso estimarono l'opere di questi cotali essere di tanta potenzia1 che n il fuoco della invidia1 n la folgore della lunghezza del tempo1 la quale ogni cosa consuma1 dovesse mai queste potere fulminare1 se non come quello albero fulminava la celeste folgore4 ,e oltre a questo diceano queste opere de' gi detti per lunghezza di tempo mai dover divenire meno piacevoli e graziose a chi l'udisse o le leggesse1 ma sempre dovere essere accettevoli e odorose4 ,laonde meritamente si confaceva la corona di cotai frondi1 pi ch'altra1 a cotali uomini1 gli cui effetti1 in tanto quanto vedere possiamo1 erano a lei conformi4 ,per che non senza cagione il nostro ,dante era ardentissimo disideratore di tale onore ovvero di cotale testimonia di tanta vert1 quale questa a coloro1 li quali degni si fanno di doversene ornare le tempie4 ,ma tempo di tornare l onde1 intrando in questo1 ci dipartimmo4 ,,xxv ,,carattere ,,di ,,dante ,fu il nostro poeta1 oltre alle cose predette1 d'animo alto e disdegnoso molto2 tanto che1 cercandosi per alcun suo amico1 il quale ad istanzia de' suoi prieghi il facea1 che egli potesse ritornare in ,fiorenza1 il che egli oltre ad ogni altra cosa sommamente disiderava1 n trovandosi a ci alcun modo con coloro li quali il governo della republica allora aveano nelle mani1 se non uno1 il quale era questo3 che egli per certo spazio stesse in prigione1 e dopo quello in alcuna solennit publica fosse misericordievolmente alla nostra principale ecclesia offerto1 e per conseguente libero e fuori d'ogni condennagione per adietro fatta di lui2 la qual cosa parendogli convenirsi e usarsi in qualunque e depressi e infami uomini1 e non in altri3 per che oltre al suo maggiore disiderio1 preelesse di stare in esilio1 anzi che per cotal via tornare in casa sua4 ,oh isdegno laudevole di magnanimo1 quanto virilmente operasti1 reprimendo l'ardente disio del ritornare per via meno che degna ad uomo nel grembo della filosofia nutricato6 ,molto simigliantemente presunse di s1 n gli parve meno valere1 secondo che li suoi contemporanei rapportano1 che el valesse2 la qual cosa1 tra l'altre volte1 apparve una notabilmente1 mentre ch'egli era con la sua setta nel colmo del reggimento della republica4 ,che1 conciofossecosach per coloro li quali erano depressi fosse chiamato1 mediante ,bonifazio papa ottavo1 a ridirizzare lo stato della nostra citt1 un fratello ovvero congiunto di ,filippo allora re di ,francia1 il cui nome fu ,carlo2 si ragunarono a uno consiglio per provedere a questo fatto tutti li prencipi della setta1 con la quale esso tenea2 e quivi tra l'altre cose providero1 che ambasceria si dovesse mandare al papa1 il quale allora era a ,roma1 per la quale s'inducesse il detto papa a dovere ostare alla venuta del detto ,carlo1 ovvero lui1 con concordia della setta1 la quale reggeva1 far venire4 ,e venuto al diliberare chi dovesse esser prencipe di cotale legazione1 fu per tutti detto che ,dante fosse desso4 ,alla quale richiesta ,dante1 alquanto sopra a s stato1 disse3--,se io vo1 chi rimane8 se io rimango1 chi va81--quasi esso solo fosse colui che tra tutti valesse1 e per cui tutti gli altri valessero4 ,questa parola fu intesa e raccolta1 ma quello che di ci seguisse non fa al presente proposito1 e per1 passando avanti1 il lascio stare4 ,oltre a queste cose1 fu questo valente uomo in tutte le sue avversit fortissimo3 solo in una cosa non so se io mi dica fu impaziente o animoso1 cio in opera pertenente a parte1 poi che in esilio fu1 troppo pi che alla sua sufficienzia non appartenea1 e ch'egli non volea che di lui per altrui si credesse4 ,e accioch a qual parte fosse cos animoso e pertinace appaia1 mi pare sia da procedere alquanto pi oltre scrivendo4 ,io credo che giusta ira di ,dio permettesse1 gi gran tempo1 quasi tutta ,toscana e ,lombardia in due parti dividersi3 delle quali1 onde cotali nomi s'avessero1 non so2 ma l'una si chiam e chiama parte guelfa1 e l'altra fu ghibellina chiamata4 ,e di tanta efficacia e reverenzia furono negli stolti animi di molti questi due nomi1 che1 per difendere quello che alcuno avesse eletto per suo contra il contrario1 non gli era di perdere gli suoi beni e ultimamente la vita1 se bisogno fosse fatto1 malagevole4 ,e sotto questi titoli molte volte le citt italiche sostennero di gravissime pressure e mutamenti2 e intra l'altre la nostra citt1 quasi capo e dell'uno nome e dell'altro1 secondo il mutamento de' cittadini2 intanto che gli maggiori di ,dante per guelfi da' ghibellini furono due volte cacciati di casa loro1 ed egli similemente1 sotto il titolo di guelfo1 tenne i freni della republica in ,firenze4 ,della quale cacciato1 come mostrato 1 non da' ghibellini ma da' guelfi1 e veggendo s non potere ritornare1 in tanto mut l'animo1 che niuno pi fiero ghibellino e a' guelfi avversario fu come lui2 e quello di che io pi mi vergogno in servigio della sua memoria che publichissima cosa in ,romagna1 lui ogni femminella1 ogni piccol fanciullo ragionante di parte e dannante la ghibellina1 l'avrebbe a tanta insania mosso1 che a gittare le pietre l'avrebbe condotto1 non avendo taciuto4 ,e con questa animosit si visse infino alla morte4 ,certo1 io mi vergogno dovere con alcuno difetto maculare la fama di cotanto uomo2 ma il cominciato ordine delle cose in alcuna parte il richiede2 percioch1 se nelle cose meno che laudevoli in lui1 mi tacer1 io torr molta fede alle laudevoli gi mostrate4 ,a lui medesimo adunque mi scuso1 il quale per avventura me scrivente con isdegnoso occhio d'alta parte del cielo ragguarda4 ,tra cotanta virt1 tra cotanta scienzia1 quanta dimostrato di sopra essere stata in questo mirifico poeta1 trov ampissimo luogo la lussuria1 e non solamente ne' giovani anni1 ma ancora ne' maturi4 ,il quale vizio1 comech naturale e comune e quasi necessario sia1 nel vero non che commendare1 ma scusare non si pu degnamente4 ,ma chi sar tra' mortali giusto giudice a condennarlo8 ,non io4 ,oh poca fermezza1 oh bestiale appetito degli uomini1 che cosa non possono le femmine in noi1 s'elle vogliono1 che1 eziandio non volendo1 posson gran cose8 ,esse hanno la vaghezza1 la bellezza e il naturale appetito e altre cose assai continuamente per loro ne' cuori degli uomini procuranti2 e che questo sia vero1 lasciamo stare quello che ,giove per ,europa1 o ,ercule per ,iole1 o ,paris per ,elena facessero2 che1 percioch poetiche cose sono1 molti di poco sentimento le dirien favole2 ma mostrisi per le cose non convenevoli ad alcuno di negare4 ,era ancora nel mondo pi che una femmina quando il nostro primo padre1 lasciato il comandamento fattogli dalla propia bocca di ,dio1 s'accost alle persuasioni di lei8 ,certo no4 ,e ,david1 non ostante che molte n'avesse1 solamente veduta ,bersab1 per lei dimentic ,iddio1 il suo regno1 s e la sua onest1 e adultero prima e poi omicida divenne3 che si dee credere ch'egli avesse fatto1 se ella alcuna cosa avesse comandato8 ,e ,salomone1 al cui senno niuno1 dal figliuolo di ,dio in fuori1 aggiunse mai1 non abbandon colui che savio l'aveva fatto1 e per piacere a una femmina s'inginocchi e ador ,baalim8 ,che fece ,erode8 che altri molti1 da niuna altra cosa tirati che dal piacer loro8 ,adunque tra tanti e tali non iscusato1 ma1 accusato con assai meno curva fronte che solo1 pu passare il nostro poeta4 ,e questo basti al presente de' suoi costumi pi notabili avere contato4 ,,xxvi ,,delle ,,opere ,,composte ,,da ,,dante ,compose questo glorioso poeta pi opere ne' suoi giorni1 delle quali fare ordinata memoria credo che sia convenevole1 accioch n alcuno delle sue s'intitolasse1 n a lui fossero per avventura intitolate l'altrui4 ,egli primieramente1 duranti ancora le lagrime della morte della sua ,beatrice1 quasi nel suo ventesimosesto anno compose in un volumetto1 il quale egli intitol ,vita nova1 certe operette1 s come sonetti e canzoni1 in diversi tempi davanti in rima fatte da lui1 maravigliosamente belle2 di sopra da ciascuna partitamente e ordinatamente scrivendo le cagioni che a quelle fare l'avean mosso1 e di dietro ponendo le divisioni delle precedenti opere4 ,e comech egli d'avere questo libretto fatto1 negli anni pi maturi si vergognasse molto1 nondimeno1 considerata la sua et1 egli assai bello e piacevole1 e massimamente a' volgari4 ,appresso questa compilazione pi anni1 raguardando egli della sommit del governo della republica1 sopra la quale stava1 e veggendo in grandissima parte1 cos come di s fatti luoghi si vede1 qual fosse la vita degli uomini1 e quali fossero gli errori del vulgo1 e come fossero pochi i disvianti da quello e di quanto onore degni fossero1 e quegli1 che a quello s'accostassero1 di quanta confusione2 dannando gli studi di questi cotali e molto pi li suoi commendando1 gli venne nell'animo un alto pensiero1 per lo quale a un'ora1 cio in una medesima opera1 propose1 mostrando la sua sofficienzia1 di mordere con gravissime pene i viziosi1 e con altissimi premi li valorosi onorare1 e a s perpetua gloria apparecchiare4 ,e1 percioch1 come gi mostrato1 egli aveva a ogni studio preposta la poesia1 poetica opera estim di comporre4 ,e1 avendo molto davanti premeditato quello che fare dovesse1 nel suo trentacinquesimo anno si cominci a dare al mandare ad effetto ci che davanti premeditato avea1 cio a volere secondo i meriti e mordere e premiare1 secondo la sua diversit1 la vita degli uomini4 ,la quale1 percioch conobbe essere di tre maniere1 cio viziosa1 o da' vizi partentesi e andante alla vert1 o virtuosa2 quella in tre libri1 dal mordere la viziosa cominciando e finendo nel premiare la virtuosa1 mirabilmente distinse in un volume1 il quale tutto intitol ,comedia4 ,de' quali tre libri egli ciascuno distinse per canti e i canti per rittimi1 s come chiaro si vede2 e quello in rima volgare compose con tanta arte1 con s mirabile ordine e con s bello1 che niuno fu ancora che giustamente quello potesse in alcuno atto riprendere4 ,quanto sottilmente egli in esso poetasse pertutto1 coloro1 alli quali tanto ingegno prestato che 'ntendano1 il possono vedere4 ,ma1 s come noi veggiamo le gran cose non potersi in brieve tempo comprendere1 e per questo conoscer dobbiamo cos alta1 cos grande1 cos escogitata impresa1 come fu tutti gli atti degli uomini e i loro meriti poeticamente volere sotto versi volgari e rimati racchiudere1 non essere stato possibile in picciolo spazio avere al suo fine recata3 e massimamente da uomo1 il quale da molti e vari casi della fortuna1 pieni tutti d'angoscia e d'amaritudine venenati1 sia stato agitato 7come di sopra mostrato che fu ,dante73 per che dall'ora che di sopra detta che egli a cos alto lavorio si diede infino allo stremo della sua vita1 comech altre opere1 come apparir1 non ostante questa1 componesse in questo mezzo1 gli fu fatica continua4 ,n fia di soperchio in parte toccare d'alcuni accidenti intorno al principio e alla fine di quella avvenuti4 ,dico che1 mentre che egli era pi attento al glorioso lavoro1 e gi della prima parte di quello1 la quale intitola ,inferno1 aveva composti sette canti1 mirabilmente fingendo1 e non mica come gentile1 ma come cristianissimo poetando1 cosa sotto questo titolo mai avanti non fatta2 sopravvenne il gravoso accidente della sua cacciata1 o fuga che chiamar si convegna1 per lo quale egli e quella e ogni altra cosa abbandonata1 incerto di se medesimo1 pi anni con diversi amici e signori and vagando4 ,ma1 come noi dovemo certissimamente credere a quello che ,iddio dispone niuna cosa contraria la fortuna potere operare1 per la quale1 e se forse vi pu porre indugio1 istrla possa dal debito fine2 avvenne che alcuno per alcuna sua scrittura forse a lui opportuna1 cercando fra cose di ,dante in certi forzieri state fuggite subitamente in luoghi sacri1 nel tempo che tumultuosamente la ingrata e disordinata plebe gli era1 pi vaga di preda che di giusta vendetta1 corsa alla casa1 trov li detti sette canti stati da ,dante composti1 gli quali con ammirazione1 non sappiendo che si fossero1 lesse1 e1 piacendogli sommamente1 e con ingegno sottrattigli del luogo dove erano1 gli port ad un nostro cittadino1 il cui nome fu ,dino di messer ,lambertuccio1 in quegli tempi famosissimo dicitore per rima in ,firenze1 e mostrogliele4 ,li quali veggendo ,dino1 uomo d'alto intelletto1 non meno che colui che portati gliele avea1 si maravigli s per lo bello e pulito e ornato stile del dire1 s per la profondit del senso1 il quale sotto la bella corteccia delle parole gli pareva sentire nascoso3 per le quali cose agevolmente insieme col portatore di quegli1 e s ancora per lo luogo onde tratti gli avea1 estim quegli essere1 come erano1 opera stata di ,dante4 ,e1 dolendosi quella essere imperfetta rimasa1 comech essi non potessero seco presumere a qual fine fosse il termine suo1 fra loro diliberarono di sentire dove ,dante fosse1 e quello1 che trovato avevan1 mandargli1 accioch1 se possibile fosse1 a tanto principio desse lo 'mmaginato fine4 ,e1 sentendo dopo alcuna investigazione lui essere appresso il marchese ,morruello1 non a lui1 ma al marchese scrissono il loro disiderio1 e mandarono li sette canti2 gli quali poi che il marchese1 uomo assai intendente1 ebbe veduti e molto seco lodatigli1 gli mostr a ,dante1 domandandolo se esso sapea cui opera stati fossero2 li quali ,dante riconosciuti subito1 rispose che sua4 ,allora il preg il marchese che gli piacesse di non lasciare senza debito fine s alto principio4--,certo--disse ,dante1--io mi credea nella ruina delle mie cose questi con molti altri miei libri avere perduti1 e perci1 s per questa credenza e s per la moltitudine dell'altre fatiche per lo mio esilio sopravvenute1 del tutto avea l'alta fantasia1 sopra quest'opera presa1 abbandonata2 ma1 poich la fortuna inopinatamente me gli ha ripinti dinanzi1 e a voi aggrada1 io cercher di ritornarmi a memoria il primo proposito1 e proceder secondo che data mi fia la grazia4--,e reassunta1 non sanza fatica1 dopo alquanto tempo la fantasia lasciata1 segu3 ,io dico1 seguitando1 ch'assai prima ecc42 dove assai manifestamente1 chi ben riguarda1 pu la ricongiunzione dell'opera intermessa conoscere4 ,ricominciata adunque da ,dante la magnifica opera1 non forse1 secondo che molti estimerebbono1 senza pi interromperla la perdusse alla fine1 anzi pi volte1 secondo che la gravit de' casi sopravvegnenti richiedea1 quando mesi e quando anni1 senza potervi operare alcuna cosa1 mise in mezzo2 n tanto si pot avacciare1 che prima nol sopraggiugnesse la morte1 ch'egli tutta publicare la potesse4 ,egli era suo costume1 qualora sei o otto o pi o meno canti fatti n'avea1 quegli1 prima che alcun altro gli vedesse1 donde che egli fosse1 mandare a messer ,cane della ,scala1 il quale egli oltre a ogni altro uomo avea in reverenza2 e1 poi che da lui eran veduti1 ne facea copia a chi la ne volea4 ,e in cos fatta maniera avendogliele tutti1 fuori che gli ultimi tredici canti1 mandati1 e quegli avendo fatti1 n ancora mandatigli2 avvenne ch'egli1 senza avere alcuna memoria di lasciargli1 si mori4 ,e1 cercato da que' che rimasero1 e figliuoli e discepoli1 pi volte e in pi mesi1 fra ogni sua scrittura1 se alla sua opera avesse fatta alcuna fine1 n trovandosi per alcun modo li canti residui1 essendone generalmente ogni suo amico cruccioso1 che ,iddio non l'aveva almeno tanto prestato al mondo ch'egli il picciolo rimanente della sua opera avesse potuto compiere1 dal pi cercare1 non trovandogli1 s'erano1 disperati1 rimasi4 ,eransi ,iacopo e ,piero1 figliuoli di ,dante1 de' quali ciascuno era dicitore in rima1 per persuasioni d'alcuni loro amici1 messi a volere1 in quanto per loro si potesse1 supplire la paterna opera1 accioch imperfetta non procedesse2 quando a ,iacopo1 il quale in ci era molto pi che l'altro fervente1 apparve una mirabile visione1 la quale non solamente dalla stolta presunzione il tolse1 ma gli mostr dove fossero li tredici canti1 li quali alla divina ,comedia mancavano1 e da loro non saputi trovare4 ,raccontava uno valente uomo ravignano1 il cui nome fu ,piero ,giardino1 lungamente discepolo stato di ,dante1 che1 dopo l'ottavo mese della morte del suo maestro1 era una notte1 vicino all'ora che noi chiamiamo matutino1 venuto a casa sua il predetto ,iacopo1 e dettogli s quella notte1 poco avanti a quell'ora1 avere nel sonno veduto ,dante suo padre1 vestito di candidissimi vestimenti e d'una luce non usata risplendente nel viso1 venire a lui2 il quale gli parea domandare s'egli vivea1 e udire da lui per risposta di s1 ma della vera vita1 non della nostra2 per che1 oltre a questo1 gli pareva ancora domandare1 s'egli avea compiuta la sua opera anzi il suo passare alla vera vita1 e1 se compiuta l'avea1 dove fosse quello che vi mancava1 da loro giammai non potuto trovare4 ,a questo gli parea la seconda volta udire per risposta3--,s1 io la compie'--2 e quinci gli parea che 'l prendesse per mano e menasselo in quella camera dove era uso di dormire quando in questa vita vivea2 e1 toccando una parte di quella1 dicea3--,egli qui quello che voi tanto avete cercato4--,e questa parola detta1 ad una ora il sonno e ,dante gli parve che si partissono4 ,per la qual cosa affermava1 s non esser potuto stare senza venirgli a significare ci che veduto avea1 accioch insieme andassero a cercare nel luogo mostrato a lui1 il quale egli ottimamente nella memoria aveva segnato1 a vedere se vero spirito o falsa delusione questo gli avesse disegnato4 ,per la quale cosa1 restando ancora gran pezzo di notte1 mossisi insieme1 vennero al mostrato luogo1 e quivi trovarono una stuoia al muro confitta1 la quale leggermente levatane1 videro nel muro una finestretta da niuno di loro mai pi veduta1 n saputo ch'ella vi fosse1 e in quella trovarono alquante scritte1 tutte per l'umidit del muro muffate e vicine al corrompersi1 se guari pi state vi fossero2 e quelle pianamente dalla muffa purgate1 leggendole1 videro contenere li tredici canti tanto da loro cercati4 ,per la qual cosa lietissimi1 quegli riscritti1 secondo l'usanza dell'autore prima gli mandarono a messer ,cane1 e poi alla imperfetta opera ricongiunsono come si convenia4 ,in cotale maniera l'opera1 in molti anni compilata1 si vide finita4 ,muovono molti1 e intra essi alcuni savi uomini generalmente una quistione cos fatta3 che conciofossecosa ,dante fosse in iscienzia solennissimo uomo1 perch a comporre cos grande1 di s alta materia e s notabile libro1 come questa sua ,comedia1 nel fiorentino idioma si disponesse2 perch non pi tosto in versi latini1 come gli altri poeti precedenti hanno fatto4 ,a cos fatta domanda rispondere1 tra molte ragioni1 due a l'altre principali me ne occorrono4 ,delle quali la prima per fare utilit pi comune a' suoi cittadini e agli altri italiani3 conoscendo che1 se metricamente in latino1 come gli altri poeti passati1 avesse scritto1 solamente a' letterati avrebbe fatto utile2 scrivendo in volgare fece opera mai pi non fatta1 e non tolse il non potere esser inteso da' letterati1 e mostrando la bellezza del nostro idioma e la sua eccellente arte in quello1 e diletto e intendimento di s diede agl'idioti1 abbandonati per adrieto da ciascheduno4 ,la seconda ragione1 che a questo il mosse1 fu questa4 ,vedendo egli li liberali studi del tutto abbandonati1 e massimamente da' prencipi e dagli altri grandi uomini1 a' quali si soleano le poetiche fatiche intitolare1 e per questo e le divine opere di ,virgilio e degli altri solenni poeti non solamente essere in poco pregio divenute1 ma quasi da' pi disprezzate2 avendo egli incominciato1 secondo che l'altezza della materia richiedea1 in questa guisa3 ,ultima regna canam1 fluido contermina mundo1 spiritibus quae lata paient1 qu premia solvunt pro meritis cuicumque suis1 ecc4 il lasci stare2 e1 immaginando invano le croste del pane porsi alla bocca di coloro che ancora il latte suggano1 in istile atto a' moderni sensi ricominci la sua opera e perseguilla in volgare4 ,questo libro della ,comedia1 secondo il ragionare d'alcuno1 intitol egli a tre solennissimi uomini italiani1 secondo la sua triplice divisione1 a ciascuno la sua1 in questa guisa3 la prima parte1 cio lo ',nferno1 intitol a ,uguiccione della ,faggiuola1 il quale allora in ,toscana signore di ,pisa era mirabilmente glorioso2 la seconda parte1 cio il ,purgatoro1 intitol al marchese ,moruello ,malespina2 la terza parte1 cio il ,paradiso1 a ,federigo terzo re di ,cicilia4 ,alcuni vogliono dire lui averlo intitolato tutto a messer ,cane della ,scala2 ma1 quale si sia di queste due la verit1 niuna cosa altra n'abbiamo che solamente il volontario ragionare di diversi2 n egli s gran fatto che solenne investigazione ne bisogni4 ,similemente questo egregio autore nella venuta d',arrigo settimo imperadore fece un libro in latina prosa1 il cui titolo ,monarchia1 il quale1 secondo tre quistioni le quali in esso ditermina1 in tre libri divise4 ,nel primo1 loicalmente disputando1 pruova che a ben essere del mondo sia di necessit essere imperio2 la quale la prima quistione4 ,nel secondo1 per argomenti istoriografi procedendo1 mostra ,roma di ragione ottenere il titolo dello imperio2 ch' la seconda quistione4 ,nel terzo1 per argomenti teologi pruova l'autorit dello 'mperio immediatamente procedere da ,dio1 e non mediante alcuno suo vicario1 come li cherici pare che vogliano2 ch' la terza quistione4 ,questo libro pi anni dopo la morte dell'autore fu dannato da messer ,beltrando cardinale del ,poggetto e legato di papa nelle parti di ,lombardia1 sedente ,giovanni papa ventesimosecondo4 ,e la cagione fu per che ,lodovico duca di ,baviera1 dagli elettori della ,magna eletto in re de' romani1 e venendo per la sua coronazione a ,roma1 contra il piacere del detto ,giovanni papa essendo in ,roma1 fece contra gli ordinamenti ecclesiastici un frate minore1 chiamato frate ,pietro della ,corvara1 papa1 e molti cardinali e vescovi2 e quivi a questo papa si fece coronare4 ,e1 nata poi in molti casi della sua autorit quistione1 egli e' suoi seguaci1 trovato questo libro1 a difensione di quella e di s molti degli argomenti in esso posti cominciarono a usare2 per la qual cosa il libro1 il quale infino allora appena era saputo1 divenne molto famoso4 ,ma poi1 tornatosi il detto ,lodovico nella ,magna1 e li suoi seguaci1 e massimamente i cherici1 venuti al dichino e dispersi2 il detto cardinale1 non essendo chi a ci s'opponesse1 avuto il soprascritto libro1 quello in publico1 s come cose eretiche contenente1 dann al fuoco4 ,e il simigliante si sforzava di fare dell'ossa dell'autore a eterna infamia e confusione della sua memoria1 se a ci non si fosse opposto un valoroso e nobile cavaliere fiorentino1 il cui nome fu ,pino della ,tosa1 il quale allora a ,bologna1 dove ci si trattava1 si trov1 e con lui messer ,ostagio da ,polenta1 potente ciascuno assai nel cospetto del cardinale di sopra detto4 ,oltre a questi compose il detto ,dante due egloghe assai belle1 le quali furono intitolate e mandate da lui1 per risposta di certi versi mandatigli1 a maestro ,giovanni del ,virgilio1 del quale di sopra altra volta fatta menzione4 ,compuose ancora un comento in prosa in fiorentino volgare sopra tre delle sue canzoni distese1 comech egli appaia lui avere avuto intendimento1 quando il cominci1 di commentarle tutte1 bench poi1 o per mutamento di proposito o per mancamento di tempo che avvenisse1 pi commentate non se ne truovano da lui2 e questo intitol ,convivio1 assai bella e laudevole operetta4 ,appresso1 gi vicino alla sua morte1 compuose uno libretto in prosa latina1 il quale egli intitol ,de vulgari eloquentia1 dove intendea di dare dottrina1 a chi imprendere la volesse1 del dire in rima2 e comech per lo detto libretto apparisca lui avere in animo di dovere in ci comporre quattro libri1 o che pi non ne facesse dalla morte soprapreso1 o che perduti sieno gli altri1 pi non appariscono che due solamente4 ,fece ancora questo valoroso poeta molte pistole prosaiche in latino1 delle quali ancora appariscono assai4 ,compuose molte canzoni distese1 sonetti e ballate assai e d'amore e morali1 oltre a quelle che nella sua ,vita ,nova appariscono2 delle quali cose non curo di fare spezial menzione al presente4 ,in cos fatte cose1 quali di sopra sono dimostrate1 consum il chiarissimo uomo quella parte del suo tempo1 la quale egli agli amorosi sospiri1 alle pietose lacrime1 alle sollecitudini private e publiche e a' vari fluttuamenti della iniqua fortuna pot imbolare3 opere troppo pi a ,dio e agli uomini accettevoli che gl'inganni1 le fraudi1 le menzogne1 le rapine e' tradimenti1 li quali la maggior parte degli uomini usano oggi1 cercando per diverse vie un medesimo termine1 cio il divenire ricco1 quasi in quelle ogni bene1 ogni onore1 ogni beatitudine stea4 ,oh menti sciocche1 una brieve particella di una ora1 separar dal caduco corpo lo spirito1 e tutte queste vituperevoli fatiche annuller1 e il tempo1 nel quale ogni cosa suol consumarsi1 o annuller prestamente la memoria del ricco1 o quella per alcuno spazio con gran vergogna di lui server6 ,che del nostro poeta certo non avverr1 anzi1 s come noi veggiamo degli strumenti bellici addivenire1 che per l'usargli diventan pi chiari1 cos avverr del suo nome3 egli1 per essere stropicciato dal tempo1 sempre diventer pi lucente4 ,e perci fatichi chi vuole nelle sue vanit1 e bastigli l'esser lasciato fare1 senza volere1 con riprensione da se medesimo non intesa1 l'altrui virtuoso operare andar mordendo4 ,,xxvii ,,ricapitolazione ,mostrato sommariamente qual fosse l'origine1 gli studi e la vita e' costumi1 e quali sieno l'opere state dello splendido uomo ,dante ,alighieri1 poeta chiarissimo1 e con esse alcuna altra cosa1 facendo transgressione1 secondo che conceduto m'ha ,colui che d'ogni grazia donatore4 ,ben so1 per molti altri molto meglio e pi discretamente si saria potuto mostrare2 ma chi fa quel che sa1 pi non gli richiesto4 ,il mio avere scritto come io ho saputo1 non toglie il poter dire a un altro1 che meglio ci creda di scrivere che io non ho fatto2 anzi forse1 se io in parte alcuna ho errato1 dar materia altrui di scrivere1 per dire il vero1 del nostro ,dante1 ove infino a qui niuno truovo averlo fatto4 ,ma la mia fatica non ancora alla sua fine4 ,una particella1 nel processo promessa di questa operetta1 mi resta a dichiarare1 cio il sogno della madre del nostro poeta1 quando in lui era gravida1 veduto da lei2 del quale io1 quanto pi brievemente sapr e potr1 intendo di dilivrarmi1 e porre fine al ragionare4 ,,xxviii ,,ancora ,,il ,,sogno ,,della ,,madre ,,di ,,dante ,vide la gentil donna nella sua gravidezza s a pi d'uno altissimo alloro1 allato a una chiara fontana partorire un figliuolo1 il quale di sopra altra volta narrai1 in brieve tempo1 pascendosi delle bache di quello alloro cadenti e dell'onde della fontana1 divenire un gran pastore e vago molto delle frondi di quello alloro sotto il quale era2 alle quali avere mentre ch'egli si sforzava1 le parea ch'egli cadesse2 e subitamente non lui1 ma di lui un bellissimo paone le parea vedere4 ,dalla qual maraviglia la gentil donna commossa1 ruppe1 senza vedere di lui pi avanti1 il dolce sonno4 ,,xxix ,,spiegazione ,,del ,,sogno ,la divina bont1 la quale ab aeterno1 s come presente ogni cosa futura previde1 suole1 da sua propra benignit mossa1 qualora la natura1 sua generale ministra1 per producere alcuno inusitato effetto infra' mortali1 di quello con alcuna dimostrazione o in segno o in sogno o in altra maniera farci avveduti1 accioch dalla predimostrazione argomento prendiamo ogni conoscenza consistere nel ,signore della natura producente ogni cosa2 la quale predimostrazione1 se ben si riguarda1 ne fece nella venuta del poeta1 del quale tanto di sopra parlato1 nel mondo4 ,e a quale persona la poteva egli fare che con tanta affezione e veduta e servata l'avesse1 quanto colei che della cosa mostrata doveva essere madre1 anzi gi era8 ,certo a niuna4 ,mostrollo dunque a lei1 e quello ch'egli a lei mostrasse ci gi manifesto per la scrittura di sopra2 ma quello ch'egli intendesse con pi aguto occhio da vedere4 ,parve adunque alla donna partorire un figliuolo1 e certo cos fece ella infra picciolo termine dalla veduta visione4 ,ma che vuole significare l'alto alloro sotto il quale il partorisce1 da vedere4 ,opinione degli astrologi e di molti naturali filosofi1 per la vert e influenzia de' corpi superiori gl'inferiori e producersi e nutricarsi1 e1 se potentissima ragione da divina grazia illuminata non resiste1 guidarsi4 ,per la qual cosa1 veduto quale corpo superiore sia pi possente nel grado che sopra l'orizzonte sale in quella ora che alcun nasce1 secondo quello cotal corpo pi possente1 anzi secondo le sue qualit1 dicono del tutto il nato disporsi4 ,per che per lo alloro1 sotto il quale alla donna pareva il nostro ,dante dare al mondo1 mi pare che sia da intendere la disposizione del cielo la quale fu nella sua nativit1 mostrante s essere tale che magnanimit e eloquenzia poetica dimostrava2 le quali due cose significa l'alloro1 lbore di ,febo1 e delle cui fronde li poeti sono usi di coronarsi1 come di sopra gi mostrato assai4 ,le bache1 delle quali nutrimento prendeva il fanciullo nato1 gli effetti da cos fatta disposizione di cielo1 quale mostrata1 gi proceduti1 intendo2 li quali sono i libri poetici e le loro dottrine1 da' quali libri e dottrine fu altissimamente nutricato1 cio ammaestrato il nostro ,dante4 ,il fonte chiarissimo1 della cui acqua le parea che questi bevesse1 niuna altra cosa giudico che sia da intendere se non l'ubert della filosofica dottrina morale e naturale2 la quale s come dalla ubert nascosa nel ventre della terra procede1 cos e queste dottrine dalle copiose ragioni dimostrative1 che terrena ubert si possono dire1 prendono essenza e cagione3 senza le quali1 cos come il cibo non pu bene disporsi1 senza bere1 negli stomaci di chi 'l prende1 non si pu alcuna scienzia bene negl'intelletti adattare di nessuno1 se dalli filosofici dimostramenti non v' ordinata e disposta4 ,per che ottimamente possiamo dire1 lui con le chiare onde1 cio con la filosofia1 disporre nel suo stomaco1 cio nel suo intelletto1 le bache delle quali si pasce1 cio la poesia1 la quale1 come gi detto1 con tutta la sua sollecitudine studiava4 ,il divenire subitamente pastore ne mostra la eccellenzia del suo ingegno1 in quanto subitamente2 il quale fu tanto e tale1 che in brieve spazio di tempo comprese per istudio quello che opportuno era a divenire pastore1 cio datore di pastura agli altri ingegni di ci bisognosi4 ,e s come assai leggermente ciascuno pu comprendere1 due maniere sono di pastori3 l'una sono pastori corporali1 l'altra spirituali4 ,li corporali pastori sono di due maniere1 delle quali la prima quella di coloro che volgarmente da tutti sono appellati pastori1 cio i guardatori delle pecore o de' buoi o di qualunque altro animale2 la seconda maniera sono i padri delle famiglie1 dalla sollecitudine de' quali convegnono essere e pasciuti e guardati e governati la gregge de' figliuoli e de' servidori e degli altri suggetti di quegli4 ,li spirituali pastori similmente si possono dire di due maniere1 delle quali l'una quella di coloro li quali pascolano l'anime de' viventi della parola di ,dio2 e questi sono i prelati1 li predicatori e' sacerdoti1 nella cui custodia sono commesse l'anime labili di qualunque sotto il governo a ciascuno ordinato dimora3 l'altra quella di coloro li quali1 d'ottima dottrina1 o leggendo quello che gli passati hanno scritto1 o scrivendo di nuovo ci che loro pare o non tanto chiaro mostrato o omesso1 informano e l'anime e gl'intelletti degli ascoltanti o de' leggenti1 li quali generalmente dottori1 in qual che facult si sia1 sono appellati4 ,di questa maniera di pastori subitamente1 cio in poco tempo1 divenne il nostro poeta4 ,e che ci sia vero1 lasciando stare l'altre opere compilate da lui1 riguardisi la sua ,comedia1 la quale con la dolcezza e bellezza del testo pasce non solamente gli uomini1 ma i fanciulli e le femine2 e con mirabile soavit de' profondissimi sensi sotto quella nascosi1 poi che alquanto gli ha tenuti sospesi1 ricrea e pasce gli solenni intelletti4 ,lo sforzarsi ad avere di quelle frondi1 il frutto delle quali l'ha nutricato1 niun'altra cosa ne mostra che l'ardente disiderio avuto da lui1 come di sopra si dice1 della corona laurea2 la quale per nulla altro si disidera1 se non per dare testimonianza del frutto4 ,le quali frondi mentre ch'egli pi ardentemente disiderava1 lui dice che vide cadere2 il quale cadere niuna altra cosa fu se non quello cadimento che tutti facciamo senza levarci1 cio il morire2 il quale1 se bene si ricorda di ci che di sopra detto1 gli avvenne quando pi la sua laureazione disiava4 ,seguentemente dice che di pastore subitamente il vide divenuto un paone2 per lo qual mutamento assai bene la sua posterit comprendere possiamo1 la quale1 come che nell'altre sue opere stea1 sommamente vive nella sua ,comedia1 la quale1 secondo il mio giudicio1 ottimamente conforme al paone1 se le propiet de l'uno e de l'altra si guarderanno4 ,il paone tra l'altre sue propiet1 per quello che appaia1 n'ha quattro notabili4 ,la prima si ch'egli si ha penna angelica1 e in quella ha cento occhi2 la seconda si ch'egli ha sozzi piedi e tacita andatura2 la terza si ch'egli ha voce molto orribile a udire2 la quarta e ultima si che la sua carne odorifera e incorruttibile4 ,queste quattro cose pienamente ha in s la ,comedia del nostra poeta2 ma1 percioch acconciamente l'ordine posto di quelle non si pu seguire1 come verranno pi in concio or l'una ora l'altra le verr adattando1 e comincerommi da l'ultima4 ,dico che il senso della nostra ,comedia simigliante alla carne del paone1 percioch esso1 o morale o teologo che tu il di a quale parte pi del libro ti piace1 semplice e immutabile verit1 la quale non solamente corruzione non pu ricevere1 ma quanto pi si ricerca1 maggiore odore della sua incorruttibile soavit porge a' riguardanti4 ,e di ci leggermente molti esempli si mostrerebbero1 se la presente materia il sostenesse2 e per1 senza porne alcuno1 lascio il cercarne agl'intendenti4 ,angelica penna dissi che copra questa carne2 e dico angelica1 non perch io sappia se cos fatte o altramenti gli angeli n'abbiano alcuna1 ma1 congetturando a guisa de' mortali1 udendo che gli angeli volino1 avviso loro dovere avere penne2 e1 non sappiendone alcuna fra questi nostri uccelli pi bella1 n pi peregrina1 n cos come quella del paone1 imagino loro cos doverle avere fatte2 e per non quelle da queste1 ma queste da quelle dinomino1 perch pi nobile uccello l'angelo che 'l paone4 ,per le quali penne1 onde questo corpo si cuopre1 intendo la bellezza della peregrina istoria1 che nella superficie della lettera della ,comedia suona3 s come l'essere disceso in inferno e veduto l'abito del luogo e le varie condizioni degli abitanti2 essere ito su per la montagna del purgatorio1 udite le lagrime e i lamenti di coloro che sperano d'essere santi2 e quindi salito in paradiso e la ineffabile gloria de' beati veduta3 istoria tanto bella e tanto peregrina1 quanto mai da alcuno pi non fu pensata non che udita1 distinta in cento canti1 s come alcuni vogliono il paone avere nella coda cento occhi4 ,li quali canti cos provvedutamente distinguono le variet del trattato opportune1 come gli occhi distinguono i colori o la diversit delle cose obiette4 ,dunque bene d'angelica penna coperta la carne del nostro paone4 ,sono similmente a questo paone li pi sozzi e l'andatura queta3 le quali cose ottimamente alla ,comedia del nostro autore si confanno1 percioch1 s come sopra i piedi pare che tutto il corpo si sostenga1 cos prima facie pare che sopra il modo del parlare ogni opera in iscrittura composta si sostenga3 e il parlare volgare1 nel quale e sopra il quale ogni giuntura della ,comedia si sostiene1 a rispetto dell'alto e maestrevole stilo letterale che usa ciascun altro poeta1 sozzo1 comech egli sia pi che gli altri belli agli odierni ingegni conforme4 ,l'andar queto significa l'umilt dello stilo1 il quale nelle commedie di necessit si richiede1 come color sanno che intendono che vuole dire comedia4 ,ultimamente dico che la voce del paone orribile2 la quale1 come che la soavit delle parole del nostro poeta sia molta quanto alla prima apparenza1 sanza niuno fallo a chi bene le medolle dentro ragguarder1 ottimamente a lui si conf4 ,chi pi orribilmente grida di lui1 quando con invezione acerbissima morde le colpe di molti viventi1 e quelle de' preteriti gastiga8 ,qual voce pi orrida che quella del gastigante a colui ch' disposto a peccare8 ,certo niuna4 ,egli a un'ora colle sue dimostrazioni spaventa i buoni e contrista i malvagi2 per la qual cosa quanto in questo adopera1 tanto veramente orrida voce si pu dire avere4 ,per la qual cosa1 e per l'altre di sopra toccate1 assai appare1 colui1 che fu vivendo pastore1 dopo la morte essere divenuto paone1 s come credere si puote essere stato per divina spirazione nel sonno mostrato alla cara madre4 ,questa esposizione del sogno della madre del nostro poeta conosco essere assai superficialmente per me fatta2 e questo per pi cagioni4 ,primierarmente1 perch forse la sufficienzia1 che a tanta cosa si richiederebbe1 non c'era2 appresso1 posto che stata ci fosse1 la principale intenzione nol pata2 ultimamente1 quando e la sufficienzia ci fosse stata e la materia l'avesse patito1 era ben fatto da me non essere pi detto che detto sia1 accioch ad altrui pi di me sofficiente e pi vago alcuno luogo si lasciasse di dire4 ,e perci quello1 che per me detto n'1 quanto a me dee convenevolmente bastare1 e quel1 che manca1 rimanga nella sollecitudine di chi segue4 ,,xxx ,,conclusione ,la mia piccioletta barca pervenuta al porto1 al quale ella dirizz la proda partendosi dallo opposito lito3 e comech il peleggio sia stato picciolo1 e il mare1 il quale ella ha solcato1 basso e tranquillo1 nondimeno1 di ci che senza impedimento venuta1 ne sono da rendere grazie a ,colui che felice vento ha prestato alle sue vele4 ,al quale con quella umilt1 con quella divozione1 con quella affezione che io posso maggiore1 non quelle1 n cos grandi come si converrieno1 ma quelle che io posso1 rendo1 benedicendo in eterno il suo nome e 'l suo valore4 ,,ii ,,redazioni ,,compendiose ,,della ,,vita ,,di ,,dante 7,,primo ,e ,,secondo ,,compendio7 ,,avvertenza ,nel testo si dato il secondo compendio3 le varianti del primo sono riferite a pi di pagina4 ,i ,,proposizione ,solone1 il cui petto un umano tempio di divina sapienza fu reputato1 e le cui sacratissime leggi sono ancora testimonianza dell'antica giustizia e della sua gravit1 era1 secondo che dicono alcuni1 usato talvolta di dire ogni republica1 s come noi1 andare e stare sopra due piedi2 de' quali con maturit affermava essere il destro il non lasciare alcun difetto commesso impunito1 e il sinistro ogni ben fatto remunerare2 aggiugnendo che1 qualunque delle due cose mancava1 senza dubbio da quel pi la republica zoppicare4 ,dalla quale laudevole sentenza mossi alcuni cos egregi come antichi popoli1 alcuna volta di deit1 altra di marmorea statua1 e sovente di celebre sepoltura1 di triunfale arco1 di laurea corona o d'altra spettabile cosa1 secondo i meriti1 onoravano i valorosi2 per opposito agrissime pene a' colpevoli infligendo4 ,per li quali meriti l'assiria1 la macedonica e ultimamente la romana republica aumentate1 con l'opere li fini della terra1 e con la fama toccaron le stelle4 ,le vestigie de' quali non solamente da' successor presenti1 e massimamente da' miei fiorentini1 sono mal seguite1 ma in tanto s' disviato da esse1 che ogni premio di virt possiede l'ambizione4 ,il che1 se ogni altra cosa occultasse1 non lascer nascondere l'esilio ingiustamente dato al chiarissimo uomo ,dante ,alighieri1 uomo di sangue nobile1 ragguardevole per scienza e per operazioni laudevole e degno di glorioso onore4 ,intorno alla quale opera pessimamente fatta non la presente mia intenzione di volere insistere con debite riprensioni1 ma pi tosto in quella parte1 che le mie piccole forze possono1 quella emendare2 percioch1 quantunque picciol sia1 pur di quella citt son cittadino1 e agli onor d'essa mi conosco in solido obbligato4 ,quello adunque che la nostra citt dovria verso il suo valoroso cittadino magnificamente operare1 accioch in tutto non sia detto noi esorbitare dagli antichi1 intendo di fare io1 non con istatua o con egregia sepoltura1 delle quali oggi dell'una appo noi spenta l'usanza1 n all'altra basterieno le mie facultadi1 ma con povere lettere a tanta impresa1 volendo pi tosto di presunzione che d'ingratitudine potere esser ripreso4 ,scriver adunque in istilo assai umile e leggiero1 peroch pi sublime nol mi presta lo 'ngegno1 e nel nostro fiorentino idioma1 accioch da quello che ,dante medesimo us nella maggior parte delle sue opere non discordi1 quelle cose1 le quali esso di s onestamente tacette1 cio la nobilt della sua origine1 la vita1 gli studi e i costumi2 raccogliendo appresso in uno l'opere da lui fatte1 nelle quali esso s chiaro ha renduto a' futuri4 ,il che accioch compiutamente si possa fare1 umilmente priego ,colui1 il quale di spezial grazia lui trasse1 come leggiamo1 per s alta scala a contemplarsi1 che me al presente aiuti1 e1 in onore e gloria del suo santissimo nome1 e la debole mano guidi1 e regga lo 'ngegno mio4 ,,ii ,,patria ,e ,,maggiori ,,di ,,dante ,fiorenza1 intra l'altre citt italiane pi nobile1 secondo la generale opinione de' presenti1 ebbe inizio da' romani2 e in processo di tempo aumentata di popoli e di chiari uomini e gi potente parendo1 o contrario cielo1 o i lor meriti1 che in s l'ira di ,dio provocassero1 non dopo molti secoli da ,attila1 crudelissimo re de' vandali e general guastatore quasi di tutta ,italia1 molti de' cittadini uccisi1 quella ridusse in cenere e in ruine4 ,poi1 trapassato gi il trecentesimo anno1 e ,carlomagno1 clementissimo re de' franceschi1 essendo all'altezza del romano imperio elevato1 avvenne che1 o per propio movimento1 forse da ,dio a ci spirato1 o per prieghi prtigli da alcuni1 che il detto ,carlo alla reedificazione della detta citt l'animo dirizz1 e a coloro medesimi1 li quali primi conditori n'erano stati1 la fatica commise4 ,li quali in piccol cerchio riducendola1 quanto poterono1 s come ancora appare1 a ,roma la fr simigliante1 seco raccogliendovi dentro quelle poche reliquie che de' discendenti degli antichi scacciati si potr ritrovare4 ,vennevi1 secondo che testimonia la fama1 tra' novelli reedificatori un giovane1 per origine de' ,frangiapani1 nominato ,eliseo2 il quale1 che che cagion sel movesse1 di quella divenne perpetuo cittadino2 del quale rimasi laudevoli discendenti ed onorati molto1 non l'antico cognome ritennero1 ma1 da colui1 che quivi loro aveva dato principio1 prendendolo1 si chiamr gli ,elisei4 ,de' quali1 di tempo in tempo e d'uno in altro discendendo1 tra gli altri nacque e visse un cavaliere per arme e per senno ragguardevole1 il cui nome fu ,cacciaguida2 il quale per isposa ebbe una donzella nata degli ,aldighieri di ,ferrara1 della quale forse pi figliuoli ricevette4 ,ma1 come che gli altri nominati si fossero1 in uno1 s come le donne sogliono esser vaghe di fare1 le piacque di rinnovare il nome de' suoi maggiori1 e nominollo ,aldighieri2 comech il vocabol poi1 per sottrazione d'alcuna lettera1 rimanesse ,alighieri4 ,il valor del quale fu cagione a quegli1 che disceser di lui1 di lasciare il titolo degli ,elisei e di cognominarsi degli ,alighieri4 ,del quale1 come che alquanti e figliuoli e nepoti e de' nepoti figliuoli discendessero1 regnante ,federigo secondo imperadore1 uno ne nacque1 il quale dal suo avolo nominato fu ,alighieri1 pi per colui di cui fu padre che per s chiaro4 ,questi nella sua donna gener colui del quale dee essere il futuro sermone4 ,n pretermise il nostro signore ,iddio1 che alla madre nel sonno non dimostrasse cui ella portasse nel ventre4 ,il che allora poco inteso e non curato1 in processo di tempo e nella vita e nella morte di colui1 che nascer doveva di lei1 chiarissimamente si manifest1 s come con la grazia di ,dio mostreremo vicino al fine della presente operetta4 ,venuto adunque il tempo del parto1 partor la donna questa futura chiarezza della nostra citt1 e di pari consentimento il padre ed ella1 non senza divina disposizione1 s come io credo1 il nominaron ,dante1 volendone ,iddio per cotal nome mostrare lui dovere essere di maravigliosa dottrina datore4 ,,iii ,,suoi ,,studi ,nacque adunque questo singulare splendore italico nella nostra citt1 vacante il romano imperio per la morte di ,federigo1 negli anni della salutifera incarnazione del ,re dell'universo ,,mcclxv1 sedente ,urbano papa quarto1 ricevuto nella paterna casa da assai lieta fortuna3 lieta1 dico1 secondo la qualit del mondo che allora s'usava4 ,e nella sua puerizia cominci a dare1 a chi avesse a ci riguardato1 manifesti segni qual dovea la sua matura et divenire2 peroch1 lasciata ogni pueril mollizie1 nella propria patria con istudio continuo tutto si diede alle liberali arti1 e1 in quelle gi divenuto esperto1 non alle lucrative facultadi1 alle quali oggi ciascun cupido di guadagnare s'avventa innanzi tempo1 ma da laudevole vaghezza di perpetua fama tratto1 alle speculative si diede4 ,e1 peroch a ci1 s come appare1 era dal ciel produtto1 a vedere con aguto intelletto e le fizioni e l'artificio mirabile de' poeti si mise2 e in brieve tempo1 non trovandogli semplicemente favolosi1 come si parla1 familiarissimo divenne di tutti1 e massimamente de' pi famosi4 ,e1 come gi detto1 conoscendo le poetiche opere non esser vane o stolte favole1 come molti dicono1 ma sotto s dolcissimi frutti di verit istoriografe o filosofiche aver nascosti1 accioch piena notizia n'avesse1 e alle istorie e alla filosofia1 i tempi debitamente partiti1 si diede2 e gi divenuto di quelle e di questa esperto1 cresciuta1 con la dolcezza del conoscere la verit delle cose1 la vaghezza del pi sapere1 a voler investigar quello che per umano ingegno se ne pu comprendere delle celestiali intelligenzie e della prima causa con ogni sollecitudine tutto si diede4 ,n questi studi in picciol tempo s feciono1 n senza grandissimi disagi s'esercitarono1 n nella patria sola s'acquist il frutto di quegli4 ,egli1 s come a luogo pi fertile del cibo che 'l suo alto intelletto disiderava1 a ,bologna andatone1 non piccol tempo vi spese2 e1 gi vicino alla sua vecchiezza1 non gli parve grave l'andarne a ,parigi1 dove1 non dopo molta dimora1 con tanta gloria di s1 disputando1 pi volte mostr l'altezza del suo ingegno1 che ancora narrandosi se ne maravigliano gli uditori4 ,di tanti e s fatti studi non ingiustamente il nostro ,dante merit altissimi titoli3 percioch alcuni assai chiari uomini in scienza il chiamavano sempre maestro1 altri l'appellavan filosofo1 e di tali furono che teologo il nominavano1 e quasi generalmente ogn'uomo il diceva poeta1 s come ancora appellato da tutti4 ,ma1 percioch tanto la vittoria pi gloriosa quanto le forze del vinto sono state maggiori1 giudico esser convenevole dimostrare di come fluttuoso anzi tempestoso mare costui1 ora in qua e ora in l ributtato1 con forte petto parimente le traverse onde e i contrari venti vincendo1 pervenisse al salutevole porto de' chiarissimi titoli gi narrati4 ,,iv ,,impedimenti ,,avuti ,,da ,,dante ,,agli ,,studi ,gli studi generalmente sogliono solitudine e rimozion di sollecitudine disiderare e tranquillit d'animo1 e massimamente gli speculativi1 a' quali1 s come mostrato 1 il nostro ,dante1 in quanto la possibilit permetteva1 s'era donato4 ,in luogo della quale rimozione e quiete1 quasi dallo inizio della sua puerizia infino allo stremo della sua vita1 ,dante ebbe fierissima e importabile passion d'amore4 ,ebbe oltre a ci moglie2 le quali chi 'l pruova sa come capitali nemiche sieno dello studio della filosofia4 ,similmente ebbe ad aver cura della re familiare e oltre a ci della republica1 e1 sopr'a tutte queste1 lungamente sostenne esilio e povert2 accioch io lasci stare l'altre particulari noie1 che queste si tirano appresso4 ,le quali1 per mostrare quanta in s superficialmente di gravezza portassono e accioch per questo parte della promessa fatta s'osservi1 giudico convenevole sia alquanto pi distesamente spiegarle4 ,v ,,amore ,,per ,,beatrice ,era usanza nella nostra citt e degli uomini e delle donne1 come il dolce tempo della primavera ne veniva1 nelle lor contrade ciascuno per distinte compagnie festeggiare4 ,per la qual cosa infra gli altri ,folco ,portinari1 onorevole cittadino1 il primo d di maggio aveva i suoi vicini nella propria casa raccolti a festeggiare1 infra' quali era il sopradetto ,alighieri2 e lui1 s come far sogliono i piccoli figliuoli i lor padri1 e massimamente alle feste1 seguto avea il nostro ,dante1 la cui et ancor non aggiungnea all'anno nono4 ,il quale con gli altri della sua et1 che nella casa erano1 puerilmente si diede a trastullare4 ,era tra gli altri una figliuola del detto ,folco1 chiamata ,bice1 la quale di tempo non passava l'anno ottavo1 leggiadretta assai e ne' suoi costumi piacevole e gentilesca1 bella nel viso1 e nelle sue parole con pi gravezza che la sua piccola et non richiedea4 ,la quale riguardando ,dante e una e altra volta1 con tanta affezione1 ancor che fanciul fusse1 piacendogli1 la ricevette nell'animo1 che mai altro sopravvegnente piacere la bella imagine di lei spegnere n pot n cacciare4 ,e1 lasciando stare de' puerili accidenti il ragionare1 non solamente continuandosi1 ma crescendo di giorno in giorno l'amore1 non avendo niuno altro disidro maggiore n consolazione se non di veder costei1 gli fu in pi provetta et di cocentissimi sospiri e d'amare lagrime assai spesso dolorosa cagione1 s come egli in parte nella sua ,vita nuova dimostra4 ,ma quello che rade volte suole negli altri cos fatti amori intervenire1 in questo essendo avvenuto1 non senza dirlo da trapassare4 ,fu questo amor di ,dante onestissimo1 qual che delle parti1 o forse amendue1 fosse di ci cagione4 ,egli quantunque1 almeno dalla parte di ,dante1 ardentissimo fosse1 niuno sguardo1 niuna parola1 niun cenno1 niun sembiante1 altro che laudevole1 per alcun se ne vide giammai4 ,che pi8 ,dal viso di questa giovine donna1 la quale non ,bice1 ma dal suo primitivo sempre chiam ,beatrice1 fu primieramente nel petto suo desto lo 'ngegno al dovere parole rimate comporre4 ,delle quali1 s come manifestamente appare1 in sonetti1 ballate e canzoni e altri stili1 molte in laude di questa donna eccellentissimamente compose1 e tal maestro1 sospingnendolo ,amor1 ne divenne1 che1 tolta di gran lunga la fama a' dicitor passati1 mise in opinion molti che niuno nel futuro esser ne dovesse1 che lui in ci potesse avanzare4 ,,vi ,,dolore ,,di ,,dante ,,per ,,la ,,morte ,,di ,,beatrice ,gravi erano stati i sospiri e le lagrime1 mosse assai sovente dal non potere aver veduto1 quanto il concupiscibile appetito disiderava1 il grazioso viso della sua donna2 ma troppo pi ponderosi gliele serbava quella estrema e inevitabile sorte che1 mentre viver dovesse1 ne 'l doveva privare4 ,avvenne adunque che1 essendo quasi nel fine del suo vigesimoquarto anno la bellissima ,beatrice1 piacque a ,colui che tutto puote di trarla delle temporali angosce e chiamarla alla sua eterna gloria4 ,la partita della quale tanto impazientemente sostenne il nostro ,dante1 che1 oltre a' sospiri e a' pianti continui1 assai de' suoi amici lui quel senza morte non dover finire estimarono4 ,lunghe furono e molte le sue lagrime1 e per lungo spazio ad ogni conforto datogli tenne gli orecchi serrati4 ,ma pur poi1 in processo di tempo maturatasi alquanto l'acerbit del dolore1 e facendo alquanto la passion luogo alla ragione1 cominci senza pianto a potersi ricordare che morta fosse la donna sua1 e per conseguente ad aprir gli orecchi a' conforti2 ed essendo lungamente stato rinchiuso1 incominci ad apparire in publico tra le genti4 ,n fu solo da questo amor passionato il nostro poeta1 anzi1 inchinevole molto a questo accidente1 per altri obietti in pi matura et troviam lui sovente aver sospirato1 e massimamente dopo il suo esilio1 dimorando in ,lucca1 per una giovine1 la quale egli nomina ,pargoletta4 ,e oltre a ci1 vicino allo stremo della sua vita1 nell'alpi di ,casentino per una alpigina1 la quale1 se mentito non m'1 quantunque bel viso avesse1 era gozzuta4 ,e1 per qualunque fu l'una di queste1 compose pi e pi laudevoli cose in rima4 ,,vii ,,matrimonio ,,di ,,dante ,agro e valido nemico degli studi amore1 come veramente testificar pu ciascuno che a tal passione soggiaciuto2 percioch1 poi che con lusinghevole speranza ha tutta la mente occupata di chi nel principio non l'ha con forte resistenza scacciato1 niun pensiero1 niuna meditazione1 niuno appetito in quella patisce che stea se non quelle sole1 le quali esso medesimo vi reca2 e chenti queste siano e come contrarie allo specular filosofico o alle poetiche invenzioni1 s manifesto mi pare1 che superfluo estimo sarebbe il metterci tempo a pi chiarirlo4 ,a questo stimolo un altro forse non minore se n'aggiunse2 percioch1 poi che1 allenate le lagrime della morte di ,beatrice1 diede agli amici suoi alcuna speranza della sua vita1 incontanente loro entr nell'animo che1 dandogli per moglie una giovane1 colei del tutto se ne potesse cacciare1 che1 bench partita del mondo fosse1 gli avea nel petto la sua imagine lasciata perpetua donna3 e1 lui a ci inclinato1 senza alcuno indugio misero ad effetto il lor pensiero4 ,saranno per avventura di quegli che laudevole diranno cotal consiglio2 e questo avverr perch non considereranno quanto pericolo porti lo spegnere il fuoco temporal con l'eterno4 ,era a ,dante l'amore1 il quale a ,beatrice portava1 per lo suo troppo focoso disiderio spesse volte noioso e grave a sofferire2 ma pur talvolta alcun soave pensiero1 alcuna dolce speranza1 qualche dilettevole imaginazion ne traeva2 dove della compagnia della moglie1 secondo che coloro afferman che 'l pruovano1 altro che sollecitudine continua e battaglia senza intermission non si trae4 ,ma lasciamo star quello che la moglie in qualunque meccanico possa adoperare1 e a quel vegniamo che la presente materia richiede4 ,,viii ,,digressione ,,sul ,,matrimonio ,quanto le mogli sieno nimiche degli studi assai leggermente puote apparire a' riguardanti4 ,rincresce spesse volte a' filosofanti la turba volgare3 per che1 da essa partendosi e raccoltosi in alcuna solitaria parte della sua casa1 s contra s con la considerazion trasportando1 talvolta ragguarda quale spirito muove il cielo1 onde venga la vita agli animali1 quali sieno delle cose le prime cagioni2 e talvolta nello splendido consistoro de' filosofi mischiatosi col pensiero1 con ,aristotile1 con ,socrate1 con ,platone e con gli altri disputer della verit d'alcuna conclusione acutissimamente2 e spesse fiate con sottilissima meditazione se ne entrer sotto la corteccia d'alcuna poetica fizione1 e1 con grandissimo suo piacere1 quanto sia diverso lo 'ntrinseco dalla crosta riguarder4 ,n fia che non avvenga1 quando vorr1 che gl'imperadori eccelsi1 i potentissimi re e prencipi gloriosi con lui nella solitudine non si convengano1 e con lui ragionino de' governamenti publici1 dell'arti delle guerre e dei mutamenti della fortuna4 ,alle quali eccelse e piacevoli cose sopravverr la donna e1 cacciata via la contemplazion laudevole e tanta e tal compagnia1 biasimer il suo star solitario e 'l suo pensiero1 e spesse volte1 sospicando1 dir questo non solergli avvenire avanti ch'ella a lui venisse1 e per assai manifestamente apparire lui esser di lei pessimamente contento4 ,e1 postasi quivi a sedere1 non prima si lever che1 esaminati i pensieri del marito1 lui di piacevolissima considerazione in noiosa turbazione avr recato4 ,che dir dell'odio ch'elle portano a' libri1 qualora alcuno ne veggiono aprire8 che delle notturne vigilie1 non solamente utili1 ma opportune agli studianti8 ,tutto a' suoi diletti quel tempo esser tolto1 lagrimando1 confermano4 ,lascio le notturne battaglie1 li loro costumi gravi a sostenere1 la spesa inestimabile che nelli loro ornamenti richeggiono3 tutte cose1 quanto esser possono1 avverse a' contemplativi pensieri4 ,che dir se gelosia v'interviene8 che1 se cruccio che per lunghezza si converta in odio8 ,io corro troppo questa materia1 percioch bastar dee agl'intendenti averne superficialmente toccato4 ,ma1 chenti che l'altre si sieno1 accioch io quando che sia mi riduca al proposito1 tal fu quella che a ,dante fu data1 che1 da lei una volta partitosi1 n volle mai dove ella fosse tornare1 n che ella andasse l dove egli fosse4 ,n creda alcuno che io per le sudette cose voglia conchiuder gli uomini non dover trre moglie2 anzi il lodo1 ma non a tutti4 ,i filosofanti1 che 'l mio giudicio in questo seguiteranno1 lasceranno lo sposarsi a' ricchi stolti e a' signori e similmente ai lavoratori2 ed essi con la filosofia si diletteranno1 molto pi piacevole e migliore sposa che alcuna altra4 ,,ix ,,cure ,,familiari ,e ,,pubbliche ,tir appresso di s lo stimolo della moglie al nostro poeta un'altra quasi inevitabil gravezza1 e questa fu la sollecitudine d'allevare i figliuoli1 percioch in brieve tempo padre di famiglia divenne2 e1 strignendolo la domestica cura1 quel tempo1 che alle eccelse meditazioni1 soluto1 soleva prestare1 costretto da necessit1 conveniva che egli concedesse a' pensieri donde dovessero i salari delle nutrici venire1 i vestimenti de' figliuoli1 e l'altre cose opportune a chi pi secondo la opinion del vulgo che secondo la filosofica verit convien che viva4 ,il che quanto d'impedimento alli suoi studi prestasse1 assai leggermente conoscer si dee da ciascuno4 ,da questa per avventura ne gli nacque una maggiore2 percioch l'altiero animo avendo le minor cose in fastidio1 e per le maggiori estimando quelle potersi cessare1 dalla familiar cura transvol alla publica3 nella qual tanto e subitamente s l'avvilupparono i vani onori1 che1 senza guardare donde s'era partito e dove andava con abbandonate redine1 messa la filosofia in oblio1 quasi tutto della republica con gli altri cittadin pi solenni al governo si diede4 ,e fugli tanto in ci alcun tempo la fortuna seconda1 che di tutte le maggior cose occorrenti la sua diliberazion s'attendeva4 ,in lui tutta la publica fede1 in lui tutta la speranza publica1 in lui sommariamente le divine cose e l'umane parevano esser fermate4 ,che questa gloria vana1 questa pompa1 questo vento fallace gonfi maravigliosamente i petti de' mortali2 e gli atti e portamenti di coloro1 che ne' reggimenti delle citt son maggiori1 e il fervente appetito1 che di quegli hanno generalmente gli stolti1 assai leggermente agli occhi de' savi il possono dimostrare4 ,e come si dee credere che intra tanto tumulto1 intra tanto rivolgimento di cose1 quanto dee continuamente essere nelle gonfiate menti de' presidenti1 deano potere aver luogo le considerazion filosofiche1 le quali1 come gi detto 1 somma pace d'animo vogliono8 ,in queste tumultuosit fu il nostro ,dante inviluppato pi anni1 e tanto pi che un altro1 quanto il suo disiderio tutto tirava al ben publico1 dove quello degli altri o della maggior parte tirannescamente al privato badava3 per che1 oltre all'altre sollecitudini1 in continua battaglia esser gli conveniva4 ,ma la fortuna1 volgitrice de' nostri consigli e inimica d'ogni umano stato1 assai diverso fine pose al principio4 ,al qual voler dimostrare1 un pochetto s'amplier la novella4 ,x ,,come ,,la ,,lotta ,,delle ,,parti ,,lo ,,coinvolse ,era ne' tempi del glorioso stato del nostro poeta la fiorentina cittadinanza in due parti perversissimamente divisa1 alle quali parti riducere ad unit ,dante invano si fatic molte volte4 ,di che poi che s'accorse1 prima seco propose1 posto gi ogni uficio publico1 di viver seco privatamente2 ma1 dalla dolcezza della gloria tratto e dal favor popolesco1 e ancora dalle persuasioni de' maggiori1 sperando di potere1 se tempo gli fosse prestato1 molto di bene adoperare1 lasci la disposizione utile e perseverando seguit la dannosa4 ,e1 accorgendosi che per se medesimo non poteva una terza parte tenere1 la quale1 giusta1 la ingiustizia dell'altre due abbattesse1 con quella s'accost nella quale1 secondo il suo giudicio1 era meno di malvagit4 ,e1 aumentandosi per vari accidenti continuamente gli odii delle parti1 e il tempo vegnendo che gli occulti consigli della minacciante fortuna si doveano scoprire1 nacque una voce per tutta la citt3 la parte avversa a quella1 con la qual ,dante teneva1 grandissima multitudine d'armati in disfacimento de' loro avversari aver nelle case loro4 ,la qual cosa creduta spavent s i collegati di ,dante1 che1 ogni altro consiglio abbandonato che di fuggire1 non cacciati s'usciron dalla citt e1 con loro insieme1 ,dante4 ,n molti d trapassarono che1 avendo i lor nemici il reggimento tutto della citt1 come nemici publici tutti quegli1 che fuggiti s'erano1 furono in perpetuo esilio dannati1 e i lor beni ridotti in publico o conceduti a' vincitori4 ,,xi ,,la ,,vita ,,del ,,poeta ,,esule ,,sino ,,alla ,,venuta ,,in ,,italia ,,di ,,arrigo ,,settimo ,questo fine ebbe la gloriosa maggioranza di ,dante1 e da' suoi cittadini le sue pietose fatiche questo merito riportaro4 ,lasciati adunque la moglie e i piccioli figliuoli nelle mani della fortuna1 e uscito di quella citt1 nella qual mai tornar non dovea1 sperando in brieve dovere essere la ritornata1 pi anni per ,toscana e per ,lombardia1 quasi da estrema povert costretto1 gravissimi sdegni portando nel petto1 s'and avvolgendo4 ,egli primieramente rifugg a ,verona4 ,quivi dal signor della terra e ricevuto e onorato fu volentieri e sovvenuto4 ,quindi in ,toscana tornatosene1 per alcun tempo fu col conte ,salvatico in ,casentino4 ,di quindi fu col marchese ,moruello ,malespina in ,lunigiana4 ,e ancora per alcuno spazio fu co' signori della ,faggiuola ne' monti vicini ad ,orbino4 ,quindi n'and a ,bologna1 e da ,bologna a ,padova1 e da ,padova ancor si ritorn a ,verona4 ,ma1 essendo gi dopo la sua partita di ,firenze pi anni passati1 n apparendo alcuna via da potere in quella tornare1 ingannato trovandosi del suo avviso1 e quasi del mai dovervi tornar disperandosi1 si dispose del tutto d'abbandonare ,italia2 e1 passati gli ,alpi1 come pot se n'and a ,parigi1 accioch1 quivi a suo potere studiando1 alla filosofia il tempo1 che nell'altre sollecitudini vane tolto le avea1 restituisse4 ,ud adunque quivi e filosofia e teologia alcun tempo1 non senza gran disagio delle cose opportune alla vita4 ,da questo il tolse una speranza presa di potere in casa sua ritornare con la forza d',arrigo di ,luzimborgo imperadore4 ,per che1 lasciati gli studi e in ,italia tornatosi1 e con certi rubelli de' fiorentini congiuntosi1 con loro insieme con prieghi1 con lettere e con ambasciate s'ingegn di rimuovere il detto ,arrigo dallo assedio di ,brescia e di conducerlo intorno alla sua citt1 estimando quella contro a lui non potersi tenere4 ,ma la riuscita contraria gli fece palese il suo avviso essere stato vano4 ,assedi ,arrigo la citt di ,fiorenza2 e ultimamente1 vana vedendo la stanza1 se ne part e1 non dopo molto tempo passando di questa vita1 ogni speranza ruppe nel nostro poeta1 il quale in ,romagna se ne pass1 dove l'ultimo suo d1 il quale alle sue fatiche doveva por fine1 l'aspettava4 ,,xii ,,dante ,,ospite ,,di ,,guido ,,novel ,,da ,,polenta ,era in que' tempi signor di ,ravenna1 antichissima citt di ,romagna1 un nobile cavaliere1 il cui nome era ,guido ,novel da ,polenta1 ne' liberali studi ammaestrato e amatore degli scenziati uomini4 ,il quale1 udendo ,dante1 cui per fama lungamente avanti avea conosciuto1 come disperato essersene venuto in ,romagna1 conoscendo la vergogna de' valorosi nel domandare1 con liberale animo si fece incontro al suo bisogno1 e lui1 di ci volonteroso1 onorevolmente ricevette e tenne1 infino all'ultimo d di lui4 ,assai credo che manifesto sia da quanti e quali accidenti contrari agli studi fosse infestato il nostro poeta4 ,il quale n gli amorosi disiri1 n le dolenti lagrime1 n gli stimoli della moglie1 n la sollecitudine casalinga1 n la lusinghevole gloria de' publici ofici1 n il sbito e impetuoso mutamento della fortuna1 n le faticose circuizioni1 n il lungo e misero esilio1 n la intollerabile povert1 tutte imbolatrici di tempo agli studianti1 non poterono con le lor forze vincere1 n dal principale intento rimuovere1 cio da' sacri studi della filosofia1 s come assai chiaramente dimostrano l'opere che da lui composte leggiamo4 ,che diranno qui coloro1 agli studi de' quali non bastando della lor casa1 cercano le solitudini delle selve8 che coloro1 a' quali riposo continuo1 e a' quali l'ampie facult senza alcun lor pensiero ogni cosa opportuna ministrano8 che coloro che1 soluti da moglie e da figliuoli1 liberi posson vacare a' lor piaceri8 ,de' quali assai sono che1 se ad agio non sedessero1 o udissero un mormorio1 non potrebbono1 non che meditare1 ma leggere1 n scrivere1 se non stasse il gomito riposato4 ,certo niuna altra cosa potranno dire1 se non che il nostro poeta1 e per gli impeti superati e per l'acquistata scienza1 sia di doppia corona da onorare4 ,ma da ritornare alla intralasciata materia4 ,,xiii ,,morte ,,di ,,dante ,abit adunque ,dante in ,ravenna pi anni nella grazia di quel signore1 e quivi a molti dimostr la ragione del dire in rima1 la quale maravigliosamente esalt4 ,ed essendo gi al cinquantesimosesto anno della sua et pervenuto1 inferm1 e come fedel cristiano riconciliatosi1 per vera contrizione e confessione delle colpe commesse1 a ,dio1 del mese di settembre1 correnti gli anni di ,cristo ,,mcccxxi1 il d che la esaltazione della santa ,croce si celebra1 pass della presente vita4 ,la cui anima creder possiamo essere stata nelle braccia della sua nobile ,beatrice ricevuta e presentata nel cospetto di ,dio1 accioch quivi in riposo perpetuo prenda merito delle fatiche passate4 ,fu la morte del nostro poeta al magnifico cavaliere assai gravosa4 ,il quale1 fatto il corpo del defunto ornare d'ornamenti poetici1 e quello porre sopra un funebre letto1 sopra gli omeri de' pi eccellenti ravignani il fece alla chiesa de' frati minori1 con quello onore che a tanto uomo si conveniva1 portare1 e quivi in una arca lapidea seppellire1 con animo di fargli una egregia e notabile sepoltura4 ,quindi alla casa1 nella quale era ,dante prima abitato1 tornandosi1 secondo il ravignan costume1 esso medesimo1 a commendazione del trapassato poeta e a consolazione de' figliuoli e degli amici che dopo lui rimanieno1 fece uno esquisito e lungo sermone4 ,ma poi1 infra brieve spazio essendogli tolto lo ,stato1 cess il proponimento della magnifica sepoltura2 per la qual cosa ancora in quella arca1 dove fu posto1 le venerabili ossa dimorano4 ,,xiv ,,gara ,,di ,,poeti ,,per ,l',,epitafio ,,di ,,dante ,furono in que' tempi pi uomini nell'arte metrica ammaestrati1 li quali1 sentendo che far si dovea al corpo di ,dante una mirabile sepoltura1 fecero versi per porre in quella1 testificanti e la scienza e alcun de' pi memorabili casi di ,dante1 de' quali niun vi si pose per lo sopradetto accidente4 ,nondimeno1 pi tempo poi1 me ne furono monstrati3 de' quali alquanti1 fattine dal maestro ,giovanni del ,virgilio1 s come pi laudevoli al mio giudicio1 ne elessi2 ed estimando questa operetta quello testificare1 che in parte avrebbe fatto la sepoltura1 di porglici diliberai come segue3 ,theologus ,dantes nullius dogmatis expers1 quod foveat claro philosophia sinu3 gloria musarum1 vulgo gratissimus auctor1 hic iacet1 et fama pulsat utrumque polum3 qui loca defunctis gladiis regnumque gemellis distribuit1 laicis rhetoricisque modis4 ,pascua ,pieriis demum resonabat avenis2 ,atropos heu6 laetum livida rupit opus4 ,huic ingrata tulit tristem ,florentia fructum1 exilium1 vati patria cruda suo4 ,quem pia ,guidonis gremio ,ravenna ,novelli gaudet honorati continuisse ducis1 mille trecentenis ter septem ,numinis annis1 ad sua septembris idibus astra redit4 ,,xv ,,rimprovero ,,ai ,,fiorentini ,sogliono gli odii nella morte degli odiati finirsi2 il che nel trapassamento di ,dante non si trov avvenire4 ,l'ostinata malivolenza de' suoi cittadini nella sua rigidezza stette ferma2 niuna publica lagrima gli fu conceduta1 n alcuno uficio funebre fatto4 ,nella qual pertinacia assai manifestamente s dimostr1 i fiorentini tanto essere dal cognoscimento della scienzia rimoti1 che fra loro niuna distinzion fosse da un vilissimo calzolaio ad un solenne poeta4 ,ma essi con la lor superbia rimangansi2 e noi1 avendo gli affanni dimostrati di ,dante e il suo fine1 all'altre cose che di lui1 oltre alle dette1 dir si possono1 ci volgiamo4 ,,xvi ,,fattezze ,e ,,costumi ,,di ,,dante ,fu il nostro poeta di mediocre statura1 ed ebbe il volto lungo e il naso aquilino1 le mascelle grandi1 e il labbro di sotto proteso tanto1 che alquanto quel di sopra avanzava2 nelle spalle alquanto curvo1 e gli occhi anzi grossi che piccoli1 e il color bruno1 e i capelli e la barba crespi e neri1 e sempre malinconico e pensoso4 ,per la qual cosa avvenne un giorno in ,verona 7essendo gi divulgata per tutto la fama delle sue opere1 ed esso conosciuto da molti e uomini e donne7 che1 passando egli davanti ad una porta1 dove pi donne sedevano1 una di quelle pianamente1 non per tanto che bene da lui e da chi con lui era non fosse udita1 disse all'altre donne3--,vedete colui che va in inferno1 e torna quando gli piace1 e qua su reca novelle di coloro che l gi sono6--,alla quale semplicemente una dell'altre rispose3--,in verit egli dee cos essere3 non vedi tu come egli ha la barba crespa e il color bruno per lo caldo e per lo fummo che l gi8--,di che ,dante1 perch da pura credenza venir lo sentia1 sorridendo pass avanti4 ,li suoi vestimenti sempre onestissimi furono1 e l'abito conveniente alla maturit1 e il suo andare grave e mansueto1 e ne' domestici costumi e ne' publici mirabilmente fu composto e civile4 ,nel cibo e nel poto fu modestissimo4 ,n fu alcuno pi vigilante di lui e negli studi e in qualunque altra sollecitudine il pugnesse4 ,rade volte1 se non domandato1 parlava1 quantunque eloquentissimo fosse4 ,sommamente si dilett in suoni e in canti nella sua giovanezza1 e1 per vaghezza di quegli1 quasi di tutti i cantatori e sonatori famosi suoi contemporanei fu dimestico4 ,quanto ferventemente esso fosse da amor passionato1 assai dimostrato di sopra4 ,solitario fu molto e di pochi dimestico4 ,e negli studi1 quel tempo che lor poteva concedere1 fu assiduo molto4 ,fu ancora ,dante di maravigliosa capacit e di memoria fermissima1 come pi volte nelle disputazioni in ,parigi e altrove mostr4 ,fu similmente d'intelletto perspicacissimo e di sublime ingegno e1 secondo che le sue opere dimostrano1 furono le sue invenzioni mirabili e pellegrine assai4 ,vaghissimo fu e d'onore e di pompa1 per avventura pi che non si appartiene a savio uomo4 ,ma qual vita tanto umile1 che dalla dolcezza della gloria non sia tcca8 ,questa vaghezza credo che cagion gli fosse d'amare sopra ogni altro studio quel della poesia1 accioch per lei al pomposo e inusitato onore della coronazion pervenisse4 ,il quale senza fallo1 s come degno n'1 avrebbe ricevuto1 se fermato nell'animo non avesse di quello non prendere in altra parte1 che nella sua patria e sopra il fonte nel quale il battesimo avea ricevuto2 ma dallo esilio impedito e dalla morte prevenuto1 nol fece4 ,ma1 peroch spessa quistion si fa tra le genti1 e che cosa sia la poes e che il poeta1 e donde questo nome venuto1 e perch di lauro sieno coronati i poeti1 e da pochi pare esser mostrato1 mi piace qui di fare alcuna transgressione1 nella quale questo alquanto dichiari1 e quindi prestamente tornare al proposito4 ,,xvii ,,digressione ,,sull',,origine ,,della ,,poesia ,la prima gente ne' primi secoli1 comech rozzissima e inculta fosse1 ardentissima fu di conoscere il vero con istudio1 s come noi veggiamo ancora naturalmente disiderare a ciascuno4 ,la quale veggendo il ciel moversi con ordinata legge continuo1 e le cose terrene aver certo ordine e diverse operazioni in diversi tempi1 pensarono di necessit dovere essere alcuna cosa1 dalla quale tutte queste cose procedessero e che tutte l'altre ordinasse1 s come superiore potenza da niuna altra potenziata4 ,e1 questa investigazione seco diligentemente avuta1 s'imaginaron quella1 la quale divinit ovvero deit appellarono1 con ogni cultivazione1 con ogni onore e con pi che umano servigio esser da venerare4 ,e perci ordinarono1 a reverenzia di questa suprema potenza1 ampissime ed egregie case1 le quali ancora estimaron fossero da separare cos di nome1 come di forma separate erano1 da quelle che generalmente per gli uomini si abitano2 e nominaronle templi4 ,e similmente avvisaron doversi ministri1 li quali fossero sacri e1 da ogni altra mondana sollecitudine rimoti1 solamente a' divini servigi vacassero1 per maturit1 per et e per abito1 pi che gli altri uomini1 reverendi2 li quali appellaron sacerdoti4 ,e oltre a questo1 in rappresentamento della imaginata essenzia divina1 fecero in varie forme magnifiche statue1 e a' servigi di quelle vasellamenti d'oro e mense marmoree e purpurei vestimenti e altri apparati assai pertinenti a' sacrifici stabiliti per loro4 ,e accioch a questa cotal potenzia tacito onore o quasi mutolo non si facesse1 parve loro che con parole d'alto suono essa deit fosse da umiliare e alle loro necessit render propizia4 ,e cos come essi estimarono questa eccedere ogni altra cosa di nobilt1 cos vollono che1 di lungi ad ogni plebeio o publico stile di parlare1 si trovasser parole degne di proferire dinanzi alla divinit1 nelle quali1 oltre alle sue lode1 si porgessero sacrate lusinghe4 ,e oltre a questo1 accioch queste parole potessero avere pi d'efficacia1 vollero che fossero sotto legge di certi numeri1 corrispondenti per brevit e per lunghezza a certi tempi ordinati1 composte1 per li quali alcuna dolcezza si sentisse1 e cacciassesi il rincrescimento e la noia2 e questo non in volgar forma o usitata1 come dicemmo1 ma con artificiosa ed esquisita di modi e di vocaboli1 convenne che si facesse4 ,la qual forma1 cio di parlare esquisito1 li greci appellan poetes2 laonde nacque1 che quello parlare1 che in cotal modo fatto fosse1 poesie s'appellasse2 e quegli1 che ci facessero o cotal modo di parlare usassero1 si chiamasson poeti4 ,questa adunque fu la prima origine della poesia e del suo nome1 e per conseguente de' poeti1 come che altri n'assegnino altre ragioni forse buone3 ma questa mi piace pi4 ,adunque questa buona e laudevole intenzione della rozza et mosse molti a diverse invenzioni nel mondo multiplicante per apparere2 e1 dove i primi una sola deit adoravano1 stoltamente mostrarono a' segnenti esserne molte1 comech quella una dicessero1 oltre ad ogni altra1 ottenere il principato4 ,tra le quali molte1 mostrarono essere il ,sole1 la ,luna1 ,saturno1 ,giove e qualunque altro pianeto1 la loro erronea dimostrazion roborando da' loro effetti4 ,e da questi vennero a mostrare1 ogni cosa utile agli uomini1 quantunque terrena fosse1 in s occulta deit conservare2 alle quali tutte e versi e onori e sacrifici divini s'ordinarono4 ,e poi susseguentemente avendo gi cominciato diversi in diversi luoghi1 chi con uno ingegno e chi con un altro1 a farsi1 sopra la moltitudine indtta della sua contrada1 maggiori e a chiamarsi re e mostrarsi alla plebe con servi e con ornamenti1 e a farsi ubbidire1 e talvolta a fars come ,dio adorare2 li quali1 non fidandosi tanto delle lor forze1 cominciarono ad aumentare le religioni1 e con la fede di quelle ad impaurire i suggetti e a strignere con sacramenti alla loro obbedienza quegli1 li quali non vi si sarebbon con le forze recati4 ,e1 oltre a questo1 diedono opera a deificare li lor padri1 li loro avoli1 li lor maggiori1 o a dimostrare s figliuoli degli iddii1 accioch pi fosson temuti e avuti in reverenza dal vulgo4 ,le quali cose non si poterono commodamente fare senza l'oficio de' poeti1 li quali1 s per ampliar la lor fama1 s per compiacere a' prencipi1 s per dilettare i sudditi1 e s ancora per suadere agl'intendenti il virtuosamente operare1 quello che con aperto parlare saria suto della loro intenzion contrario1 con fizioni varie e maestrevoli1 male da' grossi1 oggi non che a quel tempo1 intese1 facean credere quello che i prencipi voleano si credesse2 servando nelli nuovi iddii e negli uomini1 li quali degli iddii nati fingevano1 quello medesimo stilo che in quello1 che vero ,iddio primieramente credettero1 usavano4 ,da questo si venne allo adequare i fatti de' forti uomini a quegli degl'iddii3 donde nacque il cantare con eccelso verso le battaglie e gli altri notabili fatti degli uomini mescolatamente con quegli degli iddii4 ,per che si pu delle predette cose comprendere uficio essere del poeta alcuna verit sotto fabulosa fizion nascondere con ornate ed esquisite parole4 ,e1 percioch molti ignoranti credono la poesia niuna altra cosa essere1 che semplicemente un favoloso e ornato parlare2 oltre al promesso1 mi piace brievemente mostrare la poes esser teologia1 o1 pi propiamente parlando1 quanto pi pu simigliante di quella1 prima che io vegna a dichiarare perch di lauro si coronino i poeti4 ,,xviii ,,che ,,la ,,poesia ,,simigliante ,,alla ,,teologia ,se noi vorrem por gi gli animi e con ragion riguardare1 io mi credo che assai leggermente potrem vedere gli antichi poeti avere imitate1 tanto quanto all'umano ingegno possibile1 le pedate dello ,spirito santo2 il quale1 s come noi nella divina ,scrittura veggiamo1 per la bocca di molti i suo' altissimi segreti rivel a' futuri1 facendo loro sotto velame parlare ci che a debito tempo per opera1 senza alcun velo1 intendeva di dimostrare4 ,impercioch essi1 se noi riguarderem bene le loro opere1 accioch lo imitatore non paresse diverso dallo imitato1 sotto coperta d'alcune fizioni1 quello che stato era1 o che fosse al lor tempo presente1 o che disideravano1 o che presumevano che nel futuro dovesse avvenire1 discrissono4 ,per che1 comech ad un fine l'una scrittura e l'altra non riguardasse1 ma solo al modo del trattare1 quello del poetico stilo dir si potrebbe che della sacra ,scrittura dice ,gregorio1 cio che essa in un medesimo sermone1 narrando1 apre il testo e il misterio a quello sottoposto2 e cos ad un'ora con l'uno li savi esercita e con l'altro li semplici riconforta1 e ha in publico donde li pargoli nutrichi1 e in occulto serva quello onde assai le menti dei sublimi intenditori con ammirazione tenga sospese4 ,percioch pare essere un fiume piano e profondo1 nel quale il piccioletto agnello con gli pi vada e il grande elefante ampissimamente nuoti4 ,ma da verificar sono le cose predette con alcune dimostrazioni4 ,,xix ,,dimostrazione ,,della ,,predetta ,,sentenza ,intende la divina ,scrittura1 l'esplicazion della quale insieme con essa noi teologia appelliamo1 quando con figura d'alcuna istoria1 quando col senso d'alcuna visione1 quando con lo 'ntendimento d'alcuna lamentazione1 e in altre maniere assai1 mostrarci molti secoli avanti esser dallo ,spirito santo a' futuri nunziato l'alto misterio della incarnazione del ,verbo divino1 la vita di quello1 le cose occorse nella sua morte1 e la resurrezione vittoriosa1 e la mirabile ascensione1 e ogni altro suo atto1 per lo quale noi ammaestrati1 possiamo a quella gloria pervenire1 la quale ,egli e morendo e risurgendo ci aperse1 lungamente stata serrata per la colpa del primo uomo4 ,cos i poeti nelle loro invenzioni1 quando con fizioni di vari iddii1 quando con trasformazioni d'uomini in varie forme e quando con leggiadre persuasioni ne mostrarono1 sotto la corteccia di quelle1 le cagioni delle cose1 gli effetti delle virt e de' vizi e che fuggir dobbiamo e che seguire1 accioch pervenir possiamo1 virtuosamente operando1 a ,dio2 il quale essi1 che lui non debitamente conoscieno1 somma salute credeano4 ,volle lo ,spirito santo monstrare nel rubo verdissimo1 nel quale ,mois vide1 quas come una fiamma ardente1 ,iddio1 la verginit di ,colei che pi che altra creatura fu pura1 e che dovea essere abitazione e ricetto del ,signore della natura1 non doversi per la concezione1 n per lo parto del ,verbo del ,padre in alcuna parte diminuire4 ,volle per la visione veduta da ,nabucdonosor1 nella statua di pi metalli abbattuta da una pietra convertita poi in un monte1 mostrare tutte le religioni1 leggi e dottrine delle preterite et dalla dottrina di ,cristo1 il qual fu ed viva pietra1 dovere essere sommerse2 e la cristiana religione1 nata di questa pietra1 divenire una cosa grande1 immobile e perpetua1 s come li monti veggiamo4 ,volle nelle lamentazioni di ,ieremia l'eccidio futuro di ,ierusalem dichiarare1 e quello1 per la sua ingratitudine e crudelt in ,cristo1 avvenire4 ,similemente li nostri poeti1 fingendo ,saturno aver molti figliuoli1 e quegli1 fuor che quattro1 divorar tutti1 niuna altra cosa vollono per tal fizion farci sentire1 se non per ,saturno il tempo1 nel quale ogni cosa si produce2 e come ella in esso prodotta1 cos in esso1 di tutto corrompitore1 viene al niente4 ,i quattro figliuoli dal tempo non divorati sono i quattro elementi1 li quali niuna diminuzione avere per lunghezza di tempo veggiamo4 ,similmente fingono li nostri poeti ,ercule d'uomo essere in ,dio transformato1 e ,licaone re d',arcadia transmutato in lupo3 nulla altro volendo mostrarci1 se non che1 virtuosamente operando come fece ,ercule1 l'uomo diventa ,iddio per participazione2 e viziosamente operando1 come ,licaon fece1 cade in infamia1 e1 quantunque nel primo aspetto paia uomo1 quella bestia dinominato1 i vizi della quale sono a' suoi simiglianti3 ,licaone1 percioch rapace e avaro e ingluvioso fu1 vizi familiarissimi al lupo1 in lupo transformato si disse4 ,li nostri poeti ancora discrissero mirabile la bellezza de' campi elisi1 e in quegli dissono dopo la morte l'anime de' pietosi uomini e valenti abitare3 per li quali il cristiano uomo meritamente potr intendere la dolcezza del paradiso solamente alle pietose anime conceduta4 ,e1 oltre a ci1 oscura ed orrida e nel centro della terra finsero la citt di ,dite1 e quivi sotto vari tormenti l'anime de' crudeli e malvagi uomini tormentarsi3 per la quale chi sar che non prenda l'amaritudine dello 'nferno e i supplici de' dannati tanto quanto pi esser possono rimoti da ,dio8 ,nelle quali fizioni assai chiaro mostrano d'ingegnarsi1 con la bellezza dell'uno1 di trar gli uomini a virtuosamente operare per acquistarlo1 e1 con la oscurit dell'altro1 spaventargli1 accioch per paura di quella si ritraggano da' vizi e seguitin le virt4 ,io lascio il tritare con pi particulari esposizioni queste cose1 per non lasciarmi s oltre nella transgression trasportare1 che la principale materia patisca a1 e per venire a dimostrare perch di lauro si coronino i poeti4 ,footnote a3 fidandomi ancora che gl'intendenti1 per quello che detto 1 conosceranno quanta forza1 pi trite1 al mio argomento aggiugnerieno4 ,assai adunque per le cose dette credo che chiaro la teologia e la poesia nel modo del nascondere i suoi concetti con simile passo procedere1 e per potersi dire simiglianti4 il vero che il subietto della sacra teologia e quello della poesia de' poeti gentili molto diverso1 percioch quella nulla altra cosa nasconde che vera1 ove questa assai erronee e contrarie alla cristiana religione ne discrive3 n di ci da maravigliarsi molto1 peroch quella fu dettata dallo ,spirito santo1 il quale tutto verit1 e questa fu trovata dallo 'ngegno degli uomini1 li quali di quello ,spirito o non ebbono alcuna conoscenza o non l'ebbono tanto piena4 ,,xixbis ,,perch ,i ,,poeti ,,nascondono ,,il ,,vero ,,sotto ,,fizioni ,io poteva per avventura procedere ad altro1 se alcuni disensati ancora un pochetto intorno a questo ragionamento non mi avessero ritirato4 ,sono adunque alcuni li quali1 senza aver mai veduto o voluto vedere poeta 7o1 se veduto n'hanno alcuno1 non l'hanno inteso o non l'hanno voluto intendere71 e di ci estimandosi molto reputati migliori1 con ampia bocca dannano quello che ancora conosciuto non hanno1 cio le opere de' poeti e i poeti medesimi1 dicendo le lor favole essere opere puerili e a niuna verit consonanti2 e1 oltre a ci1 se essi erano uomini d'altissimo sentimento1 in altra maniera che favoleggiando dovevano la loro dottrina mostrare4 ,grande presunzione quella di molti volere delle questioni giudicare prima che abbiano conosciuti i meriti delle parti3 ma1 poich sofferire si conviene1 a questi cotali1 senza altro martirio1 confesso le fizioni poetiche nella prima faccia avere niuna consonanza col vero4 ,ma1 se per questo elle sono da dannare1 che diranno costoro delle visioni di ,daniello1 che di quelle di ,ezechiel1 che dell'altre del vecchio ,testamento1 scritte con divina penna1 che di quelle di ,giovanni evangelista8 ,diremo1 percioch somiglianza di vero in assai cose nella corteccia non hanno1 sieno1 come stoltamente dette1 da rifiutare8 ,nol consentir mai chi ficcher gli occhi dello 'ntelletto nella midolla4 ,e questo voglio ancora che basti per risposta alla seconda opposizione a questi giudici senza legge3 cio che1 se lo ,spirito santo da commendare d'avere i suoi alti misteri dato sotto coverta1 accioch le gran cose poste con troppa chiarezza nel cospetto di ogni intelletto non venissono in vilipensione1 e che la verit1 con fatica e perspicacit d'ingegno tratta di sotto le scrupolose ma ponderose parole1 fosse pi cara e pi e con pi diletto entrasse nella memoria del trovatore2 perch saranno da biasimare i poeti1 se sotto favolosi parlari avranno nascosi gli alti effetti della natura1 le moralit e i gloriosi fatti degli uomini1 mossi dalle sopradette cagioni8 ,certo io nol conosco4 ,perch sotto cos fatta forma i poeti dessero la loro dottrina1 oltre a ci che detto n'1 ne possono le ragioni essere queste3 o per imitare pi nobile autore1 o perch forse in altra forma non erano ammaestrati4 ,ma di questo non mi pare da dovere far troppo agra quistione1 conciosiacosach ciascuno in cos fatte elezioni pi tosto il suo giudicio sguiti che l'altrui2 e per pi tosto si potr dimandare se cotal tradizione utile o disutile4 ,alla quale mi pare che rispondere si possa questa utile essere stata1 dove i nostri giudici nel gridare la dimostrano disutile2 e la ragione puote essere questa4 ,certissima cosa che1 come gli ingegni degli uomini sono diversi1 cos esser convengono diverse le maniere del dare la dottrina4 ,assai se ne sono gi veduti1 a' quali niuna sillogistica dimostrazione ha potuto far comprendere il vero d'alcuna conclusione2 la qual poi per ragioni persuasive hanno subitamente compresa4 ,che dunque con questi cotali varr il sillogizzare d',aristotile8 ,certo1 niente4 ,cos al contrario alcuni vilipendono tanto le persuasioni1 che nulla crederanno essere vero1 se sillogizzando non ne son convinti4 ,sono altri1 li quali solo il nome della filosofia1 non che la dottrina1 spaventa1 e che con sommo diletto alle lezioni delle favole correranno1 non estimando sotto quella alcuna particella di filosofia potersi nascondere2 ch1 se 'l credessero1 non le vorrebbono udire4 ,di questi cotali1 non dubbio1 gi assai1 dalla novit delle favole mossi1 divennero investigatori della verit e domestici della filosofia1 del cui nome altra volta aveano avuto paura4 ,in questi cotali adunque non furono dannosi i poeti1 n disutile il modo del loro trattare1 il qual per certo1 a chi non lo intende1 non pu dare altro piacere che faccia il suono della cetera all'asino4 ,e questo al presente basti2 e vegniamo a mostrare perch i poeti si coronino d'alloro4 ,tra l'altre genti ecc4 ,,xx ,,dell',,alloro ,,conceduto ,,ai ,,poeti ,tra l'altre genti1 alle quali pi apr la filosofia i suoi tesori1 i greci si crede che fosser quegli li quali d'essi trassero la dottrina militare e la vita politica1 oltre alla notizia delle cose superiori2 e1 tra l'altre cose1 la santissima sentenzia di ,solone nel principio della presente operetta discritta2 la quale ottimamente e lungo tempo servarono1 fiorendo la loro republica4 ,alla quale osservare1 considerati con gran diligenzia i meriti degli uomini1 con publico consentimento ordinarono che1 per pi degno guidardon che alcuno altro1 s come a pi utile e pi onorevole fatica alla republica1 li poeti dopo la vittoria delle lor fatiche1 cio dopo la perfezione de' lor poemi1 e1 oltre a ci1 gl'imperadori dopo la vittoria avuta de' nimici della republica1 fossono coronati d'alloro2 estimando dovere d'un medesimo onore esser degno colui per la cui virt le cose publiche erano e servate e aumentate1 e colui per li cui versi le ben fatte cose eran perpetuate1 e vituperate le avverse4 ,la quale remunerazione poi parimente con la gloria dell'arme trapass a' latini1 e ancora1 e massimamente nelle coronazioni de' poeti1 come che rarissimamente avvengano1 vi dimora4 ,ma perch a tal coronazion pi l'alloro1 che fronda d'altro albero1 eletto sia a1 pare la ragion questa4 ,vogliono coloro1 li quali le virt e le nature delle piante hanno investigate1 il lauro1 s come noi medesimi veggiamo1 giammai verdezza non perdere3 per la quale perpetua viridit vollero i greci intendere la perpetuit della fama di coloro che di coronarsi d'esso si fanno degni4 ,appresso affermano li predetti investigatori non trovarsi il lauro essere stato mai fulminato1 il che d'alcuno altro albero non si crede3 e per questo vollono gli antichi mostrare che l'opere di coloro1 che di quello si coronano1 esser di tanta potenza dotate da ,dio1 che n il fuoco della 'nvidia1 n la folgore della lunghezza del tempo1 la quale ogni altra cosa consuma1 quelle debba potere offuscare1 rodere o diminuire4 ,dicono1 oltre a ci1 i predetti quello che noi tutto il giorno sentiamo1 cio il lauro essere odorifero molto3 e per quello vogliono intendere i passati1 l'opere di colui1 che degnamente se ne corona1 sempre dovere esser piacevoli e graziose e odorifere di laudevole fama b4 ,e perci era non senza cagione ,footnote a3 non dovr parere a udire rincrescevole4 ,sono alcuni li quali credono1 percioch ,dafne1 amata da ,febo e in lauro convertita1 fu da lui eletta a coronare le sue vittorie1 e i poeti sono a lui consacrati1 quindi tale coronazione avere origine avuta3 la quale opinione non mi spiace1 n niego cos poter essere stato2 ma tuttavia mi muove altra ragione4 ,secondo che vogliono coloro1 ecc4 ,footnote b3 ,similemente una quarta propriet1 e maravigliosa1 gli aggiungono2 e questa che dicono essere una specie di lauro1 la cui pianta non fa mai che tre radici1 delle frondi del quale qualunque persona n'avesse alla testa legate e dormisse1 vedrebbe veracissimi sogni delle cose future mostranti3 per la quale propriet intesero i nostri maggiori una dimostrarsene1 la quale essere ne' poeti si vede4 ,perci i poeti1 discrivendo l'operazioni d'alcuno1 delle quali solamente gli effetti nudi avr uditi1 cos le particulari incidenzie mai non vedute n udite discriver1 come se all'operazione fosse stato presente2 e percioch veridichi in ci assai volte sono stati trovati1 parendo quella essere stata specie di divinazione1 furono chiamati vati1 cio profeti1 ed estimarono gli uomini loro di lauro coronare1 a mostrare la propriet della divinazione1 nella quale paiono al lauro simiglianti4 ,e perci1 ecc4 il nostro ,dante1 s come merito poeta1 di questa laurea disioso4 ,della quale percioch assai avem parlato1 estimo sia onesto di tornare al proposito4 ,,xxi ,,carattere ,,di ,,dante ,fu adunque il nostro poeta1 oltre alle cose di sopra dette1 d'animo altiero e disdegnoso molto3 tanto che1 cercandosi per alcuno amico come egli potesse in ,firenze tornare1 n altro modo trovandosi1 se non che egli per alcuno spazio di tempo stato in prigione1 fosse misericordievolmente offerto a ,san ,giovanni1 calcato ogni fervente disio del ritornarvi1 rispose che ,iddio togliesse via che colui1 che nel seno della filosofia cresciuto era1 divenisse cero del suo comune4 ,oltre a questo1 di se stesso presunse maravigliosamente tanto1 che essendo egli glorioso nel colmo del reggimento della republica1 e ragionandosi tra' maggior cittadini di mandar1 per alcuna gran bisogna1 ambasciata a ,bonifazio papa ottavo1 e che prencipe dell'ambasciata fosse ,dante1 ed egli a ci in presenza di tutti quegli1 che sopra ci consigliavan1 richiesto1 avvenne che1 soprastando egli alla risposta1 alcun disse3--,che pensi8--,alle quali parole egli rispose3--,penso3 se io vo1 chi rimane8 e se io rimango1 chi va8--quasi esso solo fosse colui che tra tutti valesse e per cui tutti gli altri valessero4 ,appresso1 comech il nostro poeta nelle sue avversit paziente o no si fosse1 in una fu impazientissimo3 egli infino al cominciamento del suo esilio1 come i suoi passati1 stato guelfissimo1 non essendogli aperta la via a ritornare in casa sua1 s fuor di modo divent ghibellino1 che ogni femminella1 ogni piccol fanciullo1 e quante volte avesse voluto1 ragionando di parte e la guelfa preponendo alla ghibellina1 l'avrebbe non solamente fatto turbare1 ma a tanta insania commosso1 che1 se taciuto non fosse1 a gittar le pietre l'avrebbe condotto4 ,certo io mi vergogno di dovere con alcun difetto maculare la chiara fama di cotanto uomo2 ma il cominciato ordine delle cose in alcuna parte il richiede1 percioch1 se nelle cose meno laudevoli mi tacer1 io torr molta fede alle laudevoli gi mostrate4 ,a lui medesimo adunque mi scuso1 il quale per avventura me scrivente con isdegnoso occhio d'alta parte del ciel mi riguarda4 ,tra cotanta vert1 tra cotanta scienza1 quanta dimostrato di sopra essere stata in questo mirifico poeta1 trov ampissimo luogo la lussuria1 e non solamente ne' giovani anni1 ma ancora ne' maturi4 ,e questo basti al presente de' suoi costumi pi notabili aver contato1 e all'opere da lui composte vegniamo4 ,,xxii ,,la ,,vita ,,nuova ,e ,,la ,,commedia ,,incidenti ,,occorsi ,,nella ,,composizione ,,di ,,questa ,,opera ,compose questo glorioso poeta pi opere ne' suoi giorni1 tra le quali si crede la prima un libretto volgare1 che egli intitola ,vita ,nuova3 nel quale egli e in prosa e in sonetti e in canzoni gli accidenti dimostra dell'amore1 il quale port a ,beatrice4 ,appresso pi anni1 guardando egli della sommit del governo della sua citt1 e veggendo in gran parte qual fosse la vita degli uomini1 quanti e quali gli error del vulgo1 e i cadimenti ancora de' luoghi sublimi come fussero inopinati1 gli venne nell'animo quello laudevol pensiero che a' compor lo 'ndusse la ,comedia4 ,e1 lungamente avendo premeditato quello che in essa volesse descrivere1 in fiorentino idioma e in rima la cominci3 ma non avvenne il poterne cos tosto vedere il fine1 come esso per avventura imagin2 percioch1 mentre egli era pi attento al glorioso lavoro1 avendo gi di quello sette canti composti1 de' cento che diliberato avea di farne1 sopravvenne il gravoso accidente della sua cacciata1 ovver fuga1 per la quale egli1 quella e ogni altra cosa abbandonata1 incerto di se medesimo1 pi anni con diversi amici e signori and vagando4 ,ma non pot la nimica fortuna al piacer di ,dio contrastare4 ,avvenne adunque che alcun parente di lui1 cercando per alcuna scrittura in forzieri1 che in luoghi sacri erano stati fuggiti nel tempo che tumultuosamente la ingrata e disordinata plebe gli era1 pi vaga di preda che di giusta vendetta1 corsa alla casa1 trov un quadernuccio1 nel quale scritti erano li predetti sette canti4 ,li quali con ammirazion leggendo1 n sappiendo che fossero1 del luogo dove erano sottrattigli1 gli port ad un nostro cittadino1 il cui nome fu ,dino di messer ,lambertuccio1 in quegli tempi famosissimo dicitore in rima1 e gliel mostr4 ,li quali avendo veduti ,dino1 e maravigliatosi s per lo bello e pulito stilo1 s per la profondit del senso1 il quale sotto la ornata corteccia delle parole gli pareva sentire1 senza fallo quegli essere opera di ,dante imagin2 e1 dolendosi quella essere rimasa imperfetta1 e dopo alcuna investigazione avendo trovato ,dante in quel tempo essere appresso il marchese ,moruello ,malespina1 non a lui1 ma al marchese1 e l'accidente e il desiderio suo scrisse1 e mandgli i sette canti4 ,gli quali poi che il marchese1 uomo assai intendente1 ebbe veduti1 e molto seco lodatigli1 gli mostr a ,dante1 domandandolo se esso sapea cui opera stati fossero4 ,li quali ,dante riconosciuti1 subito rispose che sua4 ,allora il preg il marchese che gli piacesse di non lasciar senza debito fine s alto principio4--,certo--disse ,dante--io mi credea nella ruina delle mie cose questi con molti altri miei libri aver perduti2 e perci1 s per questa credenza1 e s per la moltitudine delle fatiche sopravvenute per lo mio esilio1 del tutto avea la fantasia1 sopra questa opera presa1 abbandonata4 ,ma1 poich inopinatamente innanzi mi son ripinti1 e a voi aggrada1 io cercher di rivocare nella mia memoria la imaginazione di ci prima avuta1 e secondo che grazia prestata mi fia1 cos avanti proceder4--,creder si dee lui non senza fatica aver la intralasciata fantasia ritrovata2 la qual seguitando1 cos cominci3 ,io dico1 seguitando1 ch'assai prima1 ecc42 dove assai manifestamente1 chi ben guarda1 pu la ricongiunzione dell'opera intermessa riconoscere4 ,ricominciato adunque ,dante il magnifico lavoro1 non forse1 secondo che molti stimano1 senza pi interromperlo il perdusse a fine2 anzi pi volte1 secondo che la gravit de' casi sopravvegnenti richiedea1 quando mesi e quando anni1 senza potervi adoperare alcuna cosa1 interponeva2 intanto che1 pi avacciar non potendosi1 avanti che tutto il publicasse il sopraggiunse la morte4 ,egli era suo costume1 come sei o otto canti fatti n'avea1 quegli1 prima che alcun gli vedesse1 mandare a messer ,can della ,scala1 il quale egli oltre ad ogni altro uomo in reverenza avea2 e1 poi che da lui eran veduti1 ne faceva copia a chi la volea4 ,e in cos fatta maniera avendogliele tutti1 fuori che gli ultimi tredici canti1 mandati1 ancora che questi tredici fatti avesse1 avvenne che senza farne alcuna memoria si mor2 n1 pi volte cercati da' figliuoli1 mai furon potuti trovare2 per che ,iacopo e ,piero1 suoi figliuoli1 e ciascun dicitore1 dagli amici pregati che l'opera terminasser del padre1 a ci1 come sapean1 s'eran messi4 ,ma una mirabile visione a ,iacopo1 che in ci pi era fervente1 apparita1 lui e 'l fratello non solamente della stolta presunzion lev1 ma mostr dove fossero li tredici canti tanto da lor cercati4 ,raccontava uno valente uom ravignano1 il cui nome fu ,pier ,giardino1 lungamente stato discepolo di ,dante1 grave di costumi e degno di fede1 che dopo l'ottavo mese dal d della morte del suo maestro1 venne una notte1 vicino all'ora che noi chiamiamo mattutino1 alla casa sua ,iacopo di ,dante1 e dissegli s quella notte poco avanti a quell'ora avere nel sonno veduto ,dante suo padre1 vestito di candidissimi vestimenti e d'una luce non usata risplendente nel viso1 venire a lui2 il quale gli parea domandare se 'l vivea1 e udire da lui per risposta di s1 ma della vera vita1 non della nostra4 ,per che1 oltre a questo1 gli pareva ancor domandare se egli avea compiuta la sua opera avanti il suo passare alla vera vita2 e1 se compiuta l'avea1 dove fosse quello che vi mancava1 da loro giammai non potuto trovare4 ,a questo gli pareva similemente udir per risposta3--,s1 io la compie'2--e quinci gli parea che il prendesse per mano1 e menasselo in quella camera dove era uso di dormire quando in questa vita vivea1 e toccando una parte di quella1 diceva3--,egli qui quello che voi tanto avete cercato4--,e1 questa parola detta1 ad un'ora il sonno e ,dante gli parve che si partissono4 ,per la qual cosa affermava s non esser potuto stare senza venirgli a significare ci che veduto avea1 accioch insieme andassero a cercare il luogo mostrato a lui1 il quale egli ottimamente nella memoria avea segnato1 a vedere se vero spirito o falsa delusione questo gli avesse disegnato4 ,per la qual cosa1 comech ancora assai fosse di notte1 mossisi insieme1 vennero alla casa nella quale ,dante quando mor dimorava2 e1 chiamato colui che allora in essa stava e dentro da lui ricevuti1 al mostrato luogo n'andarono1 e quivi trovarono una stuoia al muro confitta1 s come per lo passato continuamente veduta v'aveano4 ,la quale leggiermente in alto levata1 vidon nel muro una finestretta da niun di loro mai pi veduta1 n saputo che ella vi fosse1 e in quella trovaron pi scritte1 tutte per l'umidit del muro muffate e vicino al corrompersi se guari pi state vi fossero2 e quelle pianamente dalla muffa purgate1 vider segnate per numeri1 e conobbero quello1 che in esse scritto era1 esser de' rittimi della ,comedia3 per che1 secondo l'ordine dei numeri continuatele1 insieme li tredici canti1 che alla ,comedia mancavan1 ritrovr tutti4 ,per la qual cosa lietissimi quegli riscrissono e1 secondo l'usanza dell'autore1 prima gli mandarono a messer ,cane1 e poi alla imperfetta opera gli ricongiunson1 come si convena2 e in cotal maniera l'opera1 in molti anni compilata1 si vide finita4 ,,xxiii ,,perch ,,dante ,,compose ,,la ,,commedia ,,in ,,volgare ,a ,,chi ,,egli ,,la ,,dedic ,muovon molti1 e intra essi alcun savi uomini1 una quistion cos fatta3 che1 conciofossecosach ,dante fosse in iscienza solennissimo uomo1 perch a comporre cos grande opera e di s alta materia1 come la sua ,comedia appare1 si mosse pi tosto a scrivere in rittimi e nel fiorentino idioma che in versi1 come gli altri poeti gi fecero4 ,alla quale si pu cos rispondere4 ,aveva ,dante la sua opera cominciata per versi in questa guisa3 ,ultima regna canam1 fluido contermina mundo1 spiritibus quae lata patent1 quae praemia solvunt pro meritis cuicumque suis1 ecc4 ,ma1 veggendo egli li liberali studi del tutto essere abbandonati1 e massimamente da' prencipi1 a' quali si soleano le poetiche opere intitolare1 e che soleano essere promotori di quelle2 e1 oltre a ci1 veggendo le divine opere di ,virgilio e quelle degli altri solenni poeti venute in non calere e quasi rifiutate da tutti1 estimando non dover meglio avvenir della sua1 mut consiglio e prese partito di farla corrispondente1 quanto alla prima apparenza1 agl'ingegni dei prencipi odierni2 e1 lasciati stare i versi1 ne' rittimi la fece che noi veggiamo4 ,di che segu un bene1 che de' versi non sarebbe seguito3 che1 senza tr via lo esercitare degl'ingegni de' letterati1 egli a' non letterati diede alcuna cagion di studiare1 e a s acquist in brevissimo tempo grandissima fama1 e maravigliosamente onor il fiorentino idioma4 ,questo libro della ,comedia1 secondo che ragionano alcuni1 intitol egli a tre solennissimi italiani3 la prima parte di quello1 cio lo ',nferno1 ad ,uguiccion della ,faggiuola1 il quale allora in ,toscana era signor di ,pisa2 la seconda1 cio il ,purgatorio1 al marchese ,moruello ,malespina2 la terza1 cio il ,paradiso1 a ,federico terzo1 re di ,cicilia4 ,alcuni voglion dire lui averlo intitolato tutto a messer ,can della ,scala2 e io il credo pi tosto1 per la maniera che tenne di mandar prima a lui quello che composto avea che ad alcuno altro4 ,,xxiv ,,altre ,,opere ,,composte ,,da ,,dante ,compose ancora questo egregio autore nella venuta d',arrigo settimo imperadore un libro in latina prosa1 nel quale1 in tre libri distinto1 prova a bene esser del mondo dovere essere imperadore1 e che ,roma di ragione il titolo dello imperio possiede1 e ultimamente che l'autorit dello 'mperio procede da ,dio senza alcun mezzo4 ,gli argomenti del quale percioch usati furono in favore di ,lodovico duca di ,baviera contro alla ,chiesa di ,roma1 fu il detto libro1 sedente ,giovanni papa ventiduesimo1 da messer ,beltrando cardinal dal ,poggetto1 allora per la ,chiesa di ,roma legato in ,lombardia1 dannato s come contenente cose eretiche1 e per lui proibito fu che studiare alcun nol dovesse4 ,e se un valoroso cavaliere fiorentino1 chiamato messer ,pino della ,tosa1 e messer ,ostagio da ,polenta1 li quali amenduni appresso del legato eran grandi1 non avessero al furor del legato obviato1 egli avrebbe nella citt di ,bologna insieme col libro fatte ardere l'ossa di ,dantea4 ,oltre a questi1 compose il detto ,dante egloghe assai belle1 le quali furono intitolate e mandate da lui1 per risposta di certi versi mandatigli1 a maestro ,giovanni del ,virgilio4 ,compose ancora molte canzoni distese e sonetti e ballate1 oltre a quelle che nella sua ,vita nuova si leggono4 ,e sopra tre delle dette canzoni1 comech intendimento avesse sopra tutte di farlo1 compose uno scritto in fiorentin volgare1 il quale nomin ,convivio1 assai bella e laudevole operetta4 ,footnote a3 ,se giustamente o non1 ,iddio il sa di vero4 ,oltre a questi ecc4 ,appresso1 gi vicino alla sua morte1 compose un libretto in prosa latina1 il quale egli intitol ,de vulgari eloquentia2 e comech per lo detto libretto apparisca lui avere in animo di distinguerlo e terminarlo in quattro libri1 o che pi non ne facesse dalla morte soprappreso1 o che perduti sien gli altri1 pi non appariscon che i due primi4 ,in cos fatte cose1 quali di sopra narrate sono1 consum il chiarissimo uomo quella parte del suo tempo1 la quale egli agli amorosi sospiri1 alle pietose lagrime1 alle sollecitudini private e publiche e a' vari fluttuamenti della iniqua fortuna pot imbolare3 opere troppo pi a ,dio e agli uomini accettevoli che gl'inganni1 le fraudi1 le menzogne1 le rapine e' tradimenti1 li quali la maggior parte degli uomini usano oggi1 cercando per qualunque via un medesimo fine1 cio di divenir ricchi1 quasi nelle ricchezze ogni bene1 ogni onore1 ogni beatitudine stea4 ,oh menti sciocche1 una brieve particella d'un'ora separar dal caduco corpo lo spirito1 e tutte queste vituperevoli fatiche annuller2 e il tempo1 nel quale ogni cosa si suol consumare1 o senza indugio recher a niente la memoria del ricco1 o quella per alcuno spazio con gran vergogna di lui server6 ,il che del nostro poeta certo non avverr2 anzi1 s come noi veggiamo degli strumenti bellici avvenir1 che1 usandogli1 pi chiari diventano ognora1 cos il suo nome1 quanto pi sar stropicciato dal tempo1 tanto pi chiaro e pi lucente diventer4 ,,xxv ,,spiegazione ,,del ,,sogno ,,della ,,madre ,,di ,,dante ,mostrato sommariamente qual fosser l'origine1 gli studi e la vita e' costumi1 e quali sieno l'opere state dello splendido uomo ,dante ,alighieri1 poeta chiarissimo1 e con esse alcuna altra cosa1 facendo transgressione1 secondo che conceduto m'ha ,colui che d'ogni grazia donatore4 ,ma la mia fatica non ancora al suo fine venuta1 rammemorandomi una particella nel processo promessa1 cio il sogno della madre del nostro poeta1 quando gravida era in lui1 e il significato di quello3 nel quale se un pochetto mi stendessi1 priego pazientemente il sfferino i lettori4 ,dico adunque che la madre del nostro poeta1 essendo gravida di quella gravidezza1 della quale esso poi a debito tempo nacque1 dormendo1 le parve nel sonno vedere s essere al pi d'uno altissimo alloro1 allato a una chiara fontana1 e quivi partorire un figliuolo1 il quale le pareva il pi pascersi delle bache che dello alloro cadevano1 e bere disiderosamente dell'acqua di quella fontana2 e da questo cibo nudrito1 le parea che in piccol tempo crescesse e divenisse pastore1 e nella vista grandissima vaghezza mostrasse d'aver delle frondi di quello alloro1 le cui bache l'avean nutricato2 e1 sforzandosi d'aver di quelle1 avanti che ad esse giunto fosse1 le pareva che egli cadesse2 e1 aspettando ella di vederlo levare1 non lui1 ma in luogo di lui le pareva vedere un bellissimo paone esser levato4 ,dalla qual maraviglia la gentil donna commossa1 senza pi avanti vedere1 ruppe il dolce sonno4 ,n tenne quello1 che veduto aveva1 nascoso1 comech1 recitatolo a molti1 neuno ne fosse1 che quello per quel comprendesse che seguir ne dovea4 ,il che1 poi che avvenuto 1 pi leggiermente conoscer si puote1 s come io appresso mi credo mostrarea4 ,footnote a3 ,opinione degli astrolagi e di molti filosofi naturali1 per la virt e influenzia de' corpi superiori1 gl'inferiori1 quali che essi si sieno1 e producersi e nutricarsi1 e ciascheduno1 secondo la qualit della virt infusa1 essere pi utile ad alcuna o alcune cose che al rimanente dell'altre3 il che assai appare negli uomini1 se le loro attitudini guarderemo4 ,percioch noi tra molti ne vedremo alcuno1 che senza dottrina1 senza maestro1 senza alcuna dimostrazione1 sospinto solamente da uno istinto naturale1 divenire ottimo cantatore2 e1 se quanti fabbri furono mai gli fussono d'intorno1 non gli potrebbono insegnare tenere un martello in mano1 non che formare una spada2 e1 se pure1 constretto1 o per molta consuetudine dell'arte fabbrile alcuna cosa imparasse o facesse1 come in suo arbitrio sar1 al naturale suo intento1 cio al canto1 si torner1 se da s gi per forza della sua libert non lasciasse il canto1 e al martello s'attenesse4 ,cos alcuno altro nascer a disegnare e a intagliare s disposto1 che ogni piccola dimostrazione il far in ci in brevissimo tempo sommo maestro1 dove in qualunque altra leggiera arte fia durissima cosa ad introdurlo4 ,che andr io della variet delle singolari disposizioni degli uomini dicendo1 se non quello che il nostro poeta medesimo ne dice3 ,un ci nasce ,solone1 ed altro ,xerse1 altri ,melchisedech1 ed altri quello che1 volando per l'aere1 il figlio perse8 ,appare adunque varie constellazioni a varie cose disporre gli ingegni degli uomini2 e per1 considerato chi fu ,dante e quale la sua principale affezione1 assai bene si conoscer il cielo nella sua nativit essere disposto a dover producere un poeta4 ,e1 perch l'alloro1 come davanti avemo mostrato1 quello albero1 le cui frondi testimoniano nella coronazione la facolt del poeta1 meritamente possiamo dire1 l'alloro dalla donna veduto significare e la disposizione del cielo nella nativit futura di ,dante1 e la precipua affezione e studio di colui che nascere dovea1 s come chiaramente n'ha dimostrato quello che appresso la nativit di ,dante seguito4 ,l'essersi colui1 ecc4 ,possiamo adunque1 riguardando1 come di sopra detto1 l'alloro esser de' poeti ornamento1 per quello dalla donna veduto intendere la disposizion celeste esser stata atta1 nella concezion di ,dante1 a dover producere un poeta4 ,l'essersi colui1 che nato era1 delle bache che dello alloro cadevano nudrito1 assai chiaramente dimostra quali dovevano essere gli studi di ,dante2 percioch1 s come il corpo si nutrica e cresce del cibo1 cos gl'ingegni degli uomini si nutricano e aumentano degli studi4 ,e le bache1 che frutto son dell'alloro1 non vogliono altro significare che i frutti della poesia nati1 li quali sono i libri da' poeti composti1 e da' quali ,dante senza dubbio e nutric e aument il suo ingegno4 ,il chiarissimo fonte1 del quale pareva alla donna che bevesse il suo figliuolo1 niuna altra cosa credo che voglia significare se non il copioso e abbondantissimo seno della filosofia1 del quale1 ci che compor si vuole1 di necessit che si prenda2 e1 s come il poto ordinatore e disponitor nello stomaco del cibo preso1 cos la filosofia1 d'ogni cosa buona maestra verissima1 con la sua dottrina ottima componitrice d'ogni cosa a debito fine4 ,nelle cui scuole1 come di sopra mostrammo1 accioch s e le sue invenzioni ordinare sapesse1 e intender compiutamente l'altrui1 il nostro poeta bevve pi tempo digestivo e salutevole beveraggio4 ,appresso il parere pastor divenuto1 la sublimit del suo ingegno ne mostra1 per la quale in brieve tempo divenne tanto e tale1 che non solamente bastevole fu a governar s1 ma eziandio a mostrare agli altri ingegni la sua dottrina4 ,sono1 al mio giudicio1 di pastori due maniere3 corporali e spirituali a4 ,i corporali sono i pastor silvani1 li re e' padri delle famiglie2 li spirituali ,footnote a3 ,li corporali similmente sono di due qualit1 l'una delle quali sono quegli che1 per le selve e per gli prati1 le pecore1 gli buoi e gli altri armenti pascendo menano2 l'altra sono gl'imperadori1 i re1 i padri delle famiglie1 i quali con giustizia e in pace hanno a conservare i popoli loro commessi1 e a trovare onde vengano a' tempi opportuni i cibi a' sudditi e a' figliuoli4 ,li spirituali pastori similmente dire si possono di due maniere3 delle quali l'una quella di coloro che pascono l'anime de' viventi di cibo spirituale1 cio della parola di ,dio1 e questi sono i prelati1 i predicatori e i sacerdoti1 nella cui custodia sono commesse l'anime labili di qualunque sotto il governo a ciascuno ordinato dimora2 l'altra quella di coloro1 li quali in alcuna scienzia ammaestrati prima1 poi ammaestrano altrui leggendo o componendo4 ,e di questa maniera di pastori vide la madre il suo figliuolo divenuto4 ,lo sforzarsi ad aver delle frondi assai manifesto ne mostra essere il desiderio della laureazione1 peroch ogni fatica aspetta premio1 e il premio dello avere alcuna cosa poetica composta1 l'onore che per la corona dello alloro si riceve4 ,ma sguita che cadere il vide1 quando pi a ci si sforzava2 il quale cadere niuna altra cosa fu se non quel cadimento che tutti facciamo senza levarci1 cio il morire3 il che a lui avvenne quando gi avea finito quello per che meritamente la laureazione gli seguiva4 ,seguentemente dicea che in luogo di lui vide levarsi un paone2 ove intender si dee che1 dopo alla morte di ciascuno1 a servare il nome suo appo i futuri surgono l'opere sue4 ,e perci in luogo d',alessandro macedonico1 di ,iuda ,maccabeo1 di ,scipione ,affricano1 abbiamo le loro vittorie e l'altre magnifiche opere2 in luogo d',aristotile1 di ,solone e di ,virgilio1 abbiamo i loro libri1 le loro composizioni1 eterne conservatrici de' nomi e della presenzia loro nel cospetto di que' che vivono2 e cos in luogo di ,dante ecc4 sono i prelati e' sacerdoti e similmente i dottori1 in qualunque facult de' quali il nostro ,dante fu uno4 ,lo sforzarsi ad aver delle frondi assai manifestamente ne mostra essere stato il disiderio della laureazione1 nel quale mentre si faticava cadde1 cio mor4 ,e vide la madre in luogo di lui levarsi un paone3 per che intender si dee che1 dopo alla morte di ciascuno1 a servare il nome suo appo i futuri surgono l'opere sue4 ,laonde in luogo di ,dante abbiamo la sua ,comedia1 la quale ottimamente si pu conformare ad un paone4 ,il paone1 secondo che comprendere si pu1 ha queste propriet3 che la sua carne odorifera e incorruttibile2 la sua penna angelica1 e in quella ha cento occhi2 li suoi piedi sono sozzi1 e tacita l'andatura2 e1 oltre a ci1 ha sonora e orribile voce3 le quali cose con la ,comedia del nostro poeta ottimamente si convengono4 ,dico adunque primieramente che1 cercando in assai parti lo intrinseco senso della ,comedia1 e in assai lo intrinseco e lo estrinseco1 si trover essere semplice e immutabile verit1 non di gentilizio puzzo spiacevole1 ma odorifera di cristiana soavit1 e in niuna cosa dalla religione di quella scordante4 ,dissi1 appresso1 il paone avere angelica penna1 e in quella cento occhi4 ,certo io non vidi mai alcuno angelo2 ma1 udendo che voli1 estimo che penne aver debba2 e1 non sappiendone alcuna fra questi nostri uccelli pi bella n cos peregrina1 considerata la nobilt di loro1 imagino che cos la debbiano aver fatta1 e per non da queste le loro1 ma queste da quelle dinomino2 e intendo per quelle1 delle quali questo paon si cuopre1 la bellezza della peregrina istoria che appare nella lettera della ,comedia2 e il cambiare del color di quella1 secondo i vari mutamenti di questo uccello1 niuna altra cosa esser sento1 se non la variet de' sensi che a quella in una maniera e in altra1 leggendola1 si posson dare4 ,e i cento occhi1 chi non intender i cento canti di quella1 ne' quali ella cos ordinata e distinta e ornata1 come ne' lor luoghi distinti mirabilmente gli occhi si veggono nel paone8 ,sono e al paone i pi sozzi e l'andatura queta3 le quali cose ottimamente alla ,comedia del nostro autor si confanno2 percioch1 s come sopra i piedi pare che tutto il corpo si sostenga1 cos prima facie pare che sopra il modo del parlare ogni opera in iscrittura composta si sostenga2 e il parlare volgare1 nel quale e sopra il quale ogni giuntura della ,comedia si sostiene1 a rispetto dell'alto e maestrevole stilo letterale che usa ciascuno altro poeta1 senza dubbio sozzo4 ,l'andar quieto e tacito significa l'umilt dello stilo1 il quale nelle comedie di necessit si richiede1 come color sanno che intendon che vuol dir comedia4 ,ultimamente dico che la voce del paone sonora e orribile2 la quale1 comech la soavit delle parole del nostro poeta paia e sia molta1 nondimeno chi bene in alcune parti riguarder1 ottimamente conoscer confarsi con la voce della ,comedia1 e massimamente dove con acerbissime invezioni grida ne' vizi d'alcuni1 oppur1 distesamente procedendo1 d'alcuni altri morde le colpe o gastiga i miseri peccatori4 ,e niuna pi orrida voce di quella del gastigante1 e massimamente a colui che ha commesso o a colui che1 a mandare i suoi appetiti ad effetto1 schifa l'ostacolo del riprensore4 ,per la qual cosa e per l'altre di sopra mostrate assai appare1 colui che fu1 vivendo1 pastore1 dopo la morte esser divenuto paone1 s come creder si puote essere stato per divina spirazione nel sonno mostrato alla cara madrea4 ,footnote a3 ,questa esposizione del sogno della madre del nostro poeta conosco essere assai superficialmente per me fatta2 e questo per pi cagioni4 ,primieramente1 perch per avventura la sufficienzia1 che a tanta cosa si richiederebbe1 non c'era2 appresso1 posto che stata ci fosse1 pi tosto altro luogo per s richiedeva che questo1 ad altra materia congiunta2 ultimamente1 quando la sufficienzia ci fosse stata1 e la materia l'avesse patito1 era ben fatto1 pi che detto sia1 non essere detto da me1 accioch ad altrui pi di me sufficiente e pi vago di ci alcun luogo si lasciasse di dire4 ,la mia picciola barca1 ecc4 ,,xxvi ,,conclusione ,la mia picciola barca pervenuta al porto1 al quale ella drizz la proda partendosi dallo apposito lito2 e1 comech il peleggio sia stato piccolo e il mare basso e tranquillo1 nondimeno1 di ci che senza impedimento venuta1 ne sono da render grazie a ,colui che felice vento ha prestato alle sue vele4 ,al ,quale con quella umilt e divozione che io posso maggiore1 non cos grandi come si converrieno1 ma quelle che io posso1 rendo1 benedicendo in eterno il nome suo4 ,,iii ,,comento ,,alla ,,divina ,,commedia ,,proemio ,lez4 ,i ,nel mezzo del cammin di nostra vita1 ecc4 ,la nostra umanit1 quantunque di molti privilegi dal nostro ,creatore nobilitata sia1 nondimeno di sua natura s debile1 che cosa alcuna1 quantunque menoma sia1 fare non pu n bene n compiutamente1 senza la divina grazia4 ,la qual cosa gli antichi valenti uomini e' moderni considerando1 a quella supplicemente addomandare e con ogni divozione a nostro potere impetrare1 almeno ne' princpi d'ogni nostra operazione1 pietosamente e con paterna affezione ne confortano4 ,alla qual cosa dee ciascuno senza alcuna difficult divenire1 leggendo quello che ne scrive ,platone1 uomo di celestiale ingegno1 nel fine del prologo del suo ,timeo1 per s dicendo3 ,nam cum omnibus mos sit et quasi quaedam religio1 qui vel de maximis rebus1 vel de minimis aliquid acturi sunt1 precari divinitatem ad auxilium2 quanto nos aequius est1 qui universitatis naturae substantiaeque rationem praestaturi sumus1 invocare divinam opem1 nisi plane quodam saevo furore atque implacabili raptemur amentia84 ,e1 se ,platone confessa s1 pi che alcun altro1 avere del divino aiuto bisogno1 io che debbo di me presumere1 conoscendo il mio intelletto tardo1 lo 'ngegno piccolo e la memoria labile8 ,e spezialmente1 sottentrando a peso molto maggiore che a' miei meri si convegna1 cio a spiegare l'artificioso testo1 la moltitudine delle storie1 e la sublimit de' sensi nascosi sotto il poetico velo della ,commedia del nostro ,dante2 e massimamente ad uomini d'alto intendimento e di mirabile perspicacit1 come universalmente solete esser voi1 signori fiorentini3 certo1 oltre ogni considerazione umana1 debbo credere abbisognarmi4 ,adunque1 accioch quello che io debbo dire sia onore e gloria dell'altissimo nome di ,dio1 e consolazione e utilit degli auditori1 intendo1 avanti che io pi oltre proceda1 quanto pi umilmente posso1 ricorrere ad invocare il suo aiuto2 molto pi della sua benignit fidandomi che d'alcuno mio merito4 ,e1 impercioch di materia poetica parlar dovemo1 poeticamente quello invocher con ,anchise troiano1 dicendo que' versi che nel secondo del suo ,eneida scrive ,virgilio3 ,iupiter omnipotens1 precibus si flecteris ullis1 aspice nos3 hoc tantum3 et1 si pietate meremur1 da deinde auxilium1 pater1 ecc4 ,invocata adunque la divina clemenzia che alla presente fatica ne presti della sua grazia1 avanti che alla lettera del testo si venga1 estimo sieno da vedere tre cose1 le quali generalmente si soglion cercare ne' princpi di ciascuna cosa che appartenga a dottrina3 la primiera di mostrare quante e quali sieno le cause di questo libro2 la seconda1 qual sia il titolo del libro2 la terza1 a qual parte di filosofia sia il presente libro supposto4 ,le cause di questo libro son quattro3 la materiale1 la formale1 la efficiente e la finale4 ,la materiale 1 nella presente opera1 doppia1 cos come doppio il suggetto1 il quale colla materia una medesima cosa2 percioch altro suggetto quello del senso letterale1 e altro quello del senso allegorico1 li quali nel presente libro amenduni sono1 s come manifestamente apparir nel processo4 adunque il suggetto secondo il senso letterale3 lo stato dell'anime dopo la morte de' corpi semplicemente preso2 percioch di quello1 e intorno a quello1 tutto il processo della presente opera intende4 ,il suggetto secondo il senso allegorico 3 come l'uomo1 per lo libero arbitrio meritando e dismeritando1 alla giustizia di guiderdonare e di punire obbligato4 ,la causa formale similmente doppia1 percioch'egli la forma del trattato e la forma del trattare4 ,la forma del trattato divisa in tre1 secondo la triplice divisione del libro4 ,la prima divisione quella secondo la quale tutta l'opera si divide1 cio in tre cantiche2 la seconda divisione quella secondo la quale ciascuna delle tre cantiche si divide in canti2 la terza divisione quella secondo la quale ciascun canto si divide in rittimi4 ,la forma1 o vero il modo del trattare1 poetico1 fittivo1 discrittivo1 digressivo e transuntivo2 e con questo1 difinitivo1 divisivo1 probativo1 reprobativo e positivo d'esempli4 ,la causa efficiente esso medesimo autore ,dante ,alighieri1 del quale pi distesamente diremo appresso1 dove del titolo del libro parleremo4 ,la causa finale della presente opera 3 rimuovere quegli che nella presente vita vivono1 dallo stato della miseria1 allo stato della felicit4 ,la seconda cosa principale1 che da vedere1 qual sia il titolo del presente libro1 il quale secondo alcuni questo3 ,incomincia la ,commedia di ,dante ,alighieri fiorentino2 alcun altro1 seguendo pi la 'ntenzione dell'autore1 dice il titolo essere questo3 ,incominciano le cantiche della ,commedia di ,dante ,alighieri fiorentino4 ,la quale1 percioch1 come detto 1 in tre parti divisa1 dice il titolo di questa prima parte essere3 ,incomincia la prima cantica delle cantiche della ,commedia di ,dante ,alighieri2 volendo per questa mostrare dovere il titolo di tutta l'opera essere3 ,cominciano le cantiche della ,commedia di ,dante ecc41 come detto 4 ,ma1 perch questo poco resulta1 il lasceremo nell'albitrio degli scrittori1 e verremo a quello per che all'autore dov parere di doverlo cos intitolare1 dicendo la cagione del titolo secondo1 percioch in quello si conterr la cagione del primo1 il quale quasi da tutti usitato4 ,e ad evidenzia di questo1 secondo il mio giudicio1 da sapere1 s come i musici ogni loro artificio formano sopra certe dimensioni di tempi lunghe e brievi1 e acute e gravi1 e della variet di queste1 con debita e misurata proporzione congiunta1 e quello poi appellano canto2 cos i poeti1 non solamente quelli che in latino scrivono1 ma eziandio coloro che1 come il nostro autore fa1 volgarmente dettano3 componendo i lor versi1 secondo la diversa qualit d'essi1 di certo e diterminato numero di piedi1 intra se medesimi1 dopo certa e limitata quantit di parole1 consonanti3 s come nel presente trattato veggiamo che1 essendo tutti i rittimi d'equal numero di sillabe1 sempre il terzo pi nella sua fine consonante alla fine del primo1 che in quella consonanza finisce4 ,per che pare che a questi cotali versi1 o opere composte per versi1 quello nome si convenga che i musici alle loro invenzioni dnno1 come davanti dicemmo1 cio canti1 e per conseguente quella opera1 che di molti canti composta1 doversi cantica appellare1 cio cosa in s contenente pi canti4 ,appresso si dimostra nel titolo questo libro essere appellato commedia4 ,a notizia della qual cosa da sapere che le poetiche narrazioni sono di pi e varie maniere1 s come tragedia1 satira e commedia1 buccolica1 elegia1 lirica ed altre4 ,ma1 volendo di quella sola1 che al presente titolo appartiene1 vedere1 vogliono alcuni mal convenirsi a questo libro questo titolo1 argomentando primieramente dal significato del vocabolo1 e appresso dal modo del trattare de' comici1 il quale pare molto essere differente da quello che l'autore serva in questo libro4 ,dicono adunque primieramente mal convenirsi le cose cantate in questo libro col significato del vocabolo2 percioch commedia vuol tanto dire quanto canto di villa1 composto da comos11 che in latino viene a dire villa1 e odos1 che viene a dire canto2 e i canti villeschi1 come noi sappiamo1 sono di basse materie1 s come di loro quistioni intorno al cultivar della terra1 o conservazione di lor bestiame1 o di lor bassi e rozzi innamoramenti e costumi rurali3 a' quali in alcuno atto non sono conformi le cose narrate in alcuna parte della presente opera2 ma sono di persone eccellenti1 di singulari e notabili operazioni degli uomini viziosi e virtuosi1 degli effetti della penitenza1 de' costumi degli angeli e della divina essenza4 ,oltre a questo1 lo stilo comico umile e rimesso1 accioch alla materia sia conforme2 quello che della presente opera dir non si pu2 percioch1 quantunque in volgare scritto sia1 nel quale pare che comunichino le femminette1 egli nondimeno ornato e leggiadro e sublime2 delle quali cose nulla sente il volgar delle femmine4 ,non dico per che1 se in versi latini fosse1 non mutato il peso delle parole volgari1 ch'egli non fosse molto pi artificioso e pi sublime1 percioch molto pi d'arte e di gravit ha nel parlar latino che nel materno4 ,e appresso1 dell'arte spettante al commedo2 mai nella commedia non introducere se medesimo in alcun atto a parlare1 ma sempre a varie persone1 che in diversi luoghi e tempi e per diverse cagioni deduce a parlare insieme1 fa ragionare quello che crede che appartenga al tema impreso della commedia3 dove in questo libro1 lasciato l'artificio del commedo1 l'autore spessissime volte1 e quasi sempre1 or di s or d'altrui ragionando favella4 ,similmente nelle commedie non s'usano comparazioni n recitazioni d'altre istorie che di quelle che al tema assunto appartengono2 dove in questo libro si pongono comparazioni infinite1 e assai istorie si raccontano1 che dirittamente non fanno al principale intento4 ,sono ancora le cose1 che nelle commedie si raccontano1 cose che per avventura mai non furono1 quantunque non sieno s strane da' costumi degli uomini che essere state non possano3 la sustanziale istoria del presente libro1 dello essere dannati i peccatori1 che ne' lor peccati muoiono1 a perpetua pena1 e quegli1 che nella grazia di ,dio trapassano1 essere elevati all'eterna gloria1 1 secondo la cattolica fede1 vera e santa sempre4 ,chiamano1 oltre a tutto questo1 i commedi le parti intra s distinte delle lor commedie scene2 percioch1 recitando li commedi quelle nel luogo detto scena1 nel mezzo del teatro1 quante volte introducevano varie persone a ragionare1 tante della scena uscivano i mimi trasformati da quelli che prima avevano parlato e fatto alcun atto1 e in forma di quegli che parlar doveano1 venivano davanti al popolo riguardante e ascoltante il commedo che recitava3 dove il nostro autore chiama canti le parti della sua ,commedia4 ,e cos1 accioch fine pognamo agli argomenti1 pare1 come di sopra detto1 non convenirsi a questo libro nome di commedia4 ,n si pu dire non essere stato della mente dell'autore che questo libro non si chiamasse commedia1 come talvolta ad alcuno di alcuna sua opera avvenuto2 conciosiacosach esso medesimo nel ventunesimo canto di questa prima cantica il chiami commedia1 dicendo3 ,cos di ponte in ponte altro parlando1 ,che la mia commedia cantar non cura1 ecc4 ,che adunque diremo alle obiezioni fatte8 ,credo1 conciosiacosach oculatissimo uomo fosse l'autore1 lui non avere avuto riguardo alle parti che nelle commedie si contengono1 ma al tutto1 e da quello avere il suo libro dinominato1 figurativamente parlando4 ,il tutto della commedia 7per quello che per ,plauto e per ,terenzio1 che furono poeti comici1 si pu comprendere73 che la commedia abbia turbolento principio e pieno di romori e di discordie1 e poi l'ultima parte di quella finisca in pace e in tranquillit4 ,al qual tutto ottimamente conforme il libro presente3 percioch egli incomincia da' dolori e dalle turbazioni infernali1 e finisce nel riposo e nella pace e nella gloria1 la quale hanno i beati in vita eterna4 ,e questo dee poter bastare a fare che cos fatto nome si possa di ragion convenire a questo libro4 ,resta a vedere chi fosse l'autore di questo libro3 la qual cosa non pure in questo libro1 ma in ciascun altro pare di necessit di doversi sapere2 e questo1 accioch noi non prestiamo stoltamente fede a chi non la merita1 conciosiacosach noi leggiamo3 ,qui misere credit1 creditur esse miser4 ,e qual cosa pi misera che credere al patricida dell'umana piet1 al libidinoso della castit1 o all'eretico della fede cattolica8 ,rade volte avviene che l'uomo contro alla sua professione favelli4 ,voglionsi adunque esaminare la vita1 e' costumi e gli studi degli uomini1 accioch noi cognosciamo quanta fede sia da prestare alle loro parole4 ,fu adunque l'autore del presente libro1 s come il titolo ne testimonia1 ,dante ,alighieri1 per ischiatta nobile uomo della nostra citt2 e la sua vita non fu uniforme1 ma1 da varie mutazioni infestata1 spesse volte in nuove qualit di studi si permut1 della qual non si pu convenevolmente parlare che con essa non si ragioni de' suoi studi4 ,e per egli primieramente dalla sua puerizia nella patria si diede agli studi liberali1 e in quegli maravigliosamente s'avanz2 percioch1 oltre alla prima arte1 fu1 secondo che appresso si dir1 maraviglioso loico1 e seppe retorica1 s come nelle sue opere appare assai bene2 e1 percioch nella presente opera appare lui essere stato astrolago1 e quello esser non si pu senza arismetrica e geometria1 estimo lui similemente in queste arti essere stato ammaestrato4 ,ragionasi similmente lui nella sua giovanezza avere udita filosofia morale in ,firenze1 e quella maravigliosamente bene avere saputa3 la qual cosa egli non volle che nascosa fosse nell'undicesimo canto di questo trattato1 dove si fa dire a ,virgilio3 ,non ti rimembra di quelle parole1 ,con le qua' la tua ,etica pertratta1 ecc41 quasi voglia per questa s'intenda la filosofia morale in singularit essere stata a lui familiarissima e nota4 ,similemente ud in quella gli autori poetici1 e studi gli storiografi1 e ancora vi prese altissimi princpi nella filosofia naturale1 s come esso vuole che si senta per li ragionamenti suoi in questa opera avuti con ser ,brunetto ,latino1 il quale in quella scienza fu reputato solennissimo uomo4 ,n fu1 quantunque a questi studi attendesse1 senza grandissimi stimoli1 datigli da quella passione1 la qual noi generalmente chiamiamo amore3 e similmente dalla sollecitudine presa degli onori publici1 a' quali ardentemente attese1 infino al tempo che1 per paura di peggio1 andando le cose traverse a lui e a quegli che quella setta seguivano1 convenne partir di ,firenze4 ,dopo la qual partita1 avendo alquanti anni circuita ,italia1 credendosi trovar modo a ritornare nella patria1 e di ci avendo la speranza perduta1 se n'and a ,parigi1 e quivi ad udire filosofia naturale e teologia si diede2 nelle quali in poco tempo s'avanz tanto1 che fatti e una e altra volta certi atti scolastici1 s come sermonare1 leggere e disputare1 merit grandissime laude da' valenti uomini4 ,poi in ,italia tornatosi1 e in ,ravenna riduttosi1 avendo gi il cinquantesimosesto anno della sua et compiuto1 come cattolico cristiano fece fine alla sua vita e alle sue fatiche1 dove onorevolmente fu appo la chiesa de' frati minori seppellito1 senza aver preso alcun titolo o onore di maestrato1 s come colui che attendeva di prendere la laurea nella sua citt1 com'esso medesimo testimonia nel principio del canto venticinquesimo del ,paradiso4 ,ma al suo disiderio prevenne la morte1 come detto 4 ,i suoi costumi furono gravi e pesati assai1 e quasi laudevoli tutti2 ma1 percioch gi delle predette cose scrissi in sua laude un trattatello1 non curo al presente di pi distenderle4 ,le quali cose se con sana mente riguardate saranno1 mi pare esser certo che assai dicevole testimonio sar reputato e degno di fede1 in qualunque materia stata nella sua ,commedia da lui recitata4 ,ma del suo nome resta alcuna cosa da recitare1 e pria del suo significato1 il quale assai per se medesimo si dimostra2 percioch ciascuna persona1 la quale con liberale animo dona di quelle cose1 le quali egli ha di grazia ricevute da ,dio1 puote essere meritamente appellato ,dante4 ,e che costui ne desse volentieri1 l'effetto nol nasconde4 ,esso1 a tutti coloro che prender ne vorranno1 ha messo davanti questo suo singulare e caro tesoro1 nel quale parimente onesto diletto e salutevole utilit si trova da ciascuno che non caritevole ingegno cercare ne vuole4 ,e1 percioch questo gli parve eccellentissimo dono1 s per la ragion detta1 e s perch con molta sua fatica1 con lunghe vigilie e con istudio continuo l'acquist1 non parve a lui dovere essere contento che questo nome da' suoi parenti gli fosse imposto casualmente1 come molti ciascun d se ne pongono2 per dimostrar quello essergli per disposizion celeste imposto1 a due eccellentissime persone in questo suo libro si fa nominare2 delle quali la prima ,beatrice1 la quale apparendogli in sul triunfale carro del celestiale esercito in su la suprema altezza del monte di purgatorio1 intende essere la sacra teologia1 dalla quale si dee credere ogni divino misterio essere inteso1 e con gli altri insieme questo1 cio che egli per divina disposizione chiamato sia ,dante4 ,a confermazione di ci1 si fa a lei ,dante appellare in quella parte del trentesimo canto del ,purgatorio1 nel quale essa1 parlandogli1 gli dice3 ,dante1 perch ,virgilio se ne vada3 quasi voglia s'intenda1 se ella di questo nome non lo avesse conosciuto degno1 o non l'avrebbe nominato1 o avrebbelo per altro nome chiamato4 ,oltre a ci1 soggiugnendo1 per la ragion gi detta1 in quello luogo di necessit registrarsi il nome suo1 e questo ancora1 accioch paia lui a tal termine della teologia esser pervenuto che1 essendo ,dante1 possa senza ,virgilio1 cio senza la poesia1 o vogliam dire senza la ragione delle terrene cose1 valere alle divine4 ,l'altra persona1 alla quale nominar si fa1 ,adamo nostro primo padre1 al quale fu conceduto da ,dio di nominare tutte le cose create2 e1 perch si crede lui averle degnamente nominate1 volle ,dante1 essendo da lui nominato1 mostrare che degnamente quel nome imposto gli fosse1 con la testimonianza di ,adamo4 ,la qual cosa fa nel canto ventiseesimo del ,paradiso1 l dove ,adamo gli dice3 ,dante1 la voglia tua discerno meglio ecc4 ,e questo basti intorno al titolo avere scritto4 ,la terza cosa principale1 la qual dissi essere da investigare1 a qual parte di filosofia sia sottoposto il presente libro2 il quale1 secondo il mio giudizio1 sottoposto alla parte morale1 ovvero etica3 percioch1 quantunque in alcun passo si tratti per modo speculativo1 non perci per cagione di speculazione ci posto1 ma per cagion dell'opera1 la quale quivi ha quel modo richiesto di trattare4 ,espedite le tre cose sopra dette1 da vedere della rubrica particolare che segue1 cio3 ,incomincia il primo canto dello ',nferno4 ,ma avanti che io pi oltre proceda1 considerando la variet e la moltitudine delle materie che nella presente lettura sopravverranno1 il mio poco ingegno e la debolezza della mia memoria1 intendo che1 se alcuna cosa meno avvedutamente o per ignoranza mi venisse detta1 la qual fosse meno che conforme alla cattolica verit1 che per non detta sia1 e da ora la rivoco1 e alla emendazione della santa ,chiesa me ne sommetto4 ,dice adunque la nostra rubrica3 ,incomincia il primo canto dello ',nferno3 intorno alla quale da vedere s'egli inferno1 e s'el n' pi che uno1 e in qual parte del mondo sia1 onde si vada in esso1 qual sia la forma di quello1 a che serva1 e se per altro nome si chiama che inferno4 ,e primieramente dico ch'egli inferno3 il che per molte autorit della ,scrittura si pruova1 e primieramente per ,isaia1 il quale dice3 ,dilatavit infernus animam suam1 et aperuit os suum absque ullo termino2 e ,vergilio nel sesto dell',eneida dice3 ,inferni ianua regis2 e ,iob3 ,in profundissimum infernum descendet anima mea4 ,per le quali autorit appare essere inferno4 ,appresso si domandava s'egli n'era pi d'uno4 ,appare per lo senso della ,scrittura sacra che ne sieno tre1 de' quali i santi chiamano l'uno superiore1 e il secondo mezzano1 e il terzo inferiore2 vogliendo che il superiore sia nella vita presente1 piena di pene1 di angosce e di peccati4 ,e di questo parlando1 dice il salmista3 ,circumdederunt me dolores mortis1 et pericula inferni invenerunt me2 e in altra parte dice3 ,descendant in infernum viventes2 quasi voglia dire nelle miserie della presente vita4 ,e di questo inferno sentono i poeti co' santi1 fingendo questo inferno essere nel cuore de' mortali2 e1 in ci dilatando la fizione1 dicono a questo inferno essere un portinaio1 e questo dicono essere ,cerbero infernal cane1 il quale interpretato divoratore3 sentendo per lui la insaziabilit de' nostri disidri1 li quali saziare n empiere non si possono4 ,e l'uficio di questo cane non di vietare l'entrata ad alcuno1 ma di guardare che alcuno dello 'nferno non esca2 volendo per questo che l dove entra la cupidit delle ricchezze1 degli stati1 de' diletti e dell'altre cose terrene1 ella o non n'esce mai1 o con difficult se ne trae2 s come essi mostrano1 fingendo questo cane essere stato tratto da ,ercule dello 'nferno1 cio questa insaziabilit de' disidri terreni esser dal virtuoso uomo tratta fuori del cuore di quel cotale virtuoso4 ,appresso dicono in questo inferno essere ,carone nocchiero e il fiume d',acheronte3 e per ,acheronte sentono la labile e flussa condizione delle cose disiderate e la miseria di questo mondo2 e per ,carone intendono il tempo1 il quale per vari spazi le nostre volont e le nostre speranze d'un termine trasporta in un altro1 o voglian dire che1 secondo i vari tempi1 varie cose che muovono gli appetiti essere al cuore trasportate4 ,dicono1 oltre a ci1 sedere in questo inferno ,minos1 ,eaco e ,radamanto1 giudici e sentenziatori delle colpe dell'anime che in quello inferno vanno2 e a costoro questo uficio attribuiscono1 percioch grandissimi legisti furono e giusti uomini3 per loro intendendo la coscienza di ciascuno1 la quale1 sedendo nella nostra mente1 prima e avveduta giudicatrice delle nostre operazioni1 e di quelle col morso suo ci affligge e tormenta4 ,e appresso1 a quali pene ella condanna i peccatori1 in alquanti tormentati disegnano4 ,dicono quivi essere ,tantalo1 re di ,frigia1 il quale1 percioch pose il figliuolo per cibo davanti agl'iddii1 in un fiume e tra grande abbondanza di pomi1 di fame e di sete morire2 sentendo per costui la qualit dell'avaro1 il quale1 per non diminuire l'acquistato1 non ardisce toccarne1 e cos in cose assai patisce disagio1 potendosene adagiare4 ,e senza fallo sono quello che ,tantalo interpretato secondo ,fulgezio1 cio volente visione2 percioch gli avari alcuna cosa non vogliono de' loro tesori se non vedergli4 ,fingono ancora in quello essere ,isione1 il quale1 percioch essendo1 secondo che alcuni vogliono1 segretario di ,giove e di ,giunone1 richiese ,giunone di voler giacer con lei2 la quale in forma di s gli pose innanzi una nuvola1 con la quale giacendo1 d'essa ingener i centauri2 e ,giove il dann a questa pena in inferno1 che egli fosse legato con serpenti a' raggi d'una ruota1 la quale mai non ristesse di volgersi3 volendo per questo che per ,isione s'intendano coloro li quali sono disiderosi di signoria1 e per forza alcuna tirannia occupano1 la quale ha sembianza di regno1 che per ,giunone s'intende2 e di questa tirannia sopravvegnendo i sospetti1 nascono i centauri1 cio gli uomini dell'arme1 co' quali i tiranni tengono le signorie contro a' piaceri de' popoli3 ed hanno i tiranni questa pena1 che sono sempre in revoluzioni2 e1 se non sono1 par loro essere1 con occulte sollicitudini3 le quali afflizioni per la ruota volubile e per le serpi s'intendono4 ,oltre a questi1 vi discrivono ,tizio3 percioch disonestamente richiese ,latona1 dicono lui da ,apollo essere stato allo 'nferno dannato a dovergli sempre essere il fegato beccato da avvoltoi1 e quello1 come consumato 1 rinascere intero2 per costui sentendo quegli che d'alto e splendido luogo sono gittati in basso stato1 li quali sempre sono infestati da mordacissimi pensieri1 intenti come tornar possano l onde caduti sono2 n prima dall'una sollicitudine sono lasciati1 che essi sono rientrati nell'altra2 e cos senza requie s'affliggono4 ,pongonvi ancora le figliuole di ,danao1 e dicono1 per l'avere esse uccisi i mariti1 esser dannate ad empier d'acqua certi vasi senza fondo2 per la qual cosa1 sempre attignendo1 si faticano invano3 volendo per questo dimostrare la stoltizia delle femmine1 le quali1 avendosi la ragion sottomessa 7la quale dee essere lor capo e lor guida1 come il marito7 intendono con loro artifici far quello che giudicano non aver fatto la natura1 cio1 lisciandosi e dipignendosi1 farsi belle2 di che segue le pi volte il contrario1 e perci la lor fatica perduta4 ,o voglian dire sentirsi per queste la effeminata sciocchezza di molti1 li quali1 mentre stimano con continuato coito sodisfare all'altrui libidine1 s vtano ed altrui non riempiono4 ,ma1 accioch io non vada per tutte le pene in quello discritte1 che sarebbono molte1 dico che questo del superiore inferno sentirono i poeti gentili4 ,il secondo inferno1 dissi1 chiamavano mezzano1 sentendo quello essere vicino alla superficie della terra1 il qual noi volgarmente chiamiamo limbo1 e la santa ,scrittura talvolta il chiama il seno d',abraam3 e questo vogliono esser separato da' luoghi penali1 vogliendo in esso essere istati i giusti antichi aspettanti la venuta di ,cristo4 ,e di questo mostra il nostro autore sentire1 dove pon quegli o che non peccarono o che1 bene adoperando1 morirono senza battesimo4 ,ma questo differente da quello de' santi1 in quanto quegli che v'erano1 disideravano e speravano1 e venne la loro salute1 e quegli1 che l'autor pone1 disiderano1 ma non isperano4 ,estimarono ancora essere un inferno inferiore1 e quello esser luogo di pene eterne date a' dannati4 ,e di questo dice il ,vangelo3 ,mortuus est dives1 et sepultus est in inferno4 ,ed il salmista3 ,in inferno autem quis confitebitur tibi84 ,e che questo sia1 si legge nel ,vangelio1 in quella parte ove il ricco seppellito in inferno1 vedendo sopra s ,lazzaro nel grembo d',abraam1 il priega che intinga il dito minimo nell'acqua1 e gittandogliele in bocca1 il rifrigeri alquanto4 ,e di questo inferno tratta similmente il nostro autore dal quinto canto in gi4 ,domandavasi appresso1 dove sia l'entrata ad andare in questo inferno2 conciosiacosach l'autore quella1 nel principio del terzo canto1 scrivendo1 dove ella sia in alcuna parte non mostra3 della qual cosa appo gli antichi non una medesima oppenione4 ,omero1 il quale pare essere de' pi antichi poeti che di ci menzione faccia1 scrive nel libro undicesimo della sua ,odissea1 ,ulisse per mare essere stato mandato da ,circe in oceano per dovere in inferno discendere a sapere da ,tiresia tebano i suoi futuri accidenti2 e quivi dice lui essere pervenuto appo certi popoli1 li quali chiama scizi1 dove alcuna luce di sole mai non appare1 e quivi avere lo 'nferno trovato4 ,virgilio1 il quale in molte cose il sguita1 in questo discorda da lui1 scrivendo nel sesto del suo ,eneida l'entrata dello 'nferno essere appo il lago d',averno tra la citt di ,pozzuolo e ,baia1 dicendo3 ,spelunca alta fuit vastoque immanis hiatu1 scrupea1 tuta lacu nigro nemorumque tenebris2 quam super haud ullae poterant impune volantes tendere iter pennis3 talis sese halitus atris faucibus effundens supera ad convexa ferebat3 unde locum ,graii dixerunt nomine ,avernum1 ecc4 ,e per questa spelunca scrive essere disceso ,enea appresso la ,sibilla in inferno4 ,stazio1 nel primo del suo ,thebaidos1 dice questo luogo essere in una isola non guari lontana da quella estremit d',acaia1 la quale pi propinqua all'isola di ,creti1 chiamata ,traenaron3 e di quindi dice essere1 a' tempi d',edipo re di ,tebe1 d'inferno venuta nel mondo ,tesifone1 pregata da lui a mettere discordia tra ,etiocle e ,pollinice1 suoi figliuoli1 cos scrivendo3 4444444illa per umbras1 et caligantes animarum examine campos ,traenareae limen petit irremeabile portae1 ecc4 ,e con costui mostra d'accordarsi ,seneca tragedo1 in tragoedia ,herculis furentis1 dove dice ,cerbero infernal cane essere stato tratto d'inferno da ,ercule e da ,teseo per la spelunca di ,trenaro1 dicendo cos3 ,postquam est ad oras ,traenari ventum1 et nitor percussit oculos lucis1 ecc4 ,pomponio ,mela1 nel primo libro della sua ,cosmografia1 dice questo luogo essere appo i popoli1 li quali abitano vicini all'entrata nel mare maggiore1 scrivendo in questa forma3 ,in eo primum ,mariatidinei urbem habitant1 ab ,argivo1 ut ferunt1 ,hercule datam1 ,heraclea vocitatur4 ,id famae fidem adiecit3 iuxta specus est ,acherusia1 ad manes1 ut aiunt1 pervius2 atque inde extractum ,cerberum existimant1 ecc4 ,altri dicono di ,mongibello1 e di ,vulcano e di simili1 quello affermando con favole non assai convenienti alle femminelle4 ,la forma di questo inferno1 parlando di lui come di cosa materiale1 discrive l'autore essere a guisa d'un corno il quale diritto fosse1 e di questo fermarsi la punta in sul centro della terra1 e la bocca di sopra venire vicina alla superficie della terra2 in quello1 aggirandosi l'uomo intorno al voto del corno a guisa che l'uomo fa in queste scale ravvolte1 che vulgarmente si chiamano chiocciole1 discendersi2 bench in alcuna parte appaia questo luogo1 se non quanto allo spazio della via onde si scende1 essere in parte cavernoso e in parte solido3 cavernoso1 in quanto vi distingue luoghi1 li quali appella cerchi1 e ne' quali i miseri son puniti3 e alcuna volta vi discriva scogli e alcuni valichi e fiumi1 li quali non potrebbono per lo vacuo1 per quello ordine che egli discrive1 discendere4 ,serve lo 'nferno alla divina giustizia1 ricevendo l'anime de' peccatori1 le quali l'ira di ,dio hanno meritata1 e in s gli tormenta e affligge1 secondo che hanno pi o meno peccato1 essendo loro eterna prigione4 ,ultimamente si domandava se altri nomi avea che inferno2 il quale averne pi appo i poeti manifestamente appare4 ,virgilio1 s come nel sesto dell',eneida si legge1 il chiama ,averno1 dove dice3 ,tros ,anchisiades1 facilis descensus ,averni4 ,e nominasi questo luogo ,averno1 ab a1 quod est sine1 vernus1 quod est laetitia3 cio luogo senza letizia4 ,e in altra parte nel preallegato libro il chiama ,tartaro3 quivi3 4444444tum ,tartarus ipse bis patet in praeceps1 ecc4 ,e questo nome detto da tortura1 cio da tormentamento1 il quale i miseri in questo ricevono2 ed 1 secondo ,virgilio1 questo la pi profonda parte dello 'nferno4 ,chiamalo ancora ,dite nel preallegato libro1 dove dice3 ,perque domos ,ditis vacuas1 et inania regna4 ,ed cos chiamato dal suo re1 il quale da' poeti chiamato ,dite1 cio ricco e abbondante2 percioch in questo luogo grandissima moltitudine d'anime discendono sempre4 ,nominalo similmente ,orco nel libro spesse volte allegato1 dove scrive3 ,vestibulum ante ipsum1 primisque in faucibus ,orci4 ,ed chiamato ,orco1 cio oscuro1 percioch oscurissimo1 come nel processo apparir4 ,oltre a questo l'appella ,erebo nel gi detto libro1 dicendo3 ,venimus1 et magnos ,erebi transnavimus amnes4 ,e per chiamato ,erebo1 secondo che dice ,uguccione1 perch egli s'accosta molto co' suoi supplici a coloro1 li quali miseramente riceve e in s tiene4 ,ed ancora chiamato questo luogo ,baratro1 come appresso dice l'autore nel canto ventiduesimo di questa parte1 dove dice3 ,cotal di quel baratro era la scesa4 ,e chiamasi ,baratro dalla forma di un vaso di giunchi1 il quale ritondo1 nella parte superiore ampio e nella inferiore angusto4 ,chiamalo ancora ,abisso1 s come nell',apocalisse si legge ove dice3 ,bestia quae ascendet de abysso1 faciet adversus illos bellum2 e in altra parte3 ,data est illi clavis putei abyssi1 et aperuit puteum abyssi4 ,il qual nome significa profondit4 ,hanne ancora il detto luogo alcuni1 ma basti al presente aver narrati questi4 ,vedute le predette cose1 avanti che all'ordine della lettura si vegna1 pare doversi rimuovere un dubbio1 il quale spesse volte gi stato1 e massimamente da litterati uomini1 mosso1 il quale questo4 ,dicono adunque questi cotali3--,secondo che ciascun ragiona1 ,dante fu litteratissimo uomo1 e se egli fu litterato1 come si dispuose egli a comporre tanta opera e cos laudevole1 come questa 1 in volgare8--,a' quali mi pare si possa cos rispondere3 ,certa cosa che ,dante fu eruditissimo uomo1 e massimamente in poesia1 e disideroso di fama1 come generalmente siam tutti4 ,cominci il presente libro in versi latini1 cos3 ,ultima regna canam fluido contermina mundo1 spiritibus quae lata patent1 quae praemia solvunt pro meritis cuicumque suis1 ecc4 ,e gi era alquanto proceduto avanti1 quando gli parve da mutare stilo3 e il consiglio1 che il mosse1 fu manifestamente conoscere i liberali studi e' filosofici essere del tutto abbandonati da' prencipi e da' signori e dagli altri eccellenti uomini1 li quali solevano onorare e rendere famosi i poeti e le loro opere3 e per1 veggendo quasi abbandonato ,vergilio e gli altri1 o essere nelle mani d'uomini plebei e di bassa condizione1 estim cos al suo lavoro dovere addivenire1 e per conseguente non seguirnegli quello per che alla fatica si sommettea4 ,di che gli parve dovere il suo poema fare conforme1 almeno nella corteccia di fuori1 agl'ingegni de' presenti signori1 de' quali se alcuno n' che alcuno libro voglia vedere1 e esso sia in latino1 tantosto il fanno trasformare in volgare3 donde prese argomento che1 se volgare fosse il suo poema1 egli piacerebbe1 dove in latino sarebbe schifato4 ,e perci1 lasciati i versi latini1 in rittimi volgari scrisse1 come veggiamo4 ,questo soluto1 ne resta venire ecc41 ut supra4 ,,canto ,,primo ,i ,,senso ,,letterale ,lez4 ,,ii ,resta a venire all'ordine della lettura1 e primieramente alle divisioni4 ,dividesi adunque il presente volume in tre parti principali1 le quali sono li tre libri ne' quali l'autore medesimo l'ha diviso3 de' quali il primo1 il quale per leggere siamo al presente1 si divide in due parti1 in proemio e trattato4 ,la seconda comincia nel principio del secondo canto4 ,la prima parte si divide in due3 nella prima discrive l'autore la sua ruina2 nella seconda dimostra il soccorso venutogli per sua salute4 ,la seconda comincia quivi3 ,mentre ch'io rovinava in basso loco4 ,nella prima fa l'autore tre cose3 primieramente discrive il luogo dove si ritrov2 appresso mostra donde gli nascesse speranza di potersi partire di quel luogo2 ultimamente pone qual cosa fosse quella che lo 'mpedisse a dover di quello luogo uscire3 la seconda quivi3 ,io non so ben ridir2 la terza quivi3 ,ed ecco quasi4 ,dice adunque cos3 ,nel mezzo del cammin di nostra vita4 ,ove ad evidenzia di questo principio da sapere1 la vita de' mortali 1 massimamente di quegli li quali a quel termine divengono1 il quale pare che per convenevole ne sia posto1 di settanta anni2 quantunque alquanti1 e pochi1 pi ne vivano1 e infinita moltitudine meno1 s come per lo salmista si comprende nel salmo ottantanovesimo1 dove dice3 ,anni nostri sicut aranea meditabuntur2 dies annorum nostrorum in ipsis septuaginta anni4 ,si autem in potentatibus1 octoginta anni2 et amplius eorum1 labor et dolor2 e perci colui il quale perviene a trentacinque anni1 si pu dire essere nel mezzo della nostra vita4 ,ed figurata in forma d'uno arco1 dalla prima estremit del quale infino al mezzo si salga1 e dal mezzo infino all'altra estremit si discenda2 e questo stimato1 percioch infino all'et di trentacinque anni1 o in quel torno1 pare sempre le forze degli uomini aumentarsi1 e quel termine passato diminuirsi4 ,e a questo termine d'anni pare che l'autore pervenuto fosse1 quando prima s'accorse del suo errore4 ,e che egli fosse cos1 assai bene si verifica per quello che gi mi ragionasse un valente uomo chiamato ser ,piero di messer ,giardino da ,ravenna1 il quale fu uno de' pi intimi amici e servidori che ,dante avesse in ,ravenna2 affermandomi avere avuto da ,dante1 giacendo egli nella infermit della quale e' mor1 lui avere di tanto trapassato il cinquantesimosesto anno1 quanto dal preterito maggio aveva infino a quel d4 ,e assai ne consta ,dante esser morto negli anni di ,cristo #acba1 d #ad di settembre3 per che1 sottraendo ventuno di cinquantasei1 restano trentacinque2 e cotanti anni avea nel #acjj1 quando mostra d'avere la presente opera incominciata4 ,per che appare ottimamente la sua et esser discritta dicendo3 ,nel mezzo del cammin1 cio dello spazio1 di nostra vita1 cio di noi mortali4 ,mi ritrovai1 errando1 per una selva oscura2 a differenza d'alcune selve1 che sono dilettevoli e luminose1 come la pineta di ,chiassi4 ,ch la diritta via era smarrita4 ,vuole mostrare qui che di suo proponimento non era entrato in questa selva1 ma per ismarrimento4 ,e quanto a dir1 cio a discrivere1 qual era1 questa selva1 cosa dura1 quasi voglia dire impossibile1 esta selva selvaggia e aspra e forte4 ,pon qui tre condizioni di questa selva3 dice prima che ell'era selvaggia1 quasi voglia dinotare non avere in questa alcuna umana abitazione1 e per conseguente essere orribile2 dice appresso ch'ella era aspra1 a dimostrare la qualit degli alberi e de' virgulti di quella1 li quali doveano essere antichi1 con rami lunghi e ravvolti1 contessuti e intrecciati intra se stessi1 e similemente piena di pruni1 di tribuli e di stecchi1 senza alcuno ordine cresciuti1 e in qua e in l distesi3 per le quali cose era aspra cosa e malagevole ad andare per quella2 e in quanto dice forte1 dichiara lo 'mpedimento gi premostrato1 vogliendo per l'asprezza di quelli1 essa esser forte1 cio difficile a potere per essa andare e fuori uscirne4 ,e questo dice esser tanto1 ,che nel pensier1 cio nella rammemorazione d'esservi stato dentro1 rinnova la paura4 ,umano costume 1 tante volte da capo rimpaurire quante l'uom si ricorda de' pericoli ne' quali l'uomo stato4 ,tanto amara1 non al gusto ma alla sensibilit umana1 che poco pi morte4 ,ed la morte1 secondo il filosofo1 l'ultima delle cose terribili1 intanto che ciascuno animale naturalmente ad ogni estremo pericolo si mette per fuggirla4 ,adunque1 se la morte poco pi amara che quella selva1 assai chiaro appare lei dovere essere molto amara1 cio ispaventevole ed intricata3 le quali cose prestano amaritudine gravissima di mente4 ,ma1 per trattar del ben ch'io vi trovai4 ,maravigliosa cosa pare quella che l'autore dice qui1 e cio che egli alcun bene trovasse in una selva tanto orribile quanto egli ha mostrato esser questa2 e1 percioch egli nella lettera non esprime qual bene in quella trovasse1 assai si pu vedere questo bene trovato da lui convenirsi trarre di sotto alla corteccia litterale2 e perci1 dove di questa parte apriremo l'allegoria1 chiariremo quello che qui voglia intendere4 ,dir dell'altre cose1 cio che non sono bene1 ch'io v'ho scorte1 cio vedute2 e questo altres si conoscer nell'allegoria4 ,i' non so ben ridir com'io v'entrai4 ,in questa parte mostra l'autore donde gli nascesse speranza di potersi partire di quel luogo1 e primieramente risponde a una tacita quistione4 ,potrebbe alcuno domandare3--,se questa selva era cos paurosa e amara cosa1 come v'entrast entro8--,a che egli risponde s non saperlo1 e assegna la ragione1 dicendo3 ,s era pien di sonno in su quel punto1 ,che la verace via1 la quale mi menava l dove io dovea e volea andare1 abbandonai4 ,ma poi ch'i' fui1 errando e cercando come di quella uscir potessi1 appi d'un colle giunto1 cio pervenuto1 ,l dove terminava1 finiva1 quella valle1 nella quale era questa selva oscura1 ,che m'avea di paura il cor compunto1 cio afflitto1 ,guardai in alto e vidi le sue spalle1 cio la sommit quasi1 s come le spalle nostre sono quasi la pi alta parte della persona nostra1 ,coperte gi de' raggi del pianeta1 cio del sole1 il quale l'uno de' sette pianeti4 ,e perci dice del sole1 percioch esso solo di sua natura luminoso1 e ogni altro corpo che luce1 o pianeto o stella o qualunque altro1 ha da questo la luce1 s come da fonte di quella1 s come per esperienza si vede negli eclissi lunari2 e questa luce ha solo1 non per la sua potenza1 ma per singular dono del suo ,creatore1 e hanne in tanta abbondanza1 che ad ogni parte dintorno a s manda infinita moltitudine di raggi1 per li quali1 ovunque pervenir possano1 si diffonde copiosamente la luce sua2 e questi raggi1 sagliendo il sole dallo inferiore emisperio al superiore1 le prime parti che toccano del corpo della terra1 alla quale1 sagliendo il sole1 pervengono1 sono le sommit de' monti4 ,per la qual cosa appare qui che il giorno cominciava ad apparire1 quando l'autore cominci ad avvedersi dove era1 ed a volere di quel luogo uscire2 e di potere ci fare gli venne speranza1 rammemorandosi che la luce di questo pianeto mena diritto altrui per ogni calle1 cio per ogni via1 in quanto1 essendo il sole sopra la terra1 vede l'uomo dov'e' si va1 e ancora con miglior giudicio si dirizza l dove andar vuole1 mediante la luce di costui4 ,e1 per questa speranza presa1 dice3 ,allor fu la paura un poco queta1 cio meno infesta1 ,che nel lago del cuor4 nel cuore una parte concava1 sempre abbondante di sangue1 nel quale1 secondo l'oppinione di alcuni1 abitano li spiriti vitali1 e di quella1 s come di fonte perpetuo1 si ministra alle vene quel sangue e il calore1 il quale per tutto il corpo si spande2 ed quella parte ricettacolo di ogni nostra passione3 e perci dice che in quella gli era perseverata la passione della paura avuta4 ,e perci dice3 m'era durata1 ,la notte ch'i' passai con tanta pita1 cio con tanta afflizione1 s per la diritta via la quale smarrita avea1 e s per lo non vedere1 per le tenebre della notte1 donde n come egli si potesse alla diritta via ritornare4 ,e qual quei1 che con lena1 cio virt1 affannata1 affaticata4 ,uscito fuor del pelago alla riva3 come colui il quale rompe in mare1 che1 dopo molto notare1 faticato e vinto perviene alla riva1 e ,volgesi all'acqua perigliosa1 della quale uscito1 e guata2 e in quel guatare1 cognosce molto meglio il pericolo del quale scampato1 che esso non cognosceva1 mentre che in esso era1 percioch allora1 spronandolo la paura del perire1 a null'altra cosa aveva l'animo che solo allo scampare2 ma1 scampato1 con pi riposato giudicio vede quante cose poteano la sua salute impedire e1 quasi in esso fosse1 molto pi teme1 che non facea quando v'era3 e per sguita adattando s alla comparazione3 ,cos l'animo mio1 ch'ancor fuggiva1 cio che ancora scampato esser non gli parea1 ma come se nel pericolo fosse ancora1 di fuggire si sforzava2 e1 cos parendogli1 ,si volse indietro1 come fa colui che notando pervenuto alla riva1 a rimirar lo passo1 pericoloso della oscura selva1 ,che non lasci giammai uscire di s persona viva4 ,questa parola non si vuole strettamente intendere esser viva1 percioch qui usa l'autore una figura che si chiama iperbole1 per la quale non solamente alcuna volta si dice il vero1 ma si trapassa oltre al vero3 come fa ,vergilio1 che1 per manifestare la leggerezza della ,cammilla1 dice ch'ella sarebbe corsa sopra l'onde del mare turbato1 e non s'arebbe immollate le piante de' piedi4 ,e perci si vuole intender qui sanamente l'autore1 cio che di quello pericoloso passo pochi ne sieno usciti vivi2 percioch1 se alcuno non avesse vivo lasciato giammai1 l'autore1 che dice s esserne uscito1 come sarebbe vivo8 ,e poi ch'ebbi posato il corpo lasso1 per la fatica sostenuta1 ,ripresi via per la piaggia diserta2 e cos mostra avere abbandonata la valle per dover salire al monte1 cio in s fatta maniera andando1 ,s che 'l pi fermo sempre era il pi basso4 ,mostra l'usato costume di coloro che salgono1 che sempre si ferman pi in su quel pi che pi basso rimane4 ,ed ecco1 quasi al cominciar dell'erta4 ,in questa terza parte dimostra l'autore qual cosa fosse quella che lo 'mpedisse a dovere di quel luogo uscire1 e dice ci essere stato tre bestie1 per la fierezza delle quali1 non che salir pi avanti1 ma egli fu per tornare indietro nel pericolo del quale era incominciato ad uscire4 ,dice adunque3 ,ed ecco quasi al cominciar dell'erta1 cio della costa1 su per la quale salir dovea per partirsi della pericolosa valle1 ,una lonza leggera e presta molto1 ,che di pel maculato era coperta4 ,poi1 discritta la forma della bestia1 dice3 ,e non mi si parta dinanzi al volto4 ,appresso dice che questo stargli sempre davanti1 che essa impediva tanto il mio cammino1 per lo quale al monte salir volea1 ,ch'i' fui per ritornar1 nella valle1 pi volte vlto4 ,temp'era dal principio4 ,discrive qui l'autore l'ora che era del d1 quando egli era da questa bestia impedito1 e la qualit della stagione dell'anno2 e quanto a l'ora del d1 dice ch'era principio del mattino3 il che assai appare per li raggi del sole1 li quali ancora non si vedeano se non nella sommit del monte4 ,e 'l sol montava 'n su1 cio sopra l'orizzonte orientale di quella regione1 vegnendo dallo emisperio inferiore al superiore2 con quelle stelle1 in compagnia1 ,ch'eran con lui1 quando l',amor divino1 cio lo ,spirito santo1 ,mosse da prima1 cio nel principio del mondo1 quelle cose belle1 cio il cielo e le stelle4 ,dimostra qui l'autore per una bella e leggiadra discrizione la qualit della stagione dell'anno4 ,ad evidenzia della quale da sapere che gli antichi filosofi caldei1 e appresso loro gli egizi1 furono li primi che per considerazione conobbero il movimento dell'ottava sfera e de' pianeti1 e similmente quello che per gli movimenti de' corpi superiori negl'inferiori ne seguiva2 e per lunghe esperienzie avvedendosi che1 essendo il sole in diverse parti del cielo1 evidentemente quaggi si permutavano le qualit dell'anno1 e queste qualit essere quattro1 cio quelle che noi primavera1 state1 autunno e verno chiamiamo2 intesa gi qual fosse nel cielo la via del sole1 quella1 secondo il numero di queste1 divisero in quattro parti eguali4 ,e poi1 perch sentirono ciascuna di queste parti avere i principi differenti dalle fini1 e 'l mezzo sentire della natura del principio e della fine2 ciascuna di queste quattro parti divisero in tre parti equali2 e cos fu da loro la via del sole divisa in dodici parti equali1 e quelle chiamaron segni4 ,e1 accioch l'uno si cognoscesse dall'altro1 immaginando figurarono in ciascuna parte alcun animale ornato di certa quantit di stelle1 ingegnandosi di figurare1 in quelle1 animali1 la natura del quale fosse conforme agli effetti di quella parte1 nella quale con la immaginazione il figuravano4 ,e1 percioch la prima qualit dell'anno estimarono essere la primavera1 quella vollero fosse il principio dell'anno2 e cos quella parte del cielo1 nella quale essendo il sole questa primavera veniva1 vollero che fosse la prima parte della via del sole1 e quivi figurarono un segno1 il quale noi chiamiamo ,ariete2 nel principio del quale affermano alcuni ,nostro ,signore aver creato e posto il corpo del sole4 ,e perci1 volendo l'autore dimostrare per questa discrizione il principio della primavera1 dice che il sole saliva su dallo emisperio inferiore al superiore1 con quelle stelle le quali eran con lui1 quando il divino ,amore lui e l'altre cose belle cre1 e diede loro il movimento1 il qual sempre poi continuato hanno2 volendo per questo darne ad intendere che1 quando da prima pose la mano alla presente opera1 circa al principio della primavera2 e cos fu1 s come appresso apparir4 ,egli nella presente fantasia entr a d #be di marzo4 ,s ch'a bene sperar4 ,questa lettera si vuole cos ordinare3 ,l'ora del tempo e la dolce stagione m'era cagione a sperar bene di quella fiera alla gaetta pelle2 o vero1 se la lettera dice di quella fiera la gaetta pelle1 si vuole ordinare cos3 m'era cagione a sperar bene la gaetta pelle di quella fiera4 ,ciascuna di queste due lettere si pu sostenere1 percioch sentenzia quasi non se ne muta4 ,reassumendo adunque la lettera come giace nel testo1 dice3 ,s che a bene sperar m'era cagione ,di quella fiera1 cio di quella lonza1 alla gaetta pelle1 cio leggiadretta1 percioch pulita molto la pelle della lonza2 o vero1 secondo l'altra lettera1 m'era cagione di bene sperar di dovere ottenere la pelle di quella fiera 7la quale esso intendea di prendere1 se potuto avesse1 con una corda la quale cinta avea1 secondo che esso medesimo dice in questo medesimo libro1 nel canto sedicesimo1 dove scrive3 ,io aveva una corda intorno cinta1 ,e con essa pensai1 alcuna volta1 ,prender la lonza alla pelle dipinta7 ,l'ora del tempo1 cio il principio del d1 e la dolce stagione1 cio la primavera4 ,ma puossi qui domandare3 che speranza poteva qui porgere di vittoria sopra la lonza l'ora del mattino e la stagion della primavera8 ,conciosiacosach in questi due tempi soglia pi di ferocit essere negli animali1 percioch l'ora del mattino gli suole generalmente tutti rendere affamati1 e per conseguente feroci1 e la stagione del tempo gli soglia render innamorati pi che alcun altra stagion del tempo2 e gli animali sogliono per queste due cose1 per lo cibo e per venere1 esser ferocissimi1 e massimamente la lonza1 la quale di sua natura lussuriosissimo animale3 e cos pare che di quello1 di che si conforta1 si dovesse pi tosto sconfortare4 ,puossi nondimeno cos rispondere3 che1 conceduto quello1 che detto 1 essere negli animali bruti1 credibile negli uomini similemente in questo tempo crescere il vigore1 in quanto essi1 che razionali sono1 veggendo partire le tenebre della notte1 le quali sogliono essere e sono piene di paura1 nel tempo lucido veggono come possano l'arti del loro ingegno usare a vincere1 e in che guisa possano i pericoli e l'esser vinti fuggire4 ,e il tempo della primavera1 secondo i fisici1 conforme alla compression sanguinea1 e per in quella il sangue pi chiaro1 pi caldo e pi ardire amministra al cuore e forze al corpo2 e quinci per avventura si puote nell'autore accendere ottima speranza di vittoria4 ,ma non s1 gli diede speranza l'ora del tempo ecc41 ,che paura non mi desse ,la vista1 cio la veduta1 che m'apparve1 appresso la lonza1 d'un leone4 ,questi parea che contr'a me venesse 7e cos appare questo leone essere il secondo ostaculo1 il quale il suo cammino di salire al monte imped7 ,colla test'alta1 nel qual atto si mostrava audace1 e con rabbiosa fame 7questo il faceva meritamente da temere1 come di sopra detto71 ,s che parea che l'aer ne temesse1 in quanto l'aere1 impulso dall'impeto del venire del leone1 indietro si traeva1 il quale atto di chi fugge4 ,con questo mostrava1 impropriamente parlando1 di aver paura di lui4 ,ed una lupa 7questo il terzo ostaculo1 il quale il suo salire impediva7 che di tutte brame ,pareva carca nella sua magrezza4 ,brama propriamente il bestiale appetito di manicare1 peroch oltremodo pieno di voler si mostra2 lo quale essere in questa lupa testimonia la magrezza sua1 della quale noi prosumiamo quello animale1 in cui la veggiamo1 esser male stato pasciuto1 e per conseguente magro e indi bramoso4 ,che molte genti fe' gi viver grame1 cio dolorose4 ,questa lupa mi porse tanto di gravezza1 cio di noia1 ,colla paura ch'usca di sua vista1 cio era s orribile nello aspetto1 che ella porgea paura altrui1 ,ch'io perdei la speranza dell'altezza1 cio di poter pervenire alla sommit del monte1 sopra le cui spalle avea veduti i raggi del sole4 ,e quale que' che volentieri acquista4 ,per questa comparazione ne dimostra l'autore qual divenisse per lo impedimento prtogli da questa bestia1 dicendo3 ,e quale que'1 o mercatante o altro1 che volentieri acquista1 cio guadagna1 ,e giugne 'l tempo che perder lo face1 qual che sia la cagione1 ,che 'n tutti i suoi pensier1 ne' quali si solea guadagnando rallegrare1 perdendo piange e s'attrista2 ,tal mi fece la bestia senza pace1 cio questa lupa1 la qual dice esser animale senza pace1 percioch la notte e 'l d sempre sta attenta e sollecita a poter predare e divorare3 ,che venendomi incontro1 come soglion fare le bestie che vogliono altrui assalire1 a poco a poco1 tirandom'io indietro1 ,mi ripignea l ove il sol tace1 cio nella oscura selva1 della quale io era uscito4 ,ed questo1 cio dove 'l sol tace1 improprio parlare1 e non l'usa l'autore pur qui1 ma ancora in altre parti in questa opera1 s come nel canto quinto quando dice3 ,i' venni in luogo d'ogni luce muto4 ,assai manifesta cosa che il sole non parla1 n similemente alcuno luogo1 de' quai dice qui che l'un tace1 cio il sole1 e il luogo muto di luce2 e sono questi due accidenti1 il tacere e l'esser muto1 propriamente dell'uomo 7quantunque il ,vangelo dica che uno avea un dimonio addosso1 e quello era muto73 ma questo modo di parlare si scusa per una figura1 la qual si chiama acirologia4 ,vuole adunque dir qui l'autore1 che la paura1 ch'egli avea di questo animale1 il ripignea l dove il sol non luce1 cio in quella oscurit1 la quale egli disiderava di fuggire4 ,mentre ch'io rovinava in basso loco4 ,qui dissi si cominciava la seconda parte di questo canto1 nella quale l'autor dimostra il soccorso venutogli ad aiutarlo uscire di quella valle4 ,e fa in questa parte sei cose3 egli primieramente chiede misericordia a ,virgilio quivi apparitogli1 quantunque nol conoscesse2 appresso1 senza nominarsi1 per pi segni dimostra ,virgilio chi egli 2 poi l'autore1 estollendo con pi titoli ,virgilio1 s'ingegna di accattare la benivolenza sua1 e mostragli di quello che egli teme2 oltre a ci1 ,virgilio gli dichiara la natura di quella lupa1 e il disfacimento di lei1 consigliandolo della via1 la quale dee tenere2 appresso1 l'autore priega ,virgilio che gli mostri quello che detto gli ha2 ultimamente1 movendosi ,virgilio1 l'autore il segue4 ,e segue la seconda quivi3 ,ed egli a me2 la terza quivi3 ,or se' tu quel ,virgilio2 la quarta quivi3 ,a te conviene2 la quinta quivi3 ,ed io a lui3--,poeta2 la sesta quivi3 ,allor si mosse4 ,dice adunque nella prima3 ,mentre ch'io rovinava1 cio tornava1 in basso loco1 cio nella valle della quale era cominciato a partire1 ,dinanzi agli occhi mi si fu offerto ,chi per lungo silenzio parea fioco4 ,il che avviene1 o perch da alcuna secchezza intrinsica s rasciutta la via del polmone1 dal quale la prolazione si muove1 che le parole non ne possono uscire sonore e chiare1 come fanno quando in quella via alquanta d'umidit rivocata2 o talvolta che il lungo silenzio1 per alcun difetto intrinsico dell'uomo1 provoca tanta umidit viscosa in questa via1 che similemente rende l'uomo meno espeditamente parlante1 infino a tanto che o rasciutta o sputata non 4 ,ma non credo l'autore questo intenda qui1 ma pi tosto1 per difetto delli nostri ingegni1 i libri di ,virgilio essere intralasciati gi e tanto tempo1 che la chiara fama di loro quasi perduta o divenuta pi oscura che esser non solea4 ,quando vidi costui1 cio ,virgilio apparitogli dinanzi1 pel gran diserto1 cio per quella tenebrosa valle1 meritamente chiamata dall'autore diserto1 sendo s aspra1 come di sopra ha detto1 e priva di luce2 -,miserere di me--gridai a lui4 ,s come molte volte gl'impauriti e sbigottiti usano1 per essere del loro avvenuto caso soccorsi1 gridare2 tale l'autore1 nella paura presa della orribile bestia1 fece alla veduta di ,virgilio1 umilmente verso di lui gridando3--,abbi misericordia di me1--quasi dicendo3--,aiutami1--come pi innanzi si dichiarer4 --,qual che tu sii1 od ombra od uomo certo4--,non conosceva quivi l'autore1 per lo impedimento della paura1 se costui1 che apparito gli era1 era pi tosto spirito che uomo o uomo che spirito2 e in questo parlare in forse il chiama ombra1 il qual vocabolo usitatissimo de' poeti2 e questo muove da ci1 che altrimenti prendere non si possono1 che l'uomo possa pigliare l'ombra che alcun corpo faccia4 ,e1 percioch questa materia1 cio che cosa sia l'ombra ovvero anima1 e come l'ombra prenda quel corpo1 il quale agli occhi nostri appare che ella abbia1 quando talvolta n'appaiono1 si tratter1 s come in luogo ci richiedente1 nel venticinquesimo canto del ,purgatorio1 non curo qui di farne pi luogo sermone4 ,risposemi3--,non uom4 ,in questa seconda particella si dimostra chi costui fosse che apparito gli era2 e questo si dimostra per sei cose spettanti al domandato4 ,dice adunque non uomo1 a dimostrare che l'uomo composto d'anima e di corpo1 e per1 separato l'uno dall'altro1 non rimane uomo1 n il corpo per se medesimo1 n l'anima per s2 e in quanto dice uomo gi fui1 mostra s essere spirito gi stato congiunto con corpo4 ,e li parenti miei4 colui che si manifesta qui1 ,virgilio2 e prima si manifesta dalla regione nella quale nacque1 in quanto dice1 furon lombardi4 ,dove da sapere che ,virgilio fu figliuolo di ,virgilio lutifigolo1 cio d'uomo il quale faceva quell'arte1 cio di comporre diversi vasi di terra2 e la madre di lui1 secondo che dice ,servio ,sopra l',eneida1 quasi nel principio1 ebbe nome ,maia4 ,dice adunque che costoro furono lombardi1 cos dinominati da ,lombardia1 provincia situata tra 'l monte ,appennino e gli ,alpi e 'l mare ,adriano2 e avanti che ,lombardia si chiamasse1 fu chiamata ,gallia1 da' galli che quella occuparono e cacciaronne i toscani2 e prima che ,gallia si chiamasse1 quella parte dove ,mantova1 fu chiamata ,venezia1 da quegli neti che seguirono ,antenore troiano dopo il disfacimento di ,troia4 ,la cagione perch ,lombardia si chiama1 che1 partitisi certi popoli dell'isola di ,scandinavia1 la quale tra ponente e tramontana in ,oceano1 chiamati dalle barbe grandi e da' capegli1 li quali s'intorcevano davanti al viso1 longobardi1 e sotto diversi signori1 e dopo lunghissimo tempo in varie regioni venendo1 dimorati1 si fermarono in ,ungheria1 e in quella stettero nel torno di quarantasei anni2 poi1 a' tempi di ,giustiniano imperadore1 essendo patricio in ,italia per lui un suo eunuco1 chiamato ,narsete1 e non essendo bene nella grazia di ,sofia1 moglie di ,giustiniano1 ed essendo da lei minacciato che richiamare il farebbe e metterebbelo a filare colle femmine sue1 sdegnato rispose che1 s'ella sapesse filare1 al bisogno le sarebbe venuto1 percioch egli ordirebbe tal tela1 ch'ella non la fornirebbe di tessere in vita sua2 e carichi molti somieri di diversi frutti1 con una solenne ambasciata gli mand in ,ungheria ad ,albuino1 il quale allora era re de' longobardi1 mandandolo pregando che egli co' suoi popoli venissero ad abitare quel paese1 ove quegli frutti nascevano4 ,albuino1 che gi in ,gallia era stato1 ed era amico di ,narsete1 lasciata ,ungheria a certi popoli vicini1 li quali si chiamavano vari1 in ,gallia con tutti i suoi maschi e femmine1 piccoli e grandi1 ne venne1 e con la loro forza1 e col consiglio e aiuto di ,narsete1 tutto il paese occuparono2 e1 toltogli il nome antico1 da s lo dinominarono ,lombardia1 il qual nome infino a' nostri d persevera4 ,mantovani1 per patria1 amendui4 ,mantova fu gi notabil citt2 ma1 percioch d'essa si tratter nel ventesimo canto di questo pienamente1 qui non curo di pi scriverne4 ,nacqui sub ,iulio1 ancor che fosse tardi4 ,qui dimostra ,virgilio chi egli fosse dal tempo della sua nativit4 ,e' pare che l'autore voglia lui esser nato vicino al fine della dettatura di ,giulio ,cesare1 la qual cosa non veggo come esser potesse2 percioch se al fine della dettatura di ,giulio nato fosse1 ed essendo cinquantadue anni vissuto come fece1 sarebbe ,cristo nato avanti la sua morte3 dove ,eusebio1 in libro ,de temporibus1 scrive lui essere morto l'anno dello 'mperio d',ottaviano ,cesare444#a1 che fu avanti la nativit di ,cristo da quattordici o quindici anni2 e il predetto ,eusebio scrive1 nel detto libro1 della sua nativit cos3 ,virgilius ,maro in vico ,andes1 haud longe a ,mantua natus1 ,crasso et ,pompeio consulibus2 il quale anno fu avanti che ,giulio ,cesare occupasse la dettatura 7la qual tenne quattro anni e parte del quinto7 bene venti anni4 ,e vissi a ,roma4 ,certa cosa che ,vergilio1 avendo lo ingegno disposto e acuto agli studi1 primieramente studi a ,cremona1 e di quindi n'and a ,milano1 l dov'egli studi in medicina2 e1 avendo lo 'ngegno pronto alla poesia1 e vedendo i poeti esser nel cospetto d',ottaviano accetti1 se n'and a ,napoli1 e quivi si crede sotto ,cornuto poeta udisse alquanto tempo4 ,e quivi similmente dimorando1 s come egli medesimo testimonia nel fine del libro1 avendo prima composto la ,buccolica1 e racquistato per opera d',ottaviano i campi paterni1 li quali a ,mantova erano stati conceduti ad un centurione chiamato ,arrio1 compose la ,georgica4 ,poi1 s come ,macrobio in libro ,saturnaliorum scrive1 mostra mentre che scrisse l',eneida si stesse in villa3 il dove non dice1 ma1 per quello che delle sue ossa fece ,ottaviano1 si presume che questa villa fosse propinqua a ,napoli1 e prossimana al promontorio di ,posillipo1 tra ,napoli e ,pozzuolo4 ,e port tanto amore a quella citt che1 essendo solennissimo astrolago1 vi fece certe cose notabili con l'aiuto della strologia2 percioch1 essendo ,napoli fieramente infestato da continua moltitudine di mosche1 di zenzare e di tafani1 egli vi fece una mosca di rame1 sotto s fatta costellazione che1 postala sopra il muro della citt1 verso quella parte onde le mosche e' tafani da un padule indi vicino1 vi venivano1 mai1 mentre star fu lasciata1 in ,napoli non entr n mosca n tafano4 ,fecevi similmente un cavallo di bronzo1 il quale avea a far sano ogni ,footnote #a3 ,in bianco nei codd4 ,ed44 cavallo che avesse i dolori1 o altra naturale infermit1 avendo tre volte menatolo d'intorno a questo4 ,fece1 oltre a questo1 due teste di marmo intagliate1 delle quali l'una piagnea e l'altra ridea1 e posele ad una porta1 la quale si chiamava porta ,nolana1 l'una dall'un lato della porta1 e l'altra dall'altro2 ed avevan questa propriet1 che chi veniva per alcuna sua vicenda a ,napoli1 e disavvedutamente entrava per quella porta1 se egli passava dalla parte della porta dove era posta quella che piagnea1 mai non potea recare a fine quello per che egli venuto v'era1 e se pure il recava1 penava molto1 e con gran noia e fatica il faceva2 se passava dall'altra parte1 dove era quella che rideva1 di presente spacciava la bisogna sua4 ,e per credo che egli vivesse poco a ,roma1 ma che egli talvolta vi usasse1 questo credibile4 ,sotto il buono ,augusto1 cio ,ottaviano ,cesare1 il quale1 essendo per nazione della gente ,ottavia1 anticamente cittadina di ,velletri1 d',ottavio padre e di ,giulia1 sirocchia di ,giulio ,cesare1 nacque2 il quale poi ,giulio ,cesare s'adott in figliuolo e per testamento gli lasci questo nome di ,cesare4 ,poi1 avendo egli perseguitati e disfatti tutti coloro li quali avevano congiurato contro a ,giulio ,cesare1 e finite nella morte d',antonio e di ,cleopatra le guerre cittadine1 e molte nazioni aggiunte allo 'mperio di ,roma2 ed essendo a ,roma venuti ambasciadori indiani e di ,scizia1 genti ancora appena da' romani conosciute1 a domandare l'amicizia e la compagnia sua e de' romani2 e1 oltre a ci1 avendo i parti renduti i regni romani tolti a ,crasso e ad ,antonio2 parendo a' romani questo essere maravigliosa cosa1 il vollero1 secondo che alcuni dicono1 adorare per iddio3 la qual cosa egli rifiut del tutto4 ,e nondimeno1 avendogli tutto il governo della republica commesso1 e tenendo ragionamento di doverlo cognominare ,romolo1 per consiglio di ,numacio ,planco senatore fu cognominato ,augusto1 cio accrescitore4 ,ma1 percioch in molte parti di questo libro si fa di lui menzione1 per questa credo assai sia detto4 ,chiamalo il buon ,augusto l'autore1 percioch1 quantunque crudel giovane fosse1 nella et matura divent umano e benigno prencipe e buono per la republica4 ,nel tempo degl'iddii falsi e bugiardi4 ,sono falsi1 non veri iddii1 quia dii gentium daemonia3 bugiardi gli chiama1 percioch il demonio1 s come e' medesimo in altra parte dice1 padre di menzogna4 ,lez4 ,,iii ,poeta fui4 ,apresi ancora qui ,virgilio per questo nome di poeta pi all'autore2 intorno al qual nome1 chiamato da molti e conosciuto da pochi1 estimo sia alquanto da estendersi4 dunque da vedere donde avesse la poesia e questo nome origine1 qual sia l'uficio del poeta1 e che onore sia retribuito al buon poeta4 ,estimaron molti1 forse pi da invidia che da altro sentimento ammaestrati1 questo nome poeta venire da un verbo detto poio pois1 il quale1 secondo che li grammatici vogliono1 vuol tanto dire1 quanto fingo fingis3 il qual fingo ha pi significazioni2 percioch egli sta per comporre1 per ornare1 per mentire e per altri significati4 ,quegli adunque che dall'avvilire altrui credon s esaltare1 dissono e dicono che dal detto verbo poio viene questo nome poeta2 e percioch quello suona poio che fingo1 lasciati stare gli altri significati di fingo1 e preso quel solo nel quale egli significa mentire1 conchiudendo1 vogliono che poeta e mentitore sieno una medesima cosa2 e per questo sprezzano e avviliscono e annullano in quanto possono i poeti1 ingegnandosi1 oltre a questo1 di scacciargli e di sterminargli del mondo1 nel cospetto del non intendente vulgo gridando3 i poeti per autorit di ,platone dover esser cacciati delle citt4 ,e1 oltre a ci1 prendendo d'una pistola di ,geronimo a ,damaso papa ,de filio prodigo questa parola3 ,carmina potarum sunt cibus daemoniorum2 quasi armati dell'arme d',achille1 con ardita fronte contra i poeti tumultuosamente insultano2 aggiugnendo a' loro argomenti le parole della ,filosofia a ,boezio1 dove dice3--,quis--inquit--has scenicas meretriculas ad hunc aegrum permisit accedere1 quae dolores eius non modo nullis remediis foverent1 verum dulcibus insuper alerent venenis8--,e1 se pi alcuna cosa truovano1 similmente1 come contro a nemici della repubblica1 contro ad essi l'oppongono4 ,ma1 percioch a questi cotali a tempo sar risposto1 vengo alla prima parte1 cio donde avesse origine il nome del poeta4 ,ad evidenza della qual cosa da sapere1 secondo che il mio padre e maestro messer ,francesco ,petrarca scrive a ,gherardo suo fratello1 monaco di ,certosa1 gli antichi greci1 poich per l'ordinato movimento del cielo e mutamento appo noi de' tempi dell'anno1 e per altri assai evidenti argomenti1 ebbero compreso uno dover essere colui il quale con perpetua ragione d ordine a queste cose1 e quello essere ,iddio1 e tra loro gli ebbero edificati templi1 e ordinati sacerdoti e sacrifici2 estimando di necessit essere il dovere nelle oblazioni di questi sacrifici dire alcune parole1 nelle quali le laudi degne a ,dio1 e ancora i lor prieghi a ,dio si contenessero2 e conoscendo non esser degna cosa a tanta deit dir parole simili a quelle che noi1 l'uno amico con l'altro1 familiarmente diciamo o il signore al servo suo3 costituirono che i sacerdoti1 li quali eletti e sommi uomini erano1 queste parole trovassero4 ,le quali questi sacerdoti trovarono2 e1 per farle ancora pi strane dall'usitato parlare degli uomini1 artificiosamente le composero in versi4 ,e perch in quelle si contenevano gli alti misteri della divinit1 accioch per troppa notizia non venissero in poco pregio appo il popolo1 nascosero quegli sotto fabuloso velame4 ,il qual modo di parlare appo gli antichi greci fu appellato poetes2 il qual vocabolo suona in latino1 esquisito parlare2 e da poetes venne il nome del poeta1 il qual nulla altra cosa suona che esquisito parlatore4 ,e quegli1 che prima trovarono appo i greci questo1 furono ,museo1 ,lino e ,orfeo4 ,e1 perch ne' lor versi parlavano delle cose divine1 furono appellati non solamente poeti1 ma teologi2 e per le opere di costoro dice ,aristotile che i primi che teologizzarono furono i poeti4 ,e1 se bene si riguarder alli loro stili1 essi non sono dal modo del parlare differenti da' profeti1 ne' quali leggiamo1 sotto velamento di parole nella prima apparenza fabulose1 l'opere ammirabili della divina potenza4 vero che coloro1 spirati dallo ,spirito santo1 quel dissero che si legge1 il quale credo tutto esser vero1 s come da verace dettatore stato dettato2 quello1 che i poeti finsero1 fecero per forza d'ingegno1 e in assai cose non il vero1 ma quello che essi secondo i loro errori estimavan vero1 sotto il velame delle favole ascosero4 ,ma i poeti cristiani1 de' quali sono stati assai1 non ascosero sotto il loro fabuloso parlare alcuna cosa non vera1 e massimamente dove fingessero cose spettanti alla divinit e alla fede cristiana3 la qual cosa assai bene si pu cognoscere per la ,buccolica del mio eccellente maestro messer ,francesco ,petrarca1 la quale chi prender e aprir1 non con invidia1 ma con caritevole discrezione1 trover sotto alle dure cortecce salutevoli e dolcissimi ammaestramenti2 e similmente nella presente opera1 s come io spero che nel processo apparir4 ,e cos si cognoscer i poeti non essere mentitori1 come gl'invidiosi e ignoranti li fanno4 ,appresso l'uficio del poeta 1 s come per le cose sopradette assai chiaro si pu comprendere1 questo nascondere la verit sotto favoloso e ornato parlare3 il che avere sempre fatto i valorosi poeti si trover da chi con diligenza ne cercher4 ,ma ci che io ora ho detto1 da intendere sanamente4 ,io dico la verit1 secondo l'oppenione di quegli tali poeti2 percioch il poeta gentile1 al quale niuna notizia fu della cattolica fede1 non pot la verit di quella nascondere nelle sue fizioni1 nascosevi quelle che la sua erronea religione estimava esser vere2 percioch1 se altro che quello1 che vero avesse istimato1 avesse nascoso1 non sarebbe stato buon poeta4 ,e1 percioch i poeti furono estimati non solamente teologi1 ma eziandio esaltatori dell'opere de' valorosi uomini1 per li quali li stati de' regni1 delle province e delle citt si servano2 e1 oltre a ci1 quegli ne' lor versi di fare eterni si sforzarono2 e similemente furono grandissimi commendatori delle virt e vituperatori de' vizi3 estimarono lor dovere estollere con quel singulare onore che i principi triunfanti per alcuna vittoria erano onorati2 cio che dopo la vittoria d'alcuna loro laudevole impresa1 in comporre alcun singular libro1 essi fossero coronati di alloro1 a dimostrare che1 come l'alloro serva sempre la sua verdezza1 cos sempre era da conservare la lor fama4 ,le fatiche de' quali1 se molto laudevoli non fossero1 non credibile che il senato di ,roma1 al qual solo apparteneva il concedere1 a cui degno ne reputava1 la laurea1 avesse quella ad un poeta conceduta1 ch'egli concedette ad ,affricano1 a ,pompeo1 a ,ottaviano e agli altri vittoriosi prencipi e solenni uomini3 la qual cosa per avventura non considerano coloro che meno avvedutamente gli biasimano4 ,e se per avventura volesson dire3--,noi gli biasimiamo perch furon gentili1 le scritture de' quali sono da schifare s come erronee2--direi che da tollerar fosse1 se ,platone1 ,aristotile1 ,ipocrate1 ,galieno1 ,euclide1 ,tolomeo e altri simili assai1 cos gentili come i poeti furono1 fossero similemente schifati2 il che non avvenendo1 non si pu forse altro dire se non che singular malivolenzia il faccia fare4 ,ma da rispondere alle obbiezioni di questi valenti uomini fatte contro a' poeti4 ,dicono adunque1 aiutati dall'autorit di ,platone1 che i poeti sono da esser cacciati delle citt1 quasi corrompitori de' buoni costumi4 ,la qual cosa negare non si pu che ,plato nel libro della sua ,republica non lo scriva2 ma le sue parole non bene intese da questi cotali fanno loro queste cose senza sentimento dire4 ,fu ne' tempi di ,platone1 e avanti1 e poi persever lungamente1 ed eziandio in ,roma1 una spezie di poeti comici1 li quali1 per acquistare ricchezze e il favore del popolo1 componevan lor commedie1 nelle quali fingevano certi adultri e altre disoneste cose1 state perpetrate dagli uomini1 li quali la stoltizia di quella et aveva mescolati nel numero degl'iddii2 e queste cotal commedie poi recitavano nella scena1 cio in una piccola casetta1 la quale era constituita nel mezzo del teatro1 stando dintorno alla detta scena tutto il popolo1 e gli uomini e le femmine1 della citt ad udire4 ,e non gli traeva tanto il diletto e il disiderio di udire1 quanto di vedere i giuochi che dalla recitazione del commedo procedevano2 i quali erano in questa forma3 che una spezie di buffoni1 chiamati mimi1 l'uficio de' quali sapere contraffare gli atti degli uomini1 uscivano di quella scena1 informati dal commedo in quegli abiti ch'erano convenienti a quelle persone1 gli atti delle quali dovevano contraffare1 e questi cotali atti1 onesti o disonesti che fossero1 secondo che il commedo diceva1 facevano4 ,e1 percioch spesso vi si facevano intorno agli adultri1 che i commedi recitavano1 di disoneste cose1 si movevano gli appetiti degli uomini e delle femmine1 riguardanti1 a simili cose disiderare e adoperare2 di che i buon costumi e le menti sane si corrompevano1 e ad ogni disonest discorrevano4 ,perci1 accioch questo cessasse1 ,platone1 considerando1 se la republica non fosse onesta1 non poter consistere1 scrisse1 e meritamente1 questi cotali dovere essere cacciati delle citt4 ,non adunque disse d'ogni poeta4 ,chi fia di s folle sentimento1 che creda che ,platone volesse che ,omero fosse cacciato della citt1 il quale dalle leggi chiamato padre d'ogni virt8 chi ,solone1 che nello estremo de' suoi d1 ogni altro studio lasciato1 ferventissimamente studiava in poesia8 ,le leggi del qual ,solone1 non solamente lo scapestrato vivere degli ateniesi regolarono1 ma ancora composero i costumi de' romani1 gi cominciati a divenire grandi4 ,chi creder ch'egli avesse cacciato ,virgilio1 chi ,orazio o ,giovenale1 acerrimi riprenditori de' vizi8 chi creder ch'egli avesse cacciato il venerabile mio maestro messer ,francesco ,petrarca1 la cui vita e i cui costumi sono manifestissimo esemplo d'onest8 chi il nostro autore1 la cui dottrina si pu dire evangelica8 ,e se egli questi cos fatti poeti cacciasse1 cui ricever egli poi per cittadino8 ,sardanapalo1 ,tolomeo ,evergete1 ,lucio ,catellina1 ,neron cesare8 ,ma in verit questa obbiezione potevano essi o potrebbono agevolmente tacere4 ,non egli s gran calca fatta da' poeti onesti d'abitare nelle citt3 ,omero abit il pi per li luoghi solitari d',arcadia2 ,virgilio1 come detto 1 in villa2 messer ,francesco ,petrarca a ,valchiusa1 luogo separato d'ogni usanza d'uomini2 e1 se investigando si verr1 questo medesimo si trover di molti altri4 ,dicono oltre a questo1 le parole scritte da san ,girolamo3 ,daemonum cibus sunt carmina potarum4 ,le quali parole senza alcun dubbio son vere4 ,ma chi avesse in questa medesima pstola letto1 avrebbe potuto vedere di quali versi san ,girolamo avesse inteso2 e massimamente nella figura1 la qual pone1 d'una femmina non giudea1 ma prigione de' giudei1 la qual dice che1 avendo raso il capo1 e posti gi i vestimenti suoi1 e toltesi l'unghie e i peli1 potersi ad uno ismaelita per via di matrimonio congiugnere3 forse con minor fervore1 avendo la figura intesa1 avrebbero quelle parole contro a' poeti allegate4 ,e1 accioch questo pi apertamente s'intenda1 non vuole altro la figura posta da san ,girolamo1 se non1 per quegli atti che la scrittura di ,dio dice dover fare1 se non1 una purgazione del paganesimo o d'altra setta fatta1 potere qualunque femmina nel matrimonio venir de' giudei3 e cos1 purgate certe inconvenienze del numero de' poeti1 restare i versi de' poeti non come cibo di dimonio1 ma come angelico potersi da' fedeli cristiani usare4 ,e questa purgazione per la grazia di ,dio si pu dir fatta1 poi che ,costantino imperadore1 battezzato da san ,silvestro1 diede luogo al lume della verit2 percioch per la santit e sollecitudine dei papi e degli altri ecclesiastici pastori1 scacciando i sopradetti comici e ogni disonesto libro ardendo1 par questa poesia antica purgata1 e potersi1 ne' libri autorevoli e laudevoli rimasi1 congiugnere con ogni cristiano4 ,non dico perci 7che quello1 a che san ,girolamo nella predetta pistola attende molto7 che il prete o il monaco1 o qual altro religioso voglian dire1 al divino oficio obbligato1 debba il breviario posporre a ,virgilio2 ma1 avendo con divozione e con lagrime il divino oficio detto1 non peccare in ,spirito santo il vedere gli onesti versi di qualunque poeta4 ,e1 se questi cotali non fossero pi religiosi o pi dilicati1 che stati sieno i santi dottori1 essi ritroverebbero questo cibo1 il quale dicono de' demni1 non solamente non essere stato gittato via o messo nel fuoco1 come alcuni per avventura vorrebbono1 ma essere stato con diligenzia servato1 trattato e gustato da ,fulgenzio1 dottore e pontefice cattolico1 s come appare in quello libro1 il quale esso appella delle ,mitologiae1 da lui con elegantissimo stilo scritto1 esponendo le favole de' poeti4 ,e similmente troverebbono sant',agostino1 nobilissimo dottore1 non avere avuto in odio la poesia1 n i versi de' poeti1 ma con solerte vigilanza quegli avere studiati e intesi3 il che se negare alcun volesse1 non puote2 conciosiacosach spessissime volte questo santo uomo ne' suoi volumi induca ,virgilio e gli altri poeti2 n quasi mai nomina ,virgilio senza alcun titolo di laude4 ,similmente e ,geronimo1 dottore esimio e santissimo uomo1 maravigliosamente ammaestrato in tre linguaggi1 il quale gli ignoranti si sforzano di tirare in testimonio di ci che essi non intendono1 con tanta diligenzia i versi de' poeti studi e serv nella memoria1 che quasi paia nulla nelle sue opere non avere senza la testimonianza loro fermata4 ,e1 se essi non credono questo1 veggano1 tra gli altri suoi libri1 il prologo del libro il quale egli chiama ,hebraicarum quaestionum1 e considerino se quello tutto terenziano4 ,veggano se esso spessissime volte1 quasi suoi assertori1 induce ,virgilio e ,orazio2 e non solamente questi1 ma ,persio e gli altri minori poeti4 ,leggano1 oltre a questo1 quella facundissima epistola da lui scritta a sant',agostino1 e cerchino se in essa l'ammaestrato uomo pone i poeti nel numero de' chiarissimi uomini1 li quali essi si sforzano di confondere4 ,appresso1 se essi nol sanno1 leggano negli ,atti degli apostoli e troveranno se ,paolo1 vaso d'elezione1 studi i versi poetici1 e quegli conobbe e seppe4 ,essi troveranno lui non avere avuto in fastidio1 disputando nello areopago contro la ostinazione degli ateniesi1 d'usare la testimonianza de' poeti2 e in altra parte avere usato il testimonio di ,menandro comico poeta1 quando disse3 ,corrumpunt mores bonos colloquia mala4 ,e similmente1 se io bene mi ricordo1 egli allega un verso di ,epimenide poeta1 il quale attissimamente si potrebbe dire contro a questi sprezzatori de' poeti1 quando dice3 ,cretenses semper mendaces1 malae bestiae1 ventres pigri4 ,e cos colui1 il quale fu rapito insino al terzo cielo1 non estim quello1 che questi pi santi di lui vogliono1 cio esser peccato o abbominevole cosa aver letti e apparati i versi de' poeti4 ,oltre a tutto questo1 cerchino quello che scrisse ,dionisio areopagita1 discepolo di ,paolo e glorioso martire di ,ges ,cristo1 nel libro il quale compose ,della celeste gerarchia4 ,esso dice e proseguita e pruova la divina teologia usare le poetiche fizioni1 dicendo intra l'altre cose cos3 ,etenim valde artificialiter theologia poticis sacris formationibus1 in non figuratis intellectibus usa est1 nostram1 ut dictum est1 animam relevans1 et ipsi propria et coniecturali reductione providens1 et ad ipsum reformans anagogicas sanctas ,scripturas2 ed altre cose ancora assai1 le quali a questa somma seguitano4 ,e ultimamente1 accioch io lasci star gli altri1 li quali io potrei inducere incontro a questi nemici del poetico nome1 non esso medesimo ,ges ,cristo1 nostro salvadore e signore1 nella evangelica dottrina parl molte cose in parabole1 le quali son conformi in parte allo stilo comico8 ,non esso medesimo incontro a ,paolo1 abbattuto dalla sua potenza in terra1 us il verso di ,terenzio1 cio3 ,durum est tibi contra stimulum calcitrare8 ,ma sia di lungi da me che io creda ,cristo queste parole1 quantunque molto davanti fosse1 da ,terenzio prendesse4 ,assai mi basta a confermare la mia intenzione1 il nostro ,signore aver voluto alcuna volta usare la parola e la sentenzia prolata gi per la bocca di ,terenzio1 accioch egli appaia che del tutto i versi de' poeti non sono cibo del diavolo4 ,che adunque diranno questi li quali cos presuntuosamente s'ingegnano di scalpitare il nome poetico8 ,certo1 al giudicio mio1 e' non gli possono giustamente dannare1 se non che co' versi poetici non si guadagnan danari1 che credo sia quello che in tanta abbominazione gli ha loro messi nel petto1 perch a' loro desidri non sono conformi4 ,resta a spezzare l'ultima parte delle loro armi1 le quali in gran parte deono esser rotte1 se a quel si riguarda che alla sentenza di ,platone fu risposto di sopra4 ,essi vogliono che la filosofia abbia cacciate le muse poetiche da ,boezio1 s come femmine meretrici e disoneste1 e i conforti delle quali conducono chi l'ascolta1 non a sanit di mente1 ma a morte4 ,ma quel testo1 male inteso1 fa errare chi reca quel testo in argomento contro a' poeti4 ,egli senza alcun dubbio vero la filosofia esser venerabile maestra di tutte le scienze e di ciascuna onesta cosa2 e in quello luogo1 dove ,boezio giaceva della mente infermo1 turbato e commosso dello esilio a gran torto ricevuto1 egli1 s come impaziente1 avendo per quello cacciata da s ogni conoscenza del vero1 non attendeva colla considerazione a trovare i rimedi opportuni a dover cacciar via le noie che danno gl'infortuni della presente vita2 anzi cercava di comporre cose1 le quali non liberasson lui1 ma il mostrassero afflitto molto1 e per conseguente mettessero compassion di lui in altrui4 ,e questa gli pareva s soave operazione che 7senza guardare che egli in ci faceva ingiuria alla filosofica verit1 la cui opera di sanare1 non di lusingare il passionato71 che esso1 con la dolcezza delle lusinghe del potersi dolere1 insino alla sua estrema confusione avrebbe in tale impresa proceduto2 e1 peroch questo esercizio de' comici di sopra detti 7a fine di guadagnare71 di lusingare e di compiacere alle inferme menti1 chiama la ,filosofia queste muse meretriculae scenicae1 non perch ella creda le muse esser meretrici1 ma per vituperare con questo vocabolo l'ingegno dell'artefice che nelle disoneste cose le induce4 ,assai manifesto non esser difetto del martello fabbrile1 se il fabbro fa pi tosto con esso un coltello1 col quale s'uccidono gli uomini1 che un bmere1 col quale si fende la terra1 e rendesi abile a ricevere il seme del frutto1 del quale noi poscia ci nutrichiamo4 ,e che le ,muse sieno qui istrumento adoperante secondo il giudicio dell'artefice1 e non secondo il loro1 ottimamente il dimostra la ,filosofia1 dicendo in quel medesimo luogo che disopra mostrato1 quando dice3--,partitevi di qui1 ,serene dolci infino alla morte1 e lasciate questo infermo curare alle mie muse1 cio alla onest e alla integrit del mio stilo1 nel quale mediante le mie muse io gli mostrer la verit1 la quale egli al presente non conosce1 s come uomo passionato e afflitto4--,nelle quali parole si pu comprendere non essere altre muse1 quelle della filosofia1 che quelle de' comici disonesti e degli elegiaci passionati1 ma essere d'altra qualit l'artefice1 il quale questo istrumento dee adoperare4 ,non adunque nel disonesto appetito di queste muse1 le quali chiama la ,filosofia meretricule1 sono vituperate le muse1 ma coloro che in disonesto esercizio l'adoperano4 ,restavano sopra la presente materia a dir cose assai1 ma percioch in altra parte pi distesamente di questo abbiamo scritto1 basti questo averne detto al presente1 e alla nostra impresa ne ritorniamo4 ,fu adunque ,virgilio1 poeta1 e non fu popolar poeta1 ma solennissimo1 e le sue opere e la sua fama chiaro il dimostrano agl'intendenti4 ,lez4 ,,iv ,e cantai4 ,usa ,virgilio questo vocabolo in luogo di composi versi2 e la ragione in parte si dimostr1 dove di sopra si disse perch cantiche si chiamano l'opere de' poeti2 alla quale si puote aggiugnere una usanza antica de' greci1 dalla qual credo non meno esser mossa la ragione perch cantare si dicono i versi poetici1 che da quella che gi detta4 ,e l'usanza era questa3 ch'e' nobili giovani greci si reputavano quasi vergogna il non saper cantare e sonare1 e questi loro canti e suoni usavano molto ne' lor conviti4 ,e non erano li lor canti di cose vane1 come il pi delle canzoni odierne sono1 anzi erano versi poetici1 ne' quali d'altissime materie o di laudevoli operazioni da valenti uomini adoperate1 s come noi possiam vedere nella fine del primo dell',eneida di ,virgilio1 dove1 dopo la notabile cena di ,didone fatta ad ,enea1 ,iopa1 sonando la cetera1 canta gli errori del sole e della luna1 e la prima generazione degli uomini e degli altri animali1 e donde fosse l'origine delle piove e del fuoco1 e altre simili cose3 dal quale atto pot nascere il dirsi che i poetici versi si cantino4 ,e per conseguente ,virgilio1 dell'opere da s composte dice cantai4 ,il qual non solamente compuose l',eneida1 ma molti altri libri1 si come1 secondoch ,servio scrive1 l',ostirina1 l',ethna1 il ,culice1 la ,priapea1 il ,cathalecthon1 le ,dire1 gli ,epigrammati1 la ,copa1 il ,moreto e altri2 ma sopra tutti fu l',eneida1 la quale in laude d',ottaviano compuose4 ,poi1 partendosi da ,napoli1 e andandone ad ,atene ad udir filosofia1 non avendo corretto il detto ,eneida1 quello lasci a due suoi amici valenti poeti1 cio a ,tucca e a ,varrone1 con questo patto che1 se avvenisse che egli avanti la tornata sua morisse1 che essi il dovessero ardere2 per che1 essendo a ,brandizio morto1 senza potere esser pervenuto ad ,atene1 e ,tucca e ,varrone sappiendo questo libro in laude di ,ottaviano essere stato composto1 e che esso il sapeva1 temettero d'arderlo senza coscienza d',ottaviano2 e perci1 raccontata a lui la intenzion di ,virgilio1 ebbero in comandamento di non doverlo ardere per alcuna cagione1 ma il correggessero1 con questo patto1 che essi alcuna cosa non v'aggiugnessero1 e1 se vi trovasser cosa da doverne sottrarre1 potessero4 ,il che essi con fede fecero4 ,poi ,ottaviano1 fatte recare le sue ossa da ,brandizio a ,napoli1 vicino al luogo dove gli era dilettato di vivere1 il fece seppellire1 cio infra 'l secondo miglio da ,napoli1 lungo la via che si chiamava ,puteolana1 accioch esso quivi giacesse morto1 dove gli era dilettato di vivere4 ,di quel giusto ,figliuol d',anchise1 cio d',enea1 del quale ,virgilio nel primo dell',eneida fa ad ,ilioneo dire alla reina ,dido queste parole3 ,rex erat ,aeneas nobis1 quo iustior alter nec pietate fuit1 nec bello maior et armis1 nelle quali testimonia ,enea essere stato giustissimo4 ,anchise fu della schiatta de' re di ,troia1 figliuolo di ,capis1 figliuolo di ,assaraco1 figliuolo di ,troio1 e fu padre d',enea1 come qui si dice1 che venne da ,troia4 ,troia una provincia nella minore ,asia1 vicina d',ellesponto1 alla quale di ver' ponente il mare ,egeo1 dal mezzod ,meonia1 da levante ,frigia maggiore1 da tramontana ,bitinia1 cos dinominata da ,troio1 re di quella4 ,poi che il superbo ,ilin fu combusto4 ,ilione fu una citt di ,troia1 cos nominata da ,ilio1 re di ,troia1 e fu la citt reale1 e quella1 secondo che ,pomponio ,mela scrive nel primo della sua ,cosmografia1 che fu da' greci assediata1 e ultimamente presa e arsa e disfatta4 ,chiamalo superbo dall'altezza dello stato del re ,priamo e de' suoi predecessori4 ,e poi che manifestato s'1 egli fa una breve domanda all'autore1 dicendo3--,ma tu perch ritorni a tanta noia8 quanta a essere nella selva1 della quale partito ti se'2--e quinci segue e fanne un'altra3--,perch non sali al dilettoso monte1 ,ch' principio e cagion di tutta gioia84-- ,espedite queste parole di ,virgilio1 segue la terza parte di questa seconda1 nella qual dissi che con ammirazion l'autore rispondeva1 e1 col commendar ,virgilio1 s'ingegnava d'accattare la sua benivolenza4 ,e1 rispondendo alla dimanda di lui1 gli mostra quello per che al monte non sale1 e il suo aiuto addimanda1 e dice3--,or se' tu quel ,virgilio e quella fonte1 ,che spande di parlar s largo fiume84--,commendalo qui l'autore dell'amplitudine della sua facundia1 quella facendo simigliante ad un fiume4 ,rispos'io lui con vergognosa fronte4 ,vergognossi l'autore d'essere da tanto uomo veduto in s miserabile luogo1 e dice con vergognosa fronte1 percioch in quella parte del viso prima appariscano i segni del nostro vergognarci2 comech qui si pu prendere il tutto per la parte1 cio tutto il viso per la fronte4--,o degli altri poeti latini onore1 percioch per ,virgilio tutto il nome poetico onorato1 e lume4 ,sono state l'opere di ,virgilio a' poeti1 che appresso di lui sono stati1 un esempio1 il quale ha dirizzate le loro invenzioni a laudevole fine1 come la luce dirizza i passi nostri in quella parte dove d'andare intendiamo4 ,vagliami il lungo studio e il grande amore4 ,poi che l'autore ha poste le laude di ,virgilio1 accioch per quelle il muova al suo bisogno1 ora il priega per li meriti di se medesimo1 per li quali estima ,virgilio s come obbligatogli il debba aiutare1 e dice3 ,vagliami1 a questo bisogno1 il lungo studio4 ,vuol mostrare d'avere l'opera di ,virgilio studiata1 non discorrendo1 ma con diligenza4 ,e 'l grande amore4 ,e per questo intende mostrare un atto caritativo1 che fatto gli ha studiare il libro di ,virgilio1 e non1 come molti fanno1 averlo studiato per trovarvi che potere mordere e biasimare4 ,che m'ha fatto cercare il tuo volume1 l',eneida4 ,tu se' lo mio maestro4 ,qui con reverirlo vuol muover ,virgilio chiamandolo maestro1 e 'l mio autore4 ,in altra parte si legge signore1 e credo che stia altres bene2 percioch qui1 umiliandosi1 vuol pretendere il signore dovere ne' bisogni il suo servidore aiutare4 ,tu se' solo colui da cui io tolsi1 cio presi1 il bello stilo1 del trattato1 e massimamente dello ',nferno1 che m'ha fatto onore1 cio far4 ,e pon qui il preterito per lo futuro1 facendo solecismo4 ,vedi la bestia1 e mostragli la lupa1 della quale di sopra detto1 per cui io mi volsi1 dal salire al dilettoso monte4 ,e qui gli risponde all'interrogazion fatta2 appresso il priega dicendo3 ,aiutami da lei1 famoso saggio2 nelle quali parole vuol mostrare colui veramente esser saggio1 il quale non solamente saggio nel suo segreto1 ma eziandio nel giudicio degli altri per lo quale esso diventa famoso4 ,ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi4 ,triemano le vene e' polsi quando dal sangue abbandonate sono1 il che avviene quando il cuore ha paura2 percioch allora tutto il sangue si ritrae a lui ad aiutarlo e riscaldarlo1 e il rimanente di tutto l'altro corpo rimane vacuo di sangue1 e freddo e palido4 --,a te convien tenere altro viaggio4 ,in questa quarta particella fa l'autore due cose3 prima dichiara ci che ,virgilio dice della natura di quella lupa1 e il suo futuro disfacimento2 appresso gli dimostra ,virgilio quel cammino che gli par da tenere1 accioch egli possa di quello luogo pericoloso uscire4 ,la seconda quivi3 ,ond'io per lo tuo me'4 ,dice dunque3--,a te convien tenere altro viaggio1 che quello il quale di tenere ti sforzi1--rispose ,virgilio1 poi che lagrimar mi vide1--,se vuoi campar1 senza morte uscire1 d'esto loco selvaggio1 come di sopra dimostrato4 ,e1 seguendo1 ,virgilio gli dice la cagione perch a lui convien tenere altro cammino1 dicendo3 ,ch quella bestia1 cio quella lupa1 per la qual tu gride1 domandando misericordia1 ,non lascia altrui passar per la sua via1 non della lupa1 ma di colui che andar vuole2 ,ma tanto lo 'mpedisce1 ora in una maniera e ora in un'altra1 che l'uccide4 ,ed ha1 questa lupa1 natura s malvagia e ria1 ,che mai non empie la bramosa voglia del divorare1 ,ma dopo il pasto ha pi fame che pria4 ,vuole ,virgilio per queste parole rimuovere un pensier vano1 il quale potrebbe cadere nell'autore1 dicendo3--,quantunque questa bestia sia bramosa e abbia la fame grande1 egli potr avvenire che ella prender alcuno animale e pascerassi1 e1 pasciuta1 mi lascer andare dove io disidero2--il qual avviso si rimuove per quelle parole3 ,e dopo il pasto ha pi fame che pria4 ,molti son gli animali a cui s'ammoglia1 cio co' quali si congiugne4 ,questo fuori dell'uso della natura di qualunque animale1 congiugnersi con molti animali di diverse spezie2 ma con alcuno assai bestie il fanno1 s come il cavallo coll'asino1 la leonessa col leopardo e la lupa col cane4 ,e questo non da dubitare che l'autore non sapesse2 per che1 avendol posto1 assai bene possiam comprendere l'autore volere altro sentire che quello che semplicemente suona la lettera1 e cos in ci che sguita del rimettimento di questa lupa in inferno3 la sposizione delle quali cose a suo tempo riserberemo4 ,e pi saranno ancora1 che stati non sono1 infin che 'l veltro ,verr4 il veltro una spezie di cani1 maravigliosamente nimica de' lupi1 de' quali veltri dice1 come appare1 doverne venire uno1 che la far morir con doglia4 ,questi1 cio questo veltro1 non ciber1 cio manger1 terra n peltro4 ,peltro una spezie vile di metallo composta d'altri4 ,ma sapienza1 amore e virtute4 ,questi non sogliono essere cibi de' cani2 e perci assai chiaro appare lui intendere altro che non par che dica la lettera4 ,e sua nazion sar tra feltro e feltro4 il feltro vilissima spezie di panno1 come ciascun sa manifestamente4 ,di quella umile4 ,usa qui l'autore un tropo1 il quale si chiama ironia1 per vocabolo contrario mostrando quello che egli intende di dimostrare2 cio per umile1 superba1 s come noi tutto 'l d usiamo1 dicendo d'un pessimo uomo3--,or questi il buono uomo2--d'un traditore3--,questi il leale uomo2--e simili cose4 ,dice adunque3 ,di quella umile1 cio superba1 ,italia fia salute4 ,italia una gran provincia1 nominata da ,italo1 figliuolo di ,corito re e fratello di ,dardano 7del quale pi distesamente diremo appresso nel quarto canto71 terminata dall',alpi e dal mare ,tirreno e dall',adriano1 contenente in s molte province2 e perci1 a voler dimostrare di qual parte di questa ,italia dice1 soggiugne3 ,per cui mor1 cio fu uccisa1 la vergine ,camilla4 ,fu questa ,camilla1 secondo che ,virgilio scrive nell'undicesimo dell',eneida1 figliuola di ,metabo1 re di ,priverno1 e di ,casmilla1 sua moglie4 ,e1 percioch nel partorire questa fanciulla mor la madre1 piacque al padre di levare una lettera sola1 cio quella s1 che era nel nome di ,casmilla1 sua moglie1 e nominare la figliuola ,camilla4 ,la quale essendo ancora piccolissima1 avvenne1 per certe divisioni de' privernati1 ,metabo re a furore fu cacciato di ,priverno4 ,il quale1 non avendo spazio di potere alcun altra cosa prendere1 prese questa piccola sua figliuola e una lancia1 e con essa1 essendo dai privernati seguito1 si mise in fuga2 e1 pervegnendo a un fiume1 il quale si chiamava ,amaseno1 e trovandol per una grandissima piova cresciuto molto1 e s veggendo convenirgli lasciar la fanciulla1 se notando il volea trapassare1 subitamente prese consiglio d'involgere questa fanciulla in un suvero e legarla alla sua lancia1 e quella lanciare di l dal fiume e poi esso notando passarlo4 ,per che1 legatola e dovendola gittare oltre1 umilemente la raccomand a ,diana1 a lei botandola1 se ella salva gliela facesse dall'altra parte del fiume ritrovare2 e lanciatola e poi notando seguitola1 e dall'altra parte trovata senza alcuna lesione la figliuola1 andatosene con essa in certe selve vicine1 allev questa sua figliuola alle poppe d'una cavalla4 ,alla quale1 come crescendo venne1 appicc una faretra alle spalle1 e posele un arco in mano1 e insegnolle non filare1 ma saettare e gittar le pietre con la rombola1 e correr dietro agli animali e i suoi vestimenti erano di pelli d'animali salvatichi4 ,ne' quali esercizi costei gi divenuta grande fu maravigliosa femmina2 e fu in correre di tanta velocit1 che1 correndo1 ella pareva si lasciasse dietro i venti2 e fu s leggiera1 che ,virgilio1 iperbolicamente parlando1 dice che ella sarebbe corsa sopra l'onde del mare senza immollarsi le piante de' piedi4 ,costei da molti nobili uomini addomandata in matrimonio1 mai alcuna cosa non ne volle udire1 ma1 virginit servando1 si dilettava d'abitar le selve nelle quali era stata allevata e di cacciare4 ,poi pare che richiamata fosse nel regno paterno2 e1 ritornatavi1 e sentendo la guerra di ,turno con ,enea1 da ,turno richiesta1 con molti de' suoi volsci and in aiuto di lui2 dove un d1 fieramente contro a' troiani combattendo1 fu fedita d'una saetta nella poppa da uno che avea nome ,arruns2 della qual fedita essa mor incontanente4 ,eurialo1 ,turno e ,niso di ferute4 ,eurialo e ,niso furono due giovani troiani1 li quali in ,italia aveano seguito ,enea4 ,ed essendo insieme con ,ascanio1 figliuolo d',enea1 rimasi a guardia del campo d',enea1 il quale era andato a cercare aiuto contro a ,turno a certi popoli circunvicini1 avvenne che1 premendo ,turno molto ,ascanio1 si dispose ,ascanio1 per tma di non poter sofferire la forza di ,turno1 di far sentire ad ,enea come da assedio era gravemente stretto1 accioch di tornare in soccorso di lui il padre s'affrettasse4 ,alla qual cosa fare ,niso si profferse1 e ingegnavasi di farlo occultamente da ,eurialo2 percioch conosceva il pericolo esser grande1 ed ,eurialo ancora un garzone1 ed egli nol voleva mettere a quel pericolo4 ,ma non seppe s fare che ,eurialo nol sentisse2 per la qual cosa convenne che ,eurialo andasse con lui4 ,e1 usciti una notte del campo d',ascanio1 convenendo loro passar per lo mezzo de' nemici1 e tacitamente andando e trovandogli tutti dormire1 n'uccison molti4 ,ed ,eurialo1 vago come i garzon sono1 di certe armadure belle1 tratte a coloro li quali uccisi aveano1 carico1 seguitando ,niso1 avvenne che si scontrarono in una grande quantit di nemici1 li quali come ,niso vide1 tantosto si ricolse in un bosco1 credendo avere appresso di s ,eurialo2 ma egli era rimaso1 e gi intorniato da' nimici1 quando ,niso lui non esser seco si avvide4 ,per che voltosi1 e vedendol nel mezzo de' nemici1 e loro correntigli addosso per ucciderlo1 tornando addietro1 cominci a gridare che perdonassero ad ,eurialo1 s come a non colpevole1 e uccidesson lui1 il quale aveva tutto quello male fatto4 ,ma poco valse3 essi uccisono ,eurialo e poi ucciser lui2 e cos amenduni quivi morti rimasero4 ,turno4 ,costui fu figliuolo di ,dauno1 re d',ardea1 e nepote carnale d',amata1 moglie di ,latino1 re de' laurenti1 giovane ardentissimo e di gran cuore2 il quale1 vedendo ,latino re avere data ,lavina sua figliuola per moglie ad ,enea1 la qual prima avea promessa a lui1 sdegnato1 avea mosso guerra ad ,enea1 e per questo molte battaglie aveano fatte2 ultimamente1 secondo che ,virgilio scrive nel fine del dodicesimo dell',eneida1 soprastandogli ,enea in una singular battaglia stata fra loro1 e veggendogli cinto il balteo1 il quale era stato di ,pallante1 cui ucciso avea1 lui addomandante perdono1 uccise4 ,e cos dalle morti di costoro ha l'autore discritta di qual parte d',italia intenda1 cio di quella l dove ,roma1 con alcune piccole circustanze3 la quale in tanta superbia crebbe1 che le parve poco il voler soprastare a tutto il mondo2 n per la ruina del romano imperio cess per la romana superbia1 perseverando in essa la sede apostolica4 ,nella quale1 al tempo che l'autore di prima pose mano alla presente opera1 sedeva ,bonifazio papa ottavo1 il quale1 quantunque altiero signor fosse molto1 parve per avventura ancor molto pi all'autore1 in quanto piegare non fu potuto a' piaceri n alle domande fatte da quegli della setta della quale fu l'autore4 ,questi1 cio questo veltro1 la caccer per ogni villa1 cio estermineralla del mondo1 ,finch l'avr rimessa nell'inferno1 ,l onde invidia prima dipartilla4 ,in queste parole chiaramente si pu intendere1 l'autore dire una cosa e sentire un'altra2 conciosiacosach manifesto sia in inferno non generarsi lupi1 e perci di quello non poterne essere stato tratto alcuno1 per doverlo in questa vita menare4 ,ond'io per lo tuo me'4 ,in questa particella seconda della quarta1 dice l'autore il consiglio preso da ,virgilio per sua salute1 e1 secondo l'usanza poetica1 mostra in poche parole ci che dee trattare in tutto questo suo volume2 e dice cos3 ,ond'io1 considerata la natura di questa lupa che t'impedisce1 per lo tuo me'1 penso e discerno1 giudico1 ,che tu mi segua1 ed io sar tua guida1 ,e trarrotti di qui1 cio di questo luogo pericoloso1 per luogo eterno1 cio per lo 'nferno e per lo purgatorio1 i quali son luoghi eterni2 ,dove1 cio in quel luogo1 udirai le dispietate strida1 in quanto paiono d'uomini crudeli e senza alcuna umanit2 ,e vederai gli spiriti dolenti1 ,che la seconda morte ciascun grida2 cio la morte dell'anima1 percioch quella del corpo1 la quale la prima1 essi l'hanno avuta4 ,addomandano adunque la seconda1 credendo per quella le pene1 che sentono1 non dover poscia sentire4 ,ma i nostri teologi tengono che1 quantunque essi la spiritual morte domandino1 non perci1 potendola avere1 la vorrebbono1 percioch per alcuna cagione non vorrebbon perdere l'essere4 ,deesi adunque intendere li dannati chiamar la seconda morte1 s come noi mortali spesse volte chiamiamo la prima2 la quale se venir la vedessimo1 senza alcun dubbio a nostro potere la fuggiremmo4 ,o puossi sporre cos3 tiensi per li teologi esser pi spezie di morte1 delle quali la prima quella della quale tutti corporalmente moiamo2 la seconda dicono che morte di miseria1 la qual veramente io credo essere infissa ne' dannati1 in tanta tribulazione e angoscia sono3 e questo quello che ciascun dannato grida1 non dimandandola1 ma dolendosi4 ,e vederai color che son contenti ,nel fuoco1 della penitenza2 e dice contenti1 percioch quella penitenza1 che non si facesse con contentamento d'animo di colui che la facesse1 non varrebbe alcuna cosa a salute2 perch speran di venire1 ,quando che sia1 finito il tempo della penitenzia1 alle beate genti4 ,alle quali beate genti1 se tu vorrai salire1 per che sono in cielo1 ,anima fia a ci di me pi degna3 ,con lei ti lascer nel mio partire4 ,e questa fia quella di ,stazio poeta1 con la quale egli poscia il lasci in su la sommit del monte di purgatorio1 sopra la riva del fiume di ,lete1 come nel trentesimo canto del ,purgatorio si legge4 ,ch quello imperador1 cio ,iddio1 che lass1 cio in cielo1 regna1 ,perch'io fui ribellante1 non seguendola1 alla sua legge1 a' suoi comandamenti1 ,non vuol che in sua citt1 in paradiso1 per me si vegna4 ,in tutte parti impera1 comandando1 e quivi1 nel cielo empireo1 regge3 ,quivi la sua citt1 nel cielo1 e l'alto seggio1 reale4 ,o felice colui1 cui quivi elegge61 per abitatore di quello1 come i beati sono4-- ,io cominciai3--,poeta4 ,in questa quinta particella l'autore1 udito il consiglio di ,virgilio1 e approvandolo1 lo scongiura che quivi il meni1 dicendo3 io ti richieggio1 ,per quello ,iddio1 cio ,ges ,cristo1 che tu non conoscesti1 ,accioch'io fugga questo male1 cio il pericolo nel quale al presente sono1 e peggio1 cio la morte1 ,che tu mi meni l ove or dicesti1 cio in inferno e in purgatorio1 ,s ch'i' vegga la porta di san ,pietro1 cio la porta del purgatorio1 dove sta il vicario di san ,piero3 ,con quelli i quai tu fai1 cio di' essere1 cotanto mesti1 cio dolorosi1 dannati alle pene eterne4-- ,allor si mosse1 entrando nel cammino dimostrato2 ed atto d'uomo disposto a quello di che richiesto1 che senza eccezione il mette ad esecuzione4 ,ed questa l'ultima particella delle sei1 che dissi esser partita la seconda parte principale del primo canto4 ,ed io gli tenni dietro1 cio il seguitai4 ,,ii ,,senso ,,allegorico ,lez4 ,v ,nel mezzo del cammin di nostra vita1 ecc4 ,poi che1 per la grazia di ,dio1 quello1 che secondo il senso litterale si pu1 dimostrato1 da tornarsi al principio di questo canto1 e quello che sotto la rozza corteccia delle parole nascoso1 cio il senso allegorico1 aprire e dichiarare4 ,intorno alla qual cosa credo udirete cose per le quali vi si potrebbe forse meritamente dire le parole che l'autore medesimo dice nel secondo canto del ,paradiso1 cio3 ,que' gloriosi che passro a ,colco1 ,non s'ammiraron1 come voi farete1 ,quando vider ,giason fatto bifolco4 ,percioch allora per effetto potrete vedere quanto d'arte e quanto di sentimento sia stato e sia nello stilo poetico1 oltre alla stima che molti fanno4 ,e peroch gustando con lo 'ntelletto il mellifluo e celestial sapore1 nascoso sotto il velo del favoloso discrivere1 forse vi dorrete il nostro poeta e gli altri avere tanta soavit riposta1 in guisa che senza difficult aver non si puote2 e direte3--,perch non diedono i poeti la loro dottrina libera e aperta ed espedita1 come molti altri fanno la loro1 s che1 chi volesse1 ne potesse prendere frutto pi tosto8--,in risponsione della qual cosa si possono due ragioni dimostrare3 e la prima pu esser questa4 ,costume generale 1 di tutte le cose meritamente da aver care1 il discreto uomo non tenerle in piazza1 ma sotto il pi forte serrame c'ha nella sua casa1 e con grandissima diligenza guardarle1 e ad alquanti suoi amici1 ma a pochi e rade volte1 mostrarle2 e questo fa1 accioch il troppo farne copia non faccia quelle divenire pi vili4 ,il che per atto possiam tutto il d vedere avvenire2 e1 se in ogni altra cosa nascosa ci fosse questa verit1 guardiamo al sole1 del quale alcuna cosa s bella1 non che pi1 veggiamo1 n alcuna s chiara muoversi1 non tirato n sospinto1 se non dal divino ordine impostogli2 pieno di tanta luce1 che ogni altro lucido corpo illumina1 ogni terrena cosa vivifica1 accresce e nutrica e al suo fine conduce3 il quale1 per troppo mostrarsi1 non solamente poco prezzato1 ma son di quegli che di vederlo ischifano4 ,per la qual cosa1 accioch questo non seguiti1 non so qual altra cosa noi possiamo con pi certa ragion dire che sia pi cara1 pi da gradire e meglio da riporre e da guardare1 che sono gli alti effetti della natura e i secreti misteri e i sublimi della divinit4 ,questi1 se negl'intelletti universalmente del vulgo divenissero1 in poco tempo ne seguirebbe che sarebbon pregiati meno che non il sole1 o che i ragionamenti meccanici e le favole delle femminelle4 ,e per questo lo ,spirito santo1 d'ogni cosa dottissimo1 gli alti segreti della divina mente nascose1 come noi possiam vedere1 nelle figure del ,vecchio ,testamento1 nelle ,visioni di certi profeti1 e ancora nell',apocalissi di ,giovanni evangelista1 sotto parole tanto nella prima faccia differenti dal vero e meno conformi nell'apparenza a' sensi nascosi1 che per poco pi esser non potrebbono4 ,le vestigie del quale1 con quelle forze che possono gli umani ingegni seguir la divinit1 con ogni arte s'ingegnarono di seguitare i poeti1 quelle cose che essi estimavano pi degne sotto favoloso parlare nascondendo1 accioch dove carissime sono1 non divenissero vili ad ogni uomo1 aperte lasciandole4 ,il che assai bene pare ne dimostri ,macrobio1 nel primo libro ,de somnio ,scipionis1 cos dicendo3 ,de diis autem1 ut dixi1 caeteris et de anima1 non frustra se1 nec ut oblectent1 ad fabulosa convertunt1 sed quia sciunt inimicam esse naturae apertam nudamque expositionem sui3 quae1 sicut vulgaribus hominum sensibus intellectum sui vario rerum tegmine operimentoque subtraxit1 ita a prudentibus arcana sua voluit per fabulosa tractari4 ,sic ipsa mysteria figurarum cuniculis operiuntur1 ne vel hoc adeptis nudam rerum talium natura se praebeat1 sed summatibus tantum viris1 sapientia interprete1 veri arcani consciis4 ,contenti sint reliqui ad venerationem1 figuris defendentibus a vilitate secretum1 ecc4 ,la seconda ragione pu essere questa4 ,suole quello1 che con difficult s'acquista1 piacer pi e guardarsi meglio che quello che senza alcuna fatica o poca si truova2 e questo le grandi eredit rimase a' nostri giovani cittadini hanno mostrato4 ,non essendo adunque alcun dubbio esser molta malagevolezza il trarre la nascosa verit di sotto al fabuloso parlare1 dee seguire essere incomparabile diletto1 a colui che1 per suo studio1 vede averla saputa trovare2 laonde non solamente ogni affanno avutone se ne dimentica1 ma ne rimane una dolcezza nell'animo1 la quale quasi con legame indissolubile ferma1 nella memoria di colui che ritrovata l'ha1 la verit3 dove quella che senza alcuna difficult s'acquista1 come leggiermente venne1 cos leggiermente si parte4 ,di che sguita che dell'avere faticato s'acquista1 dove del non avere studiato l'uomo si ritruova di scienza vto4 ,la terza ragione mi pare dovere esser questa4 ,e' non pare che alcun dubbio sia li cieli1 i pianeti e le stelle esser ministri della divina potenza1 e1 secondo la virt loro attribuita1 i corpi inferiori generare1 mediante quelle cagioni che dalla natura sono ordinate1 e quegli nutrire e nel lor fine menargli4 ,e1 percioch essi corpi superiori sono in continuo moto e in diversi modi si congiungono e si separano l'uno dall'altro1 par di necessit che gli effetti da lor prodotti in diversi tempi e in materie diverse1 debbano esser diversi e a diverse cose disposti2 e quinci par che sguiti la diversit degli aspetti degli uomini1 de' quali non pare che alcuno alcun altro somigli2 e similmente degli ofici1 li quali veggiam manifestamente essere1 eziandio naturalmente1 diversi negli uomini4 ,dalla qual cosa mosso1 dice il nostro autore nel ,paradiso3 ,un ci nasce ,solone1 ed altro ,serse1 altri ,melchisedech1 ed altri quello che1 volando per l'aere1 il figlio perse4 ,e questo si dee cognoscere muovere dal divino intelletto1 il quale cognosce una universit1 come quella dell'umana generazione1 non poter consistere in s1 se non avesse diversit d'ufici4 ,e perci1 accioch dell'altre cose lasciamo al presente stare1 alcun ci nasce atto a filosofia1 alcuno ad astrologia1 alcuno a poesia e alcuni altri ad altre scienze4 ,colui1 che nasce atto a poesia1 sguita1 quanto pu e sa1 d'esercitarsi nel poetico oficio2 e1 quantunque da ,dio sia alle nostre anime1 le quali esso immediate crea1 data la ragione e il libero arbitrio1 per lo quale1 non ostante la forza de' cieli1 ciascun pu far quello che pi gli aggrada1 pare che il pi seguitin gli uomini quello a che essi sono atti nati4 ,laonde quegli che al poetico oficio nato1 eziandio volendo1 non pare che possa fare altro che quello che a tale oficio s'appartiene2 e1 percioch a quello oficio s'appartiene quello che di sopra detto1 se egli in quello laudevolmente s'esercita1 non per avventura da maravigliarsene4 ,e perci non si rammarichi alcuno1 se dai poeti sotto favole nascosa la verit1 ma pi tosto si dolga della sua negligenza1 per la quale e' perde o ha perduto quello che il farebbe lieto1 faticandosi d'avere ritrovata la cara gemma nella spazzatura nascosa4 ,e questo basti avere a questa parte risposto4 ,fu adunque il nostro poeta1 s come gli altri poeti sono1 nasconditore1 come si vede1 di cos cara gioia1 come la cattolica verit1 sotto la volgare corteccia del suo poema4 ,per la qual cosa si pu meritamente dire questo libro essere poliseno1 cio di pi sensi4 ,de' quali il primo senso quello il quale egli ha nelle cose significate per la lettera1 s come voi potete aver di sopra1 nella esposizion litterale1 udito2 e chiamasi questo senso litterale1 e cos 4 ,il secondo senso allegorico o vero morale1 il quale1 accioch voi comprendiate meglio1 esemplificando vel dichiarer in questi versi3 ,in exitu ,isral de ,aegypto1 domus ,iacob de populo barbaro3 facta est ,iudea sanctificatio eius1 ,isral potestas eius4 ,da' quali1 se noi guarderemo a quello che la lettera suona solamente1 vedremo esserci significato l'uscimento de' figliuoli di ,israel d',egitto al tempo di ,mois2 e se noi guarderemo alla alligoria1 vedremo esserci mostrata la nostra redenzione fatta per ,cristo2 e se noi guarderemo al senso morale1 vedremo esserci mostrata la conversione dell'anima nostra dal pianto e dalla miseria del peccato allo stato della grazia2 e se noi guarderemo al senso anagogico1 vedremo esserci dimostrato l'uscimento dell'anima santa dalla corruzione della presente servitudine alla libert della gloria eternale4 ,e cos come questi sensi mistici sono generalmente per vari nomi appellati1 tutti nondimeno si possono appellare allegorici1 conciosiacosach essi sieno diversi dal senso litterale o vero istoriale3 e questo 1 percioch allegoria detta da un vocabolo greco1 detto aileon1 il quale in latino suona alieno1 ovvero diverso2 e perci dissi questo libro esser poliseno1 percioch tutti questi sensi1 da chi tritamente volesse guardare1 gli si potrebbono in assai parti dare4 ,e per questo1 agutamente pensando1 forse potremmo del presente libro dir quello che san ,gregorio dice1 nel proemio de' suoi ,morali1 della ,santa ,scrittura1 cos scrivendo3 ,sacra ,scriptura locutionis suae morem transcendit1 quia in uno eodemque sermone dum narrat textum prodit mysterium1 et sic mysterio sapientes exercet1 sic superficie simplices refovet4 ,habet in publico unde parvulos nutriat1 servat in secreto unde mentes sublimium in admiratione suspendat4 ,quasi quidem quippe est fluvius1 ut ita dixerim1 planus et allus1 in quo et agnus ambulet1 et elephans natet1 ecc42 percioch1 recitando della presente opera la corteccia litterale1 con quella insieme narriamo il misterio delle cose divine e umane1 sotto quella artificiosamente nascose1 e in questa maniera intorno al senso allegorico si possono i savi esercitare1 e intorno alla dolcezza testuale nudrire i semplici1 cio quelli li quali ancora tanto non sentono1 che essi possano al senso allegorico trapassare3 cos possiam vedere questo libro avere in publico donde nutrir possa gl'ingegni di quegli che meno sentimento hanno1 e donde egli sospenda con ammirazione le menti de' pi provetti4 ,e ancora1 quantunque alla ,sacra ,scrittura del tutto agguagliar non si possa1 se non in quanto di quella favelli1 come in assai parti fa1 nondimeno1 largamente parlando1 dir si pu di questo1 quello esserne che san ,gregorio afferma di quello3 cio questo libro essere un fiume piano e profondo1 nel quale l'agnello puote andare e il leofante notare1 cio in esso si possono i rozzi dilettare e i gran valenti uomini esercitare4 ,ma1 avendo gi l'una delle due parti in questo primo canto mostrata1 cio come quegli1 che di minor sentimento sono1 si possano intorno al senso litterale non solamente dilettare1 ma ancora e nudrire e le lor forze crescere in maggiori2 da dimostrare la seconda1 intorno alla quale si possano gl'ingegni pi sublimi esercitare3 la qual cosa si far aprendo quello che sotto la crosta della lettera sta nascoso4 ,intorno alla qual cosa sono da considerare1 quanto alla prima parte del presente canto1 dieci cose3 delle quali la prima ser il veder quello che il nostro autore voglia sentire per lo sonno1 il quale dice che ricordar nol lascia come nella selva oscura s'entrasse2 la seconda1 come noi in questo sonno ci leghiamo2 la terza1 qual fosse la diritta via la quale per questo sonno dice d'avere smarrita2 la quarta1 qual cosa potesse essere quella che il movesse a ravvedersi che esso avesse la diritta via smarrita2 la quinta1 perch pi nel mezzo del cammino di nostra vita che in altra et2 la sesta1 quello che egli intenda per quella selva tanto oscura e malagevole1 quanto dimostra esser quella nella quale dice si ritrov2 la settima1 perch pi nel principio del d che ad altra ora scriva d'essersi ravveduto2 la ottava1 quello che vuole s'intenda per li raggi del sole apparitigli e per lo monte nella sommit del quale gli apparvero2 la nona1 quello che esso senta per la considerazione avuta1 poi che alquanto la paura gli cess2 la decima1 quello che noi dobbiam sentire per le tre bestie le quali lo impedivano a salire al monte4 ,e1 queste vedute1 procederemo alla seconda parte del presente canto4 ,la prima cosa1 la qual dissi si voleva investigare1 accioch il senso allegorico1 nascoso sotto la lettera della prima parte di questo canto1 si manifesti1 quello che il nostro autore voglia sentire per lo sonno1 il qual dice che ricordar nol lascia come egli entrasse nell'oscura selva4 ,ad evidenzia della quale da sapere che 'l sonno1 che alla presente materia appartiene1 di due maniere3 l'una sonno corporale1 l'altra sonno mentale4 ,il sonno corporale si pu in due maniere distinguere4 ,delle quali l'una naturale1 e puossi dire esser quella la quale naturalmente in noi si richiede in nudrimento e conservazione della nostra sanit3 il quale1 occupandoci1 lega e quasi oziose rende tutte le nostre forze 7ovvero potenze7 sensitive e le intellettive1 percioch1 perseverante esso1 n sentiamo n intendiamo alcuna cosa2 di che a' morti simili divegnamo4 ,ma1 poi che la natura ha preso per la sua indigenza quello che l' opportuno a restaurazione delle virt faticate nella vigilia e in conforto della vegetativa virt1 eziandio senza essere da alcuno escitati1 da questo per noi medesimi ci sciogliamo4 ,e di questo alcuna cosa pi distesamente diremo nel principio del quarto canto del presente libro4 ,l'altra maniera del corporal sonno quella1 dalla quale vinta ogni corporal potenza1 si separa l'anima dal corpo1 e senza alcuna cosa sentire o potere o sapere1 immobili giacciamo1 e giaceremo infino al d novissimo1 senza poterci levare4 ,e di questo intende il salmista1 quando dice3 ,cum dederit dilectis suis somnum4 ,il sonno mentale1 allegoricamente parlando1 quello quando l'anima1 sottoposta la ragione a' carnali appetiti1 vinta dalle concupiscenze temporali1 s'addormenta in esse1 e oziosa e negligente diventa1 e del tutto dalle nostre colpe legata diviene1 quanto in potere alcuna cosa a nostra salute operare4 ,e questo quel sonno1 dal quale ne richiama san ,paolo1 dicendo3 ,hora est iam nos de somno surgere4 ,e questo sonno pu essere temporale e pu esser perpetuo4 ,temporale quando ne' peccati e nelle colpe nostre inviluppati dormiamo2 e il salmista dice3 ,surgite postquam sederitis1 qui manducatis panem doloris2 e in altra parte san ,paolo1 dicendo3 ,surge1 qui dormis1 et exurge a mortuis1 et illuminabit te ,christus4 ,e talvolta avviene per sola benignit di ,dio che noi ci risvegliamo1 e1 riconosciuti i nostri errori e le nostre colpe1 per la penitenzia levandoci1 ci riconciliamo a ,dio1 il quale non vuole la morte dei peccatori2 e1 a lui riconciliati1 ripognamo1 mediante la sua grazia1 la ragione1 s come donna e maestra della nostra vita1 nella suprema sedia dell'anima1 ogni scellerata operazione per lo suo imperio scalpitando e discacciando da noi4 ,perpetuo quel sonno mentale1 il quale1 mentre che ostinatamente ne' nostri peccati perseveriamo1 ne sopraggiugne l'ora ultima della presente vita1 e in esso addormentati1 nell'altra passiamo1 l dove1 non meritata la misericordia di ,dio1 in sempiterno coi miseri in tal guisa passati1 dimoriamo4 ,li quali si dicon dormire nel sonno della miseria1 in quanto hanno perduto il poter vedere1 conoscere e gustare il bene dello 'ntelletto1 nel qual consiste la gloria de' beati4 adunque questo sonno mentale quello del quale il nostro autor vuole che qui allegoricamente s'intenda2 nel qual1 ciascuno che si diletta pi di seguir l'appetito che la ragione1 veramente legato1 e ismarrisce1 anzi perde la via della verit1 alla quale in eterno non pu ritornare4 ,la seconda cosa che era da vedere dissi che era come noi in questo sonno mentale ci leghiamo4 ,e1 percioch i lacciuoli sono infiniti1 li quali la carne1 il mondo e 'l dimonio tendono alla nostra sensualit1 pienamente dire non se ne potrebbe per lingua d'uomo2 ma ad un de' modi1 il quale quasi universale1 riducendoci1 dico che1 dalla nostra puerizia1 noi il pi dirizziamo i piedi1 cio le nostre affezioni1 in questi lacci1 e1 quasi non accorgendocene 7percioch pi i sensi che la ragione abbiamo allora per guida71 s c'inveschiamo1 che poi o non ci sciogliamo da quegli1 o non senza grande difficult1 volendo1 ce ne sviluppiamo4 ,a questa et i nostri tre predetti nemici con ogni sollecitudine stendono le reti loro4 ,e la ragione questa3 l'et1 come detto 1 tenera e nuova e vaga1 e la sensualit in essa fortissima1 percioch la ragione non v' ancora assai perfetta2 e1 secondo che pare che la esperienza ne dimostri1 dalla gola1 alla quale quella et inchinevole1 par che prenda inizio la nostra ruina4 ,e la ragione pare assai manifesta3 sono generalmente i fanciulli vaghi del cibo1 sospignendogli a ci la natura che il suo aumento disidera2 e gustando1 come spesso avviene1 le saporite e dilicate vivande e i vini esquisiti1 a pian passo procedendo ed ausando il gusto a quello che non gli bisognerebbe1 cominciano1 quantunque piccoli e fanciulli sieno1 ad aver men cari quegli cibi1 che1 quantunque rozzi1 soleano satisfare alla fame e alla sete loro1 e i pi preziosi desiderano e domandano1 e dal disiderio ad ottenergli si sforzano2 e con questo nella et pi piena procedendo1 quas come da naturale ordine tirati1 nel vizio della lussuria discorrono4 ,questa1 la quale non solamente i giovani1 ma i vecchi fa se medesimi sovente dimenticare1 loro con tante e tali lusinghe diletica1 che1 potendo all'appetito la vigorosa et dell'adolescenza sodisfare1 con ogni pensiero e con ardentissima affezione quello vituperevole diletto seguendo1 tutti si mettono4 ,e quinci1 per compiacere1 negli ornamenti del corpo discorrono1 non altrimenti assai sovente ornandosi1 che se vender si volessono al mercato de' poco savi4 ,le quali cose1 percioch senza denari esercitar pienamente non si possono1 gli sospingono nel disiderio d'aver denari1 e1 per quegli ogni coscienza posposta1 senza alcuna difficult ad ogni disonesto guadagno si dispongono1 e quinci giucatori1 ladri1 barattieri1 simoniaci1 ruffiani e disleali divengono4 ,e gi ad et pi piena d'anni venuti1 veggendo gli onori1 la pompa1 la potenza e la grandigia de' re1 de' signori1 de' gran cittadini1 di quegli s'accendono1 e quinci invidiosi1 superbi1 crudeli e ambiziosi divengono4 ,le quali cose1 e altre molte1 cos successivamente1 e talora con altro ordine cresciute1 e multiplicate e abituate in noi1 nel sonno della oblivione dei comandamenti di ,dio ci legano e tengon s stretti1 che1 quasi convertite in natura1 per romore che fatto ci sia in capo1 destare non ci lasciano4 ,le quali cose accioch a' lacedemoni avvenir non potessero1 per legge comand ,licurgo che i lor figliuoli1 ecc4 7vedi ,giustino1 nel terzo libro1 poco dopo il principio74 ,n mia intenzione il modo da addormentare i miseri nel sonno de' peccati lasciare4 ,percioch molti aguati hanno gli avversari nostri1 con li quali1 se creduti sono1 ogni matura e robusta et adoppiano3 ma perci mi piacque far singular menzione di questa1 perch1 in questo modo presi1 ci abituiamo ne' peccati2 e por gi l'abito preso difficilissimo2 e1 se pur si rimuove l'uomo talvolta dal peccare1 con molta meno difficult v' rivocato colui che abituato vi fu1 che colui che non vi fu abituato1 e alcuna volta da essa memoria delle colpe gi commesse v' ritirato4 ,la terza cosa1 la qual dissi era da cercare1 di veder qual sia la via la quale l'autore dice d'avere per questo sonno smarrita4 ,egli il vero che le vie son molte1 ma tra tutte non che una che a porto di salute ne meni1 e quella esso ,iddio1 il quale di s dice nell',evangelio3 ,ego sum via1 veritas et vita2 e questa via tante volte si smarrisce 7dico smarrisce1 perch poi chi vuole la pu ritrovare1 mentre nella presente vita stiamo71 quante le nostre iniquit dai piaceri di ,dio ne trasviano1 mostrandoci nelle cose labili e caduche esser somma e vera beatitudine4 ,e questa via1 per la quale i nostri avversari ci ritorcono1 danna il salmista1 dicendo3 ,beatus vir qui non abiit in consilio impiorum1 et in via peccatorum non stetit1 ecc42 ed in altra parte dice pregando3 ,viam iniquitatis amove a me1 et in lege tua miserere mei4 ,chiamasi ancora la vita presente via2 e di questa dice il salmista3 ,beati immaculati in via2 e in altra parte3 ,de torrente in via bibit4 ,ma1 come detto 1 accioch di molt'altre lasciamo istare il ragionare1 la prima quella per la quale1 se la gloria eterna vogliamo1 ci conviene andare3 e da questa si smarrisce ciascuno il quale nel sonno de' peccati si lega4 ,e1 percioch1 come di sopra mostrato1 lusinghevolmente sottentrano i vizi1 e cominciano in et nella quale pienamente conosciuti non sono1 dice l'autore non ricordars come questa via diritta abbandonasse4 ,e credibile 4 ,chi sar colui che pienamente della origine delle sue colpe si possa ricordare8 ,conciosiacosach esse vengano con diletto della sensualit1 e1 quel passato1 quasi state non fossero1 leggiermente in dimenticanza si mettono4 ,la quarta cosa1 la qual propuosi da essere da investigare1 fu qual cosa potesse esser quella che l'autor movesse a ravvedersi che esso avesse la diritta via smarrita4 ,e questa1 senza alcun dubbio1 si dee credere che fosse la grazia di ,dio1 il quale ci ama assai pi che non ci amiamo noi medesimi1 e sempre alla nostra salute sollecito2 il che assai bene ne mostra ,giovenale1 dicendo3 ,nam pro iocundis aptissima quaeque dabunt dii3 carior est homo illis1 quam sibi1 ecc4 ,ma1 accioch noi cognosciamo qual fosse la grazia di ,dio1 dalla quale l'autore tcco si movesse a destarsi del sonno mortale1 nel quale la mente sua era legata1 e a ravvedersi in qual pericolo fosse l'anima sua da sapere1 s come il maestro delle sentenze afferma1 esser quattro grazie quelle che la divina bont ci presta alla nostra salute3 delle quali la prima chiamata grazia operante1 della quale dice san ,paolo3 ,per la grazia di ,dio io sono quello che io sono2 la seconda grazia si chiama grazia cooperante1 e di questa dice san ,paolo medesimo3 ,la grazia di ,dio non fu in me vacua2 la terza grazia si chiama perseverante1 della qual dice il salmista3 ,et misericordia eius subsequatur me omnibus diebus vitae meae2 la quarta grazia si chiama salvante1 della quale si legge nell',evangelio3 ,de plenitudine eius omnes accepimus gratiam per gratiam4 ,fa adunque la prima grazia1 del malvagio uomo1 buono1 s come nel ,libro della sapienza si scrive3 ,verte ipsum1 et non erit2 e san ,paolo dice3 ,fuistis aliquando tenebrae1 nunc autem lux in ,domino4 ,la seconda1 cio la cooperante1 fa del buono1 migliore2 e di ci dice il salmo3 ,ibunt de virtute in virtutem4 ,la terza1 cio la perseverante1 ne trasporta della via nella patria1 della quale dice l',evangelio3 ,qui perseveraverit usque in finem1 hic salvus erit2 nell',apocalissi si legge3 ,quicumque vicerit1 dabo ei edere de ligno vitae1 quod est in paradiso ,dei mei2 e in altra parte nell',apocalissi medesimo3 ,quicumque vicerit1 faciam illum columnam in templo ,dei mei4 ,la quarta1 cio la salvante1 secondo i meriti guiderdona i faticanti2 di che l',evangelio dice3 ,quid hic statis quotidie ociosi8 ite et vos in vineam meam1 et quod iustum fuerit dabo vobis2 e san ,paolo3 ut recipiat unusquisque secundum ea quae fecit4 ,di queste quattro grazie1 delle quali ho alquanto parlato1 percioch pi volte nel processo di questo libro se n'ar a ragionare1 pi diffusamente se ne vorrebbe esser detto2 nondimeno questo basti al presente4 ,e dico che la prima grazia senza alcun merito di colui che la riceve si dona2 di che dice san ,paolo3 ,non secundum opera quae fecimus nos1 sed secundum suam misericordiam salvos nos fecit4 ,le qualit delle quali grazie considerate1 assai manifestamente appare la prima delle quattro essere stata quella che al nostro autore 7e similemente a ciascun altro che in simile caso si truova71 fu conceduta da ,dio1 per la quale esso il suo misero stato conobbe4 ,ma potrebbe alcun domandare3 in che maniera tocca ,domeneddio i peccatori con questa sua grazia8 ,le maniere son molte1 percioch a tanto artefice1 quanto ,iddio 1 non manc mai modo a quello che egli volesse adoperare4 ,dice il salmista3 ,dixit et facta sunt3 mandavit et creata sunt4 ,esso primieramente alcuna volta con visioni tocca le menti di coloro che di questa grazia hanno bisogno1 s come noi leggiamo di ,costantino imperadore1 il quale1 dormendo1 vide san ,pietro e san ,paolo1 e il loro ammaestramento ud1 e poi si dest dal corporal sonno e dal mentale1 quello segu1 e gli errori del paganesimo tutti da s cacci4 ,tocca alcuna volta con aperta visione1 come fece san ,paolo quando andava a ,damasco2 e fu di s fatta forza questo toccamento1 che esso divenne subitamente1 di lupo1 agnello e vaso di elezione pieno di ,spirito santo4 ,tocca ancora co' suoi messaggeri1 s come fece ,david1 il quale per l'omicidio d',uria e per l'adulterio commesso in ,bersab1 essendosi dal suo piacer partito1 mandatogli ,nathan profeta1 il fece riconoscere2 il quale1 piangendo1 e in quel salmo allora da lui composto1 cio ,miserere mei1 ,deus1 la sua misericordia addomandando1 impetr del commesso perdonanza2 e similemente ,ezechia re1 nunziatagli per comandamento di ,dio da ,isaia profeta la sua morte1 pianse e preg1 e impetr quindici anni di vita4 ,tocca ancora con tribulazioni intorno alle cose mondane2 perch gli uomini1 sentendosi affliggere nella perdita de' figliuoli e delle possessioni1 delle mercatanzie1 degli stati e di simili cose1 quasi desti dal mortal sonno si ritornano verso ,iddio1 e ingegnansi d'uscire della via delle tenebre e tornare alla luce4 ,e quantunque saper non possiamo qual si fosse1 di queste o forse d'alcuna altra1 la maniera con la quale la grazia di ,dio tocc l'autore addormentato dal sonno mentale1 credesi nondimeno per molti che da tribulazioni fosse tcco2 gi aveggendosi in questo tempo1 nel quale la presente opera incominci1 di quello che poi quasi a mano a mano gli avvenne1 cio di dover perdere lo stato suo1 e di dovere andar in esilio1 e di dovere nelle proprie cose ricever danno4 ,per la qual cosa1 da questa grazia operante tcco1 cominci a pensare1 e pensando a conoscere le cose presenti non avere alcuna stabilit1 esser piene d'invidia e di pericoli1 e nulla altra cosa in s aver fermezza se non il servire e amare ,iddio4 ,dal quale pensiero fu cominciata a rompere la nuvola della ignoranza1 la quale infino a quella ora l'avea occupato1 e cominci a conoscere la miseria dello stato de' peccati1 e ad avvedersi in quanti e quali fosse inviluppato1 e in quanto pericolo esso fosse lungamente dimorato d'andare ad eterna perdizione4 ,la quinta cosa1 che dissi era da vedere1 perch pi nel mezzo della nostra vita che in altra et questo avvenisse4 ,intorno alla qual cosa da sapere questo vocabol mezzo potersi prendere in due modi4 ,l'un modo quello che nella esposizione litterale dicemmo1 cio puntale2 il quale mezzo dirittamente quel punto che igualmente distante a due estremit4 ,verbigrazia3 egli una verga lunga due braccia1 cio dall'una estremit della verga all'altra sono due braccia2 per che il mezzo puntale di questa verga sara l dove1 dall'una estremit cominciandosi e andando verso l'altra la lunghezza d'un braccio1 l dove egli finir1 sia puntalmente il mezzo di questa verga4 ,e possiamo ancor dire il mezzo puntale esser quel punto il quale la sesta fa1 quando alcun cerchio discriviamo2 percioch questo in ogni parte del cerchio igualmente distante dalla circunferenza4 ,la seconda maniera del mezzo s'intende assai sovente ci che si contiene intra due estremi1 o infra la circunferenza del cerchio2 s come ,niccolaio di ,tamech sopra il ,tito ,livio dice che ,arno un fiume posto nel mezzo tra ,fiesole e ,arezzo2 e in alcun luogo dice la ,scrittura1 ,ierusalem essere nel mezzo del mondo3 per lo qual mezzo molti intendono il mezzo puntale1 e ci1 come i geometri sanno1 non vero4 ,e perci in questa parte da prendere la parola dell'autore1 quanto alla persona sua1 per lo mezzo puntale2 percioch1 come di sopra mostrammo1 egli era di et di trentacinque anni1 ch' il mezzo puntale della vita nostra1 quando1 tcco dalla grazia di ,dio1 si ravvide dove l'aveva la ignoranza menato4 ,ma1 percioch a ciascuno uomo1 in che et egli si sia1 pu avvenire1 anzi avviene tutto il d1 che1 abbandonata la via della verit1 s'entra ne' vizi1 e similemente1 per la grazia di ,dio1 il ravvedersi2 si pu per gli altri1 i quali in altra et che l'autore si ravveggono1 intender questo mezzo quello spazio che posto in fra il d della nostra nativit e il d della morte4 ,e puossi quel mezzo il quale per l'autore s'intende1 che intorno all'et de' trentacinque anni1 moralmente prendere1 secondo che in quella et ogni corporale virt a sua perfezion venuta2 e cos1 in qualunque tempo l'uomo si ravvede del suo mal vivere e al ben vivere si converte1 si pu dire ogni potenzia animale esser venuta in perfetta virt2 e cos nella buona disposizione1 aiutato dalla grazia cooperante1 perseverando1 va di questa virt in altra maggiore1 e di quell'altra in un'altra1 tanto che egli perviene dove ciascun discreto disidera al suo fine di venire4 ,la sesta cosa1 la qual dissi che era da investigare1 era quello ch'egli intendesse per quella selva oscura e malagevole nella quale dice si ritrov4 adunque questa selva1 per quello che io posso comprendere1 lo 'nferno1 il quale casa e prigione del diavolo1 nella quale ciascun peccatore cade ed entra1 s tosto come cade in peccato mortale4 ,e che ella sia lo 'nferno1 la discrizion di quella il dimostra assai chiaro1 in quanto dice che ella era oscura1 cio piena d'ignoranza 7il che assai chiaro ne mostra ,isaia quando dice3 ,erravimus a via veritatis1 et sol iustitiae non illuxit nobis71 considerata la qualit di coloro che in essa dimorano3 peroch1 se in loro fosse alcuna luce di sapienza1 non alcun dubbio che non cercasson tantosto d'uscirne4 ,e chi pi ignorante che colui il quale1 potendo schifare il fare contro a' comandamenti del suo ,creatore 7ch pu ciascun che vuole71 si lascia tirare alle lusinghe della carne e del mondo e alle fallacie del dimonio8 o che pure1 veggendosi per la nostra fragilit tirato1 non si sforza1 avendo la via1 d'uscirne1 ma1 aggiugnendo l'una colpa sopra l'altra1 pi se medesimo inviluppa1 e fa col continuo peccare pi tenebroso il suo intelletto e pi forti le catene del suo avversario8 ,dice1 oltre a ci1 questa selva essere selvaggia1 s come del tutto strana da ogni abitazione umana3 percioch nella prigion del diavolo1 nella quale noi medesimi peccando ci mettiamo1 non alcuna umanit1 n piet1 n clemenzia1 anzi piena di crudelit1 di bestialit e di iniquit4 ,n osta il dire3 egli v'abitano gli uomini peccatori2 percioch questo non vero2 ch1 come l'uomo ha commesso il peccato1 egli diventa quella bestia1 li cui costumi son simili a quel peccato4 ,verbigrazia3 colui che nel vizio della lussuria si lascia cadere1 percioch la lussuria per la sua bruttezza simigliata al porco1 esso diventa porco1 quantunque effigie umana gli rimanga2 e il rapace diventa lupo1 perch il lupo rapacissimo animale3 e cos quello luogo salvatico1 s come privato d'ogni umana stanza4 1 oltre a questo1 aspra per le spine1 per li triboli e per gli stecchi1 cio per le punture de' peccati1 li quali1 continuamente dai morsi della coscienza infestati1 dolorosamente pungono il peccatore4 ,ed forte1 in quanto tenacissimi sono i legami del diavolo1 e massimamente negli ostinati1 li quali1 poi che nel profondo delle colpe caduti sono1 della divina misericordia disperandosi1 disprezzano ,iddio e turano gli orecchi alli ammonimenti de' giusti uomini e alla evangelica dottrina4 ,e1 per queste qualit1 a colui il qual tcco dalla divina grazia1 ella pare 7e cos 71 piena di tanta amaritudine1 che poco pi la morte eternale1 nella quale alcuna dolcezza non s'aspetta giammai4 ,nondimeno dice l'autore alcun bene aver trovato in essa4 ,per lo qual bene niun'altra cosa credo che sia da intendere1 altro che la misericordia di ,dio1 la quale non ha luogo che ne' giusti s'adoperi2 e cos ne' peccatori tanto necessaria1 che1 se essa non fosse1 alcun nostro merito n lagrima mai potrebbe sodisfare alla divinit1 del peccato commesso4 ,ella adunque quella1 che1 nella oscurit della nostra ignoranza e delle nostre colpe1 colle braccia aperte si trova presta a non guardare a' difetti commessi1 ma solamente alla buona affezione di chi a lei rivolger si vuole per doverla ricevere2 questa quella1 la cui benignit riguardata1 a s dalla disperazion ci ritira4 ,della quale1 s come di bene trovato l ove ella opportuna1 l'autore dice di voler trattare1 s come fa nel libro secondo della presente ,commedia1 nel quale pienamente si posson comprendere e la sua santissima liberalit e pietosi effetti verso i peccatori1 quantunque essi abbiano incontro ad essa operato4 ,la settima cosa dissi era da vedere perch pi nel principio del d scriva l'autore d'essersi ravveduto che ad altra ora4 ,puossi intorno a questa parte dire1 quanto gli uomini involti ne' peccati dimorano1 tanto dimorare nelle tenebre della notte1 cio della ignoranzia2 la quale1 come la notte toglie il poter conoscere o vedere le cose1 quantunque nel cospetto ci sieno1 cos toglie il cognoscere il vero dal falso e le cose utili dalle dannose4 ,e perci1 qualora avviene che la grazia di ,dio operante tocca il peccatore ed da lui ricevuta1 cos comincia a tornar la luce della conoscenza di ,dio e di se medesimo e del suo stato2 e ognora che la luce apparisce1 di necessit che le tenebre della notte cessino2 ed in quella ora che le tenebre cessano1 s come manifestamente appare1 principio del d1 e massimamente a colui il quale abbandona la notte della ignoranza1 sollecitato e sospinto dalla divina grazia4 ,e di questo dice ,osea profeta in persona di ,cristo3 ,in tribulatione sua mane consurgent ad me4 ,ed il peccatore d'altra parte1 come agli occhi dell'intelletto gli apparisce la divina luce1 gi le sue malvage operazioni cominciando a cognoscere1 pu dire quelle parole del salmista3 ,mane adstabo tibi et videbo3 quoniam non ,deus volens iniquitatem tu es4 ,dunque congruamente finge l'autore di mattina essere stato questo ravvedimento1 per lo quale si conobbe essere nella oscura selva dei peccati e della ignoranza4 ,l'ottava cosa dissi era da vedere quello che l'autor vuol intendere per lo sole che sopra il monte vide e per lo monte4 ,per li monti intende la ,scrittura di ,dio spesse fiate gli apostoli2 e questo1 percioch1 come i monti son quegli che prima ricevono i raggi del sole materiale surgente1 cos gli apostoli furono i primi che ricevettero i raggi1 cio la dottrina del vero sole1 cio di ,ges ,cristo1 il quale veramente sole di giustizia e luce1 la quale illumina ciascuno che viene in questo mondo4 ,e che esso sia vero sole1 per molte ragioni si dimostrerebbe1 le quali al presente per brevit ometto4 ,e1 secondo che io estimo1 nell'autore1 sentita la grazia di ,dio1 venne quel desiderio1 il quale si dee credere che vegna in ciascuno il quale quella grazia in s riceve3 cio di conoscere pienamente le colpe sue1 e qual via dovesse tenere per poter venire a salute2 ed occorsegli nella mente alcuna dottrina non potergli in questo suo disiderio satisfare1 come l'apostolica2 rammemorandosi delle parole del salmista1 dove1 parlando di loro1 dice3 ,non sunt loquelae1 neque sermones1 quorum non audiantur voces eorum4 ,in omnem terram exivit sonus eorum1 et in fines orbis terrae verba eorum4 ,e per1 fuggendo la confusione delle tenebre del peccato1 si pu dire dicesse1 come talvolta disse il salmista3 ,levavi oculos meos in montes1 unde veniet auxilium mihi2 volendo in questo dire che egli levasse gli occhi della mente alle ,scritture e alla dottrina apostolica1 dalla quale sperava dovere avere aiuto al suo bisogno4 ,ed accioch questa speranza gli si fermasse nel cuore1 dice che vide la sommit di questo monte coperta de' raggi del pianeta1 cio del sole1 a dimostrare che essa dottrina apostolica sia illuminata del lume dello ,spirito santo1 il quale veramente mena altrui diritto per ogni calle2 cio1 da che che colpa l'uom si parte1 egli da lui menato in porto di salute4 ,e che la dottrina degli apostoli sia santa e veramente piena de' doni dello ,spirito santo1 appare per le parole d',isaia1 dove dice3 ,requiescet super eum spiritus timoris ,domini1 spiritus sapientiae et intellectus1 spiritus consilii et fortitudinis1 spiritus scientiae et pietatis1 et replebit cum spiritus timoris ,domini4 ,per che l'autore1 e qualunque altro1 veggendosi cos fatto rifugio apparecchiato davanti1 dove prender lo voglia1 puote meritamente sperare1 e1 sperando1 minuire la paura della morte eterna1 nella quale il fanno dimorare le catene del diavolo1 mentre in esse dimora legato4 ,e1 oltre a ci1 veggendo sopra questo monte il sole scacciatore delle tenebre eterne1 e il quale toglitore de' peccati1 s come noi di lui leggiamo3 ,ecce agnus ,dei1 ecce qui tollit peccata mundi2 puote ancora maggiormente sperar salute1 sospinto dalle parole d',isaia1 il quale dice3 ,vobis1 qui timetis ,deum1 orietur sol iustitiae4 ,e perci meritamente l'autore1 conosciuto1 l dove era1 esser valle di miseria1 s si sforza di partir di quella e di voler salire al monte1 cio alla dottrina della verit1 e a ,colui il quale puote liberare ciascuno1 che con affetto vuole1 delle mani dello 'nferno4 ,lez4 ,,vi ,la nona cosa1 la qual dissi considerar si volea1 era quello che l'autor sentisse per la considerazione avuta1 poi che alquanto la paura gli cess2 e appare per le sue parole essere stata del pericolo1 nel quale si vedeva essere stato la passata notte3 per la quale dobbiamo intendere il primiero atto dell'animo di colui che la passata miseria della sua vita comincia a cognoscere4 ,il quale veramente non altro che paura1 e spezialmente avendo egli spazio e alcuna luce di sentimento1 per la qual possa discernere quante e quali possano essere state quelle cose che in quelle miserie l'avrebbono1 ciascuna per se medesima1 potuto far morire di perpetua morte3 e massimamente cognoscendo la ingratitudine sua verso ,iddio1 dal quale infiniti benefici ha ricevuti1 cognoscendo la sua giustizia1 la quale1 passato il tempo della misericordia1 irrevocabile1 n si pu1 come quella de' mortali giudici1 con prieghi n con lagrime piegare1 n corromper con doni o con eccezioni prolungare4 ,dalla quale considerazione si levan presti coloro1 li quali invano non ricevono la divina grazia1 e per la diserta piaggia a salire al monte muovono i passi loro4 ,e dice diserta1 percioch ancora sterile e senza alcun virtuoso frutto l'anima di colui che pure ora ora comincia a partirsi della via del peccato4 ,la decima cosa1 la quale da essere cercata dissi1 quello che noi dobbiamo sentire per le tre bestie1 le quali l'autor mostra che impedivano il suo cammino4 ,ed intorno a questo da considerare queste bestie altrimenti doversi intendere avendo riguardo solamente all'autore1 e altrimenti avendo riguardo generalmente a ciascun peccatore1 che vuole alla via della verit ritornare1 percioch non ogni uomo igualmente da una medesima passione impedito3 e perci avviso l'autor ponesse quello che a lui sentiva s'appartenesse e di che pi si conosceva passionato4 ,e per primieramente quello dir ch'io sentir per queste tre bestie appartenere all'autore2 poi1 se niuna cosa v'avr da mutare per riducerle al senso spettante all'universit dei peccatori1 come sapr1 il far e dimostrer4 ,dice adunque che1 essendo nella predetta meditazione1 diliberato di lasciare la valle oscura e di salire al monte luminoso e chiaro1 cio alla dottrina apostolica ed evangelica1 essere state tre bestie quelle che il suo salire impedivano3 una leonza1 o lonza che si dica1 e un leone e una lupa4 ,le quali1 quantunque a molti e diversi vizi adattare si potessono1 nondimeno qui1 secondo la sentenzia di tutti1 par che si debbano intendere per questi3 cio per la lonza il vizio della lussuria1 e per lo leone il vizio della superbia1 e per la lupa il vizio dell'avarizia4 ,e1 percioch io non intendo di partirmi dal parere generale di tutti gli altri1 verr a dimostrare come questi animali a' detti vizi si possono appropriare2 e poi1 se all'autore parr di dovergli attribuire1 rimangasi nello arbitrio di ciascuno4 ,sono adunque nella lonza1 tra l'altre molte1 quattro singolari propriet3 ella primieramente leggierissima del corpo1 tanto1 o pi1 quanto alcun altro quadrupede sia2 appresso1 la sua pelle leccata1 piana e di molte macchie dipinta2 oltre a questo1 ella maravigliosamente vaga del sangue del becco2 ultimamente1 ella di sua natura crudelissimo animale4 ,le quali quattro propriet1 secondo il mio giudicio1 sono mirabilmente conformi al vizio della carne3 percioch la sua leggerezza a dimostrare la levit degli animi di quelle persone o che con l'appetito o che attualmente con esso vizio s'inviscano2 imperoch essi alcuna volta ardon tutti1 da fervente disiderio della cosa amata accesi1 e alcun'altra son pi freddi che la neve1 cessando punto la speranza della cosa amata2 e quasi in un momento ridono e cantano1 e lamentansi e piangono1 e cos insuperbiscono subito1 e subitamente diventano umili2 ora turbati garrono e gridano1 e di presente mitigati lusingano4 ,le quali levit ottimamente discrive ,plauto in una sua commedia chiamata ,cistellaria1 dove un giovane1 pi che uopo non gli era1 invescato in questa pania1 dice cos3 ,credo ego amorem primum apud homines carnificinam commentum1 hanc ego de me coniecturam domi facio1 ne foras quaeram1 qui omnes homines supero1 atque antideo cruciabilitatibus animi4 ,iactor1 crucior1 agitor1 stimulor1 vexor vi amoris totus1 miser4 ,exanimor1 feror1 differor1 distrahor1 diripior3 ita nullam mentem animi habeo3 ubi sum1 ibi non sum3 ubi non sum1 ibi est animus3 ita mihi omnia ingenia sunt4 ,quod lubet1 non lubet iam id continuo4 ,ita me amor lassum animi ludificat1 fugat1 agit1 appetit1 raptat1 retinet1 iactat1 largitur3 quod dat1 non dat3 deludit3 modo quod suasit1 dissuadet3 quod dissuasit1 itidem ostentat4 ,maritimis moribus mecum expelitur3 ita meum frangit amantem animum neque1 nisi quia miser ne eo pessum1 mihi ulla abest perdito pernities1 ecc4 ,oltre a ci1 questo disonesto appetito velocissimo in permutarsi1 e salta tosto d'una cosa in un'altra3 un muover d'occhi1 un atto vezzoso1 un riso1 una guatatura soave1 una paroletta accesa1 una lusinga1 d'uno amore in un altro1 come vento foglia1 gli trasporta2 e ora avendo a schifo questa che piacque1 e ora desiderando quella che ancora non era piaciuta1 dimostrano il lieve movimento della lor mente4 ,la infelice ,didone1 secondo ,virgilio1 per un forestiero affabile1 mai pi non veduto1 subitamente dimentic il lungamente e molto amato ,sicheo2 assai bene verificando quello che l'autore1 nel ,purgatorio1 delle femmine dice3 ,per lei1 assai di lieve si comprende quanto in femmina fuoco d'amor dura1 se l'occhio o 'l tatto spesso nol raccende4 ,giasone dell'amor d',isifile in brieve tempo salt in quel di ,medea1 e1 lei abbandonata1 poi si rivolse a ,creusa4 ,le quali inconvenienze e disordinati appetiti1 assai bene convenirsi la leggerezza di questa bestia co' miseri libidinosi dimostrano4 ,appresso1 la pelle sua leccata e di macchie dipinta1 non meno che la predetta1 si conf co' costumi de' lascivi2 percioch quegli1 gli quali da tal passione son faticati1 quanto possono1 o per pigliare o per tenere1 si studiano di piacere2 per la qual cosa s'adornano di vestimenti vari1 pettinansi1 lavansi e dipingonsi1 specchiansi1 tondonsi1 vanno e tornano1 cantano1 suonano1 spendono1 gittano1 e1 dove di parer pi begli e pi accettevoli si sforzano1 vituperevolmente di disoneste ed enormi brutture si macchiano4 ,con queste armi e' prese e fu preso ,paris da ,elena2 con queste armi mise ,dalila nelle mani de' suoi nemici ,sansone2 con queste armi prese e irret ,cleopatra ,cesare4 ,e1 oltre a questo1 questa bestia maravigliosamente vaga del sangue del becco4 ,intorno alla qual cosa si dee intendere in questo dimostrarsi l'appetito corrotto di coloro li quali in questa bruttura si mescolano3 percioch1 s come il becco lussuriosissimo animale1 cos1 per l'usare questo vizio1 pi lussurioso si diviene4 ,per la qual cosa alcuni miseramente1 credendosi in cotal guisa sviluppare1 non accorgendosene1 s'inviluppano2 percioch non questo1 come gli altri vizi1 per continuo combattimento si vince1 ma per fuggire3 il che ottimamente dimostrarono i poeti nella scrizione della battaglia d',ercule e d',anteo4 ,e1 oltre a ci1 il becco fiatoso animale e olido1 del quale questa bestia si diletta3 in che si dimostra la vaghezza dei libidinosi intorno al fiatoso e abbominevole atto venereo1 il quale intanto al naso e agli occhi noioso e allo 'ntelletto umano1 che se non fosse che la natura ha in quello posto maraviglioso diletto1 accioch l'umana specie per non generare non venga meno1 io sono d'opinione che ciascuno come fastidiosissima cosa il fuggirebbe4 ,e la dilettazione1 la quale questa bestia ha del sangue del becco1 assai chiaro dimostra l'appetito che ciascuna delle parti di quegli1 che a questa turpitudine si congiungono1 hanno del fine di quello disonesto atto2 nel quale il sangue de' miseri dannosamente tante volte1 quante per altro che per generare si versa1 non meno biasimevolmente1 che se in una fetida sentina si gittasse1 si perde4 ,senza che1 per questo i nervi indeboliscono1 il veder ne raccorcia1 i membri ne diventan tremuli1 e la nodosa podagra1 con gravissima noia di chi l'ha1 tiene tutto il corpo quasi immobile e contratto2 e cos non solamente se n'offende ,iddio1 ma ancora se ne guastano i miseri la persona4 ,per questo convenne a ,gaio ,antonio1 poste gi l'armi1 militare con l'animo dietro a ,catellina2 e1 come che pi non me ne ridica or la memoria1 non da dubitare che i passati secoli non ne sieno stati cos copios come veggiamo l'odierno4 ,ultimamente dissi questo animale essere crudele1 per la qual crudelt da intendere la crudelt di questo peccato1 il quale quegli1 che pi con lui si dimesticano e congiungono1 le pi delle volte conduce a crudelissime spezie di morte4 ,quanti robusti giovani1 quante vaghe donne1 mentre senz'alcun freno questo disonesto diletto hanno seguito1 hanno gi la lor morte1 dopo faticosa infermit1 avacciata8 ,quanti ancora1 non potendo sofferire n por modo al loro fervente disiderio di pervenire a quello1 hanno se medesimi disonestamente disfatti8 ,il non potere aspettare ,demofonte1 suo amico1 condusse ,fillide ad impiccarsi4 ,la miseria di questo vizio diede ad ,artabano medo vittoria sopra ,sardanapalo4 ,e qual porco crederem noi che uccidesse ,adone altro che il soperchio coito con ,venere1 reina di ,cipri1 sua moglie8 ,bene adunque si pu questa bestia dire essere la concupiscenza carnale1 la quale1 lusinghevole insino alla morte1 con tutte quelle mortali dolcezze ch'ella porge1 facendosi incontro alla sensualit umana1 qualora l'animo1 riconosciuta la tristizia di quella1 da essa partir si vuole e alle divine cose tornarsi1 con non piccola forza s'ingegna di ritenerlo1 non partendoglisi dinanzi dal volto2 quasi voglia dire3 rammemorando tutte quelle persone che gi sono state amate1 tutti quegli atti1 tutte le parole che gi sono state piaciute2 le lagrime1 la promessa fede1 i rotti sacramenti con pietoso aspetto ricordandogli2 con false dimostrazioni suadendogli che questa castit1 questo proponimento riserbi agli anni vecchi1 e non voglia ora perdere quello che mai non dee potere recuperare4 ,con li quali conforti1 e altri molti a questi simiglianti1 nel quarto dell',eneida mostra ,virgilio essersi ,didone ingegnata di ritenere ,enea e dalla gloriosa impresa rivolgerlo1 come gi assai dal buon principio hanno rivolti al doloroso fine d'eterna perdizione4 ,questa adunque si par davanti al nostro autore1 per doverlo fare nelle abbandonate tenebre ritornare2 il quale dall'ora del tempo e dalla dolce stagione prese speranza di vincere questo vizio oppostosi alla sua salute4 ,per la quale ora del principio del d credo sia da prendere l'ora o 'l tempo nel quale ,cristo prese carne umana2 il quale prender di carne1 fu senza alcun dubbio il principio della nostra salute il principio della riconciliazione del nostro signore ,iddio con la nostra umanit1 il principio del tempo accettevole1 il quale per tante migliaia d'anni fu aspettato4 ,e questo1 percioch in quel proprio d fu1 cio di venticinque di marzo1 nel quale1 s come apparir appresso1 il nostro autore dice s essere risentito dal sonno mortale4 ,e cos vuole adunque l'autore darne a vedere che1 di ci ricordandosi1 prendesse buona speranza della misericordia di ,colui1 senza la quale non si puote avere d'alcun vizio vittoria4 ,la stagione del tempo similmente gli die' buona speranza1 conoscendo che in quella stagione era cominciato il tempo della grazia1 e aperta la via alla nostra salute1 lungamente stata serrata1 ed il nemico della umana generazione abbattuto3 per che sperar si dovea di poter similmente abbattere i suoi ministri4 ,la seconda bestia1 la qual si fece incontro al nostro autore1 fu un leone1 il quale dissi essere inteso per la superbia1 alla quale1 come egli si confaccia1 ne mostreranno alcune delle sue propriet1 a quelle del vizio poi equiparate4 il lione non solamente audace ma temerario2 e appresso rapace e soprastante2 ed ancora altisono nel ruggir suo1 intanto che egli spaventa le bestie circunvicine che l'odono3 e1 come che assai pi ce n'abbia1 queste tre bastino a mostrare per lui ottimamente potersi intendere il vizio della superbia4 ,dissi adunque il lione essere non solamente audace ma temerario2 percioch1 senza misurare le forze sue1 non alcuno animale s forte 7che ne sono assai pi forti di lui71 il quale egli non presuma d'assalire2 di che egli talvolta con gran suo danno ributtato indietro4 ,ed ,aristotile nel terzo dell',etica1 l dove parla della fortezza1 dice che l'esser temerario vizio1 in quanto il temerario presume1 oltre alle sue forze1 quello che a lui non s'appartiene4 ,e questo vizio il presumere alcuno di combattere con due o con tre o con pi2 conciosiacosach ciascuno debba credere uno poter quanto un altro1 e con quell'uno mettersi a combattere ardire e segno di fortezza2 dove l'andar contro a pi1 potendogli schifare1 temerit4 ,in questo l'uomo superbo simigliante al leone1 percioch il disiderio del superbo tanto di parer quello che egli non 1 che cosa non alcuna s grave1 che egli non presuma di fare1 quantunque a lui non si convenga1 sol che egli creda per quello essere reputato magnanimo4 ,e questa cechit ha gi messo in distruzione molti regni1 molte province e molte genti2 questa fu cagione al primo agnolo d'esser cacciato di paradiso con tutti i suoi seguaci2 questa fu cagione a ,capaneo d'esser fulminato e gittato dalle mura di ,tebe in terra2 questa fu cagione a ,golia d'essere ucciso da ,david1 come la ,scrittura ne dice4 ,dissi ancora che il lione era rapace e soprastante3 la qual cosa quanto pi pu propria del superbo1 al quale1 quantunque ricco sia1 non soffera l'animo d'esser contento al suo1 ma continuamente prieme e oppressa i minori1 ruba l'avere1 occupa le possessioni1 batte e ferisce i resistenti1 e in ciascun suo atto violento e pieno d'ogni nequizia1 e in ogni cosa vuol soprastare agli altri1 estimando per questo lo stato suo divenir maggiore1 esser pi temuto e di pi eccellente animo reputato4 ,la qual cosa condusse ,giugurta1 re di ,numidia1 ad essere del sasso ,tarpeio gittato nel ,tevero2 e ,iezzabel ad essere della torre sospinta1 e da' cavalli e da' carri e dagli uomini scalpitata1 e divenir loto e sterco della vigna di ,nabaoth3 e ,antioco re d',asia e di ,siria essere oltre al monte ,tauro da' romani rilegato4 ,similemente dissi che il leone era altisono nel ruggir suo e ch'egli spaventa le bestie circunstanti2 il che ,amos profeta dice3 ,leo rugiet1 quis non timebit84 ,al qual romore il vizio della superbia evidentissimamente simigliante1 in quanto l'uomo superbo sempre usa parole altiere1 spaventevoli e oltraggiose in ogni suo fatto2 sempre parla di s e de' suoi gran fatti1 e dilettasi e vuole che altri ne parli2 quello estimando d'essere che i paurosi ragionano per piacergli4 ,per la qual bestialit1 ,nabucdonosor1 di se medesimo per divina operazione ingannato1 lasciato il solio reale1 n'and a pascer l'erbe ne' boschi2 ,simon mago cadde d'aria e fiaccossi la coscia2 ,roboam1 re de' giudei1 de' dodici tribi d',israel ne perd nove4 ,le quali cose sanamente considerate1 assai aperto dimostrano noi dover potere per lo leone1 al nostro autore apparito1 intendere il vizio della superbia1 la quale all'uomo1 che da lei e dall'altre nequizie si vuol partire e tornare nel cammino delle virt1 si para dinanzi agli occhi della mente1 non lusingandolo1 ma spaventandolo1 col mostrargli che1 dove egli la sua maggioranza1 il suo altiero stato abbandoni1 egli diverr un menomo plebeio2 n sar mai ad alcuna gran cosa chiamato1 e intra' suoi di niuna reputazione avuto1 sar dispettato1 e da coloro1 li quali esso ha gi premuti1 offeso e scalpitato1 rubato e spogliato2 e1 se egli ancora del suo stato scende1 non vi potr1 quando vorr1 risalire4 ,para ancora la gloria della preminenza1 la potenza del levare in alto e d'abbassare secondo il suo volere1 la pompa degli onori1 e simili cose assai4 ,le quali cose senza alcun dubbio hanno molto a muovere le tenere menti e a renderle timide di cadere1 e per conseguente a farle ritirare indietro dalla laudevole impresa4 ,ma a queste due1 dice l'autore essere ancora ad impedire il suo cammino sopravvenuta una lupa1 e quella1 pi che l'altre due1 averlo spaventato e ripintolo indietro4 ,la terza bestia1 che davanti all'autore si par1 fu una lupa1 fiero animale e orribile1 il quale1 come davanti dissi1 inteso per l'avarizia1 con la quale come costei si convenga1 come nell'altre due abbiam fatto1 alcune delle sue propriet prese1 e con quelle del vizio conformatole1 il mostreranno4 ,manifesta cosa la lupa essere animale famelico e bramoso sempre2 appresso1 quando quel tempo viene1 nel quale ella atta a dovere concpere1 avendo molti lupi dietro continuamente1 a quello il quale pi misero di tutti le pare1 gli altri schifati1 si concede2 e1 oltre a ci1 il lupo animale sospettissimo1 continuo si guarda d'intorno1 e quasi in parte alcuna non si rende sicuro1 credo dalla coscienza sua medesima accusato4 ,dico adunque la lupa essere famelico e bramoso animale1 e quel medesimo essere l'uomo avaro2 percioch1 quantunque l'uomo avaro abbia quello che gli bisogna1 onestamente e in qualunque guisa ragunato1 forse con molta sollecitudine e gran suo pericolo1 non sta a quel contento2 ma1 da maggior cupidit acceso e da nuova sete stimolato1 in ciascun suo esercizio pi che mai si mostra affamato2 e1 per sodisfare a questa insaziabile fame1 niun pericolo 1 niuna disonest1 niuna falsit o altra nequizia1 nella qual'e' non si mettesse4 ,per la qual cosa ,virgilio1 nel terzo dell',eneida1 fieramente la sgrida1 dicendo3 444 ,quid non mortalia pectora cogis1 auri sacra fames8 ,secondariamente il vizio dell'avarizia si mette in uomini cattivi e pusillanimi2 il che appare1 in quanto in alcun valente uomo o magnanimo non si vede giammai2 e che essi sieno cos1 le loro operazioni il dimostrano4 ,metterassi l'avaro in una piccola casetta1 e in quella1 in continua dieta per non spendere1 dimorando senza muoversi1 dieci e venti anni prester ad usura1 vestir male e calzer peggio1 rifiuter gli onori per non onorare1 e1 dove egli dovrebbe de' suoi acquisti esser signore1 esso diventa de' suoi tesori vilissimo servo2 e1 quanto maggiore strettezza fa del suo1 tanto tien gli occhi pi diritti all'altrui4 ,sempre pieno di rammarichii1 sempre dice s esser povero1 e mostrasi2 e1 brievemente1 facendosi dei beni della fortuna tristissima parte1 quanto l'animo suo sia piccolo e misero manifestamente dimostra4 ,nelle quali cose si pu comprendere l'avarizia accompagnarsi con la pi misera condizione d'uomini che si trovi1 come la lupa col pi tristo de' lupi si congiugne4 ,appresso questo1 dissi il lupo essere sospettoso animale3 la qual cosa esser l'avaro1 i suoi costumi il dimostrano4 ,esso con alcun suo amico non comunica la quantit de' suoi beni1 sospicando non la gran quantit palesata gli generi agguati o invidia4 ,e1 oltre a ci1 niuna fede presta all'altrui parole2 sempre suspica che viziatamente gli sia parlato per sottrargli alcuna cosa2 in niuna parte estima essere assai sicuro1 e di ciascuno1 che guarda la porta della sua casa1 teme non per doverlo rubare la riguardi4 ,alcun sonno non puote avere intero1 n riposata alcuna notte2 ogni piccol movimento di qualunque menomo animale suspica non andamento sia di ladroni2 e1 non fidandosi delle casse ferrate1 i suoi danari fida alle cave e fosse sotterranee4 ,chi potrebbe assai pienamente narrare i sospetti de' miseri avari1 li quali tutti in s convertono i lacciuoli1 li quali gi hanno tesi ad altrui8 ,e perci1 dovendo bastare quello che detto n'1 credo assai convenientemente l'avarizia o l'avaro convenirsi alla lupa1 la quale piena di spavento si para davanti a colui1 il quale i disonesti guadagni e l'altre men che buone opere vuole lasciare1 per dovere in miglior via ritornare4 ,e nel cuore gli mette cotali pensieri3--,che fai tu1 misero8 ove vuo' tu andare8 da qual parte comincerai tu a rendere i furti1 le ruberie e le baratterie e i denari in mille modi male acquistati8 vuo' tu lasciare quello che tu hai1 per quello che tu non sai se tu l'avrai8 vuo' tu avere tanta fatica1 tanto tempo perduto1 quanto tu hai messo in ragunare8 vuo' tu venire alla merc degli uomini8 come faranno i figliuoli tuoi8 vuogli tu vedere morir di fame8 come far la tua bella donna1 e tu1 misero1 come farai8 ,tu diventerai favola del vulgo1 tu sarai schernito1 e non sar chi ti voglia vedere n udire4 ,tu puoi ancora indugiare2 ogni volta1 eziandio morendo1 puo' tu lasciare il tuo a coloro da' quali tu l'hai avuto4 ,egli sar il meglio che tu attenda a guadagnare4-- ,e con questa e con simili dimostrazioni1 che il misero fa per sudducimento e opera del dimonio1 il quale alla nostra salute sempre s'oppone quanto pu1 spesse volte siamo frastornati2 e1 avuta poco a prezzo la grazia di ,dio1 nella nostra miseria ricaggiamo1 e per conseguente in eterna perdizione ruiniamo4 ,n a guardarcene mai c'induce l'et piena d'anni2 percioch1 quantunque gli altri vizi invecchino con gli uomini1 solo l'avarizia inringiovenisce4 ,e di ci furono verissimi testimoni ,tantalo1 ,mida e ,crasso1 li quali1 morendo1 prima lei abbandonarono che essa da loro1 vivendo1 fosse abbandonata4 ,poterono adunque questi vizi essere all'autore in singularit cagione di resistenza e di paura4 ,ma che direm noi1 in generalit1 che questi tre animali significhino in altri assai1 che1 dal vizio partendosi1 vogliono alla virt ritornare8 ,nulla altra cosa m'occorre1 alla quale queste tre bestie si possano meglio adattare1 che sia quello il che a tutti comune1 che alli tre nostri principali nemici1 cio la carne1 il mondo1 il diavolo2 e per la carne intender la lonza1 per lo mondo il leone1 e 'l diavolo per la lupa4 ,questi tre continuamente vegghiano e stanno intenti alla nostra dannazione4 ,la carne ne lusinga con la dolcezza de' diletti temporali1 sotto a' quali nascoso il veleno infernale1 il qual noi1 come il pesce con l'sca piglia l'amo1 cos quasi sempre co' diletti prendiamo1 e1 di ci velenati1 miseramente moiamo4 ,per la qual cosa il nostro ,salvador n'ammaestra e sollecita di stare attenti a non lasciarci ingannare1 quando dice3 ,vigilate1 et orate3 spiritus quidem promptus1 caro autem infirma4 ,e san ,paolo similemente ne rende avveduti e cauti1 quando dice3 ,spiritus concupiscit adversus carnem1 et caro adversus spiritum2 vogliendone per questo ammaestrare che noi siamo e avveduti e forti a resistere alle tentazioni carnali4 ,il simigliante fa il mondo3 questi ne para dinanzi gli splendor suoi1 gl'imperi1 i regni1 le province1 gli stati e la pompa secolare1 gli onori e la peritura gloria2 nascondendo sotto la sua falsa luce i tradimenti1 le violenze1 gl'inganni1 le guerre1 l'uccisioni1 l'invidie e i furori e i cadimenti e altre cose assai1 senza le quali n pigliare n tenere si possono queste preeminenze1 questi fulgori1 queste grandezze temporali3 le quali tutte1 e ciascuna1 n'ha a privare di pace e di riposo e della eterna beatitudine4 ,susseguentemente il dimonio1 rapacissimo ed insaziabile divoratore1 pieno d'ingegno e d'avvedimento nel male adoperare1 ne minaccia e spaventa di ruine1 di tempeste1 di tribulazioni1 se della sua via usciremo2 attorniandoci sempre con agguati1 non forse da quelle volessimo deviare4 ,e in tanta ansiet con le sue dimostrazioni assai volte ci reca1 che1 toltoci lo sperare della divina misericordia1 a volontaria morte c'induce3 e cos impedisce tanto chi vuole alla via della verit ritornare1 che egli nelle tenebre eterne il conduce4 ,e queste sono le paure1 questi sono gl'impedimenti e le noie che preparate e date da' nostri nemici ne sono1 e il nostro ben volere adoperare impedito e frastornato1 come nella corteccia della lettera l'autore ne dimostra4 ,mentre ch'io ruinava in basso loco4 ,nella precedente parte di questo canto stato dimostrato1 per opera della divina grazia il peccatore aver conosciuto il suo stato1 e disiderar d'uscir di quello1 e tornare alla via della verit1 da lui per lo mentale sonno smarrita2 e1 oltre a ci1 quali sieno le cose le quali il suo tornare alla diritta via impediscono3 in questa parte dimostra il divino aiuto al suo scampo mandatogli1 accioch1 schifato lo 'mpedimento delli detti vizi1 esso possa quel cammin prendere e seguire che opportuno alla sua salute4 ,e come questo mandato gli fosse1 pi distintamente si mostrer nel canto seguente4 ,e1 percioch1 come noi per esperienza veggiamo1 coloro i quali delle infermit si lievano1 esser deboli e male atanti della persona2 cos creder dobbiamo esser l'anima1 la quale dalla infermit del peccato levandosi1 s'ingegna di tornare alla sua sanit4 ,e1 come il nostro corpo infermo1 senza l'aiuto d'alcun bastone sostener non si puote1 n muoversi ad alcuno atto utile2 cos l'anima nostra1 dal peccato vinta e stanca1 senza alcuno aiuto della divina clemenza non pu cosa alcuna aoperare in sua salute4 ,e perci intende qui l'autore di mostrarci come ,iddio1 il quale ha sempre gli occhi della sua piet diritti a' nostri bisogni1 ne mandi la sua seconda grazia1 cio la cooperante1 con l'aiuto e colla dimostrazione della quale noi prendiam forza e noi medesimi ordiniamo2 e1 riconosciute con pi avvedimento le nostre colpe1 nel timor di ,dio torniamo1 e della terza grazia1 perseverando1 ci facciam degni1 e quindi della quarta4 ,le quali cose in questa parte l'autore sotto il velame de' suoi versi intende1 sentendo per ,virgilio questa seconda grazia cooperante2 e lui prende come sofficiente1 s per discrezione1 e s per iscienza1 e s ancora per laudevoli costumi atto a tanto uficio2 e1 oltre a ci1 percioch ,virgilio1 quantunque con altro senso1 in parte tratt quella medesima materia1 la quale egli intende di trattare2 e ancora1 percioch il trattato dee essere poetico1 era pi conveniente un poeta che alcuno altro sublime uomo2 e per prese lui1 pi tosto che alcun altro1 percioch egli tra' latini ottiene il principato4 ,e costui1 dice1 gli apparve nel gran diserto1 cio in quella parte dove l'anima sua1 timida di non essere dalle lusinghe e dagli spaventamenti de' suoi viziosi pensieri ritirata nel profondo delle miserie1 del quale del tutto era disposto d'uscire1 si ritrovava senza consiglio alcuno e senza conforto4 ,ed in questa parte da intendere in questa forma3 che ,virgilio1 l dove bisogno ser1 nella presente opera s'intenda per la ragione a noi conceduta da ,dio1 e per la quale noi siamo chiamati animali razionali2 percioch la ragione quella parte dell'uomo1 nella quale si dee credere questa seconda grazia ricevere e abitare1 conciosiacosach essa ne sia da ,dio data non solamente a cooperare con l'altre nostre potenze animali e intellettive1 ma a dirizzare e a guidare ogni nostra operazione in bene4 ,la qual cosa ella fa1 mossa e ammaestrata dalla divina grazia1 quante volte da noi lasciata esser donna e imperadrice de' nostri sensi2 ma1 quando la sensualit1 per le nostre colpe1 la caccia del luogo suo e signoreggia ella1 la ragion tace e diventa mutola1 non comanda1 non dispon pi secondo il suo consiglio le nostre operazioni4 ,e1 percioch sotto i piedi della sensualit era nell'autore lungo tempo giaciuta1 si pu dire che nel primo muover delle sue parole paresse fioca4 ,questa adunque1 come il disiderio della virt torna1 abbattuta la sensualit1 risurge e torna nella sua sedia e manifestasi alla destituta anima1 constituta nel diserto1 cio nel luogo d'ogni virt1 d'ogni buona operazione1 vacuo1 pronta e apparecchiata ad ogni sua opportunit3 e1 avanti ad ogni altra cosa1 fa in se medesima maravigliar l'anima riconosciuta2 per che1 lasciando di salire a ,cristo1 il quale principio e cagione d'intera beatitudine1 si lascia dallo spaventamento dei vizi sospignere allo 'nferno4 ,della qual cosa segue che la ragione1 mostrandole apertamente che cosa sia l'avarizia1 e qual sia il fine suo1 cio che dalla liberalit1 la quale morale e laudevole virt1 ella fia scacciata1 superata e vinta1 e in inferno rimessa l onde il diavolo1 per invidia della gloriosa vita promessa all'umana generazione1 la trasse e menolla nel mondo1 accioch per la sua opera1 l'anime1 create ad essere beate1 fossero laggi traboccate1 onde ella era stata menata4 ,e di questo sguita che1 poich1 per lo impedimento dei vizi1 quella via pi propinqua di salire a ,dio gli era tolta1 che a lui conveniva1 e a ciascun convenirsi che vuole uscir della via del peccato e a ,dio ritornarsi1 seguire la ragione1 dimostratrice della verit1 a vedere que' luoghi che nel testo si leggono4 ,intorno alla qual cosa da sapere non essere senza misterio1 volendo uscire dello stato della miseria e ritornar nella grazia1 tenere il cammino che la ragion dimostra all'autore convenirsi tenere4 ,e la ragione pu esser questa3 opportuno a ciascuno1 il quale vuol fare quello che detto 1 primieramente conoscere le colpe sue2 alle quali1 conosciute1 e veduto come dalla giustizia di ,dio siano quelle colpe punite1 non dubbio seguire nell'anima ben disposta il timor di ,dio1 il quale principio della sapienza1 come il salmista ne dice4 ,questo timore di ,dio incontanente fa seguire nelle nostre menti contrizione e pentimento delle cose non ben fatte2 dalla quale1 secondo che la censura ecclesiastica ne dimostra1 si viene alla confessione1 e da quella alla satisfazione1 dopo la quale si sale alla gloria1 come possiamo ordinatamente comprendere1 nel cammino che il nostro autore tiene1 seguire4 ,e tutte queste cose1 insino al salire alla gloria1 ne pu la nostra ragion dimostrare2 percioch tutti sono atti civili e morali e reduttibili agli spirituali4 ,nasce adunque da questo il consiglio1 il quale la ragione1 che tien qui luogo della grazia cooperante1 gli d1 cio che egli per lo 'nferno1 cio per gli atti degli uomini terreni 7li quali1 a rispetto de' corpi celestiali1 ci possiam reputare di essere in inferno72 e1 tra quegli1 considerati quegli che la nostra ragione1 le leggi positive e la divina dannino3 conoscer quello da che astener si dee ciascuno che secondo virt vuol vivere1 e quello che1 seguendol1 merita pena1 e qual pena secondo le leggi temporali e secondo l'eterne2 conoscer la giustizia di ,dio1 e meritamente avr timore dell'ira sua4 ,e da questo luogo1 gi delle cose men che ben fatte pentendosi1 venga a vedere coloro che son contenti nel fuoco1 cio nell'afflizione della penitenzia2 accioch quindi1 dietro alla guida della teologia1 le cui ragioni e dimostrazioni la nostra ragion non pu comprendere1 salga purgato delle offese all'eterna beatitudine4 ,ed in questo mi pare consista la sentenza dell'allegoria di questo primo canto4 ,restaci nondimeno a vedere una parte1 alla quale pare che dirizzi l'animo ciascuno che il presente libro legge1 e quella disidera di sapere2 cio quello che l'autore abbia voluto sentire per quello veltro1 la cui nazione dice dovere esser tra feltro e feltro4 ,e1 per quello che io abbia potuto comprendere1 s per le parole dell'autore1 s per li ragionamenti intorno a questo di ciascuno il quale ha alcun sentimento1 l'autore intende qui dovere essere alcuna costellazion celeste1 la quale dee negli uomini generalmente impriemere la vert della liberalit1 come gi lungo tempo1 e ancora persevera quella del vizio dell'avarizia4 ,il che l'autore assai chiaro dimostra nel ,purgatorio1 dove dice3 ,o ciel1 nel cui girar par che si creda le condizion di quaggi trasmutarsi1 quando verr1 per cui questa disceda8 cio questa lupa1 per la quale1 come detto 1 s'intende il vizio dell'avarizia4 ,or non so io1 se questo dovere avvenire1 l'autore ne' moti futuri de' superiori corpi si vide1 o se per alcuna altra coniettura ci dovere avvenire s' avvisato3 nondimeno assai chiaro i costumi degli uomini mutarsi e d'una parte in altra trasportarsi4 ,percioch1 s come ne mostrano le istorie de' gentili e ancora dell'altre1 lo 'mperio delle cose temporali cominciando sotto ,nino re1 fu molte centinaia d'anni sotto gli assiri1 sotto i medi e sotto i persi2 e lungamente avanti v'era stata la religione e la scienza1 le quali1 come prima l erano state1 cos primieramente se ne partirono1 e vennerne in ,egitto1 e d',egitto in ,grecia2 e poi da ,alessandro re di ,macedonia fu d',asia lo 'mperio trasportato in ,grecia1 donde la scienza1 la religione e l'armi poi partendosi ne vennero appo i latini1 e qui per lungo spazio furono2 poi di qui paiono andate inver' ponente1 essendo appo i tedeschi e appo i galli1 e par gi che il cielo ne minacci di portarle in ,inghilterra3 il che per avventura potr1 se piacer fia di ,dio1 di questa costellazione che l'autor dice1 avvenire1 ecc4 ,e1 percioch queste impressioni del cielo conviene che quaggi s'inizino1 e comincino ad apparere i loro effetti o per alcuno uomo1 o per pi2 par l'autore qui sentire che per uno si debbano gli alti effetti di questa impression dimostrare3 il quale metaforice chiama veltro1 percioch i suoi effetti saranno del tutto cos contrari all'avarizia1 come il veltro di sua natura contrario al lupo4 ,e costui mostra dovere essere virtuosissimo uomo1 e che la nazion sua debba essere tra feltro e feltro4 ,e questa quella parte dalla quale muove tutto il dubbio che nella presente discrizion si contiene4 ,la qual parte io manifestamente confesso ch'io non intendo3 e perci in questa sar pi recitatore de' sentimenti altrui che esponitore de' miei4 ,vogliono adunque alcuni intendere questo veltro doversi intendere ,cristo1 e la sua venuta dovere esser nell'estremo giudicio1 ed egli dovere allora esser salute di quella umile ,italia1 della quale nella esposizion litterale dicemmo1 e questo vizio rimettere in inferno4 ,ma questa opinione a niun partito mi piace2 percioch ,cristo1 il quale signore e creatore de' cieli e d'ogni altra cosa1 non prende i suoi movimenti dalle loro operazioni1 anzi essi1 s come ogni altra creatura1 seguitano il suo piacere e fanno i suoi comandamenti2 e1 quando quel tempo verr1 sar il cielo nuovo e la terra nuova1 e non saranno pi uomini1 ne' quali questo vizio o alcun altro abbia ad aver luogo2 e la venuta di ,cristo non sar allora salute n d',italia n d'altra parte1 percioch solo la giustizia avr luogo1 e alla misericordia sar posto silenzio1 e il diavolo co' suoi seguaci tutti saranno in perpetuo rilegati in inferno4 ,e1 oltre a ci1 ,cristo non dee mai pi nascere1 dove l'autor dice che questo veltro dee nascere4 ,n si pu dire l'autore aver qui usato il futuro per lo preterito1 quasi e' nacque tra feltro e feltro1 cio della ,vergine ,maria1 che era povera donna1 e nacque in povero luogo3 ma questa ragione non procederebbe1 percioch sono ,,mccclxxiii anni che egli nacque1 e1 nei tempi che nacque1 era la potenza di questo vizio nelle menti umane grandissima2 n poi si vede1 non che essere scacciata1 ma n mancata4 ,n si pu dire che nascesse tra feltro e feltro1 cio di vile nazione3 egli fu figliuolo del ,re del cielo e della terra1 e della ,vergine1 che era di reale progenie4 ,e se dire volessono3 ella era povera2 la povert non vizio1 e perci non ha a imporre vilt nel suggetto2 percioch noi leggiamo di molti essere stati delle sustanze temporali poverissimi1 e ricchissimi di virt e di santit4 ,perch dich'io tante parole8 ,questa ragione non procede in alcuno atto4 ,altri dicono1 e al parer mio con pi sentimento1 dover potere avvenire1 secondo la potenza conceduta alle stelle1 che alcuno1 poveramente e di parenti di bassa e d'infima condizione nato 7il che paiono voler quelle parole tra feltro e feltro1 in quanto questa spezie di panno 1 oltre ad ogni altra1 vilissima71 potrebbe per virt e laudevoli operazioni in tanta preeminenza venire e in tanta eccellenza di principato1 che1 dirizzandosi tutte le sue operazioni a magnificenza1 senza avere in alcuno atto animo o appetito ad alcuno acquisto di reame o di tesoro1 ed avendo in singulare abbominazione il vizio dell'avarizia1 e dando di s ottimo esempio a tutti nelle cose appartenenti alla magnificenzia1 e la costellazione del cielo essendogli a ci favorevole2 che egli potrebbe1 o potr1 muovere gli animi de' sudditi a seguire1 facendo il simigliante1 le sue vestigie1 e per conseguente cacciar questo vizio universalmente del mondo4 ,ed1 essendo salute di quella umile ,italia1 la qual gi fu capo del mondo1 e dove questo vizio1 pi che in alcuna altra parte1 pare aver potenza1 sarebbe salute di tutto il rimanente del mondo2 e cos1 d'ogni parte discacciatala1 la rimetterebbe in inferno1 cio in dimenticanza e in abusione1 o vogliam dire in quella parte dove gli altri vizi son tutti1 e donde ella primieramente surse intra' mortali4 ,e1 a roborare questa loro oppenione1 inducono questi cotali i tempi gi stati1 cio quegli ne' quali regn ,saturno1 li quali per li poeti si truovano essere stati d'oro1 cio pieni di buona e di pura semplicit1 e ne' quali questi beni temporali dicon che eran tutti comuni2 e per conseguente1 se questo fu1 anche dover essere che questi sotto il governo d'alcuno altro uomo sarebbono4 ,alcuni altri1 accostandosi in ogni cosa alla predetta oppenione1 danno del tra feltro e feltro una esposizione assai pellegrina1 dicendo s estimare la dimostrazione di questa mutazione1 cio del permutarsi i costumi degli uomini1 e gli appetiti da avarizia in liberalit1 doversi cominciare in ,tartaria1 ovvero nello 'mperio di mezzo1 l dove estimano essere adunate le maggiori ricchezze e moltitudini di tesori1 che oggi in alcuna altra parte sopra la terra si sappiano4 ,e la ragione1 con la quale la loro oppenione fortificano1 che dicono essere antico costume degli imperadori dei tartari 7le magnificenze de' quali e le ricchezze appo noi sono incredibili71 morendo1 essere da alcuno de' loro servidori portata sopra un'asta1 per la contrada dov'e' muore1 una pezza di feltro1 e colui che la porta andar gridando3--,ecco ci che il cotale imperadore1 che morto 1 ne porta di tutti i suoi tesori2--e1 poi che questa grida andata1 in questo feltro inviluppano il morto corpo di quello imperadore2 e cos senza alcun altro ornamento il sepelliscono4 ,e per questo dicon cos3 questo veltro1 cio colui che prima dee dimostrare gli effetti di questa costellazione1 nascer in ,tartaria1 tra feltro e feltro1 cio regnante alcuno di questi imperadori1 il quale regna tra 'l feltro adoperato nella morte del suo predecessore e quello che si dee in lui nella sua morte adoperare4 ,questa oppinione sarebbero di quegli che direbbono avere alcuna similitudine di vero2 la quale non mia intenzione di volere fuori che in uno atto riprovare1 e questo 1 in quanto dicono quegli imperadori aver grandissimi tesori1 e per quivi mostran che istimino1 dall'abbondanza dei tesori riservati1 essendo sparti1 doversi la gola dell'avarizia riempiere e gli effetti magnifichi cominciare4 ,il che mi pare pi tosto da ridere che da credere3 percioch quanto tesoro fu mai sotto la luna1 o sar1 non avrebbe forza di saziare la fame di un solo avaro1 non che d'infiniti1 che sempre sopra la terra ne sono4 ,che dunque pi8 ,tenga di questo ciascuno quello che pi credibile gli pare1 ch io per me credo1 quando piacer di ,dio sar1 o con opera del cielo o senza1 si trasmuteranno in meglio i nostri costumi4 ,e questo1 quanto sopra il primo canto1 basti d'avere scritto sempre a correzione di coloro che pi sentono che io non faccio4 ,possono per avventura essere alcuni1 li quali forse stimano1 non solamente in questo libro1 ma eziandio in ogni altro e ne' divini1 ne' quali figuratamente si parli1 ogni parola aver sotto s alcun sentimento diverso da quello che la lettera suona2 e per1 non essendo nel precedente canto ad ogni parola altro sentimento dato che il litterale1 diranno1 nell'aprire l'allegoria1 essere difettuosamente da me proceduto4 ,ma in questa parte1 salva sempre la reverenzia di chi 'l dicesse1 questi cotali sono della loro oppenione ingannati2 percioch in ciascuna figurata scrittura si pongono parole che hanno a nascondere la cosa figurata1 e alcune che alcuna cosa figurata non ascondono1 ma per vi si pongono1 perch quelle che figurano possan consistere3 s come per esemplo si pu dimostrare in assai parti nella presente opera4 ,che ha a fare al senso allegorico3 ,la sesta compagnia in duo si scema8 che n'ha a fare3 ,cos discesi del cerchio primaio8 che molte altre a queste simili8 ,e1 se queste se ne tolgono1 come potr seguire l'ordine della dimostrazione che l'autore intende di fare8 come acconciarsi quelle che per significare altro si scrivono8 ,se ogni parola avesse alcun altro senso che il litterale a nascondere1 di soperchio avrebbe san ,girolamo detto nel proemio dell',apocalissi1 e non in altra parte della ,scrittura1 tanti essere i misteri quante son le parole2 conciosiacosach nell',apocalissi per eccellenzia quello si creda avvenire1 che in alcun altro libro della ,sacra ,scrittura non avviene4 ,tuttavia1 accioch pi pienamente si creda non ogni parola avere allegorico senso1 leggasi quello che ne scrive santo ,agostino nel libro ,dell'eterna ,ierusalem1 dicendo3 ,non omnia1 quae gesta narrantur1 aliquid etiam significare putanda sunt2 sed propter illa1 quae aliquid significant1 attexuntur2 solo enim vomere terra proscinditur2 sed1 ut hoc fieri possit1 etiam caetera aratri membra sunt necessaria4 ,et soli nervi in citharis atque huiusmodi vasis musicis aptantur ad cantum2 sed1 ut aptari possint1 insunt et caetera in compagibus organorum1 quae non percutiuntur a canentibus1 sed ea1 quae percussa resonant1 his connectuntur1 ecc4 ,e perci estimo che molto pi onesto sia a credere ad ,agostino che stoltamente opinare quello che manifestamente si pu riprovare2 e quinci prendere certezza1 se alcuna cosa allegorizzando omessa1 quella non per negligenza1 ma per non conoscere che opportuna vi sia l'allegoria1 essere stata intralasciata4 ,,canto ,,secondo ,i ,,senso ,,letterale ,lez4 ,,vii ,lo giorno se n'andava1 e l'aer bruno1 ecc4 ,comincia qui la parte seconda di questa prima cantica chiamata ,inferno1 nella qual dissi l'autore cominciare il suo trattato4 ,e1 come che questa si potesse in diverse maniere dividere1 questa sola intendo che basti per universale1 cio dividersi in tante parti1 quanti canti seguitano2 percioch pare che ciascun canto tratti di materia differente dagli altri4 ,e questo canto divider in sei parti3 nella prima si continua l'autore al precedente2 nella seconda1 secondo il costume poetico1 fa la sua invocazione2 nella terza muove l'autore a ,virgilio un dubbio2 nella quarta ,virgilio solve il dubbio mossogli2 nella quinta l'autore1 rassicurato1 dice di volere seguir ,virgilio2 nella sesta ed ultima l'autor mostra come appresso a ,virgilio entr in cammino4 ,la seconda comincia quivi3 ,o mese1 o alto ingegno2 la terza quivi3 ,io cominciai3--,poeta2 la quarta quivi3 ,se io ho ben la tua parola2 la quinta quivi3 ,quale i fioretti2 la sesta quivi3 ,e poi che mosso fue4 ,dico adunque che l'autore si continua alle cose precedenti2 percioch1 avendo detto nella fine del precedente canto s esser mosso dietro a ,virgilio1 nel principio di questo discrive l'ora nella quale si mossero1 dicendo3 ,lo giorno se n'andava1 e questo per lo chinare del sole all'occidente2 e l'aer bruno1 cio la notte sopravvegnente1 la qual sempre all'occultar del sole sguita4 ,di che appare null'altra cosa essere il d1 se non la stanza del sole sopra la terra2 e questo quello che cos chiamato1 cio d dalla luce4 7,e percioch1 al levarsi di quello1 sempre la notte fugge1 ,pronapide1 greco poeta e maestro di ,omero1 racconta una cotale favola47 ,e vogliono gli astrologi questo chiamarsi d artificiale1 cio quello spazio il quale si contiene tra il levare del sole e l'occultare2 e la ragione 1 perch essi1 usandolo nelle loro elevazioni1 d'ogni tempo il dividono in dodici parti equali1 e cos fanno la notte4 ,il d naturale di ventiquattro ore equali1 e in questo notte congiunta col d2 ma dinominasi tutto d dalla parte pi degna1 cio dalla parte splendida4 ,e chiamasi d da ,dios graece1 il quale in latino viene a dire ,iddio2 percioch1 come ,iddio sempre in ogni cosa buona ne giova e aiuta1 cos nelle nostre operazioni ne aiuta il d con la sua luce4 ,e potrebbesi dire che egli n'aiuta nelle buone1 percioch chi fa male ha in odio la luce4 ,e mostra1 per questa discrizione del farsi notte1 che l'autore fosse stato1 dal farsi d infino al farsi notte di quel d1 in quella valle1 occupato da quelle tre bestie ed a ragionar con ,virgilio4 ,toglieva gli animai che sono in terra1 ,dalle fatiche loro4 ,dimostrane qui l'autore una delle operazioni della notte1 la quale l'ordine della natura attribuisce al riposo e alla quiete degli animali1 degli affanni avuti il d passato2 percioch1 se alcun tempo al riposo non si prestasse1 non sarebbe alcuno animale che nelle sue operazioni potesse perseverare2 e per dice l'autore che l'aer bruno toglieva1 cio levava1 ,dalle fatiche loro4 ,e sguita3 ed io sol uno4 ,par che qui sia un vizio1 il qual si chiama inculcatio1 cio porre parole sopra parole che una medesima cosa significhino1 come qui sono2 percioch solo non pu essere se non uno1 e uno non pu essere se non solo2 ma questo si scusa per lo lungo e continuo uso del parlare1 il quale pare aver prescritto questo modo di parlare1 contro al vizio della inculcazione4 ,o potrebbesi dire questo nome solo fosse nome adiettivo1 e uno fosse nome proprio di quel numero1 e cos cesserebbe il vizio4 ,m'apparecchiava a sostener la guerra1 cio la fatica1 nemica e infesta al mio riposo1 s del cammino1 che far dovea 7in che mostra dovere il corpo esser gravato71 e s della pietate1 cio della compassione1 la quale aspetta d'avere vedendo l'afflizione e le pene de' dannati e di quegli che nel fuoco si purgano4 ,ed in questo dimostra l'anima dovere esser faticata1 percioch essa dalle passioni1 che dalle cose esteriori vengono1 gravata e noiata essa1 e non il corpo2 quantunque ella sia ancor gravata dalle passioni corporali4 ,che tratter1 cio racconter1 la mente1 cio la potenza memorativa1 che non erra2 e questo dice1 percioch si conosceva aver tenace memoria1 per la qual cosa non temeva dovere errare n nella quantit n nella qualit4 ,o muse1 o alto ingegno4 ,in questa seconda parte l'autore fa la sua invocazione1 secondo il costume poetico4 ,usano i poeti in pochi versi dire la intenzion sommaria di ci che poi intendono di trattare in tutto il processo del libro1 e1 questo detto1 fare la loro invocazione4 ,e cos fa ,virgilio nel principio del suo ,eneida3 444 at nunc horrentia ,martis arma1 virumque cano1 ,troiae qui primus ab oris1 ecc42 e1 questi pochi versi detti1 incontanente invoca1 dicendo3 ,musa1 mihi causas memora2 quo numine laeso1 ecc4 ,e ,ovidio1 nel principio del suo maggior volume1 dice3 ,in nova fert animus mutatas dicere formas corpora2 ed incontanente invoca1 dicendo3 444dii coeptis1 nam vos mutastis et illas1 aspirate meis1 ecc4 ,e talvolta i poeti1 insieme con la invocazione1 mescolano la sommaria intenzion loro2 e cos1 nel principio della sua ,odissea1 fece ,omero1 li versi del quale ottimamente traslat in latino ,orazio1 dicendo3 ,dic mihi1 musa1 virum1 captae post tempora ,troiae1 qui mores hominum multorum vidit1 et urbes4 ,cos similmente il venerabile mio precettore messer ,francesco ,petrarca fece nel principio della sua ,africa1 dicendo3 ,et mihi cospicuum meritis1 belloque tremendum1 musa1 virum referas4 ,ma il nostro autore s'accost pi allo stilo di ,virgilio1 come in ciascuna cosa fa1 che a quello d'alcun altro2 percioch1 avendo sotto brevit nel precedente canto mostrato quello che intende in tutto il libro suo di dire1 l dove dice3 ,e trarrotti di qui per luogo eterno1 ecc42 qui fa la sua invocazione1 dicendo3 ,o muse1 o alto ingegno1 or m'aiutate4 ,o mente1 che scrivesti1 ecc4 ,invoca adunque in questo suo principio1 s come appare1 le muse1 come di sopra mostrato far gli altri poeti3 per che pare di dover dichiarare che cosa sieno queste muse e quante1 e qual sia il loro uficio2 e questo1 s per pi pienamente dar lo intelletto del presente testo1 e s ancora perch in pi parti del presente libro se ne far menzione4 adunque da sapere1 secondo che i poeti fingono1 che le muse son nove1 e furono figliuole di ,giove e della ,memoria3 e la ragione perch questo sia da' poeti1 fingendo1 detto1 questa4 ,piace ad ,isodoro1 cristiano e santissimo uomo e pontefice1 nel libro ,delle etimologie1 che1 percioch il suono delle predette muse cosa sensibile1 e che nel preterito passa1 e impriemesi nella memoria1 per essere da' poeti dette figliuole di ,giove e della ,memoria4 ,ma io1 a maggior dichiarazione di questo sentimento1 estimo che sia cos da dire3 che1 conciosiacosach da ,dio sia ogni scienzia1 come nel principio del libro ,della sapienza si legge1 e non basti a ricever quella solamente l'avere inteso1 ma che1 a farla in noi essere scienza1 sia di necessit le cose intese commendare alla memoria1 e cos divenire in noi scienza 7il che l'autore appresso assai bene ne dimostra1 l dove dice3 ,apri la mente a quel ch'io ti paleso1 e fermal dentro1 ch non fa scienza1 senza lo ritenere1 avere inteso72 dobbiamo1 e possiam dire1 queste muse1 cio scienza1 in noi gi abituata per lo intelletto e per la memoria1 potersi dire figliuole di ,giove1 cio di ,dio ,padre e della ,memoria4 ,e dico ,giove doversi intendere qui ,iddio ,padre1 percioch alcuno altro nome non so pi conveniente a ,dio ,padre che questo4 ,e la ragione che ,giove si chiama in latino ,iupiter1 il qual noi intendiamo iuvans pater3 il qual nome1 se ben vorremo riguardare1 ad alcun altro che a ,dio ,padre dirittamente non s'appartiene1 percioch esso solo dirittamente si pu dir padre2 percioch1 essendo senza avere avuto padre1 delle cose eterne1 ed eziando dell'altre1 unico e vero creatore e padre2 e1 oltre a ci1 ad ogni onesta operazione veramente aiutatore1 n si pu senza il suo aiuto alcuna cosa perfettamente ad effetto recare3 e cos1 quante volte in alcuno onesto atto ,giove si nomina1 possiamo e dobbiamo di ,dio onnipotente intendere4 ,cos adunque1 ritornando al proposito1 meritamente di ,giove e della ,memoria possiam dire le muse essere state figliuole1 in quanto egli vero dimostratore della ragione di qualunque cosa2 le quali sue dimostrazioni1 servate nella memoria1 fanno scienza ne' mortali1 per la quale qui1 largamente prendendo1 s'intendono le muse3 e cos sar la memoria1 ricevitrice e ritenitrice di questo santo seme1 e poi riducitrice1 quasi partoritrice1 madre delle muse4 ,le quali dice il predetto ,isidoro1 nel libro preallegato1 esser nominate a quaerendo1 cio da cercare2 percioch per esse1 s come gli antichi vogliono1 si cerca la ragione de' versi e la modulazione della voce2 e per questo1 per derivazione1 viene dal nome loro questo nome di musica1 la quale scienza di sapere moderare le voci4 ,e da questa ragione si pu prendere la cagione perch pi se l'hanno i poeti appropriate e fatte familiari che alcun'altra maniera di scientifici4 ,son queste muse in numero nove4 ,e perch elle sieno nove1 si sforza di mostrare ,macrobio nel secondo libro ,super somnio ,scipionis1 equiparando quelle a' canti delle otto spere del cielo1 vogliendo poi la nona essere il concento che nasce della modulazione di tutti e otto i cieli2 aggiugnendo poi le muse essere il canto del mondo1 e questo1 non che dall'altre genti2 ma eziandio dagli uomini di villa sapersi1 percioch da loro sono le muse chiamate camene1 quasi canene1 dal cantare cos nominate4 ,e1 accioch voi intendiate che vuol dire questo canto del mondo1 dovete sapere che fu oppinione di ,pitagora e di altri filosofi1 che ciascun cielo1 di questi otto1 cio l'ottava spera e i sette de' sette pianeti1 volgendosi in su li loro cardini1 facessero alcuno ruggire1 qual pi aguto e qual pi grave1 s1 per divino artificio1 di debiti tempi misurati1 che1 insieme concordando1 facevano una soavissima melodia1 la quale qui intende ,macrobio per lo concento2 della qual noi1 per l'udirla continuo1 non ci curiamo1 n vi riguardiamo4 ,ma questa oppinione di ,pitagora con manifeste ragioni riprovata da ,aristotile4 ,ma di questo rende ,fulgenzio nel libro delle sue ,mitologie altra ragione1 dicendo per queste nove muse doversi intendere la formazione perfetta della nostra voce3 la qual voce1 dice1 si forma da quattro denti1 li quali la lingua percuote quando l'uomo parla2 de' quali1 se alcun mancasse1 parrebbe che pi tosto si mandasse fuori un sufolo che voce4 ,appresso questo1 dice formarsi la voce dalle due nostre labbra1 le quali non altrimenti sono che due cembali modulanti la comodit delle nostre parole2 e cos la lingua1 col suo piegamento e circunflessione1 essere a modo che un plettro1 il quale formi lo spirito vocale2 e quindi essere opportuno il palato1 per la concavit del quale si proffera il suono4 ,e ultimamente1 accioch nove cose sieno1 s'aggiugne la canna della gola1 la qual presta il corso spirituale per la sua ritonda via4 ,ed oltre a questo1 percioch da molti si dice ,apollo cantare con queste nove muse1 non altrimenti che servatore del concento al canto delle predette cose1 dal detto ,fulgenzio aggiunto il polmone1 il quale1 a guisa d'un mantaco1 le cose concette manda fuori e rivoca dentro4 ,e1 non volendo che in cos riposto segreto della natura a lui solamente paia di dovere esser prestata fede di cos esquisita ragione1 induce per testimoni ,anassimandro lampsaceno e ,zenofane eracleopolita1 li quali conferma queste cose avere scritte ne' libri loro2 aggiugnendo ancora queste medesime cose da molti chiarissimi filosofi essere affermate1 s come da ,pisandro fisico1 e da ,eussimene in quel libro il quale egli chiama ,thelugumenon4 ,appresso1 il detto ,fulgenzio ad altro intelletto e pi divulgato disegna gli effetti di queste muse1 i loro nomi ponendo e quello per ciascuno in particularit si debba intendere4 ,e cos la prima nomina ,clio1 e per questa vuole s'intenda il primo pensiero d'apparare2 percioch ,clios in greco viene a dire fama in latino2 e nullo che cerchi scienza se non quella nella quale crede potere prolungare la dignit della fama sua3 e per questa cagione chiamata la prima ,clio1 cio pensiero di cercare scienza4 ,la seconda in greco chiamata ,euterpe1 la quale in latino vuol dire bene dilettante1 accioch primieramente sia il cercare scienza1 e appresso sia il dilettarsi in quello che tu cerchi4 ,la terza appellata ,melpomene quasi melempio comene cio facente stare la meditazione2 accioch primieramente sia il volere1 e appresso che quello ti diletti che tu vuogli1 e1 oltre a ci1 perseverare1 meditando quello che tu disideri4 ,la quarta ha nome ,talia1 cio capacit1 quas come l'uom dicesse ,tithonlia1 cio pognente cosa che germini4 ,la quinta si chiama ,polimnia1 quasi poliumneemen1 cio cosa che faccia molta memoria2 percioch noi diciamo che1 dopo la capacit1 necessaria la memoria4 ,la sesta chiamata ,erato cio eurun comenon1 il qual noi in latino diciamo trovatore del simile2 percioch1 dopo la scienza e dopo la memoria1 giusta cosa che l'uomo di suo trovi alcuna cosa simile4 ,la settima si chiama ,tersicore1 cio dilettante ammaestramento3 adunque1 appresso la invenzione1 bisogna che l'uomo discerna e giudichi quello che esso truovi4 ,l'ottava si chiama ,urania1 cio celestiale2 percioch1 dopo l'aver giudicato1 elegge l'uomo quello che egli debba dire e quello che egli debba rifiutare2 percioch lo eleggere quello che sia utile e rifiutare quello che sia caduco e disutile1 atto di celestiale ingegno4 ,la nona chiamata ,calliope1 cio ottima voce4 ,sar dunque l'ordine questo3 primieramente volere la dottrina2 appresso dilettarsi in quello che l'uom vuole2 poi perseverare in quello che diletta2 e1 oltre a ci1 prendere quello in che si dee perseverare2 e quinci ricordarsi di quello che l'uom prende2 appresso trovare del suo cosa simigliante a quello di che l'uom si ricorda2 dopo questo1 giudicar di quello di che l'uom si ricorda2 e cos eleggere quello di che si giudichi2 e ultimamente profferere bene quello che l'uomo avr eletto4 ,dalle quali dimostrazioni1 e spezialmente per le prime1 si pu comprendere che cagione muova i poeti ad invocare il loro aiuto4 ,nondimeno pare ad alcuno che le muse si debbano dinominare da moys1 che in latino viene a dire acqua4 ,e questo vogliono1 percioch il comporre1 e ancora il meditare alcuna invenzione e la composta esaminare1 si sogliano con meno difficult fare su per la riva di un bel fiume o d'alcun chiaro fonte che in altra parte1 quasi il riguardar dell'acqua abbia alle predette cose e muovere e incitar gl'ingegni4 ,e questo par che vogliano prendere da ci che ,cadmo re di ,tebe1 sedendo sopra il fonte chiamato ,ippocrene1 trov le figure delle lettere greche1 le quali essi ancora usano2 come che da ,palamede poi1 e ancora da ,pittagora1 ve ne fossero alcune aggiunte2 e quivi similemente medit la loro composizione insieme1 accioch1 secondo quello che era opportuno al greco idioma1 per quelle si profferesse2 affermando ancora molti fonti1 secondo l'antico errore1 essere stati alle muse consecrati1 s come il fonte ,castalio1 il fonte ,aganippe ed altri1 questo rispetto avendo1 che sopra quegli fossero gl'ingegni umani pi pronti alle meditazioni che in alcun'altra parte4 ,o alto ingegno4 l'ingegno dell'uomo una forza intrinseca dell'animo1 per la quale noi spesse volte troviamo di nuovo quello che mai da alcuno non abbiamo apparato4 ,il che avere sovente fatto l'autore in questo libro si trova1 percioch1 quantunque ,omero e1 appresso lui1 ,virgilio dello scendere in inferno scrivessero1 ancora che in alcuna parte gli abbia l'autore imitati nello ',nferno1 nelle pi delle cose tiene da loro cammino molto diverso3 del quale peroch alcuno altro scrittore non si truova che in quella forma trattato n'abbia1 assai manifestamente possiam vedere della forza del suo ingegno questa invenzione e il modo del procedere essere premuto4 ,or m'aiutate3 percioch mi bisogna a questo punto la 'nventiva1 e 'l modo del procedere1 e la sonorit dello stilo4 ,o mente4 ,non bastando solo lo 'ngegno1 per la cui forza le pellegrine inventive si truovano1 invoca ancora la mente sua1 accioch1 per l'opera di lei1 quello possa servare e poi raccontare1 che avr trovato4 ,ed questa mente1 secondo che ,papia scrive1 la pi nobile parte della nostra anima1 dalla quale procede l'intelligenzia1 e per la quale l'uomo detto fatto alla immagine di ,dio2 o l'anima stessa1 la quale per li molti suoi effetti ha diversi nomi meritati4 ,ella allora chiamata anima1 quando ella vivifica il corpo2 ella chiamata animo1 quando ella alcuna cosa vuole2 ella chiamata ragione1 quando ella alcuna cosa dirittamente giudica2 ella chiamata spirito1 quando ella spira2 ella chiamata senso1 quando ella alcuna cosa sente2 ella chiamata mente1 quando ella sa ed intende4 ,questa sta nella pi eccelsa parte dell'anima1 e perci chiamata mente1 perch ella si ricorda4 ,per lo quale effetto qui il suo aiuto invoca l'autore2 percioch1 se in questo la mente non l'aiutasse1 invano sarebbe disceso o discenderebbe a vedere tante cose e cos diverse1 quanto per opera della mente ne scrive4 ,che scrivesti1 cio in te raccogliesti1 ci ch'i' vidi1 nel cammino da me fatto1 ,qui1 cio nella presente opera1 si parr la tua nobilitate1 cio la tua sufficienza in conservare2 percioch la nobilitate della cosa consiste molto nello esercitar bene e compiutamente quello che al suo uficio appartiene4 ,io cominciai3--,poeta4 ,in questa terza parte del presente canto dissi che l'autore moveva un dubbio a ,virgilio3 il quale1 mosso da pusillanimit mostra di temere di mettersi nel cammino1 il quale ,virgilio nella fine del primo canto disse di dovergli mostrare2 e dice3 ,io cominciai1 a dire3--,poeta1 ,virgilio1 che mi guidi1 ,guarda1 cio esamina1 la mia virt1 cio la mia forza1 s'ella possente1 a sostener tanto affanno1 quanto nel lungo cammino e malagevole1 per lo quale tu di' di volermi menare1 fia di necessit di sofferire2 e fa' questo1 ,prima che all'alto passo1 cio d'entrare in inferno1 tu mi fidi1 tu mi commetta4 ,quasi voglia dire3--,io vorrei per avventura ad ora tornare indietro ch'io non potrei4-- ,tu dici4 ,qui vuole l'autore levar via una risposta1 la qual ,virgilio1 s come egli avvisava1 gli avrebbe potuta fare1 cio di dire3--,non puo' tu venire1 o non credi poter1 l dove and ,enea e ancora l dove and san ,paolo8--,e comincia3 ,tu dici1 nel sesto libro del tuo ,eneida1 che di ,silvio lo parente1 cio padre4 ,ebbe ,enea due figliuoli1 de' quali fu l'uno chiamato ,iulio ,ascanio1 e questo ebbe di ,creusa1 figliuola di ,priamo re di ,troia2 e l'altro ebbe nome ,iulio ,silvio ,postumo1 il quale ,lavinia1 figliuola del re ,latino1 essendo rimasa gravida d',enea1 partor dopo la morte d',enea in una selva4 ,per la qual cosa ella il cognomin ,silvio2 e ,postumo fu chiamato1 percioch dopo la umazione del padre1 cio poi che 'l padre fu messo sotterra1 era nato3 e cos si chiamano tutti quelli che dopo la morte de' padri loro nascono4 ,corruttibile ancora1 cio ancora vivo 7percioch chiunque nella presente vita vive corruttibile1 cio atto a corruzione71 ad immortale1 cio eterno1 secolo1 cio mondo4 ,secolo1 secondo il suo proprio significato1 uno spazio di tempo di cento anni1 secondo il romano uso3 ma in questa parte non lo 'ntende l'autore per ispazio di tempo1 ma1 seguendo l'uso del parlare fiorentino1 nel quale1 volendo dire in questo mondo1 spesso si dice in questo secolo1 rivolgendo il nome del tempo in nome del luogo dove il tempo s'usa1 cio nel mondo1 chiama secolo l'altro mondo1 cio lo 'nferno1 il quale noi similmente assai spesso chiamiamo l'altro mondo1 il che la sacra ,scrittura similemente fa alcuna volta4 ,il quale del presente mondo dicendo1 dice san ,paolo3 ,pie et iuste viventes in hoc saeculo2 e dell'altra vita parlando3 ,nescimus in quos fines saeculi devenerunt4 ,and1 e fu sensibilmente3 volendo per questo s'intenda ,enea1 non per visione o per contemplazione essere andato in inferno1 ma col vero corpo sensibilmente4 ,e questo prende l'autore da ci che ,virgilio scrive nel sesto dell',eneida1 nel qual dice che1 essendo ,enea1 poi che di ,cicilia si part1 pervenuto nel seno di ,baia1 e quivi in assai tranquillo mare1 dando per avventura riposo a' suoi compagni1 e disideroso di sapere quello che di questa sua peregrinazione gli dovesse avvenire2 essendo andato al lago d',averno1 dove avea udito essere l'oraculo della sibilla cumana ed essa altres1 la preg che in inferno il menasse al padre2 e1 dietro alla sua guida1 vivo e con l'arme discese3 e1 per quello passando1 pervenne ne' campi ,elisi1 l dove quegli1 che in istato di beatitudine1 erano secondo l'antico errore4 ,e perci dice l'autore che egli and sensibilmente4 ,perch1 se l'avversario d'ogni male1 cio ,iddio1 ,cortese fu1 di lasciarlo andare senza alcuna offensione1 non maraviglia1 pensando l'alto effetto ,che uscir dovea di lui1 cio d',enea1 e 'l chi1 e 'l quale1 cio ,cesare dettatore1 o ,ottaviano imperadore4 ,de' quali ciascun fu da molto1 e ciascun si potrebbe dire essere stato fondatore della imperial dignit2 percioch1 quantunque ,cesare non fosse imperadore1 egli fu dettatore perpetuo1 e fu il primo1 dopo i re cacciati di ,roma1 il quale rec nelle sue mani violentemente tutto il governo della republica4 ,del quale occupamento segu il triumvirato di ,ottaviano e de' compagni2 e da quello1 essendo da ,ottaviano1 per loro bestialit1 posti gi dell'uficio del triumvirato ,marco ,antonio e ,marco ,lepido1 e rimaso egli solo triumviro1 ne segu1 o per tacita forza1 o pure per ispontaneo piacere del senato e del popolo di ,roma1 l'essergli il governo della republica commesso1 quando cognominato fu ,augusto2 dopo il quale sempre fu servato poi1 uno dopo l'altro1 essere in quella dignit sustituiti e chiamati imperadori4 ,e risponde qui l'autore ad una tacita quistione4 ,potrebbe alcun dire3--,come di tu1 che se' cristiano1 credere che ,iddio fosse pi liberale ad un pagano di lasciarlo andare vivo in inferno1 che a te8--,a che egli e nelle parole predette risponde e in quelle che seguono1 dicendo3 ,non pare indegno l'avere ,iddio sostenuto l'andata d',enea ad uomo d'intelletto1 il cui giudicio ragionevole e giusto1 e massimamente avendo riguardo ,ch'ei1 ,enea1 fu dell'alma1 cio eccelsa1 ,roma1 la quale tutto il mondo si sottomise1 e dello 'mpero1 cio della signoria di ,roma1 o vogliam dire della dignit spettante a quelli che noi chiamiamo imperadori1 de' quali fu il primo ,ottaviano1 disceso per molti mezzi della schiatta d',enea1 ,nell'empireo ciel1 cio nel cielo della luce dove si crede essere il solio della divina maest2 e chiamasi empireo1 cio igneo1 percioch pir in greco1 viene a dire fuoco in latino3 e vogliono i nostri santi quello dirsi empireo1 percioch egli arde tutto di perfetta carit2 per padre eletto4 ,vuol per questo sentir l'autore per divina disposizione essere d',enea seguito quello che leggiamo essere stato operato per li suoi successori4 ,e dice qui ,enea esser padre di ,roma e dello 'mperio1 percioch quegli che di lui nacquero per sedici re1 infino a ,numitore1 che fu l'ultimo della schiatta d',enea1 regnarono in ,alba per ispazio di quattrocento ventiquattro anni4 ,poi1 essendo di ,numitore re nata ,ilia1 e ,amulio1 fratello di ,numitore1 pi giovane d'et1 tolto a ,numitore il regno1 fece uccidere un figliuolo di ,numitore chiamato ,lauso2 e per torre ad ,ilia speranza di figliuoli1 la fece vergine vestale1 alle quali era pena d'essere sotterrate vive1 se in adulterio fossero state trovate4 ,nondimeno questa ,ilia1 come che ella si facesse1 o con cui ella si giacesse1 ella ingravid1 e partor due figliuoli ad un parto1 dei quali l'uno fu chiamato ,romolo e l'altro ,remulo3 li quali1 essendo gi1 per comandamento di ,amulio1 ,ilia stata sotterrata viva1 furono gittati1 da persone mandate dal re a ci1 non nel corso del ,tevero1 al quale1 perch cresciuto era1 non si poteva andare1 ma alla riva3 e 'l fiume scemato1 ed essi trovati vivi da una chiamata ,acca ,laurenzia1 moglie d'un pastore del re1 chiamato ,faustulo1 furono raccolti e nutricati1 niente sappiendone il re1 e cos nominati da ,faustolo4 ,li quali cresciuti1 ed avendo reale animo1 ed essendo pastori e capitani e maggiori di ladroni e d'uomini violenti1 ed avendo da ,faustulo sentito cui figliuoli erano2 composto il modo tra loro1 fu l'un di loro preso e menato davanti dal re e accusato2 e l'altro1 attendendo il re ad udire la querela1 feritolo di dietro1 l'uccise1 e a ,numitore loro avolo1 che in villa si stava1 restituirono il reame2 ed essi1 tornatisene l dove allevati erano stati1 fecero quella citt1 la qual1 da ,romolo dinominata ,roma1 divenne donna del mondo4 ,per la qual cosa appare ,enea essere stato padre di ,roma4 ,appresso1 partitosi ,iulio ,proculo1 il quale fu bisnipote di ,iulio ,silvio e di ,romulo1 re d',alba1 e discendente1 come detto 1 d',enea1 e venutosene con ,romolo ad abitare a ,roma2 quivi fond la famiglia de' ,giuli secondo che ,eusebio1 in libro ,temporum1 dice3 li quali poi in ,roma1 per continue successioni perseverando1 infino a ,gaio ,iulio ,cesare pervennero4 ,il quale1 non avendo alcun figliuolo1 s'adott in figliuolo ,ottaviano ,ottavio li cui antichi1 secondo che dice ,svetonio1 ,de ,,xii ,caesaribus1 furono di ,velletri1 figliuolo d'una sua sirocchia carnale1 chiamata ,iulia3 ed in costui poi fu di pari consentimento del senato e del popolo di ,roma1 come davanti detto1 commesso il governo della republica1 e fu cognominato ,augusto2 e fu il primo imperadore1 e de' discendenti di ,enea4 ,e cos ,enea fu similmente padre dello 'mperio1 cio della dignit imperiale4 ,la quale1 cio ,roma1 e 'l quale1 imperio1 a voler dir lo vero1 ,fr stabiliti1 ordinati per evidenzia da ,dio1 per lo loco santo1 cio per la sedia apostolica1 ,u' siede il successor1 cio il papa1 del maggior ,piero1 cio di san ,piero apostolo1 il quale chiama maggiore per la dignit papale e a differenza di pi altri santi uomini nominati ,piero4 ,e che questo fosse preveduto e ordinato da ,dio1 appare nelle cose seguite poi1 tra le quali sappiamo ,costantino imperadore1 mondato della lebbra da san ,silvestro papa1 lasci ,roma e la imperial sedia al papa1 e andossene in ,costantinopoli2 e oltre a questo1 ordin e fe' i suoi successori sempre con la loro potenza esser presti contro a ciascheduno il quale infestasse o turbasse la quiete della ,chiesa di ,dio e dei pastori di quella3 per che meritamente dice l'autore essere stabiliti e ,roma e lo 'mperio per lo santo luogo dell'apostolica sede4 ,e per conoscendo ,iddio1 al quale nulla cosa nascosa1 questo1 non da maravigliare se esso fu cortese ad ,enea di lasciarlo andare in inferno2 e massimamente sappiendo che esso dovea laggi udir cose1 le quali l'animerebbero a dover dare opera a quello di che dovea questo seguire4 ,e poi soggiugne l'autore3 ,per questa andata1 di ,enea in inferno1 onde1 cio della quale1 tu mi di vanto1 cio promessione1 dicendo di menarmi laggi 7bench in alcuni libri si legge3 ,per questa andata1 onde tu gli di vanto1 ad ,enea1 commendandolo ed estollendolo per quella1 l ove tu di' nel sesto dell',eneida3 ,noctes atque dies patet atri ianua ,ditis sed revocare gradum superasque evadere ad auras1 hoc opus1 hic labor est4 ,pauci1 quos aequus amavit ,iuppiter1 aut ardens evexit ad aethera virtus1 ,dis geniti potuere3 per le quali parole estimo migliore questa seconda lettera che la prima71 ,intese cose1 ,enea1 che furon cagione ,di sua vittoria1 in quanto1 riempiendolo di buona speranza1 il fecero animoso all'impresa contro a ,turno re de' rutuli1 del quale avuto vittoria1 e gi in ,italia divenuto potente1 ne segu l'effetto che poco avanti si legge1 cio del papale ammanto4 ,vuol qui l'autore per parte s'intenda il tutto1 cio per lo papale ammanto tutta l'autorit papale4 ,ed da intender qui che egli in quelle cose che da ,anchise intese1 come ,virgilio nel sesto dell',eneida mostra1 cominciando quivi3 ,nunc age1 ,dardaniam prolem quae deinde sequatur gloria1 ecc41 non ud cosa alcuna del papale ammanto1 ma ud cose le quali poi in processo di tempo1 come detto 1 furon cagione che ,roma divenisse sedia del papa1 come lungamente gi fu4 ,andovvi poi1 cio lungo tempo dopo ,enea1 il vaso d'elezione1 cio san ,paolo1 il quale non and in inferno come ,enea1 ma fu rapito in paradiso1 l dove tu di' che io andr se io vorr4 ,la qual cosa vera1 s come egli medesimo testimonia1 affermando s aver vedute cose delle quali non lecito agli uomini di favellare3 e percioch ,iddio l'aveva eletto per vaso dello ,spirito santo1 conoscendo il frutto che delle sue predicazioni doveva uscire1 non mirabile se ,iddio di cos fatta andata gli fu cortese1 e massimamente considerando che egli v'and1 ,per recarne1 quaggi tra noi1 conforto a quella fede1 cristiana1 ,ch' principio alla via di salvazione4 ,e questo certissimo1 peroch1 non possendosi gli alti segreti della divinit per alcuna nostra ragione conoscere1 di necessit1 innanzi ad ogni altra cosa1 che per fede si credano4 ,s che ben dice l'autore la fede cattolica esser principio alla via di salvazione2 alla quale1 ancora debole e fredda nelle menti di molti gi cristiani divenuti1 san ,paolo1 con la dottrina appresa nel celeste regno1 rec molto conforto1 riscaldando colle sue predicazioni e con l'epistole le menti fredde e quasi ancora dubitanti4 ,ma io perch venirvi8 ne' luoghi ne' quali tu mi prometti di menarmi1 quasi dica3--per qual mio merito8--o chi 'l concede81 cio che io in questi luoghi debba venire2 volendo per questo intendere1 come appresso dimostra1 esser temeraria cosa l'andare in alcun segreto luogo1 senza alcun merito o senza licenza4 ,io non ,enea1 al quale ,iddio fu cortese per le ragioni gi mostrate4 ,chi ,enea fosse1 ancora che a molti sia noto1 nondimeno pi distesamente si dir appresso nel quarto canto di questo libro1 e per1 quanto al presente1 basti quello che detto n'4 ,io non ,paolo sono4 ,san ,paolo fu del tribo di ,beniamin1 e fu per patria di ,tarso citt di ,cilicia3 e avanti che divenisse cristiano1 fu nelle scienze mondane assai ammaestrato1 e fu ferventissimo perseguitore de' cristiani4 ,poi1 chiamato da ,dio al suo servigio1 fu mirabilissimo dottore1 e con le sue predicazioni molte nazioni convert al cristianesimo1 molti pericoli e molte avversit di mare e di terra e d'uomini sostenne per lo nome di ,cristo1 e ultimamente1 imperante ,nerone ,cesare1 per lo nome di ,cristo ricevette il martirio2 e1 percioch era cittadino di ,roma1 gli fu tagliata la testa1 e non fu1 come san ,piero1 crocefisso4 ,di costui predisse ,iacob1 molte centinaia d'anni avanti1 in persona di ,beniamin suo figliuolo1 e del quale egli doveva discendere3 ,beniamin1 lupus rapax1 mane devorat praedam et vespere dividit spolia4 ,il quale vaticinio appartenere a san ,paolo assai chiaramente si vede1 percioch esso fu lupo rapace3 e la mattina1 cio nella sua giovanezza1 divor la preda1 cio uccise i cristiani2 e al vespro1 cio nella sua et pi matura1 divenuto servidore a ,cristo1 divise le spoglie4 ,il quale da ,dio fu eletto per conforto della nostra fede4 ,me degno a ci4 ,quasi voglia dire3 perch io non sia ,enea n san ,paolo1 io potrei per alcun altro gran merito credere d'esser degno di venirvi1 ma io non so2 e1 per questo1 d'esser di venir degno n io n altri il crede4 ,appresso questo1 conchiude al dubbio suo1 dicendo3 ,per che1 cio per non esserne degno1 se del venire1 l dove tu mi vuoi menare1 io m'abbandono1 cio mi metto in avventura1 ,temo che la venuta1 mia1 non sia folle1 cio stolta1 in quanto male e vergogna me ne potrebbe seguire4 ,e quinci rende ,virgilio1 al quale egli parla1 attento a dover guardare al dubbio il quale egli muove1 in quanto dice3 ,se' savio1 e1 per questo1 intendi me' ch'i' non ragiono1 cio che io non ti so dire4--,e1 appresso questo1 per una comparazione liberamente apre l'animo suo dicendo3 ,e quale quei che disvuol1 cio non vuole1 ci ch'e' volle1 poco avanti1 ,e per nuovi pensier1 sopravvenuti1 cangia proposta1 quello che prima avea proposto di fare1 ,s che dal cominciar tutto si tolle2 ,tal mi fec'io in quella oscura costa2 percioch mostra non fossero ancor tanto andati1 che usciti fossero del luogo oscuro1 nel quale destandosi s'era trovato4 ,per che1 pensando2 mostra la cagione perch divenuto era tale1 quale colui il quale disvuole ci ch'e' volle1 e dice che1 pensando non fosse il suo andare pericoloso1 consumai1 cio finii1 l'impresa1 che fatta avea di seguir ,virgilio4 ,che fu1 nel cominciar1 cotanto tosta1 cio sbita1 in quanto senza troppo pensare aveva risposto a ,virgilio1 come nel canto precedente appare1 pregandolo che il menasse4 ,lez4 ,,viii --,se io ho ben la tua parola intesa--,in questa quarta parte del presente canto1 dimostra l'autore qual fosse la risposta fattagli da ,virgilio3 nella qual discrive come e da cui e perch e donde ,virgilio fosse mosso a dover venire allo scampo suo4 ,dice adunque3 ,rispuose1 a me1 del magnanimo quell'ombra1 cio quell'anima di ,virgilio1 il quale cognomina magnanimo1 e meritamente1 percioch1 s come ,aristotile nel quarto della sua ,etica dimostra1 colui da dire magnanimo1 il quale si fa degno d'imprendere e d'adoperare le gran cose4 ,la qual cosa maravigliosamente bene fece ,virgilio in quello esercizio1 il quale alla sua facult s'apparteneva3 percioch primieramente1 con lungo studio e con vigilanza1 si fece degno di dover potere sicuramente ogni alta materia imprendere1 per dovere d'essa in sublime stilo trattare2 e1 fattosene col bene adoperare degno1 non dubit d'imprenderla e di proseguirla e recarla a perfezione4 ,e ci si fu di cantare d',enea e delle sue magnifiche opere1 in onore d',ottaviano ,cesare3 le quali in s fatto e s eccelso stilo ne discrisse1 che n prima era stato1 n fu poi alcun latino poeta che v'aggiugnesse4--,se io ho ben la tua parola intesa1 cio il tuo ragionare1 il quale veramente aveva bene inteso1 ,l'anima tua da viltate offesa1 cio occupata da tiepidezza e da pusillanimit1 la quale non che le maggiori cose1 ma eziando quelle che a colui1 nel quale ella si pon1 si convengono1 non ardisce d'imprendere4 ,la qual1 vilt1 molte fiate l'uomo ingombra1 cio impedisce1 ,s che d'onrata impresa poi fatta l'arivolve1 dalla sua misera e tiepida oppinione1 ,come1 ingombra1 falso veder1 parendo una cosa per un'altra vedere 7il che addiviene per ricevere troppo tosto nella virt fantastica alcuna forma1 nella immaginativa subitamente venuta71 bestia quand'ombra1 cio adombra1 e temendo non vuole pi avanti andare4 ,e vuolsi questa lettera cos ordinare3 la quale molte fiate ingombra l'uomo1 come falso vedere fa bestia1 quand'ombra1 e d'onorata impresa l'arivolve4 ,poi sguita3 ,da questa tma1 la quale tu hai di venire l dove detto t'ho1 accioch tu ti solve1 cio sciolghi1 s che ella non ti tenga pi impedito1 ,dirotti perch'i' venni1 e1 dirotti1 quel ch'io intesi1 ,nel primo punto che di te mi dolve1 cio che io ebbi compassion di te4 ,io era tra color che son sospesi1 in quanto non sono demersi nella profondit dello 'nferno1 n nella profonda miseria de' supplici pi gravi1 come sono molti altri dannati2 n sono non che in gloria1 ma in alcuna speranza di minor pena1 che quella la qual sostengono4 ,poi segue ,virgilio3 ed essendo quivi1 ,e donna mi chiam beata e bella4 ,dove1 per mostrare pi degna colei che il chiam1 le pone tre epiteti3 prima dice che era donna1 il qual titolo1 come che molte1 anzi quasi tutte1 oggi usino le femmine1 a molte poche si conf degnamente2 e dimostrasi per questo la condizione di costei non esser servile4 ,dice1 oltre a questo1 che ella era bella2 e l'esser bella singular dono della natura1 il quale1 quantunque nelle mondane donne sia fragile e poco durabile1 nondimeno da tutte maravigliosamente disiderato2 senza che egli pure alcun segno di benivole stelle operatesi nella concezione di quella cotale1 che questo dono riceve2 e quasi non mai sogliono i superiori corpi questo concedere1 ch'egli non sia d'alcuna altra grazia accompagnato3 per la qual cosa paiono pi venerabili quelle persone1 che hanno bello aspetto1 che gli altri4 ,appresso dice che era beata1 nella qual cosa racchiude tutte quelle cose1 le quali debbano potere muovere a' suoi comandamenti qualunque persona richiesta2 peroch chi beato non verisimile dovere d'alcuna cosa1 se non onestissima1 richiedere alcuno2 e pu chi beato remunerare2 e d' si credere lui esser grato verso chi a' suoi piacer si dispone4 ,le quali cose ,virgilio1 s come avvedutissimo uomo1 conoscendo1 dice3 ella era ,tal che di comandare i' la richiesi2 cio offersimi1 come ella mi chiam1 presto ad ogni suo comandamento4 ,e ben doveva questa donna esser degna di reverenza1 quando tanto uomo1 quanto ,virgilio fu1 si proffera a lei4 ,poi segue continuando il suo dire1 e ancora pi degna la dimostra1 dicendo3 ,lucevan gli occhi suoi pi che la stella4 ,d'si qui intendere l'autore volere preporre la luce degli occhi di questa donna alla luce di quella stella ch' pi lucente4 ,e cominciommi a dir1 questa donna1 soave e piana3 nel qual modo di parlare si comprende la qualit dell'animo di colui che favella dovere essere riposata1 non mossa da alcuna passione1 e1 oltre a ci1 in questo disegna l'atto dell'onesto1 il quale in ogni suo movimento dee esser soave e riposato4 ,con angelica voce aggiugne un'altra cosa1 mirabilmente opportuna nelle donne1 d'aver la voce piacevole1 n pi sonora n meno che alla gravit donnesca si richiede2 e queste cos fatte voci fra noi sono chiamate angeliche4 ,e1 oltre a questo1 l'attribuisce ,virgilio questa voce in testimonio della beatitudine di lei1 percioch estimar dobbiamo alcuna cosa deforme non potere essere in alcun beato4 ,in sua favella1 cio in fiorentino volgare1 non ostante che ,virgilio fosse mantovano4 ,ed in ci n'ammaestra alcuno non dovere la sua original favella lasciare per alcun'altra1 dove necessit a ci nol costrignesse4 ,la qual cosa fu tanto all'animo de' romani1 che essi1 dove che s'andassero1 o ambasciadori o in altri ufici1 mai in altro idioma che romano non parlavano2 e gi ordinarono che alcuno1 di che che nazion si fosse1 in senato non parlasse altra lingua che la romana4 ,per la qual cosa assai nazioni mandaron gi de' loro giovani ad imprendere quello linguaggio1 accioch intendesser quello e in quello sapessero e proporre e rispondere4 ,ma potrebbesi qui muovere un dubbio1 e dire3--,come sai tu che questa donna parlasse fiorentino8--,a che si pu rispondere apparire in pi luoghi1 in questo volume1 ,beatrice essere stata una gentildonna fiorentina1 la quale l'autore onestamente am molto tempo2 e per questo comprendere e dire lei in fiorentin volgare aver parlato4 ,e percioch questa la primiera volta che di questa donna nel presente libro si fa menzione1 non pare indegna cosa alquanto manifestare di cui l'autore1 in alcune parti della presente opera1 intenda nominando lei1 conciosiacosach non sempre di lei allegoricamente favelli4 ,fu adunque questa donna 7secondo la relazione di fededegna persona1 la quale la conobbe1 e fu per consanguinit strettissima a lei7 figliuola d'un valente uomo chiamato ,folco ,portinari1 antico cittadino di ,firenze3 e1 come che l'autore sempre la nomini ,beatrice dal suo primitivo1 ella fu chiamata ,bice2 ed egli acconciamente il testimonia nel ,paradiso1 l dove dice3 ,ma quella reverenza1 che s'indonna ,di tutto me1 pur per ,b e per ice4 ,e fu di costumi e d'onest laudevole quanto donna esser debba e possa1 e di bellezza e di leggiadria assai ornata2 e fu moglie d'un cavaliere de' ,bardi1 chiamato messer ,simone2 nel ventiquattresimo anno della sua et pass di questa vita1 negli anni di ,cristo milleduecentonovanta4 ,fu questa donna maravigliosamente amata dall'autore4 ,n cominci questo amore nella loro provetta et1 ma nella loro fanciullezza2 peroch1 essendo ella d'et d'otto anni e l'autore di nove1 s come egli medesimo testimonia nel principio della sua ,vita nuova1 prima piacque agli occhi suoi4 ,ed in questo amore con maravigliosa onest persever mentre ella visse4 ,e molte cose in rima1 per amore ed in onor di lei gi compose2 e1 secondo che egli nella fine della sua ,vita ,nuova scrive1 esso in onor di lei a comporre la presente opera si dispose2 e come appare e qui e in altre parti1 assai maravigliosamente l'onora4 --,o anima4 ,qui cominciano le parole1 le quali ,virgilio dice essergli state dette da questa donna1 nelle quali la donna1 con tre commendazioni di ,virgilio1 si sforza di farlosi benivolo ed ubbidiente1 dicendo primieramente3 cortese1 il che in qualunque1 quantunque eccellente uomo e onorevole1 titolo da disiderare1 percioch in ciascuno nostro atto laudevole cosa l'esser cortese2 quantunque molti vogliano che ad altro non si riferisca l'esser cortese1 se non nel donare il suo ad altrui2 mantovana1 il che la donna dice per mostrare che ella il conosca1 e a lui voglia dire e dica1 e non ad un altro2 ,la cui fama nel mondo ancora dura1 cio persevera4 ,e questa la seconda cosa per la quale la donna si vuol fare benivolo ,virgilio1 mostrandogli lui essere famoso4 la ,fama un romore generale d'alcuna cosa1 la qual sia stata operata1 o si creda essere stata1 da alcuno1 s come noi sentiamo e ragioniamo delle magnifiche opere di ,scipione ,africano1 della laudevole povert di ,fabrizio e della fornicazione di ,didone e di simiglianti3 la qual finge ,virgilio1 nel quarto del suo ,eneida1 essere stata figliuola della ,terra e sorella di ,ceo e d',anchelado1 e lei la ,terra1 commossa dall'ira degl'iddii1 aver partorita4 ,della qual si racconta una cotal favola1 che1 conciofossecosach1 per desiderio d'ottenere il regno ,olimpo1 fosse nata guerra tra i ,titani1 uomini giganti1 figliuoli della ,terra1 e ,giove2 si divenne in questo1 che tutti i figliuoli della ,terra1 li quali inimicavan ,giove1 furon dal detto ,giove e dagli altri iddii occisi3 per lo qual dolore la ,terra commossa e disiderosa di vendetta1 conciofossecosach a lei non fossero arme contro a cos possenti nemici1 accioch con quelle forze1 le quali essa potesse1 alcun male contro agl'iddii facesse1 costretto il ventre suo1 ne mand fuori la ,fama1 raccontatrice delle scellerate operazioni degl'iddii4 ,la forma della quale ,virgilio nel preallegato libro discrive1 e dice3 ,fama1 malum quo non aliud velocius ullum1 ecc41 seguendo che ella vive per movimento1 e andando acquista forze1 e nella prima tema piccola1 ma poi se medesima lieva in alto1 e quindi va su per lo suolo della terra e il suo capo nasconde tra' nuvoli2 e ch'ella in su i pi velocissima1 e ha alie molto ratte1 ed un mostro orribile e grande2 e quante penne ha nel corpo suo1 tanti occhi n'ha sotto che sempre vegghiano1 e tante lingue e tante bocche le quali continuamente parlano1 e tanti orecchi li quali sempre tiene levati2 e vola la notte per lo mezzo del cielo e per l'ombra della terra1 stridendo1 senza dormir mai2 e 'l d siede ragguardatrice sopra la sommit delle case1 e spaventa le citt grandi3 tenace cos de' composti mali1 come rapportatrice del vero4 ,ma1 se io1 avendo la sua origine e la forma e gli effetti secondo le fizion poetiche discritte1 non aprissi quello che essi sotto questa crosta sentano1 potrei forse meritamente essere ripreso4 ,dico adunque che gl'iddii1 per l'ira de' quali la ,terra si commosse e turb1 da intendere intorno ad alcuna cosa l'operazion delle stelle1 le quali gli antichi1 erronei1 chiamavano iddii1 avendo riguardo alla loro eternit e alla loro integrit1 che alcuna corruzione non ricevea4 ,le quali stelle e corpi superiori1 senza alcun dubbio per la potenza loro attribuita dal creatore di quelle1 adoperano in noi secondo le disposizioni delle cose riceventi le loro impressioni2 e da questo avviene che il fanciullo1 o vogliam dire il giovane1 per loro opera aumentato1 conciosiacosach colui che invecchia sia diminuito1 e conciosiacosach mai si scostino dalla ragione dell'ottimo e perfetto governatore4 ,alcuna volta fanno cose1 le quali dal repentino e falso giudicio de' mortali pare che abbino1 s come adirati1 fatte1 come quando per loro opera muore un giusto re1 un felice imperadore1 un caro e opportuno uomo al ben comune1 un savissimo uomo1 o un nobile ed egregio cavaliere3 e per questo1 cio per lo fare venir meno i solenni uomini1 pare che come adirati contro a loro faccino4 ,dissono li poeti gl'iddii essere adirati1 avendo uccisi coloro li quali si doveano perpetuare2 ma che di questo sguita che la ,terra se ne commuove1 cio l'animoso uomo 7percioch tutti siamo di terra1 e in terra torniamo71 e sforzasi d'adoperar quello di che nasca nome e fama di lui1 la quale sia vendicatrice della sua futura morte2 accioch1 quando quello avverr che i corpi superiori facciano venire al suo fine il suo mortal corpo1 viva di lui1 per li suoi meriti 7eziandio non volendo i corpi superiori71 il nome suo e la fama delle sue operazioni1 non altrimenti che esso vivo fosse4 ,e in quanto dice questa nella prima tma esser piccola1 non ce ne inganniamo1 percioch1 quantunque grandi sien l'opere delle quali ella nasce1 nondimeno paiono da un temore degli uditori cominciare a spandersi4 ,poi1 in quanto dice ,virgilio essa elevarsi ne' venti1 niun'altra cosa vuol dire se non essa divenire in pi ampio favellio delle genti2 o vogliam1 per quel1 sentire essa mescolarsi ne' ragionamenti delle genti mezzane4 ,e1 in quanto poi discende nel suolo della terra1 intende il poeta lei mescolarsi nel vulgo2 e cos1 quando mette il capo ne' nuvoli1 dobbiamo intendere lei dovere mescolarsi ne' ragionamenti de' prencipi e degli uomini sublimi4 ,e l'avere l'alie e i pi veloci assai manifestamente dimostra il suo presto trascorso d'una parte in un'altra2 e per gli occhi1 li quali le discrive molti1 sente agli occhi della ,fama ogni cosa pervenire1 e cos agli orecchi4 ,e lei non tacer mai1 dove che ella si favelli1 o in pubblico o in occulto1 o in un luogo o in un altro2 lei non dormir mai1 e volar la notte per lo mezzo del cielo o per l'ombra della terra3 non credo altro intendere si debbia se non il suo continuo andamento di questo in quello e1 per li suoi rapportamenti vari e molti1 metter tremore ne' popoli1 e per conseguente fare guardar le terre e alle porti e sopra le torri fare stare le guardie e gli speculatori4 ,e1 percioch essa non cura di distinguere il vero dal falso1 contenta di rapportare ci che ella ode4 ,ma1 in quanto dicono costei dalla ,terra essere generata per dovere i peccati e le disoneste cose degl'iddii raccontare1 per alcun'altra cosa non credo esser stato fitto se non per dimostrare le vendette degli uomini men possenti1 li quali1 non potendo altro fare a' grandi uomini1 s'ingegnano1 parlando mal di loro1 di farli venire in infamia1 e per conseguente in disgrazia delle genti4 ,figliuola della ,terra detta1 percioch dell'opere sole1 che sopra la terra si fanno1 si genera la fama4 ,e che essa non abbia padre credo avvenire da questo3 per lo non sapersi donde il pi delle volte nasca il principio del ragionare di quello che poi fama diventa2 il che se si sapesse1 direbbe l'uomo quel cotale essere il padre della fama4 ,la qual cosa1 quantunque ad ogni uomo1 il quale ha sentimento1 molto piaccia1 sopra a tutti gli altri piacque a' gentili1 li quali non avendo alcuna notizia della beatitudine celestiale1 la quale ,iddio concede a coloro li quali adoperan bene1 quegli cotali1 li quali virtuosamente adoperavano1 a fine d'acquistar fama il facevano1 e quella vedersi avere acquistata con somma letizia ascoltavano4 ,dunque mostra in questo la donna di conoscere da quali cose si doveva far benivolo ,virgilio4 ,e poi soggiugne la terza1 dicendo3 ,e durer1 questa tua fama1 mentre il mondo lontana1 ponendo qui il presente tempo per lo futuro1 in quanto dice lontana per lontaner1 cio si prolungher4 ,e questo per la consonanza della rima si concede4 ,ed questa terza cosa quella che pi piace a coloro li quali fama acquistano1 che essa dopo la lor morte duri lunghissimo tempo1 estimando che quanto pi dura1 pi certo testimonio renda della virt di colui che guadagnata l'ha4 ,ed in questo la donna gli compiace1 in quanto gli dice quello che gli grato ad udire2 e1 oltre a ci1 dicendo quella dovere essere perpetua1 mostra di credere lui essere stato per sua grandissima virt degno d'eterna fama4 ,ma1 percioch qui di questa fama si fa menzione1 e ancora in pi parti nel processo se ne far1 e di sopra abbiamo scritta la sua origine1 estimo sia commendabile il mostrare1 anzi che pi procediamo1 che differenza sia tra onore e laude e fama e gloria1 accioch1 dove nelle cose seguenti menzione se ne far1 s'intenda in che differenti sieno2 e questo dico1 percioch gi alcuni indifferentemente posero l'un nome per l'altro1 de' quali forse furono di quegli che non sapevano la differenza4 ,dico adunque che onore quello il quale ad alcuno in presenza si fa1 o meritato o non meritato che l'abbia2 come che il meritato sia vero onore e l'altro non cos3 s come a ,scipione ,africano1 il quale avendo magnificamente per la republica contro a ,cartagine adoperato1 tornando a ,roma1 gli fu preparato il carro triunfale e fattigli tutti quegli onori che al triunfo aspettavano1 che eran molti4 ,e questo era vero e debito onore1 che per virt di colui che il riceveva s'acquistava4 ,a dimostrazione della qual cosa da sapere che ,marco ,marcello1 nel quinto suo consolato1 secondo che dice ,valerio1 avendo vinto primieramente ,clastidio1 e poi ,seragusa in ,sicilia1 e botato in questa guerra un tempio alla ,virt e all',onore1 fu per lo collegio dei pontefici giudicato a due deit non potersi un tempio solo farsi2 percioch1 se alcuna cosa miracolosa in quello avvenisse1 non si saprebbe a quale delle due deit ordinare i sacrifici debiti e le supplicazioni4 ,e perci fu ordinato che a ciascuna delle due deit si facesse un tempio2 li quali furono fatti congiunti insieme in questa guisa3 che nel tempio fatto in reverenza dell',onore non si poteva entrare1 se per lo tempio della ,virt non s'andasse4 ,e questo fu fatto a dare ad intendere che onore non si poteva acquistare se non per operazion di virt4 1 oltre a questo1 fatto onore ad alcuni1 li quali per loro meriti nol ricevono1 ma per alcuna dignit loro conceduta1 o per la memoria de' lor passati1 o forse per la loro et3 questi sono1 andando1 messi innanzi1 posti nelle prime sedie1 e in simili maniere onorati4 ,le laude1 come l'onore si fa in presenza a colui che meritato l'ha1 cos si dicono lui essendo assente2 percioch1 se lui presente si dicessero1 non laude ma lusinghe parrebbono4 ,la gloria quella che delle ben fatte cose da' grandi e valenti uomini1 essendo lor vivi1 si cantano e si dicono1 e l'essere con ammirazione della moltitudine riguardati e mostrati e reveriti1 come fu gi ,giunio ,bruto1 avendo cacciato ,tarquinio re e liberata ,roma dalla sua superbia1 e ,gaio ,mario1 avendo vinto ,giugurta e sconfitti i cimbri e i tutoni4 ,fama quello ragionare che lontano si fa delle magnifiche opere d'alcun valente uomo1 e che dopo la sua vita persevera nelle scritture di coloro li quali in nota messe l'hanno1 spandendosi per lo mondo e molti secoli continuando2 come ancora e udiamo e leggiamo tutto il d di ,pompeo magno1 di ,giulio ,cesare dettatore1 d',alessandro re di ,macedonia e di simiglianti4 ,ma da tornare alla intralasciata materia4 ,e dico che1 avendo questa donna captata la benivolenzia di ,vergilio1 gli comincia a dichiarare il suo disiderio dicendo3 ,l'amico mio1 cio ,dante1 il quale lei1 mentre ella visse1 come detto 1 assai tempo e onestamente avea amata2 e per1 s come l'autore nel ,purgatorio dice3 amore acceso da virt1 sempre altro accese1 sol che la fiamma sua paresse fuore1 mostra dovere egli essere stato onestamente amato da lei2 dal quale onesto amore di necessit essere stata generata onesta e laudevole amist1 la quale esser vera non pu1 n durabile1 se da virt causata non 3 e cos mostra che fosse questa1 in quanto la donna1 di lui parlando1 il chiama suo amico4 ,e qui non senza cagione1 lasciato stare il proprio nome1 il chiama la donna amico3 la quale per dimostrare1 per la virt di cos fatto nome1 l'autore le sia molto all'animo e per mostrare in ci che ella non venga a porgere i preghi suoi per uomo strano o poco conosciuto da lei4 ,e aggiugne e non della ventura1 cio della fortuna1 percioch infortunato uomo fu l'autore2 e questo aggiugne ella per mettere compassion di lui in ,virgilio1 il quale intende di richiedere che l'aiuti1 percioch degl'infelici si vuole aver compassione4 ,nella diserta piaggia1 della qual di sopra pi volte fatta menzione1 impedito1 dalle tre bestie1 delle quali di sopra dicemmo1 ,s1 cio tanto1 nel cammin1 che vlto 1 a ritornarsi nella oscurit della valle1 per paura1 di quelle bestie4 ,e temo che non sia gi s smarrito1 ,ch'io mi sia tardi al soccorso1 di lui1 levata1 ,per quel ch'io ho di lui nel cielo udito1 da ,lucia4 ,e pone la donna queste parole per avacciare l'andata di ,virgilio2 e appresso ancora il sollecita dicendo3 ,or muovi1 e con la tua parola ornata 7commendalo qui d'eloquenza1 la quale ha grandissime forze nel persuadere quello che il parlatore crede opportuno71 ,e con ci che mestiere al suo campare1 ,l'aiuta1 da quelle bestie che l'impediscono1 s1 cio in tal maniera1 ch'io ne sia consolata4 ,e1 dette queste parole1 manifesta il nome suo1 dicendo3 ,io son ,beatrice che ti faccio andare4 ,e1 detto il suo nome1 gli dice onde ella viene1 per mandarlo in questo servigio1 accioch ,virgilio conosca molto calernele2 percioch senza gran cagione non il partirsi alcuno de' luoghi graziosi e dilettevoli1 e andare in quelli ne' quali non altra cosa che dolore e miseria4 ,e dice3 ,vegno del luogo1 cio di paradiso1 ove tornar diso4 ,e quinci gli apre la cagione che di paradiso l'ha fatta discendere in inferno1 dicendo3 ,amor grandi sono le forze dell'amore3 ,aquae multae non potuerunt extinguere charitatem mi mosse1 l onde io era1 ed egli quegli che mi fa parlare e pregarti4 ,appresso a questo1 accioch ,virgilio non sia tardo all'andare1 come persona che guiderdone non aspetta della fatica1 si dimostra verso lui dovere essere grata1 dicendo3 ,quando sar dinanzi al ,signor mio1 cio a ,dio1 ,di te mi loder sovente a ,lui3--e cos non una volta1 ma molte1 nella multiplicazion delle quali si mostrer esserle stato gratissimo il servigio da lui ricevuto4 ,e quantunque questo guiderdone1 il quale ella promette1 alcuna cosa non monti alla salute di ,virgilio1 pur si dee credere piacergli2 e questo 1 percioch s'egli gli a grado che la fama di lui tra gli uomini favelli1 quanto maggiormente si dee credere essergli caro che una cos fatta donna nel cospetto di ,dio il commendi e lodisi di lui8 ,tacquesi allora1 detto questo1 e poi comincia' io1 a dire1 e 7supple7 dissi3--,o donna di virt1 sola per cui1 cio per cui sola1 ,l'umana spezie3 l'umana generazione spezie di questo genere che noi diciamo animali2 eccede1 cio trapassa di virt1 ed1 oltre a ci1 in tanto1 che essi divengono atti a cognoscere e cognoscono ,iddio1 il quale alcun altro animale non cognosce2 ogni contento1 cio ogni cosa contenuta1 ,dal cielo1 c'ha minor li cerchi sui1 il quale quel della luna1 che1 percioch pi che alcun altro vicino alla terra1 di necessit minore che alcuno degli altri1 e perci ha i suoi cerchi1 cio le sue circonvoluzioni1 minori1 infra' quali gli elementi ed ogni cosa elementata si contiene1 e ancora i demni e l'anime de' dannati4 ,le quali cose tutte1 per l'anima razionale e libera1 trapassa l'uomo d'eccellenza4 ,tanto m'aggrada 'l tuo comandamento4 ,qui si dimostra ,virgilio assai graziosamente disposto al comandamento della donna1 mostrando che egli non solamente disidera d'ubbidirla prestamente1 ma dice3 ,che l'ubbidir1 al comandamento1 se gi fosse1 in atto1 m' tardi4 ,e per segue2 ,pi non t' uopo aprirmi il tuo talento2 quasi dica3 assai hai detto1 ed io son presto4 ,ma nondimeno le muove un dubbio1 dicendo3 ,ma dimmi la cagion1 che non ti guardi ,dallo scender quaggi in questo centro1 pieno di scurit e di pene eterne4 ,e chiamasi centro quel punto il quale fa quella parte del sesto1 il quale noi fermiamo quando alcun cerchio facciamo3 e per chiama centro il corpo della terra1 percioch1 avendo riguardo alla grandissima larghezza della circunferenza del cielo e alla piccola quantit del corpo della terra posta nel mezzo de' cieli1 qui si pu dire centro del cielo4 ,dall'ampio loco1 cio dal cielo1 ove tornar tu ardi1 cio ardentemente disideri4 ,al quale ,beatrice dice cos3--,da poi che vuoi saper cotanto addentro1 cio s profonda ed occulta cosa1 ,dirotti brevemente--mi rispose--,perch'i' non temo di venir qua entro1 in questo carcere cieco4 ,temer si dee sol di quelle cose1 ,c'hanno potenza di fare altrui male4 ,s come ,aristotile nel terzo dell',etica vuole1 il non temer le cose che posson nuocere1 come sono i tuoni1 gl'incendi e' diluvi dell'acque1 le ruvine degli edifici e simili a queste1 atto di bestiale e di temerario uomo2 e cos temere quelle che nuocere non possono1 come sarebbe che l'uomo temesse una lepre o il volato d'una quaglia o le corna d'una lumaca1 atto di vilissimo uomo1 timido e rimesso4 ,le quali due estremit questa donna tocca discretamente1 dicendo esser da temere le cose che possono nuocere4 ,dell'altre no1 cio quelle che non son poderose a nuocere1 e che non debbon metter paura nell'uomo1 il qual debitamente si pu dir forte4 ,e quinci dimostra s essere di quei cotali forti1 dicendo3 ,io son da ,dio2 sua merc3 quasi dica3 non per mio merito2 fatta tale1 cio beata1 alla quale cosa alcuna noiosa1 quantunque sia grande1 non puote offendere2 ,che la vostra miseria1 cio di voi dannati1 non mi tange1 cio non mi tocca1 quantunque io venga qua entro2 ,n fiamma d'esto incendio1 il quale qui4 ,e per questa parola nota quegli del limbo essere in foco1 quantunque nel quarto canto l'autore dica quelli1 che nel limbo sono1 non avere altra pena che di sospiri4 ,non m'assale1 cio non mi si appressa4 ,donna nel cielo4 ,vuole qui mostrare ,beatrice non di suo proprio movimento mandare ,virgilio al soccorso dell'autore1 ma con divina disposizione1 percioch in cielo alcuna cosa non si fa che dall'ordine della divina mente non muova2 e perci vuol mostrare che ,donna lass nel ,ciel1 che si compiange1 cio si rammarica4 ,n questo da credere che in cielo sia1 o possa essere alcuno rammaricho1 ma conviene a noi da' nostri atti prendere il modo del parlare dimostrativo1 a fare intendere gli effetti spirituali2 e percioch l'effetto il quale segu del venire ,beatrice a ,virgilio1 venne da una clemenzia divina quasi mossa1 come le nostre si muovono1 per alcuno rammaricho2 e per dice ,beatrice1 quella donna compiangersi1 cio mostrare una affezione dell'impedimento dell'autore1 come qui tra noi mostra chi ha compassion d'alcuno4 ,di questo impedimento1 ov'io ti mando1 cio alla salute dell'autore2 ,s che duro1 cio stabile e fermo1 giudicio1 cio disposizione di ,dio1 lass1 cio in cielo1 frange1 cio s'apre2 e dimostra come le marine onde1 cacciate talvolta dall'impeto d'alcun vento1 che vengono insino alla terra chiuse1 e quivi frangendo s'aprono3 e cos sta chiusa ed occulta la divina disposizione1 infino a tanto che di manifestarla bisogni4 ,lucia chiese costei1 cio questa donna chiese ,lucia1 in suo dimando1 cio nel suo priego4 ,il senso di questa lettera1 quantunque alquanto di sopra aperto n'abbia1 non si pu qui mostrare essere litterale1 e per da riserbare quando si tratter l'allegorico4 ,e disse1 questa donna3--,ora ha bisogno il tuo fedele1 ,di te2 percioch in grandissima tribulazione1 per la paura la quale ha delle tre bestie1 che il suo cammino impediscono2 ed io a te lo raccomando2--volendo dire1 poich suo fedele era1 che ella nel suo scampo s'adoperasse4 ,lucia1 nemica di ciascun crudele1 ,si mosse1 udito questo1 e venne al loco dov'io era1 ,ch'i' mi sedea con l'antica ,rachele4 ,rachele fu figliuola di ,laban1 fratello di ,rebecca moglie d',isach1 e fu moglie di ,giacob3 la quale storia alquanto pi distesamente si racconter appresso nel quarto canto di questo libro4 ,disse3--,beatrice1 loda1 cio laudatrice1 di ,dio vera2 quasi voglia per questo intendere essere vere1 e non lusinghevoli n fittizie1 le parole con le quali ,beatrice loda ,iddio4 ,che non soccorri quei che t'am tanto1 avanti che impedito fosse in quella valle tenebrosa1 ,ch'usc per te della volgare schiera81 cio1 che per piacerti1 lasciati i riti del vulgo1 si diede a costumi e a operazioni laudevoli4 ,non odi tu la pita1 cio l'afflizione1 del suo pianto1 il quale egli fa nella diserta piaggia8 ,non vedi tu la morte1 che 'l combatte1 cio la crudelt di quelle bestie1 le quali con la paura di s il combattono e conduconlo alla morte1 ,su la fiumana3 qui chiama fiumana quello orribile luogo nel quale l'autore era da quelle bestie combattuto1 quasi quegli medesimi pericoli e quelle paure induca la fiumana1 cio l'impeto del fiume crescente1 il quale di tanta forza1 che dir si pu ove1 sopra la quale1 'l mar non ha vanto8--cio non si pu il mare vantare d'essere pi impetuoso o pi pericoloso di quella4 ,al mondo non fr mai persone ratte1 cio fr sollecite1 ,a far lor pro1 loro utilit1 ed a fuggir lor danno1 ,com'io1 sollecitamente1 dopo cotai parole fatte1 ,venni quaggi1 in inferno1 del mio beato scanno1 cio del luogo mio1 l dove io in paradiso sedea1 ,fidandomi del tuo parlare onesto2 qui ancora ,beatrice onora ,virgilio1 dicendo il suo parlare essere onesto1 il che di certi altri poeti non si pu dire2 ,che onora te1 ,virgilio2 e non solamente te1 ma ancora e quei che udito l'hanno1--e servato nella mente2 percioch l'avere udito senza averlo servato1 e poi ad esecuzione in alcuno laudevole atto non messo1 non pu avere onorato l'uditore4 ,e mostra ancora in queste poche parole precedenti l'ardente sua affezione verso l'autore1 acci per quello faccia ancora pi pronto ,virgilio al soccorso dell'autore4 ,poscia che m'ebbe1 cio ,beatrice1 ragionato questo1 che detto t'ho1 ,gli occhi lucenti lagrimosi volse1 per avventura verso il cielo1 dove qui da intendere che1 detta la sua intenzione a ,virgilio1 si ritorn4 ,e in questo lagrimare ancora pi d'affezion si dimostra1 dimostrandosi ancora un atto d'amante1 e massimamente di donna1 le quali1 come hanno pregato d'alcuna cosa la quale disiderino1 incontanente lagrimano1 mostrando in quello il disiderio suo essere ardentissimo4 ,per la qual cosa dice ,virgilio3 ,per che mi fece del venir pi presto3 ,e venni a te1 nella piaggia diserta1 dove tu rovinavi l dove il sol tace1 cos come ella vlse2 quasi voglia dire che altrimenti non sarei venuto4 ,dinanzi a quella fiera1 cio a quella lupa ferocissima1 ti levai1 ,che del bel monte1 sovra 'l qual tu vedesti i raggi del sole1 il corto andar ti tolse2 percioch1 se davanti parata non ti si fosse1 in brieve spazio saresti potuto sopra il monte essere andato2 dove per lo suo impedimento1 a volervi s pervenire1 ti convien fare molto pi lungo cammino4 ,dunque1 che 8 cio quale cagion'1 perch1 perch ristai8 di seguirmi2 e reitera la interrogativa1 per pungere pi l'animo dell'uditore2 ,perch1 cio per qual cagione1 tanta vilt1 quanta tu medesimo nelle tue parole dimostri1 nel cuor t'allette81 cio chiami colla falsa estimazione1 la qual fai delle cose esteriori2 ,perch ardire e franchezza non hai84 ,e massimamente3 ,poi che tali tre donne benedette1 quali di sopra detto t'ho1 cio quella donna gentile1 e ,lucia e ,beatrice1 ,curan di te1 cio hanno sollecitudine di te e procuran la tua salute1 nella corte del cielo1 nella quale sussidio non mai negato ad alcuno che umilemente l'addomandi2 e1 oltre a ci1 ,e 'l mio parlar1 al quale tu dovresti dare piena fede1 se tanto amore hai portato e porti alle mie opere 7come davanti dicesti3 ,vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore1 ecc471 tanto ben ti promette8--cio di conducerti salvamente in parte1 della qual tu potrai1 se tu vorrai1 salire alla gloria eterna4 ,quale i fioretti4 ,qui dissi cominciava la quinta parte di questo canto1 nella quale l'autore1 per una comparazione1 dimostra il perduto ardire essergli ritornato e il primo proponimento4 ,dice adunque cos3 ,quale i fioretti1 li quali nascono per li prati1 dal notturno gelo4 ,chinati1 e chiusi2 percioch1 partendosi il sole1 ogni pianta naturalmente ristrigne il vigor suo2 ma parsi questo pi in una che in un'altra1 e massimamente nei fiori1 li quali per tma del freddo1 tutti1 come il sole comincia a declinare1 si richiudono3 poi che 'l sol gl'imbianca1 con la luce sua1 venendo sopra la terra4 ,e dice imbianca1 per questo vocabolo volendo essi diventar parventi1 come paiono le cose bianche e chiare1 dove l'oscurit della notte gli teneva1 quasi neri fossero1 occulti4 ,si drizzan tutti2 percioch1 avendo il gambo loro sottile e debole1 gli fa il freddo notturno chinare1 ma1 come il sole punto gli riscalda1 tutti si drizzano1 aperti in loro stelo1 cio sopra il gambo loro1 ,tal mi fec'io1 quale i fioretti1 di mia virtute stanca1 per la vilt che m'era nel cuor venuta2 ,e tanto buono ardire al cuor mi corse1 per li conforti di ,virgilio1 ,ch'io cominciai1 a dire1 come persona franca1 forte e disposta ad ogni affanno3--,o pietosa colei1 cio ,beatrice1 che mi soccorse1 col sollecitarti1 e mandarti a me2 ,e tu1 fosti1 cortese1 che ubbidisti tosto ,alle vere parole1 che ti porse62 percioch1 dove venuto non fossi1 io era veramente per perire4 ,tu m'hai con disiderio il cuor diposto ,s al venir con le parole tue1 cio con i tuoi tili conforti e vere dimostrazioni1 ,ch'io son tornato nel primo proposto1 cio di seguirti4 ,or va'1 ch'un sol volere d'amendue4 ,non si potrebbe in altra guisa bene andare1 se non fosser la guida e 'l guidato in un volere4 ,tu duca1 quanto nell'andare1 tu signore1 quanto alla preeminenza e al comandare1 e tu maestro1--quanto al dimostrare2 percioch uficio del maestro il dimostrare la dottrina e il solvere de' dubbi4 ,cos gli dissi3 e1 poi che mosso fue4 ,qui comincia la sesta ed ultima parte di questo canto1 nella quale l'autore mostra come da capo riprese il cammino con ,virgilio4 ,entrai1 con ,virgilio1 per lo cammino alto1 cio profondo1 e silvestro1 percioch in quello luogo n albergo n abitazione alcuna si trovava4 ,,ii ,,senso ,,allegorico ,lo giorno se n'andava e l'aer bruno1 ecc4 stato dimostrato dalla ragione1 nella fine del precedente canto1 qual via al peccatore tener gli convegna1 per dover salire alla beata vita e partirsi della miseria della tenebrosa valle4 ,per la qual dimostrazione1 essendosi esso messo dietro alla ragione in cammino1 per continuarsi alle predette cose1 discrive l'autore1 nel principio di questo secondo canto1 l'ora nella quale in questo cammino entrarono1 la qual dice essere stata nel principio della notte4 ,sono adunque1 intorno alla allegoria del presente canto1 principalmente da considerare tre cose3 delle quali la primiera qual ragione possa essere per la quale esso di notte cominci il suo cammino2 appresso da vedere donde potesse nascere la vilt1 la qual dimostra nel dubbio il quale muove a ,virgilio2 ultimamente da vedere qual cagione movesse ,virgilio1 e perch del limbo1 a venire nel suo aiuto4 ,percioch1 veduto questo1 assai chiaramente si vedr per qual cagione da lui si rimovesse la vilt sua4 adunque intenzione dell'autore di dimostrare nella prima parte1 che dissi essere da considerare1 che1 quantunque l'uomo peccatore1 tcco dalla grazia operante di ,dio1 abbia tanto di conoscimento ricevuto1 ch'egli s'avvegga essere stato nelle tenebre della ignoranza1 e per quello in pericolo di pervenire in morte eterna1 e disideri di ritornare alla via della verit e d'acquistare salute1 e per questo messo si sia dietro alla guida della ragione1 in lui da lungo sonno stata desta2 non esser perci incontanente tornato nello stato della grazia1 se altro non s'adopera4 ,e perci1 accioch in quella tornar si possa1 si vuole insiememente pregare ,iddio col salmista1 dicendo3 ,domine1 deduc me in iustitia tua3 propter inimicos meos dirige in cospectu tuo viam meam2 e1 oltre a questo1 fare alcune altre cose1 secondo la dimostrazione della ragione4 ,e queste sono1 come altra volta ho detto1 il conoscere pienamente i difetti della vita passata1 e di quegli pntersi e dolersi1 e appresso nelle braccia rimettersene della ,chiesa1 e al vicario di ,dio confessarsene1 disposto a satisfare4 ,e1 questo fatto1 potr veramente credere s essere nello stato della grazia di ,dio tornato1 e le sue buone opere essere accettevoli e piacevoli nel cospetto suo e valevoli alla sua salute4 ,ma1 infino a tanto che in questa grazia non il peccatore ritornato1 non pu andare per la via della luce1 ma va per le tenebre notturno4 ,e perci1 per dovere tosto a quella grazia pervenire1 dee il peccatore ingegnarsi di fare ogni atto meritorio3 far limosine1 l'opere della misericordia1 usare alla chiesa1 digiunare1 orare1 e simili cose adoperare2 percioch1 quantunque senza lo stato della grazia a salute non vagliano1 sono nondimeno preparatorie a doversi pi prontamente e pi prestamente menare a meritare e ad avere la divina grazia4 ,e perci1 quantunque ad averla l'autore si disponga1 percioch ancora non l'ha1 ne dimostra il principio del suo cammino cominciarsi di notte4 ,sguita di vedere1 essendo l'autore gi entrato dietro alla ragione in cammino1 donde potesse nascere in esso la vilt d'animo1 la qual dimostra nel dubbio1 il quale seco medesimo muove alla ragione3 nel quale assai manifestamente mostra lui ancora nello stato della grazia non esser tornato1 e per questo aver avuto in lui forza il sospettare de' consigli della ragione4 ,per la qual cosa in molti avviene che1 in se medesimi raccolti1 contro alle dimostrazioni della ragione disputano2 e di questo1 considerata la nostra fragilit1 non ci dobbiamo noi per avventura molto maravigliare4 ,e la ragione pu esser questa4 ,assai manifesta cosa 1 eziandio in ciascun costante uomo1 nel mutamento d'uno stato ad un altro alquanto gli uomini vacillare e stare in pendente1 s' il migliore o non 1 dello stato nel quale si trova1 trapassare ad un altro1 o pure in quel dimorarsi4 ,e non alcun dubbio che1 stando l'uomo in pendente1 che ogni piccola sospinta il pu muovere e farlo pi nell'una parte che nell'altra pendere4 ,avviene adunque che quegli1 i quali1 come detto 1 seco talvolta raccolti sono1 quantunque vere conoscano le dimostrazioni della ragione e santi i suoi consigli1 nondimeno d'altra parte1 ascoltando le lusinghe della blanda carne1 i conforti del mondo1 le persuasioni del diavolo1 a poco a poco cacciando della mente loro il fervor preso del bene adoperare1 non fermato ancora da alcun forte proponimento1 intiepidiscono e divengon vili e timidi2 avvisando1 per li conforti de' suoi nemici1 s non dovere poter bastare a quello che il bene adoperare e lo stato della penitenza richiede4 ,per la qual vilt1 se da solenne aiuto cacciata non 1 assai leggiermente miseri volgiamo i passi e nella nostra morte ci ritorniamo4 ,la qual cosa all'autore avvenia1 se le pronte e vere dimostrazioni della ragione non l'avesser ritenuto e confortato a seguitar l'impresa4 ,ultimamente dissi che era da vedere qual cagione movesse ,virgilio1 e perch del limbo1 a venire in aiuto dell'autore3 alla qual dimostrazione tiene questo ordine l'autore4 ,e' pare essere assai manifesto che ciascheduno1 il quale1 dalla grazia operante di ,dio tcco1 si desta e vede la miseria nella quale le sue colpe l'hanno condotto1 e1 cacciate le tenebre della ignoranza1 conosce in quanto mortal pericolo posto sia2 che egli1 dopo alcuna paura1 disideri fuggire il pericolo e ricorrere alla sua salute3 il che1 non che l'uomo1 ma eziandio ogni altro animale naturalmente procura4 ,e questo assai bene apparisce l'autore aver cominciato a fare nel principio della presente opera1 in quanto1 desto e conosciuto il suo malvagio stato1 ha cominciato a fuggire il pericolo1 e mostra di disiderare di pervenire alla salute3 e ora in questa parte ne mostra quale dee essere quello che ciascuno1 il quale questo disidera1 dee1 s come pi presto e pi al suo bisogno opportuno1 fare4 ,e ci mostra dovere essere l'orazione2 percioch non si pu cos prestamente ricorrere all'altre cose necessarie alla salute come a quella2 e1 come che ancora questo si potesse1 non pare ben si proceda1 se questa non va avanti4 ,alla quale eziandio la natura c'induce1 s come noi per esperienza veggiamo1 percioch1 incontanente che alcuna cosa sinistra veggiamo contro a noi muoversi1 subitamente preghiamo per lo divino aiuto4 ,la qual cosa per avventura vuol mostrar d'aver fatta l'autore in quelle parole del primo canto1 dove dice3 ,guardai in alto e vidi le sue spalle2 percioch atto di coloro1 li quali adorano1 levare il viso al cielo1 accioch in quell'atto parte della loro affezione dimostrino4 ,e a questo1 che noi oriamo e preghiamo ne' nostri bisogni1 ne sollecita ,ges ,cristo nell',evangelio1 dove dice3 ,pulsate et aperietur vobis1 petite et dabitur vobis4 il vero che l'orazione almeno queste due cose vuole avere annesse1 fede e umilt2 percioch chi non ha fede in colui il quale egli priega1 cio ch'egli possa fare quello che gli domandato1 non pare orare1 anzi tentare e schernire4 ,la qual fede quanto fervente e ferma fosse1 apparve nella femmina cananea1 la quale1 ancora che non fosse del popolo di ,dio1 nondimeno tanta fede ebbe in ,ges ,cristo1 che istantissimamente il preg che liberasse la figliuola dal dimonio che la 'nfestava2 e1 non essendole da ,cristo alcuna cosa risposto1 la intera fede la fece ferma e costante di perseverare nel priego incominciato4 ,alla quale avendo ,cristo risposto che non si volea prendere il pane dei figliuoli e darlo a' cani1 non lasciando per questa repulsa1 e sospignendola la sua fede1 continu nel pregare4 ,e1 avendo affermato quello1 che ,cristo avea detto1 esser vero1 disse3--,signor mio1 e i cani1 che si allevano nella casa1 mangiano delle miche che caggiono della mensa del signor loro4--,volendo per questo dire3--,io cognosco che io non sono del popol tuo1 il quale tu tieni per figliuolo1 e perci non debbo il pane de' tuoi figliuoli avere2 ma io sono uno de' cani allevato in casa tua2 non mi negare quello che a' cani si concede1 cio delle miche che caggiono dalla mensa tua4--,la cui ferma fede conoscendo ,cristo1 non le volle1 quantunque de' suoi figliuoli non fosse1 negare la grazia addomandata2 ma1 rivolto a lei1 disse3--,femmina1 grande la fede tua3 va'1 e cos sia fatto come tu hai creduto4--,e quella ora fu dal dimonio liberata la figliuola di lei4 ,vuole adunque l'orazione farsi con fede1 e ancora1 s come voi vedete1 con istanzia2 percioch ,cristo vuole alcuna volta essere sforzato1 non perch la liberalit sua sia minore1 o men volentieri faccia l'addomandate grazie1 ma per fare la nostra perseveranza maggiore e accioch pi caramente riceviamo quello che con istanzia impetriamo4 ,vuole ancora l'orazione esser umile1 percioch alcuna nobilt di sangue1 n abbondanza di sustanze temporali1 n magnificenza d'imperiale o di reale eccellenza la potrebbe di terra levare un attimo4 ,l'umilt sola quella che l'impenna1 e falla infine sopra le stelle volare e quella condurre agli orecchi del ,signor del cielo e della terra4 ,gran forze son quelle dell'umilt nel cospetto di ,dio3 e come che assai in ciascuna cosa che l'uom vorr riguardare appaia1 nondimeno mirabilmente il dimostr nella sua incarnazione2 percioch non real sangue1 non et1 non bellezza1 non simplicit1 ma sola umilt riguard in quella ,vergine1 nella quale ,egli1 di cielo in terra discendendo1 incarn e prese la nostra umanit2 s come essa medesima ,vergine testimonia nel suo cantico1 quando dice3 ,respexit humilitatem ancillae suae2 per che da questa parola degnamente essa medesima segue3 ,deposuit potentes de sede et exaltavit humiles4 ,fece adunque il nostro autore fedele ed umile orazione a ,dio per la salute sua3 la quale1 s come esso medesimo scrive1 sal in cielo nel cospetto di ,dio guidata dall'umilt2 percioch1 come vedere abbiam potuto nel precedente canto1 l'autore non solamente avea cacciata da s la superbia1 ma avea paura di lei e fuggivala4 ,e come dobbiamo noi credere la pietosa e divota orazione guidata dall'umilt essere ricevuta in cielo8 ,certo1 non altrimenti che ricevuto fosse il figliuol prodigo dal pietoso padre1 del quale il santo ,evangelio ne dimostra4 ,fece il pietoso padre uccidere il vitello sagginato1 fece parare il convito1 fece chiamare gli amici1 e con loro si rallegr e fece festa di avere racquistato il suo figliuolo1 il quale gli pareva aver perduto4 ,cos si dee credere l'onnipotente ,padre aver fatto in cielo1 sentendo per la divota orazione colui alla via della verit ritornare1 il quale del tutto partito se n'era e ogni sua grazia avea dispersa e gittata via4 ,che festa ancora dobbiam credere averne fatta gli angeli di vita eterna8 la letizia de' quali maggiore sopra un peccatore che torni a penitenzia1 che sopra novantanove giusti4 ,posta dunque l'orazione nel cospetto di ,dio1 quivi1 dolendosi del malvagio stato di colui che la manda1 priega2 appresso e quello di che ella priega scrive l'autore1 dicendo che ella chiede in sua dimanda ,lucia e1 come suo fedele e che ha di lei bisogno1 a lei il raccomanda4 ,e cos dovemo intendere quella donna gentile essere la santa orazione fatta dal peccatore1 e in questa parte dovemo intendere per ,lucia la divina clemenza1 la divina misericordia1 la divina benignit1 la qual veramente nimica di ciascun crudele1 percioch in alcun crudele n piet n misericordia si trova giammai4 ,appare adunque per questo che l'orazione dell'autore addomandasse misericordia1 per la qual sola noi possiamo1 avendo peccato1 nella grazia di ,dio ritornare2 percioch egli tanta la indegnit e la iniquit del peccatore in adoperare contro a' comandamenti di ,dio1 che1 se la sua misericordia non fosse1 alcun nostro merito mai ci potrebbe nel suo amore ritornare4 ,quinci1 per le cose che seguitano1 appare il ,nostro ,signore aver prestati benignamente gli orecchi della sua divinit a' prieghi fatti dall'umile orazione1 in quanto dice l'autore che ,lucia1 cio la divina misericordia1 chiam ,beatrice1 cio se medesima dispose a mettere in atto il priego ricevuto3 il che appare1 in quanto ,beatrice1 che quivi la grazia salvificante o vogliam dire beatificante s'intende1 alla salute del pregante si dispose3 il che dallo intrinseco della divina mente procedette4 ,grande per certo1 come dice san ,gregorio1 la virt della orazione1 la quale1 fatta in terra1 adopera in cielo3 il che qui manifestamente appare1 s come al peccatore dimostrato2 percioch la forza della sua orazione ha rotto e annullato il duro giudicio di ,dio1 nel quale esso ,iddio vuole che il peccatore sia punito2 e l'umile orazione ha tanto potuto che1 rotto questo giudicio1 al peccatore1 in luogo della pena1 conceduta misericordia2 e non solamente misericordia1 ma ancora preparatagli e mostratagli la via da pervenire a salvazione4 ,che adunque avviene8 ,che1 per lo desiderio della salute sua1 la divina bont fa che1 per la grazia salvificante1 si muove ,virgilio del limbo3 il quale qui si prende per la ragione1 per la quale noi siamo detti animali razionali1 o vogliam dire1 per la grazia cooperante1 o vogliam dire l'una e l'altra insieme2 conciosiacosach alcuno pi atto luogo in noi io non cognosca1 dove la grazia cooperante mandatane da ,dio si debba pi tosto ricevere che nella sedia della ragione2 conciosiacosach essa1 dopo la grazia operante ben ricevuta1 ogni bene in noi disponga e ordini1 e con noi insieme adoperi4 ,e1 a dichiarare come ,virgilio del limbo sia mosso1 da sapere1 come gi dicemmo1 esser due mondi3 l'uno si chiama il maggiore e l'altro il minore1 s come ne mostra ,bernardo ,silvestre in due suoi libri1 de' quali il primo intitolato ,megacosmo da due nomi greci1 cio da mega1 che in latino viene a dire maggiore1 e da cosmos1 che in latino viene a dire mondo3 e il secondo chiamato ,microcosmo1 da micros1 greco1 che in latino viene a dire minore1 e cosmos1 che vuol dire mondo4 ,e1 ne' detti libri1 ne dimostra il detto ,bernardo il maggior mondo esser questo il quale noi abitiamo1 e che noi generalmente chiamiamo mondo1 e il minor mondo esser l'uomo1 nel quale vogliono gli antichi1 sottilmente investigando1 trovarsi tutti o quasi tutti gli accidenti che nel maggior mondo sono4 ,ed del maggior mondo quella parte chiamata limbo1 la quale non ha sopra di s altra cosa1 che il cerchio della circunferenza della terra1 o la estrema superficie della terra che noi vogliam dire4 ,e1 quantunque l'autore1 secondo la sentenza litterale1 mostri ,virgilio essere nel limbo1 cio nell'uno del maggior mondo1 non da intendere che quindi fosse mossa la ragione da ,beatrice1 ma fu mossa dal limbo del mondo minore1 cio dalla pi eminente parte dell'uomo1 la quale il cerebro1 sopra il quale nulla altra cosa del nostro corpo1 se non il cranio e la cotenna2 percioch in quello fu da ,dio locata la ragione4 ,e questo1 percioch ad essa stata commessa la guardia di tutto il corpo nostro1 e1 oltre a ci1 il dominio a dovere regolare i movimenti della nostra sensualit1 s come ad ottima distinguitrice delle cose nocive dall'utili4 ,e convenevole cosa che colui al quale commessa la guardia d'alcuna cosa1 che egli stea nella pi sublime parte di quella1 accioch esso possa vedere e discernere di lontano ogni cosa emergente1 e a quelle cose1 che fossero avverse alla cosa la qual guarda1 opporsi e trovar rimedio1 per lo quale da s le dilunghi3 la qual cosa ne' sensati uomini ottimamente fa la ragione posta nella superiore parte di noi4 ,oltre a questo1 come il savio re pone il suo real solio in quella parte del suo regno1 nella qual conosce esser di maggior bisogno la sua presenza1 accioch per questa si tolgan via le sedizioni e i movimenti inimichevoli1 fu di bisogno la ragione esser posta nel cerebro1 percioch qui vi pi di pericolo che in tutto il rimanente del nostro corpo4 ,e la ragione 1 percioch nella nostra testa son gli occhi1 gli orecchi1 la bocca e tutti gli altri sensi del corpo1 li quali con ogni istanzia nutricano il regno della ragione4 ,e perci1 se loro vicina non fosse1 potrebbon muovere cose assai dannose1 dove dalla ragione sono oppresse e diminuite le forze loro4 ,e questa sedia della ragione essere nel nostro cerebro1 e perch quivi1 ottimamente sotto maravigliosa fizione dimostra ,virgilio nel primo dell',eneida1 dove dice3 ,aeoliam venit3 hic vasto rex ,aeolus antro1 ecc41 e1 appresso a questo1 in pi altri versi4 adunque nel limbo1 cio nella superior parte di questo minor mondo1 la ragione1 e quindi la muove la grazia salvificante in soccorso del peccatore4 ,il quale movimento non si dee altro intendere se non un rilevarla dallo infimo e depresso stato nel quale lungamente tenuta l'aveano l'appetito concupiscibile e irascibile1 e1 lei sotto i piedi delle loro scellerate operazioni tenendo1 aveano occupata la sedia sua2 e questo per tanto tempo1 che essa1 non potendo il suo oficio esercitare1 era tacendo divenuta fioca1 cio nell'esser fioca dimostrava la lunghezza della sua servitudine3 e1 cos rilevatala1 in essa pone la grazia cooperante1 e parala dinanzi allo smarrito intelletto del peccatore4 ,e di questo non alcun dubbio che noi1 quante volte ci ravveggiamo delle nostre disoneste operazioni1 tante per divina grazia ricominciamo ad essere uomini1 i quali non siamo quanto nella ignoranza de' peccati dimoriamo3 anzi1 avendo la ragion perduta1 siamo divenuti quegli animali bruti1 a' quali1 come altra volta detto1 sono i nostri difetti conformi4 ,il che se altra dottrina non ci mostrasse1 spesse volte ne 'l mostrano le poetiche fizioni1 quando ne dicono alcuno uomo essersi trasformato in lupo1 alcuno in leone1 alcuno in asino o in alcun'altra forma bestiale4 ,e come la ragione dalla grazia salvificante nella sua real sedia rimessa1 fatta donna e consultrice e aiutatrice del peccatore1 il toglie co' suoi ammaestramenti dinanzi a' vizi1 li quali gli hanno tolta la corta salita al monte1 cio al luogo della sua salute4 ,e corta dice1 percioch agli uomini1 li quali in istato d'innocenzia vivono1 il salire a questo monte leggerissimo1 s come il salmista ne mostra1 l dove dice3 ,quis ascendet in montem ,domini1 aut quis stabit in loco sancto eius84 ,e rispondendo alla domanda1 quello n'afferma che io dico1 dicendo3 ,innocens manibus et mundo corde1 qui non accepit in vano animam suam1 nec iuravit in dolo proximo suo2 ma a coloro diventa molto lunga1 i quali ne' peccati miseramente vivono4 ,e1 oltre a questo1 riprende e morde la vilt dell'animo di quegli1 i quali1 tirati dalle mollizie del mondo1 del divino aiuto mostran di disperarsi2 mostrando loro come1 per loro l'umile orazione1 la misericordia di ,dio e la grazia salvificante procurin per loro nel cospetto di ,dio2 mostrando ancora come sicuramente ad ogni affanno metter si possano1 avendo s1 cio1 la grazia cooperante1 con loro e in loro aiuto e consiglio4 ,maraviglierannosi per avventura alcuni1 e diranno3--,a che era di bisogno che la grazia salvificante movesse o rilevasse la ragione nell'autore8--,alla qual domanda la risposta prontissima4 ,vuole cos la ragion delle cose che1 negli atti morali1 s come questo 1 noi non possiamo alcuna cosa bene adoperare n con ordine debito1 se noi primieramente non cognosciamo il fine al qual noi dobbiamo adoperare2 percioch la notizia di quello ha a causare i nostri primi atti1 e di quindi ad ordinare quegli che appresso a' primi e susseguentemente deono seguire4 ,come comporr il cirugico il suo unguento1 o il fisico la sua medicina1 se prima il cirugico non vede il malore1 il fisico l'umore da purgare8 ,come dar il nocchiere la vela del suo legno a' venti1 se esso primieramente non avr conosciuto e disposto in qual contrada esso voglia pervenire8 ,come far l'architetto fondare un edificio1 o preparar la materia da edificarlo1 se egli primieramente non sa che spezie d'edificio debba esser quello che far si dee8 ,conciosiacosach altra forma e altro maestro voglia un tempio che un palagio reale1 e altra forma il palagio che una casa cittadinesca4 adunque di necessit primieramente cognoscere il fine1 che noi pognamo alcuno nostro atto in opera4 ,e perci1 se ben guarderemo1 se il disiderio del peccatore di salvarsi1 esser la grazia salvificante causativa di quelle nostre operazioni1 le quali a salute ci possan perducere2 e di queste nostre operazioni conviene che sia dimostratrice e ordinatrice la ragione3 e per la ragione la prima cosa causata dalla grazia salvificante1 la quale l'autor mostra in persona di ,beatrice venire a muover ,virgilio4 ,e questo scendere non si dee intendere essere stato attuale2 ma semplicemente la volont di ,dio1 provocata dall'umile orazione del peccatore a misericordia1 causativa di questo rilevamento della ragione1 in quanto in essa sta il concedere la grazia salvificante4 ,adunque1 avvicinandosi alla conclusione1 dico l'autore1 per le riprensioni della ragione in lui ritornata1 e per gli ammonimenti di lei1 avere la vilt1 presa da' malvagi conforti de' nostri nemici1 posta gi e cacciata da s2 riprende1 per lo sano consiglio della ragione1 il vigore e la forza smarrita1 e nel primo suo buono proponimento si ritorna1 e1 ad ogni fatica per acquistar salute disposto1 con la ragione insieme riprende il cammino4 ,e questa si pu dire essere interamente l'esposizione allegorica del presente canto4 ,n sia alcuno s poco savio1 che creda queste cose1 quantunque mostrino nel descriversi aver certe interposizioni di tempo1 non doversi poter fare senza la dimostrata interposizione2 percioch egli possibile di muovere la divinit1 e d'aver veduto ci che l'autore dee nello 'nferno vedere1 e di pervenire alla porta di purgatorio1 e ancora di salire in cielo1 quasi in un momento1 pure che la contrizione sia grande e il fervore della carit ferventissimo e intero1 come di molti abbiam gi letto essere stato4 ,,canto ,,terzo ,i ,,senso ,,letterale ,lez4 ,,ix ,per me si va nella citt dolente1 ecc4 ,in questo canto ne racconta l'autore come alla porta dello 'nferno pervenissero1 e come dentro ad essa fosse da ,virgilio menato1 e quivi vedesse i cattivi miseramente afflitti1 e ultimamente pervenissero al fiume d',acheronte4 ,e dividesi questo canto in due parti3 nella prima mostra come alla prima porta dello 'nferno pervenisse1 e dentro a quella fosse da ,virgilio menato2 nella seconda parte discrive quello che dentro della porta udisse e vedesse4 ,e comincia quivi3 ,quivi sospiri1 pianti ed alti guai4 ,adunque nella prima parte1 continuandosi a quello che nella fine del precedente canto ha detto1 cio come con ,virgilio entrasse in cammino1 dice dove pervenne1 cio alla prima porta dell'entrata d'inferno2 sopra la qual1 dice1 vide scritto3 ,per me1 cio per entro me1 si va nella citt dolente1 cio nella citt di ,dite1 dolente in perpetuo per li dannati spiriti li quali dentro vi sono2 della qual citt1 percioch pienamente se ne scriver in questo libro appresso nel canto ottavo1 qui non curo di dirne alcuna cosa2 ,per me si va nell'eterno dolore1 al quale dannati sono coloro li quali muoiono nell'ira di ,dio2 ,per me si va tra la perduta gente4 ,dice perduta1 percioch alcuna potenza di bene adoperare non in loro2 e questi cotali meritamente si posson dir perduti4 ,giustizia mosse1 a farmi3 e la giustizia che 'l mosse fu la superbia del ,lucifero1 la quale merit eterno supplicio2 il quale ,iddio volle tanto da s dilungare1 quanto pi si potea1 e perci1 nel centro della terra gittatolo1 quivi la sua prigione fece1 e volle quella similmente esser prigione di tutti quegli li quali contro alla sua deit operassero2 il mio alto ,fattore1 cio ,iddio2 ,fecemi la divina ,potestate1 cio ,iddio ,padre1 al quale attribuita ogni potenza2 ,la somma ,sapienzia1 cio il ,figliuolo1 il quale sapienza del ,padre1 e 'l primo ,amore1 cio lo ,spirito santo1 il quale perfettissima carit1 igualmente moventesi dal ,padre e dal ,figliuolo4 ,e cos appare questa porta essere stata fatta dalla ,trinit a dimostrare che chi offende in alcuna cosa ,iddio offenda queste tre persone1 e perci da tutte e tre essere quello luogo composto1 dove gli offenditori in perpetuo fuoco sono dannati4 ,dinanzi a me1 porta1 non fr cose create ,se non eterne4 ,cos mostra questo luogo essere stato prima creato da ,dio che fosse creato l'uomo1 il quale1 quanto al corpo1 non eterno2 e che fosse creato poi che fu creato il cielo e la terra e gli angioli1 i quali sono eterni4 ,e percioch come parte degli angioli peccarono1 che peccarono prima che l'uomo fosse fatto1 fu1 come detto 1 di presente creato questo luogo in lor prigione e supplicio2 quantunque i santi tengano questo aere tenebroso essere pieno di quegli1 come appresso pi distesamente alquanto si dir4 ,e in quanto l'autore dice qui eterne1 favella di licenza poetica impropriamente1 come assai spesso si fa3 percioch l'essere eterno a cosa alcuna non s'appartiene1 se non a quella la quale non ebbe principio n dee aver fine1 e questa solo ,iddio2 gli angioli e le nostre anime1 e certe altre creature da ,dio immediatamente create1 e quantunque mai fine aver non debbano1 percioch ebber principio1 non si deono propriamente parlando dire eterne1 ma perpetue4 ,ed io eterna duro1 s come opera creata da ,dio senza alcun mezzo2 percioch per li dottori si tiene ci1 che immediatamente fu o sar creato da ,dio1 eterno4 ,lasciate ogni speranza1 o voi ch'entrate1 dentro di me1 quia in inferno nulla est redemptio1 se ci di potenza assoluta ,iddio non facesse1 come fece de' santi padri1 li quali ne trasse quando gi risuscitato da morte spogli il limbo4 ,queste parole1 sopra dette1 di colore oscuro1 conforme alla qualit del luogo nel quale per quella porta s'andava1 ,vid'io scritte al sommo d'una porta1 cio a quella per la quale in inferno s'entrava2 ,perch'io 7supple7 dissi3--,maestro1 ,virgilio2 e ben fa qui a chiamarlo maestro1 percioch a' maestri si vogliono muovere i dubbi e da loro aspettar le chiarigioni2 ,il senso lor1 cio quello che dir vogliono1 m' duro1--cio malagevole ad intendere4 ,e quegli1 cio ,virgilio1 a me 7supple7 rispose1 come persona accorta1 cio intendente3--,qui1 cio in questa entrata1 si convien lasciare ogni sospetto1 accioch sicuro si vada2 ,qui si convien ch'ogni vilt1 d'animo1 sia morta1 cio cacciata da colui il quale vuole entrare qua dentro4 ,e son queste parole prese dal sesto dell',eneida1 dove la ,sibilla dice ad ,enea3 ,nunc animis opus1 ,aenea1 nunc pectore firmo4 ,noi siam venuti al luogo ov'io t'ho detto1 cio all'inferno1 del quale vicino al fine del primo canto gli disse2 ,che vederai le genti dolorose1 ,c'hanno perduto1 per li lor peccati1 il ben dell'intelletto1--cio ,iddio1 il quale via1 verit e vita3 e il ben dell'intelletto la verit1 per la quale tutti per diverse vie ci fatichiamo1 e pochi alla notizia di quella pervengono4 ,e poi che la sua mano alla mia pose ,con lieto viso1 ond'io mi confortai4 ,qui assai manifestamente n'ammaestra l'autore con che viso noi dobbiamo mettere1 chi ne segue1 nelle dubbiose cose2 e dice che dee esser con lieto1 percioch dal viso lieto del duca prende conforto e sicurt chi segue1 dove1 non avendolo lieto1 coloro che a lui riguardano assai leggiermente impauriscono e diventano vili3 come noi leggiamo le legioni romane1 da' contrari auspizi e dal viso di ,flaminio consolo turbato1 invilite1 da ,annibale allato al lago ,trasimeno essere state sconfitte4 ,dice adunque di s l'autore che1 vedendo nell'entrata di cos dubbioso luogo lieto ,virgilio1 egli si confort tutto4 ,mi mise dentro alle segrete cose4 ,segrete sono in quanto agli occhi mortali manifestar non si possono1 percioch cos i tormenti1 come i tormentati e i tormentatori ancora tutti1 son cose spirituali e invisibili a noi1 e quinci segrete2 quantunque gli effetti di quelle1 secondo che mostrar si possono per iscritture e per ammaestramenti di santi uomini1 tutto il d ci sieno aperti e palesati4 ,quivi sospiri1 pianti ed alti guai4 ,qui incomincia la seconda parte del presente canto1 nella qual dissi che si discrivea quello che l'autore nella entrata dello 'nferno avea veduto e udito4 ,e dividesi questa parte in sette3 percioch nella prima l'autor pone molti dolorosamente dolersi2 nella seconda gli dichiara ,virgilio chi questi sieno che cos si dolgono2 nella terza discrive l'autore la pena dalla quale questi son tormentati2 nella quarta dice l'autore s aver vedute molte anime correre ad un fiume2 nella quinta dice s essere a questo fiume pervenuto1 e non averlo voluto passare dall'altra parte un nocchiere1 che tutti gli altri in una sua barca passava2 nella sesta gli apre ,virgilio perch ,carn non l'ha voluto passare2 nella settima ed ultima mostra l'autore s1 per un tremor della terra e poi da un baleno1 essere stato vinto e caduto4 ,la seconda comincia quivi3 ,ed egli a me3--,questo misero modo2 la terza quivi3 ,ed io che riguardai2 la quarta quivi3 ,e poi ch'a riguardare2 la quinta quivi3 ,ed ecco verso noi2 la sesta quivi3 ,figliuol mio1--disse2 la settima ed ultima quivi3 ,finito questo4 ,dice adunque cos3 ,quivi1 cio nella prima entrata dello 'nferno1 sospiri1 e pianti4 ,pianto quello che con rammarichevoli voci si fa1 quantunque il pi i volgari lo 'ntendano ed usino per quel pianto che si fa con lacrime4 ,e alti guai3 questi appartengono ad ogni spezie di dolore e massimamente a quello che con altissime voci e dolorose si dimostra2 ,risonavan per l'aere senza stelle1 cio oscuro1 ed al cospetto del cielo chiuso1 ,perch'io1 al cominciar1 ne lagrimai4 ,ecco una delle fatiche dell'animo1 la quale predisse nel cominciamento del secondo canto gli s'apparecchiava4 ,diverse lingue1 cio diversi idiomi1 per la diversit delle nazioni dell'universo1 le quali tutte quivi concorrono2 orribili favelle1 cio spaventevoli1 come son qui tra noi quelle de' tedeschi1 li quali sempre pare che garrino e gridino1 quando pi amichevolmente favellano2 parole di dolore1 cio significanti dolore1 accenti d'ira2 accento il profferere1 il quale facciamo alto o piano1 acuto o grave o circunflesso2 ma qui dice che erano d'ira1 per la quale si sogliono molto pi impetuosi fare che1 senza ira parlando1 non si farieno2 ,voci alte1 per le punture della doglia1 e fioche2 suole l'uomo per lo molto gridare affiocare2 e suon di man1 come soglion far le femmine battendosi a palme1 con elle1 cio con quelle voci3 le quali cose intra s diverse1 non melodia1 come soglion fare le voci misurate1 ma ,facevano un tumulto1 cio una confusione2 il qual s'aggira2 percioch il luogo ritondo1 ed essendo da quel tumulto l'aere percosso1 e non avendo alcuna uscita1 di necessit che per lo luogo s'aggiri e prenda moto circulare2 ,sempre in quell'aria1 senza tempo tinta1 cio mutata per contrariet di venti o d'altro accidente1 ,come la rena quando turbo spira4 ,dimostra qui l'autore1 per una breve comparazione1 il moto di quel tumulto1 come sopra dissi1 esser circulare1 e di quella forma che noi veggiamo talvolta muovere in cerchio la polvere sopra la superficie della terra2 e questo massimamente avvenire1 quando un vento1 il quale si chiama da' suoi effetti turbo1 spira4 ,il quale non pare avere alcuno ordinato movimento1 come gli altri hanno1 percioch non viene da diterminata parte1 ma essendo la esalazion calda e secca1 ch dalla terra surge in alto1 pervenuta alla freddezza d'alcun nuvolo1 e da quella a parte a parte cacciata1 diviene vento2 il quale1 l dove s'ingenera1 prende moto circulare1 e per questo non universale1 anzi solamente in quella parte dove generato 1 intanto che in una medesima piazza noi il vedremo in una parte di quella e non in un'altra2 e1 percioch la esalazione a parte a parte repulsa dal nuvolo1 il veggiam noi per certi intervalli far queste circulazioni sopra la terra4 ,e questo vento1 come noi il chiamiamo turbo1 ,aristotile il chiama tifone nella sua ,meteora1 dove chi vuole pu pienamente vedere di questa materia4 ,ed io1 ch'avea d'orror1 cio di stupore1 la testa cinta1 cio intorniata2 e questo dice per lo moto circulare di quel tumulto2 ,dissi3--,maestro1 che quel ch'io odo81 che fa questo tumulto1 ,e che gent'1 questa1 che par nel duol s vinta81--secondo che le loro voci manifestano4 ,ed egli a me4 ,in questa seconda parte della sua divisione dichiara ,virgilio all'autore chi sien costoro de' quali esso dimanda4 ,ed egli1 cio ,virgilio1 a me 7supple7 rispose3--,questo misero modo1 il quale tu odi e del quale tu se' stupefatto1 ,tengon l'anime triste di coloro1 ,che visser senza infamia1 d'alcuna loro malvagia operazione1 percioch1 quantunque buone non fossero1 erano intorno a s bassa e misera materia1 che di s non davano alcuna cagion di parlare1 e perci si pu dire che senza infamia vivessero2 e senza lodo1 cio senza fama1 percioch1 come del loro male adoperare detto1 il simigliante dir si pu se alcun bene adoperavano4 ,ma da vedere che gente questa pu essere4 ,e1 se io estimo bene1 questa mi pare quella maniera d'uomini1 li quali noi chiamiamo mentacatti o vero dementi1 li quali1 ancora che abbiano alcun senso umano1 per molta umidit di cerebro hanno s il vigore del cuore spento1 che cosa alcuna non ardiscono d'adoperare degna di laude1 anzi si stanno freddi e rimessi1 ed il pi del tempo oziosi1 quantunque talvolta sospinti sieno dal disiderio di dovere alcuna cosa adoperare2 di che quello segue che l'autore ne dice1 cio ,che visser senza infamia e senza lodo4 ,mischiate sono1 queste misere anime1 a quel cattivo coro4 ,coro si dice propriamente un'adunazion d'uomini1 li quali in figura di cerchio sieno congiunti insieme2 o coro detto quello luogo nel quale stanno nelle chiese coloro che cantano1 il quale ha figura di mezzo cerchio3 e qui si potrebbe prendere per ciascuno di questi due significati1 percioch1 considerato il movimento di questi spiriti1 il quale circulare1 come appresso si dimostrer1 si pu il loro dir coro2 e se per altro significato il vorrem prendere1 quello di costoro potrem dire coro1 cio loro essere ordinati a modo di coro1 ma non a cantare1 anzi a piangere miseramente e in eterno4 ,cattivo il chiama per la similitudine1 la quale hanno quegli spiriti con queste anime de' cattivi1 le quali con loro son mischiate2 e in tanto sono lor simili1 in quanto non seppero diliberare che farsi nel tempo della rebellione del ,lucifero1 ma si stettero freddi e timidi1 senza diliberare di tenersi con ,dio come doveano1 o di seguire il ,lucifero come non doveano4 ,degli angeli4 ,questo nome angelo derivato da un nome greco1 cio aggelos1 il quale in latino viene a dire nunzio o ambasciadore o messo3 e percioch essi quello oficio appo il diavolo fanno1 cio d'esser mandati1 che appo ,iddio fanno i buoni angeli1 quel nome antico d'angeli ritenuto s'hanno e ritengono1 quantunque sieno divenuti dimni e1 secondo che alcun santo vuole1 questo nome non loro attribuito giammai1 se non quanto sono in alcuna commissione loro fatta da ,dio2 la qual finita1 non si chiama pi angelo1 ma spirito beato4 ,che non furon ribelli1 7supple7 a ,dio1 ,n fr fedeli a ,dio1 ma per s fro3 non tenner costoro n con ,dio n col diavolo4 ,ed accioch qui alcuno per men che bene intendere non errasse1 da sapere non essere state che due maniere di angeli1 s come il ,maestro ne dimostra nel secondo delle ,sentenzie1 e di queste due l'una non pecc1 e per appresso a ,dio si rimase in paradiso2 l'altra che pecc1 tutta fu gittata fuori di paradiso1 e cadde1 e questo aere tenebroso propinquo alla terra riempi2 e questo affermano i santi esserne pieno4 ,e da questi talvolta muovono le tempeste e le impetuose turbazioni che nell'aere sono e in terra discendono2 e da questi dicono noi essere tentati e stimolati1 e venire quelle illusioni dalle quali i non molto savi son talvolta beffati e scherniti4 ,concedono nondimeno talvolta di questi dimni discenderne in inferno ad infestare e tormentare l'anime dei dannati2 affermando questi cotali spiriti immondi al d del giudicio tutti dovere dalla divina potenza essere racchiusi in inferno4 ,ora pare qui che all'autor piaccia questi malvagi angeli essere di due spezie divisi3 delle quali vuole l'una aver men peccato che l'altra1 in quanto mostra questa spezie1 che men pecc1 vicina alla superficie della terra essere rilegata2 e percioch la giustizia di ,dio secondo pi e meno punisce1 non intende costoro al d del giudicio dover essere da ,dio nel profondo inferno rilegati1 come saranno gli altri che molto pi peccarono4 ,e per vuolsi questa lettera che segue leggere in questo modo3 ,cacciangli i cieli1 da s3 e segue incontanente la ragione perch1 cio per non esser men belli2 percioch i cieli sono bellissimi1 ed intra l'altre loro singulari bellezze hanno che in essi alcuna macula di colpa non si truova1 percioch in essi alcuna cosa non si riceve se non purissima1 ed essi furono purissimi creati da ,dio2 per che segue1 se essi ricevessero questa spezie d'angeli1 la quale viziosa1 essi maculerebbono la lor bellezza3 e perci1 accioch questo non avvenga1 essi gli scacciano e dilunganli da loro4 ,n il profondo inferno gli riceve cio ricever2 e ponsi qui il presente per lo futuro1 percioch1 altrimenti leggendosi o intendendosi1 parrebbero le spezie degli angeli esser tre1 la qual cosa sarebbe contro alla cattolica verit2 e dice il profondo1 a differenza del luogo dov'e' sono in inferno1 che veggiamo gli pone nella pi alta parte di quello4 ,e appresso mostra la cagione perch dal profondo inferno ricevuti non sieno1 dicendo3 ,ch'alcuna gloria1 cio piacere1 i rei1 angeli1 li quali manifestissimamente furon ribelli1 avrebber d'elli1--veggendoli in quel medesimo supplicio ch'essi saranno4 ,e cos appare non essere opera de' ministri infernali che questi angeli non sieno nel profondo inferno1 ma della giustizia di ,dio1 la quale non patisce che di cosa alcuna quegli spiriti maledetti possano avere alleggiamento della pena loro4 ,ed io3--,maestro1 7supple7 dissi1 che tanto greve1 cio qual tormento1 ,a lor1 che lamentar gli fa s forte8--cio s amaramente4 ,rispose1 cio ,virgilio3--,dicerolti molto breve4 ,e dice cos3 ,questi1 cattivi1 che tu odi cos dolersi1 non hanno speranza di morte1 percioch manifesto loro l'anime essere eterne2 ,e la lor cieca vita1 senza alcuna luce di merito1 tanto bassa1 cio tanto depressa1 avendo riguardo che in inferno sieno dannati in eterno1 e su nel mondo di loro alcuna memoria non sia1 e quasi sieno come se stati non fossero2 ,che invidiosi son d'ogni altra sorte1 di peccatori1 quantunque di gravissimi supplici tormentati sieno4 ,per che chiaro comprender si pu costoro essere miserissimi1 poich di ciascuno1 quantunque misero1 invidiosi sono1 conciosiacosach invidia non si soglia portare se non a migliore o a pi felice di s4 ,fama di loro che cosa sia fama1 mostrato di sopra nella esposizione della lettera del precedente canto il mondo1 cio il costume de' mondani1 il quale solamente i segnalati uomini far famosi1 esser non lassa1 percioch furono torpenti e miseri e freddi2 ,misericordia e giustizia gli sdegna2 e questo percioch le loro opere non furon tali1 che impetrar misericordia per quelle sapessero o potessero1 per la quale sarebbero stati elevati alla gloria eterna2 e furon s vili e s dolorose1 che giustizia gli sdegna1 cio non cura di doverli tra le pi gravi colpe dannare1 quantunque in quelle per mentacattaggine forse peccassero2 ma1 s come morti senza la grazia di ,dio1 gli lascia quivi1 come gittati da s1 miseramente dolersi1 come miseramente vissero4 ,e questa seconda cagione troppo pi ponderosa che la primiera1 e pi gli prieme2 e per questa si manifesta loro sentire quanto la lor vita sia vile4 ,e questa la cagione perch1 come l'altre anime de' peccatori1 non vanno a passare il fiume d',acheronte1 quantunque nondimeno in inferno sieno1 l dove sono4 ,non ragioniam di lor2 quasi voglia dire che il ragionar di cos fatta spezie di genti un perder tempo2 ma guarda1 se t'aggrada di vedere la lor pena1 e1 guardando1 passa--e lasciagli stare4 ,e questo riguardare gli concede ,virgilio1 non in contentamento dell'autore1 ma in dispetto de' riguardati1 li quali noia sentono1 vedendo la lor miseria essere da alcuno veduta o conosciuta4 ,ed io che riguardai1 secondo m'avea conceduto ,virgilio3 e qui discrive la qualit della loro afflizione1 per la quale s amaramente si dolgono3 vidi una insegna1 ,che girando1 cio in giro andando1 correva1 cio correndo era portata1 tanto ratta1 cio s velocemente1 ,che d'ogni posa mi pareva indegna4 ,e dietro le venia1 a questa insegna1 s lunga tratta1 cio s gran quantit1 ,di gente1 d'anime state di gente1 ch'io non avrei creduto1 avanti che io avessi veduto questo1 ,che morte tanta n'avesse disfatta1 cio uccisa4 ,e dice disfatta1 percioch la morte non altro che la separazione dell'anima dal corpo1 la quale per la morte separandosi1 resta questa composizione dell'anima e del corpo1 le quali insieme fanno l'uomo1 essere disfatta2 percioch1 dopo cotale dipartimento1 colui1 che prima era uomo1 non poi pi uomo4 ,poscia ch'io v'ebbi1 guardando1 alcun riconosciuto1 il quale non nomina1 percioch1 se egli il nominasse1 qualche fama o infamia gli darebbe 7il che sarebbe contro a quello che di sopra ha detto1 cio3 ,fama di loro il mondo esser non lassa ecc471 ,vidi1 e conobbi l'ombra di colui1 ,che fece per viltate il gran rifiuto4 ,chi costui si fosse1 non si sa assai certo2 ma1 per l'operazione la quale dice da lui fatta1 estiman molti lui aver voluto dire di colui il quale noi oggi abbiamo per santo1 e chiamiamlo san ,piero del ,morrone1 il quale senza alcun dubbio fece un grandissimo rifiuto1 rifiutando il papato4 ,e dicesi lui a questo rifiuto essere in questa maniera pervenuto1 che1 essendo egli semplice uomo e di buona vita nelle montagne del ,morrone in ,abruzzo sopra ,selmona in atto eremitico1 egli fu eletto papa in ,perugia1 appresso la morte di papa ,niccola d',ascoli2 ed1 essendo il suo nome ,piero1 fu chiamato ,celestino4 ,la cui semplicit considerando messer ,benedetto ,gatano cardinale1 uomo avvedutissimo e di grande animo e disideroso del papato1 astutamente operando1 gl'incominci a mostrare che esso in pregiudicio dell'anima sua tenea tanto oficio1 poich a ci sofficiente non si senta4 ,alcuni voglion dire ch'esso us con alcuni suoi segreti servidori1 che la notte voci s'udivano nella camera del predetto papa1 le quali1 quasi d'angeli mandati da ,dio fossero1 dicevano3--,renunzia1 ,celestino6 renunzia1 ,celestino6--,dalle quali mosso1 ed essendo uomo idiota1 ebbe consiglio col predetto messer ,benedetto del modo del poter renunziare4 ,il quale gli disse3--,il modo sar questo1 che voi farete una decretale1 nella quale si contenga che il papa possa nelle mani de' suoi cardinali renunziare il papato4--,il quale come a doverla fare il vide disposto1 essendo essi in ,napoli1 segretamente fu col re ,carlo secondo1 re di ,cicilia1 a cui stanza il detto papa poco davanti avea fatti dodici cardinali1 e apertogli l'animo suo1 gli promise d'aiutarlo con ogni forza della ,chiesa nella guerra sua di ,cicilia1 dove facesse che1 rifiutando ,celestino il papato1 esso facesse che i dodici cardinali1 fatti a sua stanza1 gli dessero le boci loro nella elezione3 la qual cosa il re gli promise4 ,laonde esso1 con alcuni altri cardinali italiani1 sotto certe promessioni1 ordinato questo medesimo1 adoper che il papa pronunzi la legge del dover potere rinunziare il papato3 e il d di santa ,lucia1 essendo stato cinque mesi e alcun d papa1 venuto co' papali ornamenti in concistoro1 in presenza de' suoi cardinali pose gi la corona e il papale ammanto1 e rifiut al papato4 ,di che poi segu che la vilia di ,natale messer ,benedetto predetto fu eletto papa e chiamato ,bonifazio ottavo4 ,il quale ivi a poco tempo1 percioch vedeva gli animi di molti inchinarsi ad avere nel detto frate ,piero1 quantunque rinunziato avesse1 divozione come in vero papa1 fece il predetto frate ,piero chiamare dal monte ,sant',agnolo in ,puglia1 dove per divozione andato n'era1 e quindi1 secondo che alcuni affermano1 era disposto di passarsene in ,ischiavonia1 e quivi in montagne altissime e salvatiche finire in penitenzia i d suoi2 il fece chiamare1 e fecenelo andare alla rcca di ,fumone1 e quivi tennelo mentre visse2 ed1 essendo morto1 il fece in una piccola chiesicciuola fuori della rcca1 senza alcuno onore funebre1 seppellire in una fossa profondissima1 accioch alcuno non curasse di trarne giammai il corpo suo4 ,pare adunque l'autore qui volere lui1 per questa vilt d'animo1 in questa parte superiore dello 'nferno tra' cattivi esser dannato4 ,sono per questo alcuni che riprendono l'autore1 dicendo lui qui avere errato e detto contro a quello articolo che si canta nel ,simbolo1 cio3 ,et in unam sanctam catholicam et apostolicam ,ecclesiam2 in quanto dice contro a quello che la ,chiesa di ,dio ha diliberato1 cio questo frate ,piero essere santo1 ed egli1 mostrando di non crederlo1 il mette tra' dannati4 ,alla quale obiezione cos da rispondere3 che1 quando l'autore entr in questo cammino1 il quale egli discrive1 e nel qual dice aver veduta e conosciuta l'ombra di colui che fece per vilt il gran rifiuto1 questo san ,piero non era ancora canonizzato2 percioch1 s come apparir nel vigesimoprimo canto di questo libro1 l'autore entr in questo cammino nel ,,mccci1 e questo santo uomo fu canonizzato molti anni dopo1 cio al tempo di papa ,giovanni vigesimosecondo3 e per1 infino a quel d che canonizzato fu1 fu lecito a ciascuno di crederne quello che pi gli piacesse1 s come di ciascuna cosa che dalla ,chiesa diterminata non sia2 e per conseguente l'autore non fece contro al predetto articolo1 ma farebbe oggi chi credesse quello esser vero4 ,altri voglion dire questo cotale1 di cui l'autore senza nominarlo dice che fece il gran rifiuto1 essere stato ,esa1 figliuolo d',isac4 ,il quale1 essendo primogenito di ,isac1 come nel ,genesi si legge1 percioch innanzi a ,iacob1 con lui ad un parto nascendo1 usc dal ventre della madre2 ed aspettando a lui1 per questa ragione1 la benedizione del padre quando a morte venisse1 secondo che a quegli tempi s'usava2 tornando un d da cacciare1 ed avendo grandissimo desiderio di mangiare1 trov ,iacob suo fratello avere innanzi una minestra di lenti1 le quali la madre gli aveva cotte1 e domandogliele3 ,iacob rispose che non gliele darebbe1 se egli non rifiutasse alle ragioni della sua primogenitura e concedessele a lui2 per la qual cosa ,esa1 tirato dall'appetito del mangiare1 rifiut ogni sua ragione e concedettela a ,iacob4 ,e per questo voglion dire l'autore intender d',esa1 e lui vuol dire aver fatto il gran rifiuto4 ,la qual cosa n la nego n l'affermo4 ,so io bene1 secondo che nel ,genesi si legge1 ,esa fu reo e malizioso e fattivo uomo1 e non fu semplice n mentacatto1 e fu grande e potente uomo e padre di molte nazioni4 ,incontanente1 come veduto ebbi e riconosciuto costui1 intesi1 dalla sua vilt1 e certo fui1 ,che questa1 che cos correva dietro a quella insegna1 era la setta dei cattivi1 ,a ,dio spiacenti ed a' nemici sui1 cio a' demni2 quasi voglia dire3 come a ,domenedio piace l'uomo il quale s'esercita sempre in bene adoperare1 quia non sufficit abstinere a malo1 nisi faciat quis quod bonum est2 cos dispiacciono a' demni coloro che son pigri1 oziosi e tardi1 e non si esercitano in male adoperare4 ,questi sciaurati4 ,questo vocabolo disceso dall'antico costume de' gentili1 li quali nelle pi lor cose seguivano gli augri1 cio quelle significazioni che dal volato e dal garrito degli uccelli1 qual buona e qual malvagia1 secondo le dimostrazioni di quella facult1 scioccamente prendevano2 laonde quelli che malo augurio avevano1 erano chiamati sciagurati2 il qual vocabolo oggi appo noi suona sventurati4 ,che mai1 cio in alcun tempo1 non fur vivi1 quanto ad operazioni spettanti ad uomini1 li quali si dican vivere4 ,erano ignudi3 questo medesimo si pu dire di tutti i dannati1 i quali non solamente son privati di vestimenti1 ma di consolazione e di riposo2 e stimolati molto1 trafitti1 da mosconi e da vespe1 ch'eran ivi1 cio in quel luogo4 ,elle1 cio i mosconi e le vespe1 rigavan lor di sangue1 il quale delle trafitture usciva1 il volto4 ,chiamasi la faccia dell'uomo volto1 in quanto per quella il pi delle volte si discerne quello che l'uom vuole3 e cos si diriver da volo vis1 che sta per volere4 ,che mischiato di lagrime1 a' lor piedi1 ,da fastidiosi vermi era ricolto1 questo sangue mescolato con le lagrime de' miseri cattivi4 ,e poi che a riguardare4 ,qui comincia la quarta parte della suddivisione della seconda parte di questo canto1 nella quale1 poi che discritta ha la pena dei cattivi1 dice aver vedute molte anime tutte correre ad un fiume4 ,e poi1 che veduta la miseria de' cattivi1 che a riguardare oltre mi diedi1 cio pi avanti3 il general costume degli uomini pone1 li quali1 conciosiacosach tutti siam vaghi di veder cose nuove1 sempre oltre alle vedute sospigniamo gli occhi2 ,vidi gente alla riva d'un gran fiume1 ,perch'io dissi3--,maestro1 a ,virgilio1or mi concedi1 ,ch'io sappia quali e' sono1 quegli ch'io veggio1 e qual costume ,le fa di trapassar1 il fiume1 parer s pronte1 cio volenterose1 ,com'io discerno per lo fioco lume1--cio per lo non chiaro lume2 percioch1 s come l'esser fioco impedisce la chiarit della voce1 cos le tenebre impediscono la chiarit della luce4 ,ed egli1 cio ,virgilio1 a me 7supple7 rispose3--,le cose1 delle quali tu domandi1 ti fien cnte1 cio manifeste1 ,quando fermerem li nostri passi1 l pervenuti1 ,su la trista riviera d',acheronte4-- ,secondo che scrive ,pronapide nel suo ,protocosmo1 ,acheronte un fiume infernale1 il quale dice che in una spelunca1 la quale nell'isola di ,creti1 nacque della prima ,cerere figliuola di ,celio2 e1 vergognandosi di venire in publico1 per certe fessure della terra se ne discese in inferno4 ,sotto questa fizione da intendere questo3 come altra volta dissi1 ,titano e i figliuoli combatterono con ,saturno1 e presero lui e la moglie2 per la qual cosa ,cerere1 figliuola di ,celio1 percioch confortato avea ,saturno che non rendesse il regno a ,titano1 temendo di lui1 si fugg in ,creti1 tanto dolente1 quanto pi esser poteva1 di ci che avvenuto era a ,saturno1 e quivi si nascose4 ,e poi1 sentendo che ,giove aveva vinto ,titano1 e liberato ,saturno e la moglie di prigione1 non altrimenti che la femmina depone il peso del ventre suo partorendo1 cos ,cerere1 posto in questo luogo1 dove occulta dimorava1 ogni dolore gi ed ogni amaritudine1 usc in publico lieta4 ,e da questo dolor posto gi fu data la materia alla fizione3 quasi voglia dire il dolore essersi tornato al suo principio1 cio al luogo del dolore in inferno4 ,e questo discrive in forma di fiume1 a dimostrare la quantit essere stata grande del dolore4 ,ma il nostro autore gli d1 fingendo1 altra origine3 percioch1 s come apparir nel quattordicesimo canto del presente libro1 egli mostra questo fiume e gli altri infernali nascere di gocciole d'acqua che caggiono di fessure1 le quali dice essere in una statua di pi metalli1 dritta nell'isola di ,creti3 e quivi pi a pieno se ne tratter1 e di questo e degli altri4 ,allor con gli occhi vergognosi e bassi1 ,temendo no 'l mio dir gli fosse grave1 cio noioso1 ,infino al fiume1 d',acheronte1 di parlar mi trassi1 cio senza parlare mi condussi4 ,ed ecco verso noi4 ,questa la quinta parte della suddivisione del presente canto1 nella quale l'autore mostra un dimonio venire verso loro in una nave e passar gli altri1 e lui non aver voluto passare4 ,ed questa parte presa da ,virgilio1 dove nel sesto dell',eneida scrive3 ,portitor has horrendus aquas et flumina servat terribili squalore ,charon1 ecc4 per ben ventun verso4 ,dice adunque3 ,ed ecco verso noi venir per nave ,un vecchio bianco per antico pelo1 il quale per altro sarebbe paruto nero1 se gli anni non l'avessero fatto divenir canuto1 percioch la gente volgare stimano che il diavolo sia nero1 percioch i dipintori dipingono ,domeneddio bianco2 ma questa sciocchezza a credere1 percioch lo spirito essendo cosa incorporea1 non pu d'alcun colore esser colorato2 ,gridando3--,guai a voi1 anime prave61 cio malvage4 ,non isperate mai veder lo cielo3 il che vuole che elle intendano1 in perpetuo quindi non dovere uscire4 ,io vegno per menarvi all'altra riva1 di questo fiume1 ,nelle tenebre eterne1 in caldo e 'n gielo4 ,e tu1 che se' cost1 anima viva1 volgendo il suo parlare all'autore1 ,prtiti da cotesti1 che son morti2--quasi voglia dire3 percioch con loro tu non di n puoi passare4 ,ma1 poi ch'e' vide ch'io non mi partiva1 per suo comandamento1 ,disse3--per altra via1 che per questa1 per altri porti1 ,verrai a piaggia1 non qui1 donde io levo l'altre1 per passare1 dall'altra parte4 ,pi lieve legno1 cio nave2 legno tra' marinai general nome di qualunque spezie di navilio1 e massimamente de' grossi1 come che qui per la sua barca1 o per un'altra1 lo 'ntenda ,carone2 convien che ti porti1--cio ti valichi4 ,e 'l duca1 cio ,virgilio1 a lui3--,carn4 ,questo ,carn1 secondo che ,crisippo scrisse1 fu figliuolo d',erebo e della ,notte 7di questa favola sar il significato nella esposizione allegorica7 ed posto a questo uficio di passare l'anime dannate dall'una riva all'altra d',acheronte1 come qui appare4 ,non ti crucciare1 e incontanente soggiunge la cagione per la quale gli mostra non doversi crucciare1 dicendo3 ,vuolsi cos1 cio che costui vivo vada per questo regno de' morti1 e dov'e' si vuole1 col1 dove si puote ,ci che si vuole1 cio nella divina mente1 percioch ,iddio pu ci che vuole2 e pi non dimandare2--quasi voglia per questo dirgli3 non convenevole che a te si dimostri la cagione della volont di ,dio4 ,quinci1 cio dalle parole da ,virgilio dette1 fr quete1 cio quetate1 senza alcuna cosa pi dire1 le lanute gote1 cio barbute1 ,del nocchier della livida palude1 cio di ,carone4 ,e chiama ora palude quello che di sopra chiama fiume1 e questo fa di licenza poetica1 per la quale spessissimamente si pone un nome per un altro1 s veramente che quel cotal nome abbia alcuna convenienza con la cosa nominata1 come qui1 che il fiume acqua e la palude acqua1 e talvolta in alcuna parte corre il fiume s piano1 che egli par non men tosto palude che fiume4 ,livida la chiama1 a dimostrazione che l'acqua sia torbida1 e quella torbidezza sia nera ed oscura4 ,che 'ntorno agli occhi avea di fiamma rote1 a dimostrare la sua ferocit e il suo furore4 ,ma quelle anime1 ch'eran lasse1 per dolore1 non per lunghezza di cammino1 e nude1 di consiglio e d'aiuto2 ,cangir colore1 mostrando l'angoscia di fuori1 la quale dentro sentivano1 e dibattro i denti1 come coloro fanno li quali la febbre piglia1 che innanzi lo 'ncendio di quella tremano e battono i denti2 ,tosto che 'nteser le parole crude1 dette da ,carn di sopra 7,io vegno per menarvi all'altra riva ecc474 ,bestemmiavano ,iddio4 ,fa qui l'autore imitare a quelle anime il bestiale costume di molti uomini che1 quando attendono o hanno alcuna cosa la quale loro a grado non sia1 disperatamente cominciano a bestemmiare1 quasi per quello non altramenti che se ,dio spaventassono1 si debba diminuire o mitigare la fatica1 la quale aspettano o la quale hanno3 e' lor parenti1 cio i padri e le madri1 li quali principio e cagione dierono all'esser loro2 ,l'umana spezie1 quasi volessero pi tosto essere animali bruti1 accioch col corpo si fosse morta l'anima2 il luogo1 7supple7 bestemmiavano dove nacquero1 il tempo1 nel qual nacquero1 e 'l seme1 del quale nacquero1 di lor semenza1 cio bestemmiavano il seme di lor semenza1 cio della quale seminati furono1 e di lor nascimenti1 cio bestemmiavano il luogo e 'l tempo di lor nascimenti4 ,poi si ritrasser tutte quante insieme2 quinci appare loro quivi esser venute sparte2 ,forte piangendo alla riva malvagia1 d',acheronte1 ,ch'attende ciascun uom1 che ,dio non teme1 percioch tutti dichinan quivi coloro che1 vivendo1 non ebbono temor di ,dio1 ,carn dimonio1 con occhi di bragia1 cio ardenti e focosi2 loro accennando1 tutte le raccoglie1 in su la sua nave2 batte con remo1 cio con quel bastone col quale mena la sua nave1 il quale i marinai chiamano remo1 qualunque1 di quelle anime1 s'adagia1 a sedere o in altra guisa4 ,come d'autunno cio in quella stagione la quale noi chiamiamo autunno1 da mezzo settembre infino a mezzo dicembre1 si levan le foglie1 ,l'una appresso dell'altra1 cadendo1 infin che 'l ramo1 sopra il quale erano1 ,vede alla terra tutte le sue spoglie1 cio i vestimenti1 li quali1 la stagione gli ha fatti cadere da dosso4 ,ed questa comparazione presa da ,virgilio in quella parte del sesto libro dell',eneida1 che di sopra dicemmo4 ,similemente il mal seme d',adamo1 il quale fu il primo nostro padre1 e del quale noi siamo tutti seme3 ma parte di questo seme buono1 s come sono i santi uomini e i servanti i comandamenti di ,dio1 e parte n' malvagio1 s come sono i peccatori1 li quali ostinati nelle loro colpe muoiono nell'ira di ,dio3 e questa quella parte che si raccoglie nella nave di ,carone4 ,gittansi in quel lito1 cio d'in su quella riva1 ad una ad una1 quelle anime dannate1 ,per cenni1 da ,carn fatti1 com'augel fa per suo richiamo1 cio per lo pasto mostratogli4 ,cos1 raccolte1 sen vanno su per l'onda bruna1 d',acheronte1 ,e avanti che sien1 queste che pur m salirono1 di l1 cio dall'altra riva1 discese1 ,anche di qua1 da quest'altra parte1 nuova schiera1 cio quantit d'anime non ancora statavi1 s'aduna4 ,e in questo dimostra l'autore continuamente molti morirne sopra il circuito della terra1 de' quali la maggior parte muoiono nell'ira di ,dio1 quia multi sunt vocati1 pauci vero electi4 --,figliuol mio1--disse ,in questa sesta parte della suddivisione gli apre ,virgilio la cagione perch ,caron non l'ha voluto passare1 e perch quelle anime son pronte a voler passare il fiume4 ,e dice3--,figliuol mio2--mostra in questa parola ,virgilio paterna affezione all'autore2 disse il maestro cortese4 ,ben dice maestro1 percioch1 come qui appare1 ,virgilio gli solve il dubbio della domanda fattagli da lui di sopra1 dove dice3 ,maestro1 or mi concedi1 ,ch'io sappia ecc41 e coloro che solvono bene i dubbi meritamente si possono e debbon esser chiamati maestri4 ,cortese il chiama1 percioch continuo in quello che al suo uficio appartenesse1 gli fu liberale4--,quegli1 uomini1 o le loro anime a dir meglio1 che muoion nell'ira di ,dio1 li quali son quegli che senza contrizione1 senza confessione1 veggendosi nel caso della morte1 consistono pertinaci nelle loro nequizie1 e cos1 senza riconciliarsi a ,dio de' peccati commessi1 si muoiono2 e diconsi morire nell'ira di ,dio1 in quanto la sua grazia racquistar non hanno voluto1 seguendo gl'instituti della cattolica ,chiesa2 ,tutti convengon1 cio insiememente vengono1 qui1 a questo fiume1 d'ogni paese1 di levante e d'occidente e di ciascuna altra plaga del mondo1 e pronti sono a trapassar lo rio1 cio il fiume1 il quale qui chiama rio1 tirato dalla consonanza del verso4 ,e sguita la ragione perch a questo son pronti3 ,ch la divina giustizia gli sprona1 cio gli costringe1 ,s che la tma1 la quale hanno delle pene eternali1 si converte in disio1 di andar tosto a quelle4 ,quinci1 cio per la nave di ,carone1 non pass mai anima buona1 cio che al cielo dovesse ritornare1 come di tu1 che non vieni per rimanere4 ,e per1 se ,carn di te si lagna1 cio si duole1 e non ti vuol passare1 ,ben puoi sapere omai che il suo dir suona1--avendo intesa la cagione del suo rammarichio4 ,lez4 ,x ,finito questo4 ,questa la settima e ultima parte della suddivisione del presente canto1 nella quale l'autore mostra s1 per un tremore della terra e per un baleno1 vinto e caduto4 ,dice adunque3 ,finito questo1 cio la dichiarazione fattami da ,virgilio della prontezza dell'anime a trapassare il fiume1 la buia1 cio oscura1 campagna4 ,campagna sono luoghi piani e larghi1 i quali ivi non si dee credere che sieno1 ma usa il vocabolo largamente1 auctoritate potica2 e d'si intendere per la qualit di quello luogo dove vuole dare ad intendere che era1 qual che si fosse1 o montuoso o piano3 ,trem s forte4 ,ma qui da vedere che volle dire questo tremare1 conciosiacosach l'autore niente ponga senza cagione2 e perci da sapere l'autore in ogni cosa porre quelli medesimi accidenti avvenire a' dannati1 che a coloro che in istato di grazia sono od in via di penitenzia4 ,e quinci1 se noi riguarderem bene1 come all'entrare d'ogni cerchio di purgatorio si truova alcun agnolo1 il quale1 lietamente cantando1 conforta chi sale in quello2 cos ad ogni cerchio d'inferno si truova alcun demonio1 il quale orribilmente spaventa chi discende in esso4 ,e cos come il monte del purgatorio1 quando alcuna anima purgata sale al cielo1 tutto triema1 e tutti gli spiriti di quello1 sentendo il tremore1 ed intendendo ci che significa1 da carit mossi1 cantano e ringraziano ,iddio1 che a s quella anima beata chiama2 cos in inferno1 come anime di nuovo vi caggiono1 come dalle trasportate da ,carn feciono1 triema tutta la valle d'inferno3 per la qual cosa l'anime dannate1 che ci sentono1 intendendo venire anime ad accrescere la loro tristizia1 tutte oltre al dolore usato si contristano e piangono4 ,e cos l'autore mostra di volere in questa parte sentire1 come che non sia cosa nuova1 le parti intrinseche e cavernose della terra talvolta tremare1 per la revoluzione dell'aere che in quelle racchiuso e che vuole uscir fuori4 ,che dello spavento1 ,la mente1 cio il ricordarmene1 di sudore ancor mi bagna4 ,suole talvolta agli uomini subitamente spaventati1 rifuggire dalle parti esteriori dentro al cuore1 sentendolo temere1 il sangue2 e per questo coloro1 alli quali questo avviene1 rimangono pallidi e deboli e quasi insensibili2 ed esse parti esteriori1 premute dalla passione della paura1 mandano per li pori fuori talvolta un'acqua fredda1 la qual noi diciamo sudore2 e se tosto le parti predette non recuperassero il sangue e le forze loro1 caderebbe l'uomo1 e parrebbegli venir meno come se egli morisse2 e forse perseverando il sudore si morrebbe3 ed hannone gi alcuni1 essendo per paura il sangue rifuggito dentro1 perduti o debilitati alcuni membri in guisa che mai poi operare non gli hanno potuti 7e dicono i meno savi questi cotali essere stati guasti dal dimonio7 e per avventura anche se ne son morti4 ,la terra lacrimosa1 cio quella valle d'inferno1 o per li molti pianti che in quella si fanno1 o per l'umidit1 la quale nella concavit della terra generata dal freddo1 il quale ha l'esalazioni della terra calde e umide risolute in acqua3 la quale primieramente accostata alla terra fredda1 fatta in forma di lacrime1 e cos si pu dire l'inferno essere lacrimoso4 ,diede1 cio caus1 vento4 ,generansi i venti1 secondo che ad ,aristotile piace nel secondo della ,meteora1 d'esalazioni calde e secche della terra1 cacciate sopra da s da' nuvoli freddi o da alcun freddo che nell'aere sia4 ,le quali cose come in inferno sieno1 non so4 ,estimo che 'l tumultuoso rivolgimento1 il quale l'autore vuol mostrare che vi sia1 causi alcuno impeto il quale muova quello aere1 e l'aere mosso paia vento4 ,che balen una luce vermiglia4 ,questi non sono accidenti che la natura soglia producere sotterra1 e perci verisimile quello movimento dell'aere1 il quale ho detto essere stato1 e1 oltre a questo1 quello impeto1 avere dalle parti inferiori seco recata qualche vampa di fuoco1 la quale in forma di un baleno apparve all'autore4 ,la qual1 luce1 mi vinse ogni mio sentimento2 segno 1 per questo1 avere quella luce grandissimo stupore messo nell'autore1 ed essere stato tanto1 che quello ne sia seguito che dice1 cio3 ,e caddi1 come l'uom cui sonno piglia4 ,,ii ,,senso ,,allegorico ,per me si va nella citt dolente4 ,nel principio del presente canto si continua l'autore alle cose dette nella fine del precedente1 l dove disse1 per le vere dimostrazioni fattegli dalla ragione1 s avere la vilt dell'anima posta giuso e essersi ritornato nel proponimento primo1 e cos1 dietro alla ragione1 essere rientrato nel cammino da dovere poter pervenire allo stato della grazia1 e quindi ad eterna salute1 come disiderava2 e camminando mostra s alla porta dello inferno essere pervenuto4 ,e sono intorno al senso allegorico di questo canto da considerare tre cose3 la prima quello che l'autore voglia intendere per questa porta2 la seconda1 come si conformi il supplicio dato a' cattivi con la colpa loro2 la terza1 quello che l'autore voglia sentire per lo fiume d',acheronte e per lo nocchiere1 ed1 oltre a ci1 per lo accidente a lui avvenuto3 e1 queste vedute1 assai convenientemente s'avr il senso allegorico veduto del presente canto4 ,avendo adunque riguardo a parte delle parole scritte sopra la porta1 la quale l'autor discrive1 e alla ampiezza di quella1 e similmente all'averla senza alcun serrame trovata1 possiam comprendere quella essere la via della morte2 conciosiacosach il ,nostro ,signore dica nell',evangelio3 ,intrate per angustam portam1 quia lata et spatiosa via est quae ducit ad perditionem1 et multi sunt qui intrant per eam2 e cos per questa via il peccato ne mena a dannazione eterna4 ,ed questa via ampia1 a farne chiari agevol cosa essere il peccare1 e quello essere assoluto da ogni strettezza di regola2 il che delle virt non avviene1 le quali sono ristrette e limitate dalli loro estremi4 ,l'essere senza alcun serrame1 ne mostra assai chiaro in ogni ora1 in ogni tempo essere a ciascuno1 volendo1 possibile d'entrare nella via della morte1 ed andare ad eterna perdizione4 ,ed ancora si pu per l'ampiezza di questa porta comprendere1 essa in tanta larghezza distendersi1 che1 in qualunque parte del mondo l'uomo pecca1 trovi di questa porta la larga entrata4 ,e fu aperta questa dalla superbia dell'angiolo malvagio1 il quale primieramente ard di levare la fronte contro a ,colui che creato l'avea1 n mai pi si richiuse4 ,dentro alla quale1 entrata l'umana considerazione1 dietro a' passi della ragione1 nel vestibulo della perdizione eterna vede i cattivi e inerti1 come nella lettera dimostrato1 correre dietro ad una insegna aggirandosi2 e questi essere agramente stimolati da mosconi e da vespe1 e il sangue di questi dolenti esser ricevuto da putridi vermini4 ,li quali perci all'entrata della perduta vita dimostrati ne sono1 accioch da essi prendiamo quanto abbominevole colpa sia quella della inerzia1 veggendo essa non solamente alla divina giustizia1 ma ancora a' diavoli dispiacere3 e per questo siamo ammaestrati a guardarci da quella1 accioch in tanta miseria non divegnamo1 che igualmente a' buoni e a' malvagi siamo odiosi4 ,pare adunque questo vizio consistere in una freddezza d'animo1 la quale1 occupate non solamente le potenze intellettive1 ma eziandio le sensitive1 tiene coloro1 ne' quali esso dimora1 del tutto oziosi1 intanto che1 brievemente1 niuna opportunit pare che muover gli possa ad alcuno atto operativo2 e per questo non come uomini1 ma come bruti animali1 anzi come vermini ptridi e fastidiosi1 menano la vita loro4 ,ed in questo pare loro1 per quel che comprender si possa1 sentire alcun diletto1 il quale1 percioch da viziosa cagione preso1 senza colpa esser non puote4 ,e per1 spenta la loro sensual vita e tolta via la gravezza del misero corpo consenziente alla vilt dell'animo1 avendo quel conoscimento assoluti che perduto avevan legati1 dal vermine della coscienza morsi1 e per quello conoscendo s niuno onesto segno nella lor misera vita aver seguito1 ora senza pro seco dicendo3--,cos dovremmo aver fatto2--non tardi n lenti1 ma correndo1 seguitano quel segno che seco estimano dover vivendo aver seguito4 ,e percioch questo lor vermine non muore1 il seguono in giro1 a dimostrare che1 come nel cerchio non alcun principio n fine1 cos questa lor fatica non debba giammai avere requie n riposo4 ,e a questo atto gli solletica il vermine della coscienza con due stimoli1 con mosconi e con vespe1 li quali continuamente li trafiggono4 ,li quali mosconi e vespe sono da intendere per la memoria di due loro singulari miserie1 nelle quali nella loro dolorosa vita presero alcun piacere3 le quali furono l'una nel brutto e sporcinoso modo di vivere che tennero1 l'altra nell'oziosamente vivere4 ,e queste si deono intendere1 percioch i mosconi sono generati da putredine d'acqua e di terra corrotte1 e questi intender si deono la rimembranza della loro fastidiosa vita1 la quale ora conoscono e dispiace loro e1 dispiacendo1 senza pro gli affligge e infesta2 s che assai bene dimostrano confarsi in questo la pena con la colpa4 ,le vespe s'ingenerano dell'interiora dell'asino similmente corrotte1 e l'asino essere inerte1 ozioso e torpente animale1 assai chiaro si conosce per tutti2 e per per le punture delle vespe1 amarissime1 assai bene si dee comprendere1 per quelle1 il morso doloroso della rimembranza della loro oziosit1 dalla quale sono dolorosamente trafitti1 come apparir pu per lo sangue il quale cade dalle punture4 ,il loro sangue essere da puzzolenti vermini raccolto1 ha a rammemorare a questi dolenti che il sangue generato dalla digestione de' cibi1 li quali usarono vivendo1 non nutric e sostenne in vita corpi umani1 anzi putridi e sozzi vermini3 per le quali cose assai bene pare si conformi con la colpa la pena di costoro4 ,e questo basti de' cattivi aver detto4 ,resta a vedere la terza parte1 cio quello che l'autore per lo fiume e per lo nocchiere e per lo caso1 che a lui addivenne1 voglia sentire4 ,e1 secondo che io possa comprendere1 la sua intenzione di mostrare come in inferno1 oltre al fiume d',acheronte1 si discenda3 e questo mostra convenirsi fare passando il fiume1 il quale in due maniere trapassarsi1 qui1 sotto assai artificiosa fizione1 discrive4 ,delle quali dice esser la prima per la nave di ,carn1 nella quale1 come detto 1 esso trapassa l'anime di quegli che in peccato mortale morti sono4 ,e per1 avanti che della seconda maniera tocchiamo1 da vedere quello che l'autore sente per questo fiume1 che per lo nocchiere1 che per la nave e che per lo remo col qual dice che batte qualunque s'adagia4 ,vuole adunque per questo fiume l'autore disegnare la vita presente1 la quale ottimamente dir si pu simile ad un fiume2 percioch1 s come il fiume corre continuo1 sempre declinando1 senza mai in su ritornare2 cos la nostra vita1 dal d del nostro nascimento1 sempre e con velocissimo corso declina verso la morte1 senza mai indietro rivolgersi4 ,il che ci 1 oltre alla continua esperienza1 per la divina ,scrittura mostrato1 nella quale leggiamo3 ,omnes morimur et quasi aquae dilabimur in terram1 quae non revertuntur4 ,sono1 oltre a ci1 i fiumi1 quando per abbondanza d'acque e quando per forza di venti1 tempestosi4 ,il che similemente della nostra vita addiviene3 percioch alcuna volta addiviene1 per troppa mondana felicit1 che noi gonfiamo e divegnamo superbi1 e non ricappiendo in noi1 e non essendo a' nostri termini contenti1 esondiamo1 e1 come i fiumi in danno de' campi vicini talvolta traboccano1 cos noi in danno del prossimo e di noi medesimi trabocchiamo1 e similemente siamo da diversi impeti della fortuna fieramente afflitti e infestati negli animi nostri4 ,e1 come il fiume volge grandissime pietre nel suo fondo1 cos noi nel segreto del nostro petto continuamente rivolgiamo gravissime e noiose sollecitudini2 e n altrimenti che i fiumi con le loro circunvoluzioni talvolta trangugian le navi e' naviganti1 cos noi tranghiottisce la circunvoluzione de' peccati e della bocca infernale4 ,e1 accioch io faccia fine alle comparazioni1 come i fiumi molte afflizioni porgono1 cos la nostra vita piena di tribolazioni infinite3 per la qual cosa1 per quel medesimo nome chiamar la possiamo che questo fiume si chiama1 il quale ,acheronte1 che tanto suona in latino1 quanto cosa senza allegrezza3 la quale per certo del tutto rimossa dalla presente vita1 veggendo non essere alcuno1 quantunque vecchio1 che con verit possa dire s avere avuto giammai un d intero senza mille angosce pi cocenti che 'l fuoco4 ,e sopra questo fiume una nave1 nella quale dall'una riva all'altra sono l'anime trasportate4 manifesta cosa di legni leggieri comporsi le navi1 e quelle1 senza molta acqua prendere1 sopra essa dimorare2 per la qual mi pare si possa sentire le nostre concupiscenze1 le quali1 leggieri e mutabili1 non altrimenti per la presente vita trasvolano1 che facciano sopra l'onde le navi1 e seco d'uno appetito in un altro trasportano coloro1 li quali miseramente disiderano1 n prima a riva gli pongono1 che in perpetua perdizione gli conducono3 come per essa dice l'autore1 che ,carn trasportava l'anime in perpetua doglia4 1 appresso1 di questa nave nocchiere un demonio chiamato ,carn1 bianco per antico pelo1 il quale nella lettera dicemmo essere stato figliuolo d',erebo e della ,notte4 ,per lo quale assai apertamente veder si puote intendersi il tempo1 percioch il ,tempo fu figliuolo d',erebo1 cio del profondo consiglio di ,dio1 il quale cre lui come l'altre cose1 e non essendo avanti la creazione del mondo alcuna luce sensibile nel mezzo delle tenebre1 le quali avanti la creazion del mondo erano1 produsse lui come cominci a distinguer quelle in d distinti1 come nel principio del ,genesi si legge2 e quinci1 perch nelle tenebre prodotto fu1 sentirono i poeti lui essere figliuolo della ,notte1 cio delle tenebre4 ,il nome del quale ,servio1 ,sopra l',eneida di ,virgilio1 dice esser ',charon' quasi 'chronos'2 e questo vocabolo in latino viene a dire tempo4 ,il quale l'autore dice esser bianco per antico pelo1 discrivendolo dall'accidente della vecchiezza degli uomini1 nella quale noi divegnamo canuti3 e per questo vuol dimostrare il ,tempo essere vecchio1 cio gi lungo spazio stato prodotto4 ,e nel vero assai vecchio1 percioch1 secondo si comprende in libro ,temporum d',eusebio1 egli 1 dalla creazione del mondo infino a questo anno1 perseverato #fegb anni o in quel torno4 ,e perci si pone nocchiere sopra questo fiume1 percioch dir si puote il tempo esser quello che in s il d della nostra nativit ne riceve1 e con le sue revoluzioni1 avendone dalla riva del nostro nascimento levati1 ne mena per la presente vita1 qual pi e qual meno1 e trasportalo all'altra riva1 cio al d della morte4 vero che egli qui posto dall'autore a trapassare l'anime che muoiono nell'ira di ,dio1 e ci non senza cagione2 percioch quelle1 che questa mortal vita finiscono nella grazia di ,dio1 non si dicono1 secondo che i santi dicono1 morire1 ma d'una vita trapassare in altra1 e quella essere eterna1 nella quale il tempo non ha alcuna cosa a fare2 percioch l'eternit non patisce alcuna dimensione di tempo4 ,de' dannati non si pu dir cos1 percioch di questa vita vanno in morte perpetua3 e perci pare che il tempo abbia a determinare con certo numero d'anni o di d lo spazio della presente vita1 la quale per rispetto della morte perpetua fu a' dannati morte1 in quanto finirono questa vita1 la quale1 quantunque piena d'afflizioni e di fatiche sia1 nondimeno beata stata a' dannati1 per rispetto di quella alla quale in morte perpetua son trapassati4 ,ma da vedere quello che intender voglia l'autore per lo remo di questo nocchiere4 il remo un bastone lungo1 col quale il nocchiere fa muovere la sua nave1 e con esso la mena e dirizza d'un luogo ad un altro4 ,col quale remo l'autor dice questo dimonio battere l'anime1 le quali s'adagiano nella sua nave1 intendendo per questo la sollecitudine di coloro li quali all'acquisto delle cose temporali son tutti dati2 percioch questa sollecitudine1 dalla variet del tempo e dalla qualit delle cose imprese stimolata1 non lascia alcun cupido sentire alcun riposo1 ma igualmente il d e la notte o in pensieri o in opera gli tiene occupati1 e sempre con nuove dimostrazioni a varie operazioni gli sospigne1 molesta e affligge1 in guisa che1 non che riposo prendere possano1 ma elle non lasciano altrui avere spazio di respirare4 ,e1 se di ci per avventura alcuno esemplo aspettaste1 lasciando stare la sollecitudine pastorale de' sommi pontefici e le grandi imprese de' re1 de' principi e de' signori1 riguardate con l'occhio della mente quelle de' mercatanti1 co' quali noi continuamente siamo3 ogni piccolo movimento1 ora in ,inghilterra1 ora in ,fiandra1 ora in ,ispagna1 ora in ,cipri1 ora in una parte e ora in un 'altra1 sollecitando1 ricordando1 avvisando1 li fa scrivere1 non lettere1 ma volumi a' lor compagni2 e innanzi tratto sempre con sospetto l'apportate ricevono2 ogni vento gli tien sospesi a' lor navili2 n s piccolo romore di guerra nasce1 che essi incontanente non temano delle mercatanzie messe in cammino1 e quanti sensali parlan loro1 tanti fan loro mutare animi e consigli4 ,chi potrebbe esplicare quante sieno le cose1 che agli avviluppati nelle cose temporali rompano1 turbino1 guastino1 impediscano i desiderati riposi8 ,niuna scrittura che appieno gli potesse mostrare4 ,e cos i dolenti1 che hanno torto il disiderio della eterna beatitudine alle cose che perir debbono1 sono nella presente vita in continua afflizione1 e di qui trapassati alla perpetua4 ,la cagione perch questo dimonio niega di passare l'autore1 puote esser questa3 percioch egli non potrebbe ancora conducer l'autore alla riva opposita1 conciosiacosach ancora venuto non sia l'ultimo d dell'autore1 il quale ancora vivea2 e appresso sentiva il dimonio l'autore non essere in disposizione ch'egli volesse passare per dover di l dimorare1 e perci non apparteneva al ministro della divina giustizia1 al quale commesso di trapassare i malvagi1 di trapassar similmente quegli che malvagi non sono e vanno per esser buoni1 s come l'autore andava4 ,e per gli dice3--,pi lieve legno convien che ti porti2--volendo per questo mostrare che1 quando la colpa pi lieve1 pi lievemente trapassi ,acheronte4 ,e quelle sono da dir pi lievi1 le quali talvolta si posson por giuso 7come puote l'uomo1 che vive1 por gi le sue colpe per la penitenza71 che quelle che in eterno non si posson metter gi1 come quelle sono nelle quali l'uomo si muore4 ,e non da credere che attualmente l'autore in inferno andasse1 o che questo fiume o questo nocchiere e l'altre cose1 che qui e altrove si pongono1 vi sieno2 ma conviensi a' nostri ingegni in questa maniera parlare1 accioch essi con minore difficult possano dalle cose attualmente discritte comprendere le spirituali1 le quali per opera d'immaginazione o di meditazione s'intendono4 ,non ha la divina volont bisogno d'alcuno uficiale3 basta in lei semplicemente il volere1 e quello incontanente mandato ad esecuzione1 s come dice il salmista3 ,dixit1 et facta sunt2 mandavit1 et creata sunt4 ,ma questo noi non comprenderemmo1 se in alcuni termini dimostrativi non ne fosse posto dinanzi quello che ,iddio dispone e adopera1 s come nelle cose dette si pu comprendere1 cio noi vivere ed essere dal tempo menati alla morte1 e dopo quella1 se male vivuti siamo1 dannati4 ,e cos possiam questa maniera1 del passare in inferno1 dire che sia per sentenza diffinitiva data da ,dio1 s come da giudice il quale esser non pu in alcuna cosa ingannato3 e come quegli cotali1 che da questa sentenza dannati sono1 hanno il fiume valicato1 in rem iudicatam sono trapassati1 senza dovere sperare che mai per alcuna cagione cotal sentenza si debba o possa rivocare3 quantunque scioccamente ,origene1 per altro prudentissimo e grandissimo letterato uomo1 mostrasse di credere ,iddio alla fine del mondo dovere1 non che d'altrui1 ma eziandio de' demni1 aver misericordia1 e perdonar loro e menarnegli in vita eterna4 ,la seconda maniera del trapassare in inferno1 cio di valicare il fiume d',acheronte1 par che l'autore voglia qui essere per una spezie di sentenza1 la quale si chiama interlocutoria1 la quale nostro ,signore d in questa forma3 che qualunque uomo cade in peccato mortale1 sia incontanente messo nella prigione del diavolo2 ma nondimeno esservi con questa condizione1 che1 se egli d'avere commesso quel peccato1 per lo quale servo del diavolo divenuto1 si vuole riconoscere1 e per penitenza riconciliarsi a ,dio1 che egli possa cos uscire della detta prigione e ritornare in sua libert2 e1 dove riconoscer non si voglia1 s'intenda in perpetuo esser dannato a dovere stare in quella prigione1 nella quale noi miseri tutto 'l d caggiamo1 e all'unghie del diavolo di nostra volont la gola porgiamo4 ,la qual cosa avvenire discrive l'autore sotto questa fizione4 ,dice adunque per se medesimo1 e cos ciascuno pu per se medesimo intendere1 che ,la terra lagrimosa1 cio la presente vita1 la quale piena di lagrime e di miserie1 diede vento1 ,che balen una luce vermiglia1 cio uno splendore grande in apparenza1 vano e fugace s come il vento1 il quale niuno pu n pigliare n tenere e sempre fugge4 ,e questo splendore dice essere stato balenato da questa cosa vana1 a dimostrazione che dalla vanit delle cose della presente vita nasca questa luce a guisa di baleno1 il lume del quale essendo sbito1 reca seco ammirazione1 e poi subitamente si converte in nulla1 s come noi veggiamo avvenire de' fulgori temporali1 che test sono e test non sono4 ,or nondimeno sono appo la nostra fragilit di tanta forza1 che spesse volte occupano in tanto le menti d'alcuno1 e con tanta affezione disiderati sono1 che1 lasciata la debita notizia di ,dio e dello splendore eterno1 per qual via1 e per li vizi e per le malvagie operazioni1 si trascorre in essi4 ,di che assai appare a questi cotali ogni sentimento razionale esser tolto1 ed essi cadere nelle colpe e nelle miserie del peccato1 come cade colui il quale soprappreso dal sonno4 ,e fa in questo l'autore debita comparazione3 percioch1 quantunque1 peccando mortalmente1 nella infernal morte si caggia1 nondimeno questa morte in tanto simile al sonno1 in quanto l'uomo si pu da essa destare mentre nella presente vita dimora1 s come nel principio del seguente canto mostra l'autore d'essere stato desto1 ma da grave tuono2 la gravit del qual tuono possiam dire essere stata alcuna di quelle cose1 con le quali davanti nel principio del primo canto del presente libro dicemmo che ,domeneddio toccava i peccatori con la grazia operante1 quando in alcuno la mandava4 ,e meritamente qui possiam repetere quello che nel predetto luogo dicemmo1 l'autore per lo sonno non essersi accorto come nella prigion del diavolo s'entrasse1 cio come si trapassasse il fiume d',acheronte2 ma1 destandosi e trovandosi dall'altra parte del fiume1 assai leggiermente conoscer si pu la sua colpa e la sentenza di ,dio avervelo trasportato4 ,e questo trasportamento sarebbe stoltizia a credere che corporale fosse stato4 ,fu adunque spirituale1 come spiritualmente intender si dee noi per lo peccato divenir servi del diavolo4 ,e1 quantunque a quegli1 che in questa forma trapassano in inferno1 sia licito1 volendo1 il poterne uscire1 non posson per uscirne per tornarsi addietro per la via donde entrarono1 percioch per lo peccato non si pu di peccato uscire1 come quegli farebbono che per quella via n'uscissono1 per la quale v'entrarono2 ma conviensene uscire per la via opposita al peccato1 la quale nulla altra cosa che la penitenza4 ,e a pervenire a questa via mostra l'autore essergli convenuto tutto l'inferno trapassare1 e di quello1 per la parte opposita a quella onde v'entr1 esserne uscito4 ,e questa via1 se noi riguardiam bene1 il conduce a pi del monte della penitenza1 dove trova ,catone1 che a quella il drizza e sollecita4 ,,fine ,,del ,,primo ,,volume4 ,,indice ,i ,,vita ,,di ,,dante ,i4 ,proposizione p4 #c ,,ii4 ,patria e maggiori di ,dante #f ,,iii4 ,suoi studi #h ,,iv4 ,impedimenti avuti da ,dante agli studi #aj ,v4 ,amore per ,beatrice #aj ,,vi4 ,dolore di ,dante per la morte di ,beatrice #ab ,,vii4 ,digressione sul matrimonio #ad ,,viii4 ,opposte vicende della vita pubblica di ,dante #ah ,,ix4 ,come la lotta delle parti lo coinvolse #ah ,x4 ,si maledice all'ingiusta condanna dell'esilio #bj ,,xi4 ,la vita del poeta esule sino alla venuta in ,italia di ,arrigo settimo #ba ,,xii4 ,dante ospite di ,guido ,novel da ,polenta #bc ,,xiii4 ,sua perseveranza al lavoro #bd ,,xiv4 ,grandezza del poeta volgare4 ,sua morte #bd ,,xv4 ,sepoltura e onori funebri #be ,,xvi4 ,gara di poeti per l'epitafio di ,dante #bf ,,xvii4 ,epitafio #bg ,,xviii4 ,rimprovero ai fiorentini #bg ,,xix4 ,breve ricapitolazione #cb ,,xx4 ,fattezze e costumi di ,dante #cb ,,xxi4 ,digressione sull'origine della poesia #cf ,,xxii4 ,difesa della poesia #ci ,,xxiii4 ,dell'alloro conceduto ai poeti #dc ,,xxiv4 ,origine di questa usanza #dd ,,xxv4 ,carattere di ,dante #de ,,xxvi4 ,delle opere composte da ,dante #dh ,,xxvii4 ,ricapitolazione #eg ,,xxviii4 ,ancora il sogno della madre di ,dante #eg ,,xxix4 ,spiegazione del sogno #eh ,,xxx4 ,conclusione #fc ,,ii ,,redazioni ,,compendiose ,,della ,,vita ,,di ,,dante 7,,primo ,e ,,secondo ,,compendio7 ,avvertenza #ff ,i4 ,proposizione #fg ,,ii4 ,patria e maggiori di ,dante #fh ,,iii4 ,suoi studi #gj ,,iv4 ,impedimenti avuti da ,dante agli studi #ga ,v4 ,amore per ,beatrice #gb ,,vi4 ,dolore di ,dante per la morte di ,beatrice #gc ,,vii4 ,matrimonio di ,dante #gd ,,viii4 ,digressione sul matrimonio #ge ,,ix4 ,cure familiari e pubbliche #gf ,x4 ,come la lotta delle parti lo coinvolse #gh ,,xi4 ,la vita del poeta esule sino alla venuta in ,italia di ,arrigo settimo #gi ,,xii4 ,dante ospite di ,guido ,novel da ,polenta #hj ,,xiii4 ,morte di ,dante #ha ,,xiv4 ,gara di poeti per l'epitafio di ,dante #hb ,,xv4 ,rimprovero ai fiorentini #hb ,,xvi4 ,fattezze e costumi di ,dante #hc ,,xvii4 ,digressione sull'origine della poesia #he ,,xviii4 ,che la poesia simigliante alla teologia #hg ,,xix4 ,dimostrazione della predetta sentenza #hh ,,xix bis4 ,perch i poeti nascondono il vero sotto fizioni #ij ,,xx4 ,dell'alloro conceduto ai poeti #ia ,,xxi4 ,carattere di ,dante #id ,,xxii4 ,la ,vita nuova e la ,commedia4 ,incidenti occorsi nella composizione di questa opera #ie ,,xxiii4 ,perch ,dante compose la ,commedia in volgare4 ,a chi egli la dedic #ii ,,xxiv4 ,altre opere composte da ,dante #ajj ,,xxv4 ,spiegazione del sogno della madre di ,dante #aja ,,xxvi4 ,conclusione #ajg ,,iii ,,comento ,,alla ,,divina ,,commedia ,proemio #aaa ,canto primo3 ,i4 ,senso letterale #abg ,,ii4 ,senso allegorico #aei ,canto secondo3 ,i4 ,senso letterale #aie ,,ii4 ,senso allegorico #bbg ,canto terzo3 ,i4 ,senso letterale #bcg ,,ii4 ,senso allegorico #beg